BOREALE, o del Norwegian Mood (isn’t it good?): a caccia innocua dell’Aurora Boreale nella Notte Artica guidando una slitta trainata da magnifici cagnoli; a pesca fotografica d’Orche impegnate nel brunch d’Aringhe nel fiordo, passando prima per un trekking urbano ad Oslo.

 

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CAPTATIO

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’aurora polare, spesso denominata aurora boreale o australe a seconda dell’emisfero in cui si verifica, è un fenomeno ottico dell’atmosfera terrestre, caratterizzato principalmente da bande luminose di un’ampia gamma di forme e colori rapidamente mutevoli nel tempo e nello spazio, tipicamente di colore rosso-verde-azzurro detti archi aurorali.

Il fenomeno è causato dall’interazione di particelle cariche (protoni ed elettroni) di origine solare (vento solare) con la ionosfera terrestre (atmosfera tra i 100 – 500 km): tali particelle eccitano gli atomi dell’atmosfera che diseccitandosi in seguito emettono luce di varie lunghezze d’onda. A causa della geometria del campo magnetico terrestre, le aurore sono visibili in due ristrette fasce attorno ai poli magnetici della Terra, dette ovali aurorali. Le aurore visibili ad occhio nudo sono prodotte dagli elettroni, mentre quelle di protoni possono essere osservate solo con l’ausilio di particolari strumenti, sia da terra sia dallo spazio.

Spesso l’aurora polare è visibile anche in zone meno vicine ai poli, come la Scozia, o molte zone della penisola scandinava. Le aurore sono più intense e frequenti durante periodi di intensa attività solare, periodi in cui il campo magnetico interplanetario può presentare notevoli variazioni in intensità e direzione, aumentando la possibilità di un accoppiamento (riconnessione magnetica) con il campo magnetico terrestre.

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Buondì/Buonasera. Questo non è propriamente il report d’una pensata di piede. Somiglia piuttosto a un zoppicante racconto di viaggio, comunque per prosa e immagini. Abusando di rime, si tratta di una settimana di CulturaNaturAvventura, invero in quest’ordine,  per cercare di assistere allo splendido ed effimero fenomeno dell’Aurora Boreale (Northern Lights), passando per quello che la Norvegia può generosamente e costosamente offrire declinato nella trina modalità nominata poco sopra.

L’Aurora si manifesta con più coraggio tra novembre e marzo, e preferisce le latitudini artiche, ‘sicchè la città di TromsØ e le plaghe circostanti, situate 400 km. a Nord del Circolo Polare Artico ben si prestano all’opportunità di beccarla. Noi siamo andati costì la prima settimana di gennaio, in piena “Notte Artica”, ovvero nel periodo più buio dell’anno, quando e ove il disco del sole non si mostra e raziona un tenue lucore di crepuscolo tra le 9.30 del mattino e le 13, dopodichè e primadicui oscurità notturna. Nondimeno fattore propizio per la comparsa dell’Aurora, che per timidezza si mostra solo al buio, e quello più scevro d’ogni luminosità artificiale. La sequenza contingente dei voli per TromsØ ci ha suggerito un paio di notti e una giornata e mezzo da passare ad Oslo capitale. Abbiamo colto l’occasione per visitarne le attrazioni culturali più acclamate facendo un bel trekking urbano a -10° , nel segno dell’arte boreale di Edward Munch, appoggiandoci in un appartamento prenotato tramite AirBnB, vieppiù per risparmiare sui pasti (la Norvegia ci è molto cara; un Hamburger, per quanto ben guarnito, arriva a costare in Corone l’equivalente di 18 Euro).

A TromsØ, la città universitaria più settentrionale del mondo popolata da anime 70.000, abbiamo trascorso tre notti e due giorni e mezzo piacevolmente bighellonando a -15° per pubs molto carini fra un’escursione e l’altra, utilizzando con la stessa modalità un appartamento del circuito AirBnB. Nelle plaghe terrestri e marine circostanti siamo andati una notte a caccia dell’Aurora (con successo), l’altra notte sempre a caccia delle Northern Lights (beccate ancora!) ma guidando la slitta trainata dalla muta di cani (ovvero abbiamo fatto i Musher praticando Sleddog),  e una mattinata l’abbiamo trascorsa in mare su una barcotta, per la pesca fotografica di Cetacei artici nel local Fiordo, dove abbiam quasi potuto toccare con mano le mitiche Orche (Orcinus Orca, Killer Whale). Insomma, cultura, natura e avventura in chiave boreale. Ci è stata utile la guida “Lonely Planet” della Norvegia, in particolare per Oslo, mentre per le attività a TromsØ ci siamo rivolti in loco all’efficiente Ufficio Turistico, senz’aver  prenotato servizi anticipatamente (alloggio a parte). Il motivo è semplice: l’Aurora Boreale si mostra solo in condizioni di cielo sereno e limpido (sempre che le vada),  ‘sicchè prenotare troppo in anticipo rispetto a previsioni meteo attendibili renderebbe aleatoria la caccia, e la faccenda costa. Ricordate inoltre che le Northern Lights temono il lucore lunare, quindi tocca cercarle con luna nuova o molto fiacca. Le agenzie locali dispongono comunque di un sevizio previsioni  che cerca di monitorare il livello e le aree di attività dell’Aurora. Detto questo, assistere al sinuoso barbaglio del fenomeno è pura incantagione, magia naturale, psichedelìa stupefacente. Vederla danzare fra le stelle mette un’euforia che porta ad ululare ‘sì come i lupi boreali. E val bene la pena di cercarla trepidanti spostandosi di molto nel gelo della Notte Artica, facendo poste di avvistamento al lucor tepore di focherelli scavati nella neve. Il freddo, per quanto siderale a -20° , è mitigato dalla Corrente del Golfo, ‘sicchè morde ma è secco, e ben coperti è sostenibile. L’emozione che scaturisce dalla contemplazione della nebulosa, ora spiraliforme ora distesa e fibrillante, cangiante dallo smeraldo al violetto, è pari a quella provocata dal condurre una slitta trainata da una muta di bellissimi cani fidati attraverso plaghe boscose di balde conifere e acrocori nivali, mentre il pulviscolo ti pungola il ceffo al suono bianco dello scivolamento. ‘Sì come l’eccitazione puerile istigata dall’evoluzioni di Orche sontuosinuose  che spruzzano e scodano sottobarca, impegnate a pasteggiare d’Aringhe mentre sei a bordo d’uno scafo che solca le acque del Fiordo, e quasi le puoi accarezzare mentre cambiano stile da Delfino a Dorso. Insomma, euforia e meraviglia questo mondo di natura boreale.

Il dominio del buio ha fiaccato il fattore fotografie, ‘chè per l’oscurità occorre attrezzatura di cui non dispongo, quindi le immagini che ritraggono gli ambienti naturali sono invero scure e pochine (‘sì come le videoriprese per le stesse ragioni), a differenza degli scatti effettuati negli ambienti culturali. Per immortalare l’Aurora Boreale, manifestandosi ella col buio pesto, tocca disporre di treppiede e apparecchi sofisticati, benchè  sia riuscito a ritrarla dignitosamente  con appunto il treppiede, una semplice macchina fotografica digitale Lumix Panasonic DMC-FZ7, in modalità manuale, con diaframma f 2.8 e tempi d’esposizione fra i 15 e i 20 secondi. Le foto scattate dalla nostra guida, che disponeva di attrezzatura più idonea, sono belle e rendono l’effetto (tranquill*, le ho riportate), ma il fatto d’essere riuscito a catturarla pur’io con i mezzi miei è motivo d’orgoglio puerile. Di seguito riporto qualche elemento di schedulazione del viaggio, con rapide informazioni e perlopiù links relativi ai siti visitati e alle attività svolte, con pannelli che si riferiscono distintamente a Oslo e TromsØ. Poi smetto di ciarlare e comincia il fotovideoracconto.

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INFO: Visit Norway

OSLO:

VisitOslo

i links realtivi ai presidii  visitati

NasjonalMuseet (Galleria Nazionale d’Arte)

Nobel Peace Center

Astrup Fearnley Museet (Museo d’Arte Contemporanea)

VikingShipshuset (Museo delle Navi Vichinghe)

MunchMuseet (Museo Edvard Munch)

TROMSØ

VisitTromso

L’Ufficio turistico di TromsØ è molto efficiente, e vi può indirizzare su ottime agenzie per le attività, sebbene l’unica provvista di sito web fra quelle che abbiamo infine utilizzato sia quella dello Sleddog;  comunque delle altre posto l’indirizzo email;

Aurora Boreale: “YOUR NORTHERN LIGHTS GUIDE IN TROMSØ – AURORA TOUR”; auroratourtromso@gmail.com

Sleddog, la slitta con i cani; Tour in Lyngen Alps

Whale Safari: l’escursione in barca a vedere le balene e/o altri cetacei: “SØRØYA HAVFISKECRUISE;  post@havcruise.no

Museo Polaria

ORA IL FOTOROMANZO….

 

Prima settimana di Gennajo, anno 2016 D.C.

….e anche l’anno scorso s’era parlato di andare a caccia dell’Aurora Boreale, ma niente, troppo costoso, non avevamo messo da parte i risparmi necessari. Quest’anno colpo di reni. Abbiamo coinvolto Betta e Rosy, le nostre sodali di viaggi lontani, e siamo partiti. Capodanno bizzarro, ‘chè il volo per Oslo partiva alle 6:30 da Bologna e scalava un tre ore ad Amsterdam. Il volo per TromsØ, la “Parigi del Nord”, situata sulle coste norvegesi 400 km a Nord del Circolo Polare Artico e dal Polo poco discosta, partiva nel pomeriggio del 3 Gennaio, ‘sicchè arrivando la sera di Capodanno nella capitale potevamo disporre d’un giorno e mezzo per visitarla rattamente. Il nostro appartamento AirBnB si trova nel cuore del simpatico  quartiere multietnico di GrØnland, ad una sola fermata di Metro dalla stazione centrale e invero comoda base per esaustivi trekking urbani, ‘sendo le più acclarate attrazioni culturali della capitale a un tiro di gamba dal nostro nido contingente. Non appena riacconciati gli spazi domestici (ne avevano bisogno), sono andato in terrazza per fare propedeutica fotografica notturna con treppiede e modalità manuale, ‘chè volevo trovarmi preparato a sorprendere l’Aurora: gli scatti ritraggono il colpo d’occhio dal balcone, alle 20:00 di Capodanno con diaframmi e tempi d’esposizione differenti.      

P1030217 P1030225 I pochi minuti di balcone m’hanno fatto assaggiare la mordacia del freddo locale; secco e tagliente, odoroso. La metafora sensoriale evocata invocò il  tempo della cena; il nostro domicilio si trova a due passi da un presidio ristorativo di tradizione indiana  tra i più consigliati dalla Lonely Planet secondo un criterio di convenienza e qualità, ‘sicchè siamo andati al Punjabi Tandoori . Una simpatica bettola che dir spartana fa barocco, lucore di neon, foschia rorida e modalità self service. S’è mangiato bene spendendo quel tanto che in Norvegia è poco, ovvero in Italia per le stesse portate si spenderebbero 15 Euro pro cranio mentre colà ne abbiamo lasciati in Corone l’equivalente di 30. Buonanotte, che domani si va per musei e cose in modalità trekking.

Il risveglio è salutato dalla fiacca del crepuscolo mattutino; questi scatti effettuati alle 9 antemeridiane dal balcone rendono l’idea del lucore vespertino che ammorba queste latitudini a Gennaio…P1030229 P1030233 ..Sarà poi un festivo, ma la plaga urbana è scevra d’ogni presenza d’omeni e macchine. Si sarebbe detta una città fantasma. Sempre dal balcone riprendo un esempio di luderia installativa contemporanea nel deserto della piazzetta rionale…P1030230 Scendiamo in strada. Verso le 10 compare qualche figura umana, con discreta percentuale di tossicomani che deambulano al freddo; ancora pochi i veicoli circolanti. Mentre ci avviciniamo pedestri alla stazione c’imbattiamo in curiosi angoli e gallerie….P1130737 (2)…Poi arriviamo al piazzale della stazione, che dovrebbe essere Piazza Christian Frederiks.

P1130740 (2)  Presso il locale ufficio turistico decidiamo di fornirci dell’Oslo Pass, un ticket promozionale turistico che per 300 Corone (circa 30 Euro) consente di abbinare l’utilizzo della Metro e del bus per 24 ore e la visita a buona parte dei numerosi musei cittadini. Tornerà buono soprattutto l’indomani per i previsti  spostamenti con i mezzi. Passeggiando lungo la pedonale Karl Johans Gata  l’atmosfera sembra un po’ quella di una capitale nordeuropea, e comunque il paesaggio urbano può ricordare una tipica città del Nord…P1130758 (2) P1130763 (2) Il freddo provoca in continuazione e scoraggia la voglia di far foto, ‘chè appena togli i guantoni ti s’ustionano le mani di gelo. Cade nevischio pigro, ma sùbiti colpi d’aria sgarbata consigliano d’affrettare il passo verso la NasjonalGalleriet, presidio museale che custodisce il sommo dell’Opera artistica nazionale e non solo. Un criterio cronologico sembra disciplinare la sequenza di visita delle sale; le prime ospitano anche mezzibusti e capocce marmorei di epoca romana. Colpiscono alcuni esempi d’arte fiamminga secentesa, rappresentati da qualche Vermeer di pregio, ma incuriosiscono altresì alcuni lavori coevi di pittori italiani a noi pressochè sconosciuti; ecco il particolare d’un dipinto il cui autore nostro compatriota ahimè ora mi sfugge: tematica inconsueta, luce caravaggesca…. 

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Grande risalto viene concesso alla pittura boreale nazionale: dal paesaggismo crepuscolare  di Johann Christian Dahl (1788-1857), afferente al Romanticismo scandinavo, di cui riporto alcuni particolari scorniciati dagli scatti…P1130768 (2) P1130781 P1130782 (2) ….al contrastato languore di un altro Dahl, di nome Hans, (1849-1937) di cui posto il particolare di una marina (perdonate non ritrassi nè riportai i titoli delle opere)… P1130770 (2) Colpisce della pittura boreale la peculiarità aerografica del colore, l’amore per il contrasto e  per il tema paesaggistico, dove la natura erompe di protagonismo e venustà. Dopo la contemplazione di qualche opera tra le meno conosciute di K.D. Friedrich il pomerano, invero contestualmente affini al Borealismo norvegese, si passa ad un Novecento che perde in Romanticismo e guadagna in Simbolismo e cubistici afflati, ‘sicchè a sorpresa entra in scena una Nature Morte di Paul Cézanne…P1130789 (2)

 …Un corrusco Emil Nolde con At The Night Club….P1130791 (2)

…un Picasso nel Blu che non ti aspetti (paricolare di Poor Couple in a Cafe) P1130792 (2) ..e altri Picasso più corrispondenti all’idea media di cui s’è provvisti; ecco Guitar P1130793 (2) …e il particolare d’una Still Life…P1130795 (2)...Poi altri lavori del Pittore spagnolo, alcuni Gauguin, diversi Monet e così via fino alla sala monografica dell’Edvard Munch nazionale. E qui o si trattiene il fiato o si va in iperventilazione. Particolare di Ragazze sul Ponte..P1130806 (2) …un famoso Autoritratto…P1130805 (2)un’altrettanto celebre Madonna…P1130808 (3)La Danza della Vita….P1130809 (2)fino al siderale dipinto cui sempre viene associato l’Autore, un vero simulacro del senso profondo di Borealtà, ovvero L’Urlo (il più noto dei tre esemplari); una poltroncina favorisce la miglior contemplazione frontale e previene svarioni da Sindrome di Stendahl…P1130819 (3) P1130818 (2)

Potrei riportare a noja diversi altri capovalvori del Maestro gustabili colà, ma tanto domani si va al MunchMuseet.  Concludiamo quindi la lunga e sollazzevole visita alla Galleria Nazionale e rimettiamo il ceffo all’addiaccio. Nevica e il freddo miagola, ‘sicchè a grandi falcate ci dirigiamo verso Ràdhus Plassen, prima snobbando il National Theatre, aggirando poi l’austero razionalista City Hall infine convergendo sulle banchine della marina turistica. Compare il Nobel Peace Center; la curiosità, il freddo e l’Oslo Pass c’inducono a dare un’occhiata veloce ai contenuti…P1130821 (2).JPG Qui viene assegnato storicamente il Premio Nobel per la Pace; all’interno troviamo testimonianze, storia, monografie su temi e protagonisti e altre informazioni in chiave installativa e moderna. Un mitico Gorby, da quanto tempo non  capitava d’imbattermi in qualcosa che lo riguardasse…P1130826 …altre installazioni didascalico-interattive…P1130829 (2) P1130832 P1130833 (2) P1130836 (2)

Ci fermiamo per pranzo al Bistrot del Museo, e approfittiamo dei prezzi relativamente contenuti per assaggiare piatti locali: ottime zuppe di verdura e tipici sandwiches a base di aringa e salse pungenti. Si sta facendo tardi, il museo d’arte contemporanea dista una breve passeggiata lungomolo, ma chiude alle 17 e ci avanza poco più d’un’orata per visitarlo. Alle 15 fuori è livido crepuscolo, la plaga urbana s’è finalmente animata di civiti e turisti al passeggio. Nevica un freddo polare. Ecco la bella struttura dell’Astrup-Fearnley Musem of Modern Art, by Renzo Piano…P1130839 (2) P1130840 (2) P1130842 (2)  Anche la visita dell’Astrup rientra nel carnet Oslo Pass, ‘sicchè ne approfittiamo. Purtroppo non ricordo titolo e autore/trice della seguente Opera scultorea, ma di fianco ristava immobile una ragazza che credevo parte dell’installazione, chè  stavo per includerla nello scatto…P1130861 (2) …Le discusse opere di Damien Hirst, ovvero sezioni di soggetti vaccini in formaldeide…P1130845 (2) P1130846 (2) P1130848 (2) ..Altre opere, altr* artist*…P1130849 P1130854 (2)

 Mi ha molto colpito ” Top Cruise” di Mike Bouchet, ovvero mille teste ceràmiche raffiguranti il ceffo di Tom Cruise…P1130851 (2)

 sexualitè, nuditè e carnalitè la fanno da padrona per quanto concerne temi e soggetti delle opere, diverse delle quali invero esplicite al punto da potere risultare oltremodo scioccanti per alcun* avventori/trici che s’imbattessero in questo report, ‘sicchè non le riporto. Qui, particolari di un multicolore Jeff Koons di cui non ricordo il titolo…P1130867 (2)  

 David Hockney: Clening Teeth; Early Evening (10 p.m.) P1130859 (2)

 

Per chiudere la visita all’Astrup Fearnley riporto una tra le opere di Jeff Koons che mi ha colpito vieppiù: il Titi in alluminio, perfetta riproduzione di un palloncino di gomma con le sembianze del celebre canarino antagonista di Gatto Silvestro nel mondo cartoon della Looney Tunes…P1130868 (2)sullo sfondo il bizzarro Michael Jackson and Bubbles in porcellana, dello stesso autore. Usciamo dal museo nel notturno pomeridiano, mentre freddo e bora crescono d’intensità. Ripercorriamo il lungomolo “Stranden”fino alla “Rådhus Plasse”, la Piazza del Municipio, donde imbocchiamo gli stradelli pedonali che in modalità giardino pubblico rimontano una gobba alberata e conducono ai bastioni della “Akershus Fortress”, ovvero il Castello della città. edificato verso la fine del XIII secolo. L’edificio domina il porto e ne copre le spalle del fronte. Iluminato d’esterno con sapienza e bellamente, ci pare chiuso al pubblico, benchè i camminamenti lungo la cinta muraria presentino i cancelli aperti. Siamo soli nella corte interna ora nivata e la bellissima luce irradiata sulle cuspidi della struttura  contrasta  il buio che cade con tonfi, e le spoglie spettrali dei pochi alberi stormiscono di paura. L’atmosfera è gotica e vampiresca. Non ci è chiaro se avremo il tempo di passeggiare un poco il maniero prima che i fantasmi chiudano le inferriate a catenaccio e ci ghermiscano mentre languiamo all’addiaccio boreale. Attratti da un lucore seguiamo un cammino lastricato che conduce ad uno speco, poi sotto un arco; sulla manca notiamo una figura che rista immobile, e a sua volta pare guatarci con sospetto. Ci avviciniamo, e ‘sì come all’Astrup Fearnley non capiamo se trattisi di statua o senziente, e la cosa mette imbarazzo e un filo di trepidazione. Sul fatto che sia un soldato, anzi una guardia vestita in pompa vetusta e tradizionale, non ci sono dubbi. Ma è vivo? “Hello!” Gli fo. Lui mi risponde con gentilezza e ci rassicura che le cancellate vengono chiuse alle 21. Così possiamo completare il giro delle mura, spicciativo per via del freddo cagnolo. Riporto qualche scatto effettuato in notturna e con treppiede…P1030238  P1030241 Il controcampo del molo turistico prima passeggiato…P1030235

Il gelo comincia a procurare dolore, ‘sicchè badando a non scivolare sul sottile parquet di ghiaccio che si va spianando sulla plaga urbana sveltiamo i passi verso la Metro della stazione centrale, per chiudere quest’anello di trekking metropolitano. Non prima d’aver indugiato verso l‘OperaGata, il viale di pertinenza della Norwegian National Opera & Ballet, ovvero il bell’e moderno edificio che tautologicamente ospita il presidio culturale. Andiamo per visitarlo, ma chiude alle 18 e sono le 6 e un quarto pomeridiane, ‘sicchè ci limitiamo ad una foto notturna dal frontespizio; dopo aver posizionato il treppiede tolgo i guanti per agevolare le impostazioni manuali alla fotocamera, e non m’accorgo d’aver caduto due dita per il freddo. Scattata la foto le adocchio sul terreno, le raccolgo e le riattacco senza doglia sempre per via di un gelo che scevra d’ogni tattile sensibilità purtuttavia favorendo una ratta riconnessione dei tessuti..P1030242 Seguirànno un caffè organizzativo per i giorni a venire consumato in stazione, rapida corsa d’una fermata di Metro, doccia calda, cena in casa, consultazione mappe e branda. 

03 GENNAJO 2016 D.C.

Abbiamo la mattinata per visitare il VikingsMuseet, che ospita le navi vichinge, e il MunchMuseet, poichè alle 14.30 dobbiamo essere in aeroporto e pigliare il volo per TromsØ. Betta e Rosy preferiscono indugiare un poco in branda, ‘sicchè io e la Fra pigliamo la metro e l’autobus 30 che appunto ci porterà al Viking Ship Museum, ubicato in periferia. Vogliamo essere costaggiù per le 9, orario d’apertura, con l’idea di raggiungere Betta e Rosy al MunchMuseet per le 10.30. Arriviamo cinque allenove, snevischia e fo una foto alle tipiche abitazioni rionali della periferia d’Oslo, proprio accoste al museo.P1130874 (2)

Il presidio è piccolo e raccolto quanto basta per ospitare intimamente tre grandi Drakkar, risalenti al IX secolo e ritrovati in buono stato di conservazione in quanto infine utilizzati come sepolcri tombali e interrati. Posto alcuni scatti che ritraggono la Oseberg, avello della Regina Asa, la Gokstad e la Tune. Le tre imbarcazioni misurano tra i 20 e i 25 metri di lunghezza e tra i 4 e i 5 metri in larghezza.Bellissime.  P1130881 (2) P1130889 (2)  P1130911 (2) Particolari…  P1130880 (2) P1130886 (2) P1130885 (2) 

Tutto questo fa molto antico e boreale, ‘sì come i monili ed altri particolari…P1130890 (2)  P1130892 (2) P1130897 P1130908 (2) P1130907 (2) …e una slitta d’epoca, molto vintage…P1130898 (2) ...al pari delle calzature da neve…P1130910 …per chiudere con la stamberga lignea d’una cambusa d’altri tempi…P1130915 (2)Dopo la rapida e gustosa visita al museo delle navi ripigliamo bus, metro e ci rechiamo al MunchMuseet. Fa un freddo che par d’essere in Norvegia…P1130921 (2) …all’esterno del presidio la riproduzione d’una bella opera dello scultore Gustav Vigeland, coevo e conterraneo di Munch nonchè collega, del quale presso il museo è ospitata una monografica…P1130922 (2)

Il MunchMuseet è un presidio museale moderno molto ben gestito e organizzato, imperdibile per gli amanti del grande pittore boreale; la modalità espositiva segue un criterio cronologico. Dimenticavo di specificare che questo museo e il Vikings rientrano nel carnet Oslo Pass. L’esposizione scava nell’opera di Edvard Munch e ne restituisce perle poco note, come illustrazioni e disegni a matita…P1130924 (2) P1130926 (2) …taccuini d’appunti grafici…P1130930 (2) …passando per le pinture più celebri, qui l’olio di una Pubertà…P1130927 (2) …fino al Bacio, declinato in differenti modalità..P1130935 (2) P1130936 (2) P1130939 (3) Diamo un’occhio alle sculture di Gustav Vigeland, che sembra aver contagiato il collega Munch con le tematiche d’amore sofferto, crepuscolarità e vampirismi, tutto molto boreale…P1130941 (2) P1130951 (2) P1130958 (2) …Notevole questo Hell, bassorilievo bronzeo che misurerà 6 metri per 2…P1130960 (2) …particolare…P1130964 (2) …’Sicchè pare che Munch abbia in parte poi condiviso la poetica del collega scultore; ecco un’Arpia….P1130946 (2) ..Vampiro (muliebre) P1130947 (2) …Gelosia, colori lividi, crepuscolari…P1130949 (2)….Filigrana Horror da Maestro…P1130955 (2)…Il sulfureo Autoritratto all’inferno…P1130956 (2) …sì come questo altro Urlo fumettistico…P1130942 (2)Per non parlare di Ansia, col medesimo sfondo boreale rosseggiante; loro si tengono tutto dentro…P1130945 (2)Chiudo la carrellata con la meno angosciosa ma ugualmente fredda filigrana di Metabolismo (Adamo ed Eva)P1130968 (2).

Tra delizia e turbamento lasciamo il Munchmuseet, facciamo ritorno a casa dove abbiamo lasciato i bagagli acconciati e ci rechiamo in aeroporto con una mezzorata di treno. Alle 18.30 circa atterriamo a TromsØ, ‘sicchè si conclude la sezione Cultura/Trekking urbano . del viaggio e comincia quella relativa alla Natura.

TROMSØ.

Arriviamo nella “Parigi del Nord” poco prima dell’ora di cena; il freddo morde vieppiù che non a Oslo. Un taxi ci porta al nostro appartamento, attraversando una plaga urbana per assurdo più vitale e trafficata di quella percepita ad Oslo. Lo spesso strato di ghiaccio vivo che riveste il suolo impone cautela nei movimenti e goffaggine deambulatoria. Tutte le auto sono provviste di pneumatici chiodati.Il padrone di casa ci accoglie, ci mostra la confortevole abitazione e ci saluta. Poi tosto bussa alla porta e ci chiama fuori, ‘chè una flebile Aurora impressiona i cieli di TromsØ, nonostante il deciso lucore artificiale. Emozione. Appena arrivati già si concede. Certo non si tratta di una spettacolarità cangiante, ‘chè appunto necessita il buio pieno per manifestarsi a modo, ma è di buon auspicio. Nel gelo siderale corro a pigliare macchina e treppiede, monto l’accrocchio, imposto in manuale e punto al cielo. Ecco il modesto risultato delle foto, equipollente alla modesta intensità percepita del fenomeno, ma tant’è. Comunque si è mostrata timidamente…P1030252 (2) P1030254 (3) P1030251 (2) ‘Sì come la sera precedente, un po’ l’eccitazione un po’ la spiccata proprietà analgesica del freddo, non m’accorgo d’aver caduta la mano manca al suolo; ne ho contezza quando smonto il treppiede ‘sicchè la raccolgo e la riacconcio al suo posto. Pochi minuti e le diafane Northern Lights ci salutano e ci tengono su le spine rilanciando l’appuntamento a domani. Decidiamo di far due passi in città prima di cena e con cautela ci rechiamo in centro per una birra locale, ‘chè TromsØ vanta il primato dell’opificio di birra più settentrionale al mondo, la casa di produzione Mack. Il paesaggio urbano è carino e gradevole nonostante il gelo;  risente dell’evo natalizio per addobbi e luminarie, che ti par d’essere in una città del Nord norvegese. ‘Sendo nondimeno borgo universitario, le strade pullulano di giovani pedoni e vitalità, pubs caratteristici guarniti d’avventori ed echi di Classic Rock che s’irradiano fugaci in strada quando s’aprono e chiudono le porte delle bettole,  con spiccata prevalenza per la declinazione American/Glam/Hard  del mentovato Rock ‘N Roll. Ci gustiamo una Mack (scura, saporosa) al Bastard (bel Pubettino) e un filo ebbri ci scattiamo (con treppiede) l’autotale in piazzetta…P1030246 Rientriamo (con cautela). Ceniamo a casa con una deliziosa Carbonara e poi branda, ‘chè domani  tocca recarci all’Ufficio Turistico per capire bene che ordine sequenziale dare alle attività che abbiamo in testa. Vogliamo andare a caccia dell’Aurora, fare lo Sleddog, ovvero guidare la slitta trainata dai cani nelle plaghe artiche,  e andare a guardare in ceffo le Balene.

4 GENNAJO

Ci alziamo col bujo, ‘chè siamo in piena notte polare. Ovvero a queste coordinate “cronotopiche” per un mesetto il sole si rivela in lucore crepuscolare, senza palesarsi a disco sopra l’orizzonte. Qui una breve testimonianza video fuori dall’uscio in mattinata, circa le 9 del 4 gennajo….

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VIDEO 1) video Tromso mattina 04/01/2016

Da casa l’Ufficio turistico si raggiunge in un quarto d’ora di pattinaggio poco artistico. Appena prima di giungervi mi fermo (per così dire) a scattare una foto mossa che ritrae l’atmosfera  surreale della plaga…P1130979 (2) L’operatore dell’Ufficio si mostra cordiale, paziente ed efficiente, ‘sicchè usciamo circa un’ora dopo con i programmi definiti; stasera sarà caccia all’Aurora, e si farà tardi (è previsto tempo bello e cielo lindo, quindi condizioni favorevoli; sono previsti anche -20°), domansera s’andrà sempre a caccia d’Aurora guidando le slitte trainate dai cani,  posdomani mattina s’andrà in barca nel Fiordo a pesca fotografica di Cetacei. Per questioni economiche e disponibilità di tempo e servizi tocca lasciar fuori il giro in slitta trainata dalle renne, o meglio la Fra e io preferiamo il Mushing con i cani, molto dinamico, interattivo e più faticoso, mentre Betta e Rosy optano per un più rilassante, diurno e turistico giro sullo slittone trainato dai cervidi. Usciamo dall’Ufficio in tempo utile di luce per una buona passeggiata urbana; facciamo un salto al vicino porticciolo…P1130980 (3) La borealtà del paesaggio spiega invero molte cose di Munch.  A mezzogiorno siamo al crepuscolo. Ci allunghiamo sul lungo ponte Bruvegen che collega l’isolotto del Centrocittà alla terraferma delle plaghe periferiche, diretti alla IshavsKatedralen, ovvero la “Cattedrale dell’Artico”. Sul ponte soffia una bora spaventosa che sa di Burian Blizzard in portata unica. Sull’altra sponda torniamo a respirare, ma purtroppo la Cattedrale è chiusa; tocca solo riportarne la facciata e alcuni arditi particolari…P1130988 (2) P1130992 (2) Così, mentre severamente imbrunisce che manco è l’una, cerchiamo di catturare la luce diffusa verso il Fiordo. Echi scenografici d’un Kaurismaki  ospite..P1130994 (2) ..Ma l’incendio che il sole appicca di nascosto al cielo di ponente ancora fa gridare a Munch…P1130990 (2) Ora comprendo il dipinto. L’Urlo esplode nella strozza e non strepita fuori, ‘sicchè  rimbomba violento dentro, così forte d’assordare e sconvolgere il senso. E trasalendo spalanchi lo sguardo, soffochi il grido a boccaperta e ti copri le orecchie mentre ti rituona fragoroso nell’anima…P1140001 (2)  P1140004 (2) P1140005 (2) P1140009 (2) P1140010 (2) Mi riho dal cielo boreale distogliendo lo sguardo e volgendolo su sprazzi meno incandescenti…P1140007 (2)

Torniamo verso il ponte, ma il magnetismo vespertino ti succhia in trappola qual sirena…P1140008 (2) Verso la fine del cammino sospeso si ripiomba in un film di Kaurismaki con scenografie di Munch…P1140012 (2)Di qua dal ponte s’attenua il turbamento e l’atmosfera torna più sostenibile, benchè meno romantica. Ho trovato per contrasto simpatico e bizzarro il binomio che si fa trino e monomio in”BorealSkandinavianThai” …P1140014 (2) Intanto le strade e i rioni del Centro s’aggrappano con affanno all’ultima luce…P1140016 (2) P1140018 (2) Ma il fascino rosseggiante del vespero rapisce ancora, ‘sicchè meniamo i passi ancora verso il porto…P1140020 (2) dove torniamo ad ambientare pellicole finniche in trasferta; luce, volumi, andamenti  e plasticità delle architetture donano foggia artistica agli edifici…P1140022 (2) ..e t’invogliano a giocare al fotografo ispirato (si fa per scherzare…)P1140025 (2) P1140026 (2)

Facciamo quindi una microspesa per il pranzo tardivo e rientriamo, ‘chè alle 19 dobbiamo essere all’appuntamento con l’Operator che ci condurrà lontano a scovare le migliori poste per la caccia all’Aurora.

AURORA BOREALIS. On the hunt.

Alle 18.30 riusciamo nel buio pesto. L’appuntamento è al parcheggino davanti all’Hotel Clarion Collection; Il freddo è imbarazzante, ‘sì come la deambulazione precaria sullo strato di ghiaccio. Vi posto un’altra testimonianza video della situazione, mentre sortiamo l’uscio di casa. Un gruppo di Javas  geriatrici di “Guerre Stellari” che si allungano verso la bocciofila.

VIDEO 2)   fuori dall’uscio per la sortita di caccia all’Aurora Boreale

 

Arriviamo puntuali e una giovane, molto giovane coppia di Orientali, che saranno i nostri sodali di spedizione, aspettano in modalità freezer provvisti di scarpette da tennis o giù di lì. Sopraggiunge un furgone in guisa pulmino e ne esce un giovane pennellone allampanato con dreadlocks a caduta che sfuggono la morsa della cuffia. Si presenta come Antonio e favella un inglese fluente con modi gentili. La reciproca contezza d’esser compatrioti prima rilassa l’idioma, poi mi lascia invero perplesso. Un giovane italo fricchettone, benchè simpatico e affabile, sarà la nostra guida, il nostro Northern Lights Hunter che ci condurrà nelle buie gelide plaghe artiche per i migliori appostamenti.Ma non sarebbe più consono un esperto cacciatore locale? Lui forse percepisce lo scetticismo che cerco di nascondere, e ci rassicura sul fatto che conosce bene le lande circostanti , che comunque è in contatto con navigati colleghi locali e confida che l’Aurora ci sorprenderà. Montiamo in furgone e partiamo. La spedizione vede 7 compari, ovvero io, la Fra, Betta e Rosy, i due fusion e Antonio la guida. Nevica, e lasciamo presto le strade di TromsØ per buie carreggiate di campagna. Nel tragitto per il primo appostamento conversiamo a lungo piacevolmente; Antonio ci racconta della sua attitudine raminga, dei suoi viaggi e della singolare, simpatica  circostanza che lo ha tradotto in Northern Light Hunter interinale. Cerchiamo il più possibile di mantenere l’inglese quale idioma convenzionale di conversazione, ma i due taiwanesi abbozzano timidi un educato silenzio. Ci fermiamo in una plaga nera di notte bigia di neve, attratti da un tenue bagliore nel cielo, confondibile con nuvolaglia. Scendiamo nel freddo e Antonio c’indica orgoglioso una timida Aurora che si va stiracchiando in cielo. Flebile, più pallida di quella colta ieri, deludente. Aspettiamo che ingrossi. Sfodero il treppiede, monto l’accrocchio. Niente. Pochi minuti e la calotta torna nera. Antonio decide comunque di scattare una serie di foto di gruppo con sfondo d’Aurora morente e mai nata invero, il che m’isospettisce vieppiù. Il fenomeno viene colto molto bene dalle fotocamere adeguate, anche quando l’occhio ne percepisce un’intensità molto ridotta e nient’affatto spettacolare. I tempi d’esposizione lunghi e i diaframmi spalancati consentono alle Northern Lights d’impressionare la pellicola virtuale, anche quando gli occhi catturano poc’altro che il buio. Questo spiega la spettacolarità di certe immagini che ritraggono l’Aurora con vampe roseggianti, verdi smeraldi e lucore diffuso quasi diurno. Si pensi che  il fenomeno si manifesta naturalmente solo in condizioni d’oscurità pesta, il che significa non vedere altro che i bagliori nel cielo, semmai riflessi in specchi d’acqua e un poco riverberati dalla neve, senza luce diffusa sulle plaghe circostanti. Le foto ricordo che Antonio ha insistito per scattare mi rimandano paranoicamente alla truffa, ‘chè ritrarranno un gruppo di turisti sorridenti  a un effetto speciale artificiale. Fatico a dissimulare il disappunto che tende all’incazzo e mi rifugio nell’innocua ironia, facendo però capire alla nostra guida che la cifra pagata significa necessariamente altri appostamenti. Così risaliamo in furgone e meniamo per una collina, ‘chè Antonio sembra fiutare quinci migliori condizioni d’appostamento/avvistamento. Quel che si riesce a intendere ora del paesaggio  è bellissimo, siamo su un aperto altipiano ammantato di neve, protetto da colline rocciose dai profili suggestivi, delimitato da una fitta cintura boscosa. Riscendiamo e il freddo ci azzanna i calcagni, mentre invero l’Aurora rispunta compiacendoci in modo più convincente. La nebulosa si dilata e contrae, pigliando a cangiare in verdolino smeraldo, sebbene ancora flebile. Ora sale la temperatura emotiva, siamo eccitati e riaccrocchio il treppiede. Dài, che s’intensifica! Facciamo con discrezione un tifo da curva, incitandola a vincere la timidezza, mentre con trepidazione imposto maldestramente la fotocamera e scatto a casaccio. Antonio, che dispone di attrezzatura fotografica all’altezza della situazione, ci richiede di metterci in posa per la foto ricordo col Fenomeno, in evidente aumento d’intensità. Ecco i primi scatti (con flash poderoso sul gruppo)…DSC_0334 Un saluto a Hong Kong…DSC_0335 La nostra guida ora suggerisce risolutamente di rimontare in furgone per divallare e scendere al vicino mare, certo del fatto che costì l’Aurora si mostrerà con più forza. Io disapprovo, proprio ora che qui va crescendo rischiamo colà di perderla. Lui mi tranquillizza e  rimonto in furgone ruminando borborigmi d’amarezza e disappunto. Adesso la perdiamo. Infatti sparisce dietro le gobbe nevose che ci lasciamo alle spalle, mentre la calotta del cielo torna pece trapunta di stelle. Discendiamo un ripido costone tagliato dalla carrareccia e ci fermiamo presso  uno spiazzo a pochi passi da un gradino roccioso che salta in mare. Sto tutto corrucciato quando il bercio unisonante dei compari mi distoglie dall’umor nero. Appena aperti gli sportelli una magnifica Aurora verzicante spiralidosa si agita nell’empireo stellato. Pura psichedelìa, ella sinuosa dilata e contrae le branchie gassose in movimenti di danza elegante. Certo è femmina.  L’euforia che trasmette ci lascia sbigottiti, e trasècoli. Le fauci spalancate, rilasciamo sospiri gravati da un sillabare che sa di lallazione trepidante. Poi seguono clamori e urla di ancestrale stupefazione. Il freddo canaglia svapora in dolce tepore prenatale, mentre gli occhi lacrimano di riflesso l’Aurora che adesso è sontuosa, magica, enorme. Antonio ne approfitta per immortalarla…DSC_0344 Ora cangia la foggia in vampe a un tempo centripete e centrifughe…DSC_0338 …Ora si travisa di barbagli violetti e roseggianti; il buon Antonio fa il suo lavoro e ci mette in posa, catturando in più scatti le repentine metamorfosi della magia (e il nostro ceffo, tra il beato e l’inebetito)…..DSC_0339 DSC_0340 Saluti a Hong Kong (2)… DSC_0341 Fra, Betta e Rosy, le mie Diane cacciatrici d’Aurora… DSC_0343 Saluti a Hong Kong (3)…DSC_0342

In quegl’istanti sublimi non mi sono lasciato sprovvisto di cipiglio, ‘sicchè ho montato l’accrocchio e puntato la fotocamera verso le Northern Lights; diaframma f 2.8, tempo d’esposizione 15 e 20 secondi e  ho catturato la mia Aurora Boreale; con risultati modesti, ma che puerile orgogliosa soddisfazione…P1030272 P1030273 La bellezza del momento ha voluto generosamente farmi il dono di sorprendere a mia insaputa una stella cadente, visibile nel prossimo scatto a sinistra di quelle fisse… P1030274

Bravo Antonio, avevi ragione, ‘chè fra meco e me ti domando scusa e ritiro la dubbienza. La magia femminesca tende ora a svaporare, ‘sicchè il freddo masculo torna mordace. Sono le 9 passate, la buriana rintuzza i visceri che gridano appetenza, così nello spiazzo rado apparecchiamo un focherello scavato alla neve per scaldare un poco noialtri e i marshmallows che fanno cena con zuppa calda di pomodoro, pane  e formaggio locale gommoso un po’ caramellato. Certo il desco indicato come tale nel programma si rivela  frugale all’inverosimile, ma va bene così. Siamo nell’Artico, in piena calotta notturna, seduti alle vampe tiepide d’un focolare in riva al fiordo, sotto una pioggia ora ferma di stelle, abbiamo goduto dell’Aurora, siamo soli e il paesaggio sonoro racconta il  crepitìo lieve del fuoco, l’accosto mare che infreddolito s’accascia sulla battigia di ciottoli spintonato da un vento bullo e fischiante e la neve, croccante sotto i pochi passi, che tiene al caldo una terra in letargo. Favolesca rapsodìa da camera per quartetto d’Elementi. Ora il buio è tale che la ripresa qui postata non rivela che il barbaglio del falò e i barlumi delle torce frontali, ‘sendo i miei mezzi e competenze di ripresa invero entry level; per giunta l’euforia del momento degenera in pecoreccio  e la poesia profusa poc’anzi trova tosto il contrappeso faceto.

VIDEO 3)  focherello alla neve post Aurora

Dobbiamo anche fare movimento per scaldarci, ‘sicchè ci caliamo con attenzione giù dal balzo nivale che difende la spiaggia sassosa, e siamo in riva al mare. Il buio è severo, tocca deambulare con cautela, mentre diverse stelle cadenti graffiano l’empireo siderale. Le torce frontali scoprono un bassorilievo di ghiaccio barocco impreziosito dalla cascatella di grosse punte d’acqua verticale in letargo, che Antonio si affretta ad immortalare col beneficio del flash. Il tempo d’esposizione rivela lontani bagliori d’Aurora residua…DSC_0351 L’atmosfera è pazzesca. La plaga artica si lascia gustare in tutta la sua selvaggia venustà. Antonio discosta il treppiede e mi riprende mentre osservo l’organo a canne glaciali. Il tempo d’esposizione evoca un’alba prismatica e cattura i movimenti, striplando la mia figura…DSC_0352 Il freddo malizioso piglia a cullarci d’un subdolo torpore; è tempo di rientrare. Estinguiamo il focherello e rimontiamo in furgone, che ci aspetta quasi un’orata di quattroruote chiodate. Sei ore di battuta. Bottino di caccia all’altezza delle trepidanti aspettative, anzi vieppiù. Magia.

ZANNA BIANCA. Tira fuori il Musher in te, poi riponilo dentro.

05 gennajo 2016 D.C.

La notte fue dolce, saporosa. L’esperienza di ieri è stata sublime, ‘sicchè siamo carichi a modo.Betta e Rosy si alzano prestino e vanno a sperimentare il Reindeer, ovvero l’escursione in mezzo alla plaga taighesca a bordo di una slitta trainata dalle renne, in modalità Santaclaus. Sali, ti accoomodi, ti accoccoli protetto dalle coperte termiche e il conduttore Sami (locale originaria popolazione di ceppo lappone)  guida la batteria di Renne attraverso acrocori nivali e boschi di conifere e betulle fino alla tipica tenda del campobase , che può ricordare grandi  Tepee di nativi pellerossa. Colà ti servono pasto e bevande calde, mentre altri esponenti di cultura Sami, vestiti dei loro panni tradizionali, cantano saghe del proprio retaggio accompagnati da musicari e strumenti della schiatta. Le nostre amiche ci hanno riportato l’esperienza come molto bella. La Fra ed io abbiamo un poco indugiato in branda, siamo andati a far spesa e ci siamo recati al Polaria, il celebre locale presidio museale sui  mondi magnetici  Boreale ed Australe, cioè Artico ed Antartico.Bello, interessante, ma non riporto testimonianze fotografiche della visita poichè meco avevo solo la videocamera, e le riprese che ho fatto alle quattro simpatiche foche ivi residenti m’hanno cacciato in una buia nicchia d’amarezza. Ovvero, i quattro focidi pinnipedi abitano una piscina troppo angusta per i miei loro gusti, e sebbene pare siano trattati con riguardo e competenza dal Pool veterinario, e siano venut* curios* a giocare allo specchio con le nostre mani alla vetrata dell’acquario, la cattività immanente del loro quotidiano m’ha messo l’umore in tralice. Ebbene, tornati a casa e colà pranzati abbiamo fatto venire l’ora per l’appuntamento con gli operatori dell’agenzia Tour in Lyngen Alps. Sono previsti ancora -20°, ‘sicchè mi acconcio adeguatamente per l’avventura. Colbacco, paraceffo in neoprene, greve stratificazione di panni. Un selfie e un ritratto domestico prima di sortire…P1140028 P1140029 Usciamo che si bela. Il cielo è nero e terso, le stelle fibrillano, le condizioni per un ulteriore avvistamento dell’Aurora paiono buone. All’appuntamento presso il parcheggio dello Scandic Ishavshotel gli operatori si presentano puntuali a mezzo minibus deluxe, e con ratto garbo rastrellano l’accolita di turisti convenuti per l’avventura polare; un gruppo nutrito e affatto global composto da una famiglia di tedeschi, qualche altra coppia d’italiani e una giovane figlia con madre cinesi. Il pullmino porterà tutti allo stesso campo base, poi il gruppo verrà diviso relativamente all’ attività prenotata. Il minibus lascia rapido l’area urbana per mordere una nastro d’asfalto in freezer che si snoda in ambiente rurale buio e pesto. Vediamo solo betulle e altri alberi d’alto fusto abbagliati dal corto fascio luminoso dei fari. Siamo diretti nel comprensorio delle Lyngen Alps, corta catena montuosa invero poco elevata ma pare di molto spettacolare con luce diurna. Purtroppo la scelta di fare Sleddog in notturna per cercare di cogliere l’Aurora insieme ai cani determina una tenebra così tale da rendere l’ambito non fotografabile. Un’orata di quattroruote per lande scevre da forme d’illuminazione artificiale e arriviamo in una location tra il sogno e l’incubo. Il termometro del minibus rivela il freddo esterno, che sebbene tale pare meno cattivo del previsto…P1140034 Il mezzo si ferma in un piazzale di bitume che parrebbe una buona pista da pattinaggio sul ghiaccio. Pochi lividi lampioni traslucono lo sdrucciolo di superficie, mentre dappresso la spianata cade in un braccio di mare buio e fumigante. Le spire di condensa glaciale svellano un remoto pontile, un presidio d’attracco per navi fantasma. Non c’è nessuno. Poco dopo si fa spazio tra le nebbie agitate un traghetto che approda pigro alla banchina, e colà si ormeggia.Non vediamo operatori, ‘sicchè pare un servizio autogestito. Il battello scende la rampa, noi caliamo dal minibus e montiamo pedestri lo scafo che sornione ritira il levatojo e riprende il mare fumigante, per condurci chissà dove nella Notte Artica. Una breve restituzione del momento in cui salpiamo. Cerco di spiegare la faccenda ma lo sfondo sonoro dei motori complica la declamazione…

VIDEO 4)  salpiamo dal porto fantasma 

Dopo una breve navigazione in mezzo al fiordo approdiamo ad un altro molo fantasma, però ad aspettarci troviamo un ragazzo dell’agenzia che si occupa di condurre via pulmino il gruppo di aspiranti Musher, che sarà composto da me, la Fra, la famiglia di quattro tedeschi un’altra coppia di caucasici e le due cinesi, ovvero dieci soggetti con l’uzzolo da Zanna Bianca. Arriviamo alla base ove ci accoglie una giovane donna locale, burbera valchiria molto bella e risoluta. Nel buio già si sente guaire, ‘chè io m’attristo in fretta. La nostra bella guida c’invita a familiarizzare con i cani mentre finisce di acconciare le slitte, ‘sicchè obbediamo. Nell’oscurità notiamo le sagome raccolte delle bestiole, e un forte acredolce olezzo di sebo canino rorido misto a all’effluvio di sterco ad arieggiare aggredisce le nari, ma piacevolmente. Ci aspettiamo una batteria di sontuosi Husky in foggia ieratica e troviamo invece mute di favolosi meticci d’ogni paciugo d’incroci a taglia mezzagrande, timidi e dolcissimi, puzzolenti e di lignaggio proletario, veri bastardi di razza Working Class Dogs. Io e la Fra ci sciogliamo in tenerezza e li coccoliamo commossi, con l’imbarazzo e la ritrosia che colpisce il colono/Uomo Del Monte consapevole, ‘chè ci passa la voglia di “sfruttare” l’opera genuina di quei teneri canidi. La guida ci richiama e con la strozza serrata andiamo nello spogliatoio a indossare l’abbigliamento termico idoneo, pesante e tanto ch’io parrò uno Yeti travisato, ma pure la Fra non scherza…P1140040 Una volta vestuti la guida ci raccoglie fuori e ci spiega metodologia e operatività della faccenda, ovvero come fare l’esperienza in sicurezza. Niente di trascendentale, le istruzioni sono poche e semplici, ma per evitare casini, grovigli e incidenti si raccomanda severamente di attenervisi. la slitta è a due posti, la muta di cinque cani.Il giro durerà un pajo d’ore, ‘sicchè c’è la possibilità d’alternarsi alla guida. Il passeggero non deve fare altro che star seduto, piedi e gambe raccolti all’interno dei pattini, braccia possibilmente cinte nello spazio d’un abitacolo immaginario.Chi conduce la slitta deve stare ritto, ambo i piedi sul telaio basso salvo quando si tratta di pigiare il freno (podale) o, qualora in salita, per aiutare sospingendo la muta, in guisa di monopattino. Braccia e mani salde sul manubrio ligneo, i cani conoscono la via e seguono la slitta della guida, dacchè non occorre strettamente conoscere manovre di curva, sebbene parranno intuitive ‘sì come quelle dello slittino, ovvero fare un poco di peso perno nella direzione scelta. Tutto qui. Però la tua muta di cani giammai deve trovarsi a fiancheggiare quella che ti precede o l’altra che ti segue, sennò i magnifici quadrupedi cominceranno a giocare competendo un poco, e pervasi d’eccitazione faranno l’anarchia, con imprevedibili e/o disagevoli conseguenze. La valchiria conduttrice dal cipiglio guerriero ce lo ribadisce con algida severità. Questioni di sicurezza e assicurazione. Alè, è il momento di montare. La Fra condurrà il primo turno. Mi accomodo angustamente sullo slittone e sfodero la videocamera, chè la vichinga me ne sconsiglia l’uso, tanto il raggio di luce delle torce frontali consente pochi metri di copertura e sarebbe meglio tenere le braccia rinserrate. Io le sorrido e le dico che starò attento a non fare danni. I cani sono splendidi, e non appena fiutano che si sta per partire pigliano a latrare con berci e ululati che mi ghiacciano i già freddi genitali, e cominciano a tirare forsennati ‘chè la Fra deve pigiare il freno a due piedi per ristare. Aiuto! Che strazio! Soffrono! Non possiamo sostenere questo maltrattamento! La guida ci rassicura che i cani sono molto contenti della faccenda, stanno benone e non vedono l’ora di sgambare con la zavorra. Sarà. Ci sentiamo davvero stringere il cuore di amara pena. L’atmosfera è pazzesca, siamo nella taiga scandinava, a  un dipresso da Capo Nord in gennajo, venticinque magnifici cagnoli stanno squarciando la Notte Artica con ululati di passione, latrando i motori endorfinici, ancora frenati prima di liberare la corsa nella plaga polare a sfogare l’uzzolo…

VIDEO 5)  nella Taiga polare, i latrati ululeggianti dei cagnoli trepidanti per la partenza del giro in slitta nella Notte Artica a caccia dell’Aurora Boreale 

Posto anche una foto presa alla griglia di partenza. I video e gli scatti successivi riveleranno poc’altro se non la decina di metri in avanti, ovvero il raggio d’azione della torcia frontale, ‘chè il bujo pestava oltremodo.P1140042 (2) Pronti, partenza, via! In sequenza le cinque slitte con batteria partono, e appena i nostri cinque eroi guatano staccarsi la muta che ci precede, smettono di colpo di latrare e si lanciano silenziosi a testa bassa nella corsa, liberati del freno dalla Fra. Noi chiudiamo la fila per questioni di peso e volume complessivi (sigh), per decisione della valchiria. Lo sfrigolio dei pattini è freddo e sollazzevole, s’alzano di lato nembicelli di pulviscolo nivale che si addensano a fronte, la velocità della carovana è contenuta ma piacevolmente scorrevole. La nostra guida valchiria s’è raccomandata di tenere sempre il freno pigiato e la Fra ottempera, ma la sensazione di rattenere crudelmente i cagnoli è forte; ci pare di frenarli epperciò recar loro disagio e nocumento, ‘sicchè ci stiamo godendo poco la faccenda, che si snoda su bellissima mulattiera nevata che indugia fra bosco di taiga e radure aperte, mantenendosi pressochè in piano con qualche cunetta da rimontare in pendenze mai troppo irte. Per quanto a disagio emotivamente, la Fra sembra a suo agio nella guida, ‘chè la slitta scorre visibilmente a modo e i cani sono sempre più belli e bravi, sebbene frenati dal protocollo. Talvolta la carovana si ferma, ‘chè qualcuno male osserva le regole imposte e non procede a regola d’arte e in sicurezza, ‘sicchè sentiamo lontano il tuono di voce della valchiria che s’incazza responsabilmente. Tuttavia le soste sono brevi e si riparte con buona scorrevolezza. Altra pena ci tocca il cuore quando vediamo i cani che cacano giocoforza in movimento, rallentando un poco, ma facendoci capire che non occorre fermarsi, sono abituati. Noi però soffriamo d’amarezza, ‘chè uno di loro in particolare, quello più accosto alla slitta, sembra patire un po’ di scioltezza fecale, in contrasto con la guisa lievemente legnosa e sciancata  dell’andatura; forse un veterano consumato.Qui una ripresa video del primo tratto, invero buja per via dell’oscurità e della postura che mi toccava tenere…

VIDEO 6) primo tratto di Sleddog, si attraversa la plaga della Taiga artica; siamo in pena per i cagnoli

Poi una foto puramente indicativa..P1140044 (2).Ora il percorso è più vario, la mulattiera saliscende un poco e serpeggia, regalando momenti d’incedere vagamente acrobatico per via di dossi, saltelli e curve più secche. Ci becchiamo qualche carezza di frasca. Talvolta in salita la Fra scende un piede e piglia a monopattinare per aiutare i cagnoli presi nella progressione acclive. In più punti le tocca frenare sodo la muta, ‘chè le slitte davanti rallentano e il nostro branco si trova coscia coscia con i sodali dell’altra slitta con rischio bagarre. Dopo un’orata di progressione sbuchiamo su di un magnifico acrocoro nivale picchiettato di rade arborescenze, tempestato di stelle, rinserrato fra imponenti picchi rocciosi che lasciano intravedere il venusto profilo. Il freddo latra più dei cani e rintuzzato dal vento alza mulinelli di nevischio morbido. Quinci la carovana rallenta e ci fermiamo un poco; per chi volesse è previsto il cambio pilota, ‘chè la sosta serve anche per le foto di rito, dato che non c’è altri tempi o modi. Peccato non aver meco il treppiede (non sarebbe comunque stata cosa); il sito è magico, meraviglioso. Spuntasse ora l’Aurora sarebbe l’estasi clamorosa. Ma ella rimane ifrattata poichè durante il percorso l’illuminazione a spot diffuso delle frontali ne scoraggia l’adocchio e ora, che pure possiamo spengerle un poco, non basterebbe il tempo d’attesa, ‘chè la sosta sarà breve. Bastevolmente lunga però per andare a massacrare di coccole i nostri 5 amici a 4 zampe, che ricambiano compiaciuti e dolcemente lezzanti. Arriva la guida che ci chiede se vogliamo una foto e si offre di scattarcela con la nostra camera, perchè no. Eccoci, qui spaziali col barbaglio dei catarifrangenti provocati dal flash…P1140045 (2) Poi tolgo il flash alla valchiria, che ci riprova…P1140049 (2) …Solo non si vedono i cinque cagnoli, allora le chiediamo di tentare a includerli, ma essi hanno l’uzzolo di ripartire e fermi certo non ci stanno…P1140051 (2) Allora, mentre la guerriera vichinga torna a rampognare gl’imperiti, la Fra riesce a beccarne due meno trepidanti, e li ritrae meco…che magnifici cagnoli…..P1140053 (2)…Un gracile Musher …P1140057 (2) Ora si deve ripartire. La carovana si ricompone, la Fra siede al passeggero e io m’imposturo alla guida. Parte la muta che ci precede, e i nostri vettori canini fanno per scattare. Io da protocollo pianto il freno per favorire la giusta distanza e loro rinculano un poco e si voltano a guardarmi, quasi ad aspettare il cenno giusto. Ecco, gli occhietti dolci allumati dalla frontale mi guatano in un modo così tenero che mi scuote un brivido di tenera empatia, e mi commuovo fino al magone. Scatta invero qualcosa, e sussurro dolcemente “Andiamo!” mentre lascio il freno. Loro partono convinti e cominciamo a scivolare. La guida è piacevolmente faticosa, sodo lavoro di braccia e gambe, ‘chè il freno va tenuto. Dopo un po’ mi stufo di frustrare la voglia di correre liberamente che uzzola quelle bellissime affidabili creature, ‘sicchè decido di trasgredire. A una fermata e ripartenza della carovana attendo che la slitta davanti sia vieppiù lontana. Faccio tirare il fiato alle creature, e quando mi pare che possano avere un lungo tratto di corsa libera da gustarsi, mollo il freno, tiro su il piede e le  invito a partire. Loro mi guardano, e sono scioccamente persuaso che mi stiano ringraziando. Partono. Decido quindi a  non frenare, ed essi paiono gustarsi il momento e lo spazio, ‘chè la slitta scivola via e piglia una bellissima, naturale ed eccitante velocità. Oddio che bellezza. Godo. Per un po’ il paesaggio sonoro si libera del tedioso sfregamento d’attrito del freno, e lo sdrucciolo suona come un delizioso pacato rumore bianco, e i cani paiono trasmettere euforica contentezza e ci contagiano. Pazienza se ogni tanto dobbiamo rifrenare, ‘chè la slitta innanzi si fa troppo accosta. Il fatto di chiudere la fila ci consente di aspettare un poco in più, e ripartire lasciando corsa libera ai nostri amici. Ora il terreno si fa morbidamente collinare, e in salita scendo un piede a spingere, e in discesa ci gustiamo la corsa. Il fatto di rimanere discosti ci consente di meglio scrutare la plaga, quinci ondulata con pochi alberi a puntellare la calotta nera di cielo stellato sbucando dal manto nivale ora sorbetto. Che bellezza.Non mancherà qualche salto in guisa semiacrobatica per via della velocità sostenuta e del terreno che presenta qualche balza. Un pajo di volte m’ero visti ruzzolare fuorisede ma ho dissimulato egregiamente con la Fra, trepidante nelle occasioni. Il tira e molla con i nostri eroi dura pressapoco un’altra ora, poi arriviamo alla base chiudendo un percorso ad anello, felici e contenti, stanchi. Mentre posteggiamo le slitte si leva un grido al cielo. Un’Aurora bella e cangiante, benchè meno spettacolare di quella d’ieri, si agita nell’empireo pecioso. Tutti spegnamo le torce per gustarcela a dovere. Lo stupore che riluce nello sguardo di figlia e mamma cinesi fa tenerezza e simpatia. Non c’è tempo d’andare a prendere il treppiede, ‘chè l’Aurora ci saluta strizzando l’occhio e si dilegua nella Notte Artica. Ringraziamo commossi i nostri cagnoli, senza riuscire a fotografarli efficacemente, ‘chè s’è fatto tardi e bisogna far presto, ci devono portare in trattoria col furgone e rattamente, sennò perdiamo il traghetto fantasma. Ciao splendide creature…P1140060Un saluto pure alla nostra vichinga guida, bella rude valchiria, burbera, competente e responsabile. Servizio eccellente, compreso nel quale c’è questa ottima cena a base di zuppa di crostaceo e verdure presso una vicina bettola convenzionata. Verso le 22.30 ci riaccompagnano al molo fantasma ove pigliamo il battello che ci riporta di là, ove il minibus che ci aspetta ricondurrà la brigata a TromsØ. A mezzanotte siamo in branda, stanchi, infreddoliti e ci ride anche il sedere.

MOBBING DICK, o delle Orche convenute per il  Brunch d’Aringhe nel Fiordo.

06 gennajo 2016 D.C.

Oggi è il giorno del mare. L’appuntamento con l’operatore che ci condurrà nel Whale Watching (l’osservazione delle Balene) è alle 8.45 al porticciolo. Abbiamo scelto di provarci poichè pare il periodo sia propizio, ‘chè i grossi cetacei pigliano le correnti del Fiordo locale, e le Orche (Orcinus Orca, Killer Whales, ovvero Orche Assassine, poverette, solo perchè seguono una dieta non veg) si aggregano per la colazione a base di gustose Aringhe, abbondanti quest’ultime nelle acque del Fiordo in oggetto. Questa è l’attività conclusiva  della nostra avventura, in quanto nel meriggio dobbiamo ripigliare il volo per Oslo e domani si fa rientro a Bologna. Ci presentiamo puntuali presso le coordinate indicateci, e ritraggo le mie sodali nel raggiante splendore mattutino di TromsØ. P1140066 La giornata è bellissima; incrociamo il nostro operatore – un simpatico marinajo corpacciuto con baffi sale pepe e salsedine che parla un inglese efficace e spigolosamente vichingo – e saliamo sulla sua barca, ovvero quella ormeggiata di spalle alle mie compari nello scatto precedente. Una decina d’altr* turist* compone la spedizione. Il Capitano ci ragguaglia sulle poche disposizioni relative alla sicurezza della navigazione e soprattutto su ciò che andremo a fare. Spingeremo il natante in mezzo al Fiordo e colà e quinci aspetteremo di scorgere Balene, Orche o Narvali a pelo d’acqua. Qualora succedesse, il Capitano spingerà lo scafo in quella direzione, cercando di arrecare il minor disturbo possibile. Tutto qui, e non ci par poco. Lo Skipper ci tiene a precisare che non può garantirci risultati, ma le tre ore previste di attività più semmai quella di comporto mantengono discrete le probabilità d’avvistamento, e pare che nel caso li si possa guatare ben bene da vicino questi enormi mammiferi natanti.

Salpiamo. Il freddo caneggia, e passiamo sotto il ponte mentre la luce prova d’alzarsi…P1140078 Trovarsi in mare a queste latitudini e in tale periodo fa molto polarArctic, e a proposito ecco uno sguardo alla Cattedrale dall’imbarcazionein movimento…P1140084 …e uno al ponte ora passato, verso TromsØ centro e il sole …P1140085…Un buongiorno di salsedine dall’ex  Musher qui pantocratore; il flash  mi fa più sexy ancora…P1140093 P1140088Il mare invece fa calmo e bonaccia, il freddo spintona, il paesaggio è fulgidamente nordico, e indugio lo sguardo sulla periferia urbana costiera…P1140097 P1140095 …poi sul vicino  scafo di altri Whale WatchersP1140098.Nello spazio cambusa interno l’atmosfera è calda e confortevole, si beve caffè e si conversa, ma preferisco rimanere all’esterno sul ponte, al freddo secco nonostante il mare, finchè a levante tutto indora di rame, con mezzaluna tagliente…P1140100 (2) P1140099 Al che il Capitano ferma i motori, e ce ne stiamo a galleggiare in silenzio e al freddo. Qualche gabbiano sciancato solca il cielo d’un colore mai visto…P1140115 P1140112 (2) Indugiamo ancora fermi, ed è bellissimo ristare in ammollo in mezzo al Fiordo. Che sia una buona zona per gli avvistamenti? OOOOh! sento stupefarsi alcuni passeggeri al mio pari fermi sull’ambulacro del ponte a scrutare il pelo d’acqua.; mi volto verso l’esclamazione, ed eccole! Tre magnifiche Orche spruzzano e bighellonano molto avvicino la barca! P1140146 (2)L’evento richiama di corsa tutti i passeggeri, che dalla cambusa si precipitano all’esterno.  Lo spettacolo naturale è meraviglioso. Tre Orche d’ ingombro impressionante si lasciano guardare da vicino mentre fanno sincronizzato e sputazzano getti idrotecnici. Prima emergono la schiena poderosa, poi s’inarcano a tuffo lasciando che la sontuosa coda chiuda la mossa. Stupefatto dalla bellezza dello show provo a fotografarle, ma le movenze dei cetacei sono troppo repentine da catturare, ‘sicchè scatto a raffica tenendo la camera grossomodo, per gustarmi lo spettacolo senza la mediazione del display. Riesco a catturare una sequenza dal dorso alla coda…P1140157 (2) P1140158 (2) P1140153 (2) La Fra, vedendomi in ambascia, sfodera la videocamera e filma. Questa è la ripresa delle prime simpatiche cetacee che si sono esibite…

VIDEO 7)  le prime Orche sfoggiano sontuose la loro grazia

Ci troviamo così nel mezzo al Fiordo artico, e le Orche selvatiche ci stanno sfoggiando in ceffo una danza acquatica d’armoniosa leggiadria, per contrasto alle dimensioni gigantesche. Non avevo mai visto liberi animali nel proprio habitat di taglie così XXL. Posto qui una foto, benchè mossettina, che possa indicativamente restituire un’idea della massa natante: saranno stati 7-8 metri di mammifera marina…P1140187 (2) Esse paiono voler giocare ‘sì come delfini con il nostro barco, e si avvicinano al punto di sfiorarlo con il ceffo e tuffarvisi sotto per riemergere più in là, pungolando qualche brivido a noi  passeggeri stupefatti; è certo che una spallata o una scodata contro lo scafo potrebbe provocarne peculiari oscillazioni, per non temere ribaltamenti. Pochi minuti e scompaiono sotto. Non le vediamo più. Vado al ponte di poppa, di prua, sui lati, ma sono sparite. Poverine, abbiam rotto loro le scatole durante il brunch d’aringhe a km. zero. Poi adocchiamo improvvisi ancora i geyser poco distanti, ed eccole di nuovo. Si sono spostate per mangiare in santa pace, e il nostro Skipper riaccende i motori e gira il timone colà dove stanno. Ci avviciniamo ed è bellissimo, ma la sensazione di recare disturbo mi fa pensare allo stalking, e trattandosi di cetacei ben si presta nominare questa spedizione Mobbing Dick. Tuttavia è talmente bello che ripiego lo scrupolo e ripiglio a filmare. 

VIDEO 8)  Mobbing Dick

Le tre bestiole si direbbero sempre loro e si stufano del nostro voyeurismo, ‘chè tornano sotto. Il Capitano allora cambia rotta, i passeggeri vanno a pigliare un po’ di caldo in coperta e io rimango solo, a prua, un baccalà essiccato al freddo e preso a sberle da una feroce tramontana marina. Verso lacrime di gelo che si cristallizzano sugli zigomi, mentre contemplo beato la plaga polare in tutta la sua fulgida bellezza. Eccole ancora! E le ha scorte anche lo Skipper, che tosto gira lo scafo e le avvicina. Prima non eravamo riusciti a riprendere l’elegante bracciopinnata in stilelibero, stavolta fugacemente sì…

VIDEO 9)  eccole ancora, in Stile Libero

Le mie sodali tornano sul ponte, mentre le Orche si ricacciano in apnea. La barca fa rotta indietro verso il porto, poi si ferma. Il nostro Skipper indugia un poco a motore spento poi risoluto riappiccia e vira. Che fiuto! Che occhio! Siamo di nuovo a disturbare la colazione alla conventicola…

VIDEO 10)  code sontuose, geysers di mare.

Anche questa Happy Familiy having breakfast si scoccia e se ne va. Intanto sullo sfondo verso l’istmo si notano altri spruzzi e diversi baleni di gobbe affioranti. Lo Skipper punta verso il rientro, che pure corrisponde alla direzione in cui han luogo altri banchetti di povere aringhe. Mentre andiamo, verso il braccio di costa vicina un’altra coppia di grosse cetacee nerobianche con seguito di cuccioli si ricrea giocando all’acqua in grande stile. Questa volta paiono seguirci ‘sì come delfini.

VIDEO 11)  ora le Orche ci seguono ‘sì come Delfini

Mamma Orca ci saluta con una bella pinnata e rientriamo al tepore, che azzardiamo seria ipotermia. Il simpatico Capitano vichingo ci dice potrebbe bastare, o rischiamo di recare disturbo oltremodo. Invero, è stato proprio un dritto; tutti ci riteniamo pienamente soddisfatti della sortita, con la meraviglia tra le fauci e  il barbaglio di stupore che ci alluma lo sguardo. Esco un’ultima volta per salutare il cuore del Fiordo e adocchio sulla costa un branco di Renne al pascolo di sorbetto. Mi pare d’essere in Norvegia.P1140190 (2) Non ho parole, benchè di molte ne abbia già consumate, per descrivere la bellezza di queste plaghe naturali. Al porto è d’uopo scattare una foto col nostro simpaticissimo e competente nocchiero vichingo. Se il contesto fosse quello di Asterix e i Normanni farebbe di nome Grandibaf. P1140191 (2) L’avventura boreale volge al termine. Deliziati e un poco mesti ci dirigiamo lentopede a lenire l’amarezza con una pinta di Mack, presso la birreria di servizio dell’omonimo opificio.P1140194 (2) Ho fame. Quale miglior occasione per esperire questi tipici snacks a base d’aringa in guisa fra le patatine e le chewing gum?  La puzza che esalano torce i visceri alle mie compari che a fatica rattengono i conati, mentr’io tutto sommato le gusto.P1140197Si direbbero scorze d’aringa essicoaffumicata, o forse d’essa la pelle soltanto. Fatico a immaginare processo di lavorazione e modalità di conservazione.

Abbiamo ripreso armi e bagagli, ci siamo recati in aeroporto e pigliato il volo per Oslo, dove abbiamo fatto scalo notturno presso un hotel zona aeroportuale degno delle migliori visioni di Kubrick, Lynch, Cohen Brothers e Sorrentino chiusi in un garage a pensare. L’indomani il volo per Bologna passava per Amsterdam, ‘sicchè le tre orate di comporto fra le due tratte ci hanno consentito una veloce puntata al centro della Venezia del Nord, che si raggiunge con comodi e rapidi treni dall’aeroporto Schipol in mezzoretta. P1140211 (2) P1140216 (2) Un local Storno con sfondo di piccione prono a cercar minutaglia commestibile fra i binari del tram; natura urbana..P1140219 (2). In Piazza Dam stavano smontando l’alberone di Natale, e c’era un gran baccano, ‘chè sono passati i Reali con la parata di servizio, il cordone di poliziotti e i gonfalonieri; forse al rientro dalla settimana bianca. P1140222 (2)Dietro Piazza Dam.P1140223 (2) P1140224 (2) Le bottegucce dell’artigianato locale….P1140225 (2)In ben cinque delle sette foto riportate sono presenti pennuti, in volo o a riposo parziale. Tocca rientrare.

Ebbene, dicevamo l’esperienza boreale si conclude con il binomio natura/avventura declinato in tre fasi: Aurora, Sleddog Whale watching. Non saprei scegliere la migliore, ‘chè ognuna d’esse ha significato profonda bellezza, quindi emozioni che lasciano un segno indelebile d’entusiasmo, il cui riverbero ha il potere magico di rimettere a bolla nei giorni mesti. La fase cultura, per quanto vissuta un poco di corsa, s’è rivelata fulgida e toccante, benchè m’aspettassi Oslo città più intrigante sulla base dei miei gusti. Comunque: Munch, Vigeland, i Dahl, il lignaggio vichingo, le Northern Lights,  la scorreria di slitta  nella Taiga polare in modalità Zanna Bianca nel cuore niveo  di tenebra della Notte Artica e il suo dolce rumore bianco, il sontuoso natare sincronizzato delle splendide Orche selvatiche nel Fiordo; elementi che  animano il simulacro della cultura e della natura boreali avvinghiate in abbraccio struggente, regalando sensazioni magiche della potenza, del vigore e dell’energia della Natura, e dell’intensa relazione che con ella si accampa. Tuttavia, “regalare” forse non è l’espressione giusta poichè la faccenda ha il suo prezzo pecuniario. Nondimeno, la Grande Bellezza esperita mi ha messo l’uzzolo pulsante di perdermi e ritrovarmi in queste plaghe in stagioni diverse, magari col Sole di Mezzanotte, ‘chè la Notte Artica nel contempo ne ha rivelato la magia oscurandone un poco la venustà paesaggistica, che dev’essere parimenti grandiosa.

Ciaw!

Yoyodel

 

 

 

 

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