ALPI GIULIE: in cima al JÔF FUART, salito da Forcella Mosè e calato dalla via normale; o della Walk on the Wild Side

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  SCHEDA ESCURSIONE
  • N.B.: i tempi indicati si intendono al netto delle soste, e grossomodo corrispondenti a quelli di un camminatore medio, ovvero circa 1h per 300/350 mt. di dislivello in salita e per 500 mt. di dislivello in discesa, sempre grossomodo, ‘chè ognun* fa poi i conti coi propri.
  • CARTOGRAFIA: Ho utilizzato la Carta “Tabacco ” 1:25.000 foglio 019 “Alpi Giulie Occidentali/Tarvisiano”
  • L’escursione ha inizio a Sella Nevea (UD), villaggio turistico e stazione sciistica posta al sommo della Val Raccolana, il cui omonimo torrente è tributario dell’Isonzo. Siamo sulle montagne furlane udinesi indicazioni Google Maps per Sella Nevea
  • SPAZI E  TEMPI (giorno 1): Sella Nevea 1160 mt-sentiero 625-Casera Cregnedul 1515 mt (0.45 h); a destra sentiero 625-Passo degli Scalini 2022 mt (1.10 h); sentiero 625-Rifugio Guido Corsi 1874 mt (0.45 h). Abbiamo passato il pomeriggio a vagolare per il magnifico anfiteatro di croda insieme a stambecchi e camosci
  • (giorno 2): Rifugio Corsi 1874 mt- Forcella Mosè 2271 (1.10 h); a destra sentiero Goitan- incrocio con la via comune (0.45 h circa); a sinistra per la via comune-Cima JÔF FUART 2666 mt (0.45 h circa); DISCESA: a ritroso integralmente lungo la via comune, proseguendo quindi sulla medesima oltre l’incrocio con il Sentiero Goitan, e  intersecando prima il sentiero 627 e poco dopo il 625 nel quale confluiamo pigliandolo a destra fino al Rifugio Corsi (2.30 h circa complessivamente). Dal Rifugio a Sella Nevea ponderiamo altre 2.30 ore per la stanchezza
  • DISLIVELLI: da Sella Nevea al Rifugio Corsi 900 mt acclivi e declivi; dal rifugio alla cima circa 800 mt acclivi e declivi
  • PUNTI D’APPOGGIO: Rifugio Alpino Guido Corsi, tel. 0428 68113; mobile: +393391707750 (SMS, causa poco segnale) Pagina Facebook del Rifugio
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DIFFICOLTA’: EEA (per escursionisti esperti, con attrezzature); qualche passo di facile arrampicata (I e II grado). Salita dal sapore alpinistico, quantunque alla portata di buoni escursionisti. Ambiente severo e grandioso, terreno friabile, qualche tratto aereo. Il percorso quivi suggerito s’inerpica in grembo alla tormentata parete meridionale del giulio colosso, sfruttandone i punti deboli fino in cima mediante lunghi traversi, cengette, rimonta di sbalzi rocciosi e da ultimo una crestina. Insomma, l’ambito è quello d’una sostanziale alternanza di ghiaie e roccette. Le frazioni attrezzate in comune alla Ferrata Anita Goitan sono abbastanza semplici e di breve sviluppo, ma vanno affrontate con criterio per via dell’esposizione e della ripidezza; esse corrispondono al segmento attrezzato forse più facile dell’intera lunga ferrata. Le frazioni attrezzate lungo la via comune alla cima, qui proposta in discesa, risultano semplici altrettanto ma non vanno banalizzate, poichè presentano (brevi) tratti esposti e altri delicati per via della roccia bella ma un poco precaria: un paio d’escursionisti sopra di noi ci hanno accidentalmente scaricato in coppa una sassaiola. Salita nel complesso piuttosto faticosa, che abbiamo scelto di spezzare in due giorni (provenendo da Bologna); Per l’ascensione in giornata da Sella Nevea tocca mettere in conto circa 6 ore per la sola salita e 1500 metri di dislivello acclive.

Per quanto concerne l’approccio al Rifugio Corsi: l’accesso qui proposto fra i tanti possibili ha luogo per comodo e piacevole sentiero, quantunque di sviluppo abbastanza lungo e con un breve tratto su larga cengia in modesta esposizione, ove tocca un momento distogliere lo sguardo dal panorama circostante per badare semplicemente a dove si mettono i piedi.

  • Caratteristiche: Le Alpi Giulie Occidentali, che conoscevo solo da bibliografia essenziale. Plaghe montane selvagge, polpute di wilderness in ottimo stato di forma. Flora e fauna in foggia sontuosa; pecci, mughi, larici, faggi, sorbo degli uccellatori; praterie acclivi, acque d’un turchese lisergico (dovuto alle rocce carbonatiche  presenti negli alvei del torrente Raccolana che solca l’omonima Valle). Camosci, stambecchi a grappoli, uno scricciolo e una vipera corpacciuta. Grandiosi anfiteatri alpestri protetti e spauriti d’aspre bellissime quinte di Croda, invero di quota non così elevata eppure titaniche, cinte da cenge e smilzi ambulacri spiccati nel bigio di un calcare dolomico dal cipiglio poderoso eppure friabile. Pilastri da capogiro, aerei profili, sollazzevoli sentieri su buon sedime, profumo di verde buono nella plaga più fredda del Paese. Il calore della schietta piacevole umanità incontrata. Vestigia della Grande Guerra, che qui acuiva cruenta in guisa di fronte, poichè le giogaie che corrono dal FUART allo JÔF DI MONTASIO costituivano la linea di confine tra il Regno d’Italia e l’Impero Austro Ungarico. Sono solo alcuni fra gl’ingredienti che i sensi hanno miscelato in questa deliziosa e rude viandanza di croda che porta in cima al JÔF FUART, passando per il piacevole cammino che conduce al gustoso convivio e riposo notturno del Rifugio Corsi.

 

 

UN GIORNO DI FINE SETTEMBRE, ANNO 2015 D.C.

…Autunno incipiente con cùpida voglia di Crode. Il meteo mantiene le aspettative d’incertezza, ‘sicchè dopo le ore d’auto da Bologna perveniamo a Sella Nevea nell’uggia della pioviggine.  Parcheggiata l’auto pigliamo il buon sentiero 625, che diparte  dietro la recinzione della casermetta della Guardia di Finanza del villaggio, a fianco del Condominio Bila Pec, e segnalato da palina e cartello recante l’indicazione per il Rifugio Corsi. A tratti si sovrappone a una mulattiera,  talvolta il percorso lambisce un’adusta sciovia e e lungamente camminiamo per bosco misto a pecci e faggi, in moderata salita. Dopo circa 40 minuti perveniamo al bell’alpeggio di Casera Cregnedul di Sopra, che lasciamo a manca in favore del nostro segnavia 625, il quale ora solca un’abetaia fitta e serpiginoso la rimonta con ripidezza. Usciamo il bosco solcando una bella radura innominata, protetta ora da larici spettinati e cespi di sorbo degli uccellatori; in alto mascherano il cielo un poco latteo le giogaie inerbite del  Modeon del Buinz (2554 mt)..P1130505 (4)

La luce poco suggestiva travisa la bellezza della plaga, ‘sì come l’adusta erba d’autunno, eppure l’aria punge a freddo profumato di croda, e la piena solitudine che culla il pascolo regala saporosa naturalità. In quella un simpatico Scricciolo, tra i pennuti più piccoli del creato e raro a vedersi, garrulo strepita fra i cespi. Quinci svolta il sentiero con decisione a destra (est), e rimonta una rampa inerbita di sassi con piacevole gradualità. Via via s’impenna il cammino, al pari della vista sul dirimpettaio massiccio del Canin. Dopo una mezzorata la rampa s’esaurisce in oblique prataie che offorono un buon panorama con il Mangart a destra, e a manca la bigia schiera calcarea che vede svettare Cima di RiofreddoCima del Vallone; siamo soli…P1130507 (3)

Segue ora un lungo traverso in piacevole acclivio che taglia l’alpe in ambito selvaggio e saporoso d’autunno; sotto si distende la Val Rio del Lago fasciata di boschi conìferi…P1130509 (2) 

Una mezzoretta di sollazzevole traverso e un ripido sdrucciolo ci deposita sull’intaglio del Passo degli Scalini (2022 mt), ove tosto s’apre un vuoto d’aria che ci separa dalla convulsa croderia delle Madri dei Camosci (2503 mt), spettrali quanto bellissime, vulnerate dalla livida luce che sfotte con piglio invernale; l’acrocoro che ospita i calcagni di croda è bisticciato tra l’erba vizza e le sasse…P1130510 (4)

…al contrario della giogaia delle Cime Castrein, che quinci sfoggiano il ceffo inerbito e la capoccia inforforata di neve fresca…P1130511 (2)

L’algore feroce della Bora travisata da Blizzard ci spintona verso il poggiolo per il pranzo, mentre il JÔF FUART è ruminato dai nembi più alti e non si mostra…P1130512 (2)

Riprendiamo il cammino, che quinci pare chiaro; si attraversa in lieve discesa il bellissimo catino protetto dalle Cime Castrein, poi si doppia l’avancorpo del Campanile di Villaco e si perviene al Rifugio Corsi; nei prossimi scatti l’evidenzia del percorso…P1130511 (2)

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La Fra mi precede; appena divallato il passo la vedo trasalire..poi esclama berciandomi “Occhio! Una vipera!” Un robusto bel Marasso provato dal tosto calo termico striscia stanco e tranquillo sul sentiero, senza cruccio per nostri calcagni; il più grosso aspide viperico ch’io abbia incrociato mai….P1130513 (3)

Questo metro serpiginoso di Vipera mena lemme il suo cammino e manco ci degna d’uno sguardo; con cautela e simpatia gli facciamo largo e proseguiamo…P1130514 (2)

L’ottimo segnavia 625 traversa su buon pestato dicevamo il cadìno in magnifico e solitario ambiente di croda; questi è Cima Castrein ripresa dai calcagni nell’empireo emaciato d’inverno precoce; si noti la geometrica benchè caotica sequenza di cenge che rugano la buccia calcarea della montagna…P1130517 (3)

Occhieggia in basso l’amena Malga GrantagarP1130519 (2)

…mentre il sentiero insiste nel magnifico traverso, pigliando più avanti per breve tratto  la guisa di comoda cengia; l’attraversamento di un canale su fondo bagnato in corrispondenza d’uno stillicidio richiede attenzione per l’esposizione….P1130520 (3)

Doppiato un contrafforte, si perviene a un interessante presidio bellico del contingente austriaco quivi di stanza sul fronte della Grande Guerra. Si tratta di una tunnel artificiale, con sostegni a cemento, provvisto di vani e feritoie. Poco innanzi erompe  l’Ago di Villaco, puntuto alfiere dell’omonimo Campanile (2247 mt)… P1130521 (3)

Poche serpentine declivi e calchiamo lo splendido acrocoro che ospita il Rifugio Alpino Guido Corsi (1874 mt), ubicato in superba posizione ai piedi della tormentata parete sud del JÔF FUART (mannaggia non dispongo di foto indicative). Il colosso calcareo che andremo a salire rimane ancora celato fra i nembi densi. Non abbiamo incrociato nessuno finora, mentre il rifugio è animato da un discreto numero d’escursionisti. Considerando le risorse, il meteo poco favorevole nonchè l’orario tardevole, preferiamo rinunciare alla salita di Cima Castrein in favore della più breve ferrata del Centenario, vieppiù su consiglio del simpatico rifugista; la salita al JÔF la teniamo per l’indomani come da programma. Indugiamo a bighellonare piacevolmente con gli ospiti del rifugio, ‘sicchè partiamo tardi per Forcella del Vallone, ove diparte l’attacco della Ferrata del Centenario, raggiungibile proseguendo a est sul comodo segnavia 625. In ambiente aperto e selvaggio, nuovamente in piena solitudine nel bigio lucore calchiamo la buona pista; poco dopo disturbiamo senza volerlo la simpatica merenda d’una famigliola di Camosci, che ci guatano mantenendo le distanze; nel rispetto della Wildlife noi non le scorciamo altresì…P1130525 (3)

Però, queste Giulie… in poche ore abbiamo incrociato Scricciolo, Codirossi, Vipera e Camosci, senza contare le Marmotte e gli altri mila pennuti non riconoscibili per via del lucore. La Wilderness gode qui di buona salute, e lo testimonia la plaga sassosa inerbita che stiamo pestando, vieppiù adesso che imbocchiamo l’impluvio d’un canale sbrisone di ghiaie (sinistri strepiti di franamento c’inducono a indossare il casco in anticipo) al sommo del quale, presso la sella che dovremo varcare, spuntano prima corna d’ungolati altri, poi le bestiole che le portano; un gineceo itinerante di StambeccheP1130527 (2)

Non vogliamo disturbare, ‘sicchè procediamo felpati e pronti a recedere, ma esse non paiono intimorite, anzi…P1130528 (3)

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‘Sicchè scegliamo di fermarci per gustare la socievolezza delle ungulate, magari facendo foto e riprese…P1130532 (3)

Uno sgretolo a manca ci fa trasalire; non c’eravamo accorti dei pupetti! P1130533 (2)

Deliziosi, un vello di lanugine protegge la tenerezza, le cornine appena pronunciate…P1130535 (4)

…sbuca frattanto la capofamiglia in guisa ieratica…P1130536 (3)

…che sta impartendo ai mocciosi lezioni educative d’ambulazione corretta in croda; ci godiamo lo spettacolo non senza urletti e trepidazione per i piccoli acrobati ancora goffi sul ciglio dei precipizi; questo gioiello aspetta il suo turno con malcelata pazienza…P1130537 (3)

..’chè mamma lo deve un poco rampognare…P1130539 (3)

…dacchè poi si giustifica rivolgendoci un sorriso che questua comprensione e complicità educativa…P1130541 (3)

 

 

Nel frattempo in forcella il cielo s’imbigia forte; fa pioviggine mentre rabbuia, ‘chè abbiamo consumato tempo soperchio a gustarci gli stambecchi, pertanto rinunciamo alla ferrata del Centenario; nel prossimo scatto il Bivacco CAI Gorizia in fondo alla scarpata è procinto ad essere fagocitato dai cumuli gravidi… P1130544 (2)

Conclusosi  frattanto il corso d’alpinismo giovanile, procede la famigliola di stambecchi  a mezzacosta verso la meritata merenda di sapidi sassi e gramigne, ‘sicchè ci salutiamo; la mamma ricambia cordialmente…P1130545 (4)

Ci caliamo a ritroso nel bellissimo vallone; la traccia è buona, tuttavia il fondo a brecciame sdrucciolo ci racconta storie di friabilità su questa roccia bella eppure un poco infida…P1130547 (3)

Al rifugio sarà deliziosa l’atmosfera serale. Mentre fuori ‘mperversa la bora, si festeggia l’ultima notte d’apertura stagionale, con tanto di concertino per trio chitarra/violino/canto, eseguito da tre ragazzi studiosi di conservatorio e bravi, competenti con gusto per il frugale eppure saporoso arrangiamento mediante cui hanno svestito e rivestito canzoni del repertorio classico Rock. Belle chiacchiere con il simpatico gestore Cristiano, schietto e piacevole ‘sì come la sua brigata di sodali, coccole ai due gatti del rifugio, che l’indomani seguiranno a piedi la calata a valle dello staff; un’escursionista teutonica ubriaca, che deambula dismetricamente cantando berci e cercando abbracci, benchè in guisa non molesta; chiacchiere infinite con un avventore abituale di Chiusaforte, esperto ed esperito della scena musicale e controculturale della Bologna anni ’70 e ’80, col quale risaliamo a comuni conoscenze e condividiamo la passione per certo Rock di spontanea ricerca, magari con sussulti in opposition; ammicchiamo al Prog Rock , faremo tardi. Bizzarro epperò bello e gustoso trovarsi a conversare con piacevolezza di questi temi al calduccio del rifugio posto nel mezzo d’un acrocoro selvaggio delle Giulie, ai calcagni della severa parete meridionale del mastodontico JÔF FUART , mentre fuori nelle tenebre infuria d’algore un blizzard che scapiglia la glabra plaga di sasse. Buonanotte.

L’INDOMANI

Sonno scarso eppure buono. Fuori urla il vento, che berciando nottetempo ha rimosso la nubaglia lasciando l’aria netta d’un algore quasi lucido. C’è un sole vivido; pochi sbuffi di cirri scappano sconvolti, ma la coppa del FUART ancora indossa il colbacco. Fa un freddo cane. Il buon gestor Cristiano ci suggerisce di salire in cima per Forcella Mosè, percorrendo quinci un tratto della celebre ferrata Anita Goitan, e una volta in cima calare per la via normale. Così faremo. Alle spalle del rifugio diparte in salita verso nord una traccia bollata di rosso, su fondo buono, che scorcia l’approccio alla forcella (chiedere nel caso al rifugista, poichè non ricordo bene; sulle carte l’avvicinamento lungo la via normale sembra corrispondere per un breve tratto al sentiero 625 diretto a Forcella del Vallone,  ossia verso nordest, mentre la traccia non numerata sembra non essere rappresentata graficamente; noi ci troveremo a percorrere questo segmento al ritorno). Il sentiero rimonta la china verso l’articolata parete sud del JÔF FUART, e presto si sbriciola in ghiaie malferme, tuttavia rimanendo evidente e segnalato da qualche bollo. Si superano saltini e gradoni di roccia con facili quadrumanie di I grado non esposto, finchè si raggiunge l’alto bastione roccioso che difende la prima grande bancata intemedia del monte. Quinci la via sale in grembo alla parete, superandola con un sentierino che serpiginoso ne dribbla gli sbalzi, talvolte mediante cengette, talaltre più di petto con facili passi d’arrampicata che tuttavia richiedono attenzione per la precaria qualità della roccia, bella eppure friabile, con qualche passo in modesta esposizione. Siamo soli, la plaga è grandiosa…P1130566 (3)

Intanto il sole abbrusca l’Ago di VillacoP1130568 (3)

Lungamente si procede tra ghiaie, saltini e cenge inerbite, finchè con decisione si sterza verso sinistra e si calcano le balze prative della banca. Occhieggia quinci lo spuntone che mentova il profeta dell’Antico Testamento. Ecco Mosè, ai piedi la sua Forcella, l’etere pervaso da lividi nembi; stiamo calcando un sogno…P1130570 (6)

..e nel sogno spira la bruma…P1130571 (2)

In basso il rifugio, all’orizzonte le giogaie slovene…P1130572 (2)

la bora feroce di gelo insaporisce vieppiù la plaga che sente già forte di selvaggio; ancora un traverso acclive su buon sentiero che solca la banca d’erbaroccia verso sinistra (ovest) e siamo in forcella; pochi passi prima diparte sulla destra questa bella cengia; suppongo (ma posso sbagliare) si tratti del segmento più facile della mitica  Cengia degli Dei; l’uzzolo di calcarne l’invitante sedime mi piglia forte, ma non dobbiamo disperdere tempo e risorse, ‘chè la via è ancora lunga e faticosa…P1130574 (2)

Ecco Forcella Mosè (2271 mt); raggiunta con calma in circa un’ora e venti minuti dal rifugio; l’orrido sprofondo che di là si getta nel vacume brumoso verso l’Alta Spragna sgomenta un poco…P1130575 (3)

Quinci piglieremo a destra (nordest), confluendo in un tratto del Sentiero Attrezzato Anita Goitan, che a sinistra continuerebbe per le Cime Castrein, mentre noi lo risaliamo in direzione JÔF FUART. Indossiamo casco e imbrago. Prima di svoltare con decisione a destra sulla seconda e grandiosa bancata del FUART, tocca rimontare una severa parete un poco strapiombante che ne difende l’accesso; inizialmente per un angusto camino/fessura, bello dritto e ben servito da funi e staffe…P1130578 (2)

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..superato il quale si procede per strette cenge ascendenti, cornici, sbalzi verticaci e muretti, con tratti in buona esposizione ma ottimamente attrezzati. Si guadagna quota ripirapidamente, e in breve ma con attenzione si perviene al magnifico cengione inerbito detritico, messo il piede su quale si rimane senza parole per l’aerea bellezza che ti  sbatte in ceffo scippandoti la favella…P1130580 (3)

Ora si traversa per lieve salita verso destra, nell’incantagione d’un ambulacro di squisita pasta montana; sul ciglio del precipizio brucano sereni gli stambecchi, per nulla crucciati dal nostro passaggio…P1130583 (3)

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..e la traccia in falsopiano solca la bellissima banca detritica, talvolta scarmigliata dai barbagli di luce che la bruma e il sole giocando risplendono…P1130581 (2)

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Ancora un quarto d’ora di felice viandanza in traverso poi la traccia, integrata dai bolli rossi, piglia più di petto il pendio roccioso, presentando qualche passo di elementare arrampicata nel superamento di sbalzi fra un segmento e l’altro di sentiero, mentre la luce piglia una cera cianotica…P1130585 (3)

…che presto degrada in densa nebbia declinata per banchi, rendendo ardua l’individuazione dei bolli e della traccia, complice la presenza di neve fresca in lembi che coprono il sedime. Ci raggiunge un gruppo d’escursionisti sloveni che ci tranquillizzano; li seguiamo nella rimonta frontale del pendio roccioso per gradoni a ghiaia e roccette, talvolta dribblati lungo cornici e cengette nevose che richiedono attenzione. Occhieggiano qui e là intanto i bolli, disordinatamente. Perveniamo così alla netta deviazione (indicata) per la cima, che decolla verticace a sinistra (nordovest); la pigliamo. Il Sentiero Goitan invece continua deciso verso est in direzione Madri dei Camosci. Rimontiamo con fatica la costa ormai solo rocciosa, per tracce travisate da bruma e neve, per fondiglio ghiaioso e sbalzi rocciosi di facile superamento ma da far con cautela; l’esposizione è quasi nulla, ma bastevole per far passare ben che vada brutte avventure in caso di caduta o scivolata. Poi la china s’appoggia un poco, e la traccia l’asseconda raggiungendo una fase di cresta…P1130586 (3)

Il freddo, ‘sì come la fame, si fa sentire. Rimontiamo la cresta per facili blocchi e ghiaie, presi a frustate dalla bora. Qualche ometto di pietre suggerisce i migliori passaggi…P1130587 (2)

Perveniamo allo sbocco/imbocco della tetra celebre Gola Nord Est, lungo la quale si sviluppa un ardito affascinante tracciato alpinistico, parzialmente attrezzato; quinci la cresta si discosta dal contrafforte e va in fuga verso sudovest; poco dopo erompe d’un sùbito turchese gelido incoronata la vetta del JÔF FUART, così vicina eppure ancor difesa da un’indomita cresta scarmigliata di bora…P1130588 (4)

..che in un barbaglio sgombra l’empiereo da nembi, mentre la Fra supera il primo balzo di cresta; mi piglia un’euforia d’algore bollente…P1130589 (3)

Pervengo quindi all’aerea  selletta su cui ristava mia moglie negli scatti precedenti (posta a cavallo delle due cime del Fuart) tramite qualche passaggio di misto contingente da superare con attenzione; la stessa cautela che m’occorse nel calcare il sedime dell’intaglio, sottile questi e in buona esposizione verso il vacume a nordovest. La restante breve porzione di cresta che scontorna la cuspide non oppone difficoltà particolari; qualche passo di I grado un poco esposto sul filo richiede attenzione e mani e piede saldi, dopodichè la traccia dribbla gli ostacoli su corta comoda cengia, sgamba pochi gradini e pesta ghiaie brevemente fino al Madonnino di vetta, ai cui piedi era posto contestualmente il libro (2666 mt). Tre ore circa di salita con calma dal Rifugio Corsi; nel prossimo scatto è visibile altresì la cima Nord, poco più acclive, ma ci facciamo bastare la cima tradizionalmente intesa come tale, poichè infreddoliti e tardeggia…P1130590 (2)

Le raffiche di gelido blizzard spirano le nubi, che rendono fantasmagorico un panorama già straordinario a giro d’orizzonte; qui verso est il Mangart, lo Jalovec e il più discosto Triglav (Tricorno)…P1130592 (4)

La fuga di giogaie Julie, sorvolata da un frattale impazzito di scie chimiche, cavata la bambagia di cirri…P1130593 (4)

a ovest la drammatica facciata nordorientale dello Jof di Montasio ( 2753 mt), stupenda cattedrale di Croda e massima elevazione delle Giulie Occidentali…P1130595 (3)

chapeauP1130595 (6)

Verso sud, noi a fior di labbra e l’edificio calcareo del CaninP1130599 (2)

Il cielo di vetta è stupendo, e lo striano i gracchi ‘sì come boomerangs mentre bruchiamo un ghiacciolo al panino. “Doberdan!” Salutiamo la simpatica compagine slovena e ci rimettiamo in cammino, ‘chè non è presto. Con attenzione caliamo a ritroso lungo la rampa rocciosa fino all’icrocio col sentiero Goitan. Quinci tiriamo dritto (sud) lungo la via normale, che dopo qualche serpentina per saltini e ghiaie presenta una frazione attrezzata. Si tratta di superare una parete di poche decine di metri invero appoggiata, per placche e cenge servite da funi ottimamente disposte; il tratto è di modesto impegno, ma va percorso con attenzione, vieppiù per la facilità con cui si provocano scariche di sassi ( i due escursionisti cerchiati nel prossimo scatto retrospettivo ripreso alla base della parete discesa ci han fatto dono di una gragnuola)…P1130601 (4)

Segue poi un passaggio molto suggestivo; tocca infilarsi nel buco, predisposto da quel masso incastrato,  contrassegnato questi da un bollo rosso…P1130600 (3)

Uscito il budello si calca una stretta e corta cengia esposta e attrezzata, che conduce all’imbocco di un canalino stretto e articolato di pochi metri, anch’esso sprovvisto di funi, la cui smonta è comunque semplice…P1130602 (3)

Si cala successivamente per stretta cengia spiovente, un poco esposta ed aggettante tuttavia ben attrezzata…P1130604 (3)

P1130605 (3)che via via si fa più comoda e deposita infine alla base del bastione roccioso; in quella terminano  la ferraglia e le maggiori difficoltà. Il tratto da qui all’incrocio prima con il sentiero 627 poi con il segnavia 625 per il ritorno al rifugio, sebbene di facile percorrenza, può celare qualche insidia per via del terreno malfermo e friabile, pertanto -complice magari la stanchezza-  non va preso sottogamba, malgrado si tratti perlopiù di buona traccia che serpiginosa gimcaneggia fra sbalzi di roccia inerbita e rampe ghiaiose.  Un’ultima lieve briga consiste nel discalare un muretto di 3/4 metri  che impegna sul II grado, appoggiato tuttavia, certo un poco più ostico in discesa: ritratto nella foto seguente in retrospettiva dalla base; provenendo in salita occhieggia la freccia rossa che ne indica la rimonta…P1130608 (2) Quinci ancora poche svolte declivi su sentiero e cengette poi si confluisce nel comodo segnavia 625, che ora imboccato a destra rimena in breve placidamente al rifugio Corsi, due orate più mezza circa dopo aver calato dalla cima con l’opportuna calma. Molto soddisfatti e un po’ stanchi, salutiamo affettuosamente la brigata del rifugio con una birretta e pigliamo a ritroso il 625 dell’andata, consci delle quattro ore d’auto che ci aspettano dopo le due e mezza stancopede che ci separano dall’auto. Lungo il percorso ci pregiamo di belle risposanti vedute autunnali su Malga Grantagar, malgrado lo sbiadore di luce meridiana…P1130609 (2)

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Al Passo degli Scalini salutiamo lo splendido proscenio di croda calcato in questi due giorni; ‘sì come ieri, il gigante JÔF FUART si nasconde tra le nubi; per conoscerlo meglio abbiamo dovuto salirne la vetta, ed è stata un’esperienza di grande intensità; similmente al gustoso approccio fra salubre  wilderness verace e piacevole saporosa convivialità umana. Ora che ne racconto a distanza di due anni, il terz’occhio mi vede scene vivide, i sensi tornano tosto a esperirne la corrusca bellezza. E’ l’emozione di un’avventura ben vissuta, il ricordo di una Walk on the Wild Side.

Alla prossima

Yoyodel

 

 

 

 

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