APPENNINO BOLOGNESE: traversata anulare Corno Alle Scale-La Nuda per la “Direttissima”, i Balzi dell’Ora e i Balzi del Fabuino, o del cammino pria sulle scale poi sul filo della Grande Muraglia Grigioverde

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SCHEDA ESCURSIONE 
  • N.B.: i tempi indicati si intendono al netto delle soste, e grossomodo corrispondenti a quelli di un camminatore medio, ovvero circa 1h per 300/350 mt. di dislivello in salita e per 500 mt. di dislivello in discesa, sempre grossomodo, ‘chè ognun* fa poi i conti coi propri.
  • CARTOGRAFIA: non disponevo più della cartina dedicata all’area specifica, ‘sicchè  ho utilizzato un’altra mappa che comunque comprende il territorio in oggetto all’estremità del foglio, ossia la “Carta dei Sentieri e Rifugi”, foglio Appennino modenese e pistoiese (Frignano-Montagna pistoiese-Parco dell’Appennino modenese), scala 1:25000, Edizioni Multigraphic – Firenze
  • SPAZI e TEMPI: Rifugio Segavecchia 912 mt.- sentiero 119-cima del Corno alle Scale 1945 mt. (2.45 h); sentiero 129-Balzi dell’Ora-Passo del Vallone 1687 mt.-(0.30 h); sentiero 129-Monte la Nuda 1828 mt. (0.30 h); sentiero 129-incrocio segnavia 323, a dx sentiero 323-crocicchio Sboccata dei Bagnadori-a dx segnavia 123-riparo Sboccata dei Bagnadori (fonte) 1276 mt. (1.30 h circa); segnavia 123-Rifugio Segavecchia 912 mt. (1.10 h circa)
  • TOTALE TEMPI: 6.30/7 h. circa
  • DISLIVELLI: salita 1200 mt. circa, discesa 1200 mt. circa; 
  • PUNTI D’APPOGGIO : Rifugio Segavecchia ;trattandosi del “traihead”, ossia il punto di partenza dell’escursione, raggiungibile in auto, vi lascio qui in link le indicazioni stradali per raggiungerlo: indicazioni stradali per Rifugio Segavecchia  
  • cartina topografica con tracciato del percorso escursionistico:
  • P1150139 (3)
  • DIFFICOLTA’: EE (per escursionisti esperti); passi di I grado
  • Caratteristiche: Splendida escursione ad anello che indaga i versanti più selvaggi e scoscesi del massiccio in questione, cavalcandone le plaghe più erte ed alpestri lungo arditi ed aerei cammini. Giro impegnativo per tipologia di terreno, dislivello e sviluppo. L’itinerario proposto mette in fila in modalità anulare i tre percorsi più ostici dell’intero alto Appennino bolognese, – ovvero il Sentiero Ruffo al Poggio di Mezzo (la “direttissima” del Corno), l’aerea e affilata cresta dei Balzi dell’Ora, i Balzi del Fabuino del Monte La Nuda –  consentendo di gustarne la selvaggia bellezza, qui declinata negli   aspetti più tipici e di pregio ambientale, ovvero fitti boschi di faggio che s’inerpicano su coste verticaci e orridi acclivi, foreste dello stesso legno più dolci, rade e umbrate, ruscelli freschissimi, ripide pale erbose gradinate da banche di rocce affioranti (le “scale” del Corno), ricettacolo di magnifiche fioriture montane, creste dentellate che dividono sull’esile filo  facciate precipiti, crinali aperti e soleggiati, fiabesche  foreste di abeti bianchi e rossi.  La fauna tipica della plaga è presente in quantità massicce; cinghiali, caprioli (due splendidi esemplari dei quali abbiamo incrociato lungo il percorso), la timida volpe, pennuti a non finire con rilievo di rapaci (persino l’aquila reale), finanche mufloni, ospiti non autoctoni introdotti anni fa. Le difficoltà delle tre frazioni impegnative sono contenute e alla portata di ogni buon escursionista, come da classificazione “ufficiale” del C.A.I e relativa descrizione (cui vi rimando con questo link, che la riporta ospitandola in questo blog: Scala delle difficoltà escursionistiche del Club Alpino Italiano ); tuttavia il C.A.I. locale stesso le contrassegna  come “sentieri alpinistici” “per esperti” , “da percorrere con attrezzatura adeguata” mediante cartelli posti lungo i sentieri d’accesso; immagino che la finalità sia quella di alzare la soglia d’accesso, dato che l’area circostante è frequentata anche da famiglie e turisti che potrebbero essere stimolati ad avventurarsi in percorsi escursionistici che invero presentano tratti scomodi ed esposti, quindi insidiosi; meglio perciò affrancarsi da responsabilità indicative e tutelare una frequentazione consapevole degli itinerari, e non discuto l’ipotetico indirizzo di manleva. Si parte dal Rifugio Segavecchia, unico punto d’appoggio gestito della plaga, si piglia il sentiero 119 (Sentiero Ruffo) che rimonta gli oltre mille metri di dislivello positivo che portano in cima al Corno, prima costeggiando il torrente Silla, poi risalendo l’Orrido di Tanamalia per strette serpentine molto ripide in fitto bosco di faggi, infine allo scoperto  prendendo di petto il pilastro d’erbaroccia del Poggio di Mezzo, ripido vieppiù. In quella vi sono tratti di blanda esposizione  che aggirano e rimontano salti di roccia, l’ultimo dei quali comporta qualche passo di I grado su scaglioni di roccette erbose comunque su buona traccia e servito da comoda fune metallica che protegge la frazione. In cima si prende a destra il sentiero 129 che conduce alla croce e quinci calca in discesa la ripida, aerea  e talvolta affilata cresta dei Balzi dell’Ora, smontata la quale si perviene al Passo del Vallone. Questo segmento, per quanto su buona traccia presenta tratti più delicati in quanto esposti su profondi precipizi, e comporta qualche passo di I grado nell’aggiramento e  nel superamento diretto di alcuni spuntoni, pertanto richiede passo sicuro e assenza di vertigini. Percorso in discesa è poco faticoso e di rapido svolgimento, tuttavia per chi volesse farne esperienza è consigliabile affrontarlo la prima volta in salita. Al Passo del Vallone si prosegue sul 129 per comodo crinale erboso fino alla cima del Monte La Nuda, ove s’ignora la prima deviazione a destra che scende più lestamente alla Segavecchia e s’insiste sul crinale fino ai modesti gendarmi rocciosi dei Balzi del Fabuino, che vengono superati in discesa su buona traccia; il tratto è ripido, presenta un corto e facile passo di I d’erbaroccia nello smontare un gradino e brevemente si esaurisce alla base. La semplicità dei passaggi non deve però essere banalizzata, soprattutto in discesa e dopo aver percorso i più impegnativi Balzi dell’Ora, poichè la corta frazione presenta affacci lievemente esposti, terreno un poco sdrucciolevole di zolle instabili e soprattutto si svolge su ripida costa accidentata, lungo la quale è meglio non rotolare. Smontati i Balzi il sentero 129 torna nel bosco e lo discende lungamente fino a incrociare la mulattiera del segnavia 323 che va imboccata a destra e in piano, e attraverso un magnifico bosco d’abeti  conduce al crocicchio della Sboccata dei Bagnadori. Colà si prende a destra la buona sterrata con segnavia 123 che lungamente traversa nel bosco fino a scendere al Rifugio Segavecchia. Il dislivello complessivo (soprattutto quello positivo in ripida costante salita), lo sviluppo lungo e articolato e qualche tratto impegnativo rendono il giro in questione una bella avventura  escursionistica, vieppiù per il fatto che si svolge in plaghe di grande pregio ambientale, a inizio stagione  poco frequentate, con scenari montani bellissimi e repentinamente cangianti. L’acqua è presente al Rifugio Segavecchia e nel primo tratto accompagnato dal giovane torrente Silla; per ritrovarla occorre aspettare d’incrociare l’esile rio che scende ai Bagnadori e soprattutto la freschissima sorgente che colà si trova, ‘sicchè provvedete a scorte adeguate.

 

Verso fine maggio, anno 2016 D.C..

…..Tocca allenarsi parecchio per il prossimo trekking estivo, e il meteo finora scarsamente collaborativo  ci ha fatto saltare qualche appuntamento importante in tal senso. Oggi però fa bello, è caldo, ‘sicchè partiamo ratti per il Corno alle Scale, piacevole consueto ambito delle prime incursioni escursionistiche dicevamo d’allenamento. L’itinerario ad anello che vogliamo pestare mette in fila i tre percorsi più impegnativi e intriganti che calcano i pilastri e le creste del massiccio, ossia la Direttissima al Corno (il Sentiero “Ruffo” al Poggio di Mezzo), i Balzi dell’Ora e i Balzi del Fabuino sul monte La Nuda. Arriviamo al Rifugio Segavecchia verso le nove mattutino; salutiamo il Moruz (Francesco), amico e gestore della struttura e c’incamminiamo lungo la mulattiera che ospita il tratto comune ai sentieri 117 e 119. Fa fresco, la verzura del bosco fitto di faggi e la frescura ossigenata del torrente Silla mettono di sollazzo. Noi si dee pigliare il 119,  e il primo cartello alza con molta severità la soglia d’accesso alla via, classificandola come “sentiero alpinistico, con attrezzature” P1140740 (2) Guatando in alto erompe tra le fronde lo slip erboroccioso del Corno, quivi zoomato; proprio colassù dobbiamo recarci, e quinici sono mille metri abbondanti di salita…P1140743 (2)Il torrente Silla scorre con puerile aggressività in mezzo al bosco, e la pista lo costeggia lietamente…P1140744 (2) …in filigrana verzicante…P1140745 (2).Il tratturo per ora si mantiene in dolce pendenza e curiosa pel bosco…P1140746 (2)Qualche minuto e siamo alla biforcazione col sentiero 117, ove si ribadisce fermamente che la via “Ruffo” è per molti ma non per tutti…P1140748 (2)…e poco oltre si perviene alla prima difficoltà: tocca guadare il torrente con l’ausilio di una fune tesa tra le sponde; di norma si direbbe un passaggio  agevole ma le acque copiose di scioglimento nivale gonfiano il petto al giovine Silla, ‘chè gli scarponi ne uscirebbero bagnati oltremodo. Ci togliamo la calzatura e traversiamo a piè nudo, (previo lancio di scarponi sulla riva opposta) con grande beneficio per la circolazione e sollazzo di frescura…P1140752 (2) Poco dopo tocca guadare ancora, più facilmente, in un crogiuolo di limpide polle ove le fate d’abitudine si chinano per abbeverarsi poi fanno il bagnetto…P1140755 (2)Quinci la traccia sale con più decisione tra faggi ordinati; il sentiero ci regala un mazzo di belle orchidee selvatiche…P1140759 (2)…e tanti polloni di verzura tardoprimaverile…P1140761 (2)Arriviamo in breve a traversare un fosso rigato d’acqua sciogliva e colgo una scia chimica intenta a fendere la fetta di cielo liberata dalle fronde…P1140762;Dopo il fossato la via si alza in stretti tornanti nel bosco e tocca inserire le ridotte; a uno stormir di frasche la Fra esclama e mi indica una coppia di stupendi giovani caprioli che prima ci guatano poi caracollano a salire nel fitto del bosco; ho preferito indugiare a gustarmeli piuttosto che compulsare fotografie. Ora la pista si fa erta e impone il silenzio; per una mezzorata si rimontano i fianchi silvestri dell’Orrido di Tanamalia fino a un poggio più scoperto che consente di adocchiare quel che resta per giungere in cima; purtroppo ho fatto lo scatto con l’altra fotocamera, a mia insaputa impostata sul formato “mail”, ‘sicchè la foto è piccola e scomposta in pixel giganti a bassa definizione; la posto con solo intento indicativo…P1030349 (2)Pigliamo fiato e attacchiamo il pendio sempre boscoso e più sostenuto…P1140765 (2)Ora il sentiero, sempre ottimamente indicato dalle bandierine rossobianche pittate sui fusti, si fa un poco malagevole per via del fondo rivestito di  fogliame sdrucciolevole, fra il secco e il rorido. La pista piglia di petto il pendio e rimonta la gobba pestandone il ripido filo, senza fronzoli o curve. Fatica. Sono corpacciuto e non proprio capriolo, ‘sicchè fo un passo avanti e due in retro, tocca sostenermi aggrappandomi ai fusti facendone leva. In questo tratto pattino in salita…P1140766 (2)Dopo una mezzorata ulteriore di annaspamenti lasciamo il bosco e sbuchiamo all’aperto. Siamo quasi a 1700 metri di quota, in cammino da un’ora e tre quarti, abbiamo calcato 800 metri acclivi dalla Segavecchia e recuperato un poco il tempo perso al guado. Ora però si deve attaccare di petto il pilastro del Poggio di Mezzo che difende la cima, altri quasi 300 metri di rampa molto erta su cui si snodano le tracce del percorso. Il panorama si apre splendido e le pale erbose ospitano crochi tardivi ormai vizzi che dividono lo spazio con virgulti di anemoni e genziane. Purtroppo in quel momento scattai con la fotocamera farlocca, perciò niente bei panorami colà riportati, ma li vedremo dopo. Riposto però uno scatto indicativo della salita che ci spetta…P1030358 (2) 

Poi ripiglio la macchina giusta e mi giro a scattare verso il bosco che abbiamo appena lasciato…P1140767 (2) Ora la plaga è aperta e bellissima, e il sole biscotta le ripide loppe erbose ancora intorpidite dalla neve recente e da essa seccate. Ripartiamo e come di consueto la Fra in salita mi stacca ed è già sul primo poggio mentre la zoomo, pronta ad attaccare la gibba seconda…P1140768 (2) Io bighellono rapito dalle fioriture.di anemoni e genzianelle…P1140774 (2) La traccia è ripidosa, ma buona ed evidente; aggira i saltini di roccia e talvolta li affronta, ma con due sgambate e semmai poggiando le mani si rimontano con facilità. L’esposizione è pressochè nulla, benchè ovviamente sia meglio non rotolare giù. Mi fermo sul primo poggio per una retrospettiva del percorso…P1140772 (2) Dal medesmo punto d’osservazione guatiamo su…P1140775 (2) Poi zoomo la Fra che arranca tra le loppe in vista del secondo poggio, che riposa ai piedi del salto di roccia. Il tratto ritratto è faticoso ma molto agevole…P1140777 (2) …e poco dopo non resisto a compulsare foto; mi giro e riprendo il cammino fatto, incantato dalla filigrana verzicante e dalle linee surreali che sembrano convergere placidamente in un verde inghiottitojo…P1140779 (2) …e pervengo al tratto attrezzato che protegge lo sbalzo roccioso, cucù…P1140782 (2) la prima frazione di cavo agevola il superamento a slancio di un primo gradone, tuttavia comodamente aggirabile sulla destra come evidente nella foto passata. Il salto roccioso soprastante viene attaccato sul fianco sinistro (nel senso di marcia), dove un irto sentierino d’erbaroccia ne serpeggia il punto debole…P1140788 (2)  Il cavo serve molto bene il passaggio, che si sviluppa quindi su traccia gradinata un poco verticale; ci si può issare direttamente sulle funi, altrimenti vi sarebbe qualche passaggio di primo grado…P1140791 (2); l’esposizione è molto lieve, tuttavia una caduta non s’arresterebbe facilmente… P1140794 (2) Un’ultima tirata, forza…P1140796 (2)Il tratto in questione è molto breve e rapidamente si perviene all’ultimo strappo erboso, libero dalle rocce. Osservato al suo culmine, il passaggio sembra gettarsi a capofitto, ma invero è ottimamente servito dalle funi e molto ben gestito dalla traccia…P1140797 (2) Ancora pochi passi e siamo in vetta alla Punta Giorgina del Corno Alle Scale (1945 mt.), culmine acclive della provincia di Bologna. La sobria croce poco distante contrassegna invece Punta Sofia (1936 mt.), abitualmente ed erroneamente considerata la vetta…P1140799 (2) In condizioni di cielo terso quinci si vedrebbero i due mari Tirreno (più accosto) e Adriatico, le Alpi Centrali e beninteso gran parte della catena appenninica toscoemiliana. Il tempo è sereno ma un poco foschioso, ‘sicchè ci accontentiamo di un grande panorama che non arriva all’immenso – benchè bellissimo – e mannaggia non ve lo riporto per via del vecchio adagio secondo cui ho impiegato la fotocamera mal tarata. In due ore e tre quarti di cammino faticoso siamo quindi in coppa. Ci rechiamo alla sobria croce metallica e meritiamo il panino di vetta. La vista sui begli acrocori che si distendono a settentrione è un poco tediata dai vicini impianti di risalita, tuttavia rimane un colpo d’occhio che giova alla salute. Dopo una mezzorata di ristoro riprendiamo il cammino. Dalla croce pigliamo il sentiero 129, ossia il magnifico percorso che corre sul filo dei Balzi dell’Ora, cosiddetti per via della frequente possibilità d’imbattersi colà nello “Spettro di Brocken” , altresì detto “Gloria”, meteofenomeno psichedelicottico che  proietta l'”aura” (Ora) del camminatore stupefatto. Un altro cartello segnavia posto sulla croce contrassegna severamente le difficoltà alpinistiche del tracciato per dissuadere gl’imperiti. La vista dall’alto della cresta da smontare può impressionare per arditezza ed esposizione (scatto dalla macchina farlocca)…P1030372 (2) 

(e da quella giusta…)P1140802 (2) …’sì come impressionanti sono gli affacci su baratri lo cui fondo è in basso centinaja di metri…P1140801 (2)  .. ma la traccia è invero buona; pochi passi declivi e il sentiero attacca la discesa del primo balzo zigzagandone stretto le pendici…P1140800 (2) Un passaggio di I grado non esposto su roccette erbose che richiedono l’uso delle mani completa la discesa dello spuntone. Segue un tratto scalinato sul fianco ovest che riconduce rattamente in cresta…P1140803 (2) P1140806 (2) La buona traccia si mantiene ora sul’aereo filo, talvolta debordando al di qua sul citato versante meno esposto, ‘chè di là il salto è rimarchevole…P1140809 (2) Il percorso si snoda in ambiente superbo di contrasti verzicanti, e calca un’erta cresta spettinata ora da brezza tenue ora da raffiche sgarbate…P1140810 (2) Dopo il breve tratto pianeggiante sul filo, quando la traccia sembra volersi tuffare dal trampolino, il pestato smonta il prossimo balzo scappando più tranquillamente sul versante morbido…P1140811 (2) …e ripigliando tosto il filo;  mentre ci apprestiamo a smontare il balzo successivo sbuca da sotto un pellegrino procinto a rimontarlo…P1140812 (2) Incrocio; buongiorno…P1140815 (2) Un corto sbalzo viene superato mediante un elementare passaggio di I grado non esposto; mi fermo un secondo a ritrarre lo splendido acrocoro alpestre di Cavone Alto, localmente noto come “Valle dei Silenzi”, bisticciato fra ombra e sole…P1140814 (2) Il balzo a un dipresso lo si smonta su ripida traccia zigzagosa che ripara sul solito versante vertigo friendly…P1140816 (2) Quivi una retrospettiva controluce degli ultimi due balzi discesi e del pellegrino che li sale…P1140818 (2) Si prosegue quinci a pestare il sentierino che corre ripido sul bordo…P1140820 (2) …cura con un corto passaggio di I grado non esposto un dente cariato di roccia e si distende ora in piano ancora sul filo…P1140821 (2)  Arrivato a calcare il tratto in questione ripiglio a compulsare retrospettive ( o prospettive se quinci si ascende) del percorso…P1140823 (2)Ora il crinale s’allarga un poco e su buon sentiero in breve si perviene a un magnifico ripiano conciato a mirtilli; pardon per l’ossessione fotografica, trovo questa montagna di casa venusta di molto…P1140824 (2) Guatando avanti, la mossa e La Nuda sullo sfondo…P1140825 (2) Ora si dee smontare l’ultimo balzo, mentre il crinale torna ad affilarsi. Lo difende un comodo saltino di I grado, un poco aereo, che invita ad appigliarsi/appoggiarsi con l’ausilio delle mani; mentre la Fra disbriga la faccenda sbucano due pellegrini poco più colà…P1140827 (2)  Ed eccomi ristare pingue, ieratico e pantocratico sull’ultimo dente roccioso della chiostra dei Balzi; con questo passaggio suggestivo terminano le difficoltà del tracciato…P1140832 (2) Ancora pochi passi declivi su buon sentiero e siamo alla base/attacco del percorso che cavalca i Balzi dell’Ora. Implacabile il cartello ammonisce i viandanti, mentre i due incrociati poc’anzi ristanno in cresta per fotografare…P1140833 (2) Siamo al Passo del Vallone (1687 mt), alto valico che separa i versanti Est/Ovest del Massiccio (interamente in territorio emiliano) ed intaglia la sella che divide le creste quinci convergenti del Corno alle Scale e del  Monte La Nuda, nostra prossima tappa. In una mezzora  di splendida erta passeggiata di cresta dalla cima siamo pervenuti costì. Come da cartello seguitiamo a pestare il 129 verso dx…P1140835 (2) …che si snoda in blanda salita sulla comoda cresta Ovest de La Nuda, spettinata di radi ciuffi di mughi e faggi stentorei con qualche larice isolato, e rivestita di torba e mirtilli. La plaga qui è fantastica, ‘chè mi tocca riprendere il Corno nel suo profilo più elegante…P1140836 (2) Il cammino è delizioso e rimonta con dolcezza le gobbe ignude che si giocano l’ombra e la luce…P1140838 (2) Il giro d’orizzonte regala pace e profondezza; qui adocchiamo al Vespero il Cimone che sbuffa i classici nembi di Myazaki…P1140840 (2) …e dopo un breve strappo un poco più ripido la vizza torbiera si fa pestare in letizia verso le gibbe della cima…P1140845 (2) in mezzora lentopede assai di gustoso cammino si perviene alla sommità de La Nuda (1828 mt). Insisteremo sul sentiero 129, che come indicato dal severo cartello presenta tratti un poco impegnativi nel superamento dei Balzi del Fabuino…P1140846 (2) Quinci e colà comincia la lunga fase in discesa…P1140847 (2) …ma tocca sostare a gustare le genzianelle biscottate…P1140849 (2)….la Fra che mi ha lasciato andare avanti per farmi foto in sequenza e ora scende…P1140850 (2) …e un ultimo sguardo ricco di contrasti al Corno…P1140848 (2) Ora posto sul medesmo scatto in puntinismo parte del tracciato ad anello finora percorso…P1140848 (2) Pochi minuti e arriviamo a un bivio: in quella trascuriamo il segnavia che scende per il percorso più breve alla Segavecchia lungo il “Sentiero degli Amici” e insistiamo sul nostro 129 (sempre ragguagliati severamente sulle difficoltà che incontreremo)  per andare a cavalcare in discesa i Balzi del Fabuino…P1140851 (2) L’accesso declive al primo dei balzi ha un sapore forte, ‘chè la traccia pare ancora gettarsi nel vuoto…P1140852 (2) ..poi disvela un accesso sì erto ma invero abbastanza comodo, e si sviluppa lungo roccette erbose gradinate che strizzano l’occhio  all’impiego degli arti superiori per meglio appigliarsi/appoggiarsi… P1140853 (2) Il tratto è ripido ma l’esposizione lieve; qualche semplice passo di I grado deposita su una frazione di sentiero ben battuto che serpeggia l’erta costa…P1140855 (2) lo sbalzo seguente lo si può superare anche rasochiappe…P1140856 (2) Pochi minuti di cammino discendente che richiede comunque cautela e si perviene alla base del pilastro d’erbaroccia; quinci uno scatto che  ritrae dal basso la frazione discalata e cattura una scia chimica di passaggio…P1140858 (2) ..occupata a forare il cappello del Fabuino ‘sì come una freccia scoccata da talentuosi mastri d’arco…P1140860 (2) Si arriva così a una selletta; segue una crestina pianeggiante ricamata in ceppaje di giovani faggi nani e nodosi che dividono l’esiguo spazio con polloni di mugo profumato e pecci giovinastri; il sentierino qui è ancora un poco ingombro di lignei detriti per via dell’inizio stagione, epperò il tratto è molto suggestivo…P1140861 (2) P1140862 (2) P1140864 (2) Pochi minuti e il sentiero piega con decisione a sinistra e digrada in bel bosco di faggi più aitanti…P1140865 (2)..che presto sgombrano il campo in favore d’una magnifica abetaia olezzante di resina…P1140866 (2) P1140867 (2) Il pestato è morbido e perde rattamente quota; in quella torna il bosco di faggi, verzicante di riflessi psichedelici…P1140868 (2)Un’altra mezzorata di perentoria discesa boschiva e il sentiero confluisce nella mulattiera contrassegnata col numero 323; noi si dee pigliare a destra, ossia verso la Sboccata dei Bagnadori. Poco meno di un’ora fa lasciavamo la base dei Balzi del Fabuino. Quinci la foresta prende foggia d’alpestre; gli abeti bianchi e rossi sfidano in altezza gli atletici faggi; è una bella gara…P1140869 (2) P1140870 (2)Si cammina pressochè in piano lungo la comoda mulattiera che attraversa la plaga silvestre orancora più suggestiva…P1140872 (2) …e a un dipresso il sottobosco stende un tenerissimo tappeto di verzura…P1140874 (2) Il tratto in questione distende i calcagni per circa venti minuti, allorchè si perviene a un crocicchio di segnavia, ove si lascia il 323 per pigliare a destra il 123, diretto alla Segavecchia, alfaeomega del nostro anello. Tosto perveniamo alla plaga boschiva che ospita il bel riparo attrezzato di Sboccata dei Bagnadori e l’omonima fonte d’acqua freschissima…P1140876 (2) Il rifugio/bivacco attrezzato e incustodito è gestito dalla Cooperativa Madreselva , nei panni del Moruz  (‘sì come il mentovato Rifugio Segavecchia); è possibile usufruirne in affitto. Foste curiosi delle modalità, cliccate sul link evidenziato. Ora si traversa lungamente per buona mulattiera nel bosco misto, prima in saliscendi poi con repentina discesa in parecchi tornanti. Siamo stanchi e in moto faticoso da ben sette ore, ‘sicchè impieghiamo un’orata d’approssimare per eccesso di cammino assai lentopede. Benchè un poco monotona, la frazione regala scorci sulla scalinata parete Est del Corno, ossia quella traversata dal nostro cammino…P1140882 (2) …e momenti di serena promenade col paesaggio sonoro di mille pennuti ispirati da una primavera finalmente tale…P1140883 (2) …che a sua volta canta il vigore del verde nonostante il sole un po’ timido…P1140884 (2)Quindi poscia sette ore abbondanti di viandare ramingo siamo alla Segavecchia, dove ci aspettano il Moruz e birre fresche ad accompagnar le chiacchiere. Ottimo allenamento, bellissimo giro.

Ciaw!

Yoyodel

2 pensieri su “APPENNINO BOLOGNESE: traversata anulare Corno Alle Scale-La Nuda per la “Direttissima”, i Balzi dell’Ora e i Balzi del Fabuino, o del cammino pria sulle scale poi sul filo della Grande Muraglia Grigioverde

  1. Ciao!
    Splendido itinerario!
    Questa primavera, ho fatto l’anello classico dal versante opposto, risalendo dal Cavone e facendo i Balzi dell’Ora in salita, scendendo poi dallo Spigolino e passando infine dalle Cascate del Dardagna.
    Mi piacerebbe provare il tuo itinerario, ma non ho mai provato il sentiero Ruffo che è classificato come EEA.
    Cosa ne pensi del percorrere il tuo stesso anello ma affrontando i Balzi del Fabuino ed Ora in salita mentre il sentiero Ruffo in discesa? Ci sono particolari difficoltà su quel tratto rispetto ai Balzi dell’Ora?
    Ti ringrazio

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  2. Ciao Daniele, grazie a te! Non vi sono particolari difficoltà sul Sentiero Ruffo, è solo piuttosto ripido; la traccia era sempre buona, e l’unico tratto di roccette (inerbite) è molto breve, allora attrezzato con ottima fune ben tesa (che agevola parecchio) e in esposizione assai modesta, quasi nulla; certo il consiglio è comunque di non banalizzarlo; il percorso può essere insidioso con terreno bagnato, nel qual caso è meglio scendere con l’opportuna concentrazione; io l’ho percorso solo in salita. forse un fattore d’impegno può stare nella fatica per piedi e gambe, che devono affrontare una calata lunga, ripida e costante dopo una lunga salita; dalla cima alla Segavecchia sono più di mille metri declivi e senza fronzoli. Fatte queste valutazioni, buona passeggiata!

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