DOLOMITI D’OLTREPIAVE, Spalti di Toro: anello Fosso degli Elmi/Vedorcia; rugghio di Cervi e bisbiglio di Narli nel caleidobosco d’autunno, o delle virtù dell’Erba Talagona

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SCHEDA ESCURSIONE

Premessa

Spalti di Toro, Dolomiti d’Oltrepiave, pacifica e selvaggia frontiera di Croda con le Dolomiti Furlane. Il progetto era quello di compiere l’anello escursionistico quivi presentato, con il brio plusvalente di salire Cima degli Elmi, il tutto in giornata. Ebbene, la relativa disponibilità di luce stagionale e la voglia di riposare comodo in rifugio con cena succulenta in luogo d’un pernotto in bivacco sprovvisti di viveri bastevoli e e sacco a pelo, ci hanno fatto desistere a calcar la cima e bastare un sontuoso, lungo e profondamente piacevole giro ad anello senza diversione di scalata. Certo la bellezza dei luoghi costituisce forte richiamo, al quale un dì risponderemo determinati a calcare la Cima degli Elmi e perchè no, a farci l’impegnativo anello del Campanile di Val Montanaia per Forcella Segnata. Ma questa sarà un’altra storia. Intanto ci siamo goduti la plaga e la piacevolezza del bellissimo Rifugio Padova, senza rammarco, anzi.

Una postilla sul titolo del racconto; per lodevole iniziativa del gestore, i paraggi del Rifugio Padova sono disseminati di bellissime sculture lignee che impersonano i Narli, favoleschi figuri a guisa di folletti gnomeggianti, che dalla Val Comelico si recano in queste incantevoli plaghe per cogliere l’Erba Talagona, verzura dalle magiche virtù. Troverete una foto del pannello che spiega l’intera faccenda; cliccatela per ingrandirne la lettura e godetevi la simpatica storia. Le opere in legno afferiscono a diversi artisti scultori, che da ben quattordici anni rispondono all’invito del rifugista in occasione dell’evento SCOLPENDO,  manifestazione che chiama a raccolta al rifugio scultori che interpretano la montagna ed aggiungono il loro contributo a questa sorta di museo a cielo aperto che contiene ormai oltre 100 statue. Per aprofondimenti lascio qui il link a un articolo del Corriere delle Alpi SCOLPENDO, Corriere delle Alpi

N.B.: i tempi indicati si intendono al netto delle soste, e grossomodo corrispondenti a quelli di un camminatore medio, ovvero circa 1h per 300/350 mt. di dislivello in salita e per 500 mt. di dislivello in discesa, sempre grossomodo, ‘chè ognun* fa poi i conti coi propri.

  • CARTOGRAFIA: ho utilizzato la “Carta TABACCO”, foglio 021 “Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave”, scala 1:25000
  • L’anello si apre e si conchiude al Rifugio Padova, in Val Talagona, nel comprensorio comunale di Domegge di Cadore (BL). Il rifugio è raggiungibile in auto, tuttavia il transito stradale è disciplinato su criterio stagionale, poichè la carreggiata è piuttosto esigua e sarebbe problematico un flusso cospicuo di traffico veicolare nei due sensi; intanto qui di seguito le  indicazioni Google Maps per il Rifugio Padova ; la strada comunale della Val di Toro, ossia la carrozzabile asfaltata per il rifugio, è soggetta alla seguente disciplina (info tratta dal sito web del rifugio):
  • dal 01 giugno al 05 settembre transito solo salita dalle ore 10,00 alle ore 14,00; transito solo discesa dalle ore 14,30 alle ore 16,30; transito libero in ambo i sensi dalle ore 16,30 alle ore 9,30; ordinanza n.33/2012
  • vi lascio inoltre le indicazioni per Domegge di Cadore, ridente borgo Comune di riferimento da cui diparte la carrozzabile per il rifugio; indicazioni per Domegge di Cadore ; chi non volesse o potesse infatti raggiungere il rifugio con l’auto può farlo quinci a piedi, lungo il sentiero 342, in circa 2.30 ore
  • L’anello per come l’abbiamo compiuto prevede un’asola per Forcella Spe e il Bivacco Gervasutti, che aggiunge nel complesso un’ora e mezza a un circuito comunque bellissimo e di bastevole soddisfazione; certo la visione della tormentata schiera di Dolomiti Furlane da Forcella Spe, vieppiù l’eventuale sosta pranzo dal favoloso pulpito del bivacco plusvalorizzano i contenuti oltre che spazi, tempi e fatiche; liberi di scegliere. 
  •  SPAZI e TEMPI: Rifugio Padova 1287 mt -sentiero 352-radura Col 1451 mt (0.20 h); sentiero 352-radura di Valle 1360 mt (0.30 h); a sinistra sentiero 352-Cadin degli Elmi 1900 mt (1.20 h) Da qui l’asola eventuale: sentiero 352-Forcella Spe 2049 mt (0.30 h circa); a sinistra sentiero 352-Bivacco Gervasutti 1940 mt (0.15 h circa); stesso tempo per il ritorno al Cadin degli Elmi; Cadin degli Elmi- a destra (salendo dal Padova, a sinistra scendendo da Forcella Spe) sentiero 350-Rifugio Tita Barba 1821 mt (1 h circa); a destra bretella sentiero 350-Casera Vedorcia 1704 mt (0.10 h) -radura di Valle 1360 mt (0.45 h); sentiero 352-Rifugio Padova (0.50 h)
  • TOTALE TEMPI (senz’asola): 5 h circa; Totale tempi con l’asola: 6.30 h circa
  • DISLIVELLI: (senz’asola): salita 900 mt circa; discesa 750 mt circa; con l’asola: salita 1100 mt circa; discesa 950 mt circa  
  • PUNTI D’APPOGGIO : RIFUGIO PADOVA ; BIVACCO GERVASUTTI, RIFUGIO TITA BARBA (trovato chiuso per stagione inoltrata) scheda rifugio Tita Barba 
  • cartina topografica con tracciato del percorso escursionistico; in giallo ho tracciato l’anello secondo il suo svolgimento più logico, in blu ho indicato la nostra diversione ad asola per Forcella Spe/bivacco Gervasutti P1080511 (2)
  • DIFFICOLTA’: E (per escursionisti); gita facile su ottimi sentieri, tuttavia di lungo sviluppo perciò nel complesso abbastanza faticosa malgrado i dislivelli ben distribuiti, vieppiù si scegliesse di aggiungere la diversione per Forcella Spe/bivacco Gervasutti. In tal caso, peraltro, è opportuno procedere con particolare attenzione lungo il segmento tra Forcella Spe e il bivacco, in quanto il sentiero viene smangiato ed eroso dal dilavamento del terreno scaboroso e instabile, il che rende il passaggio più delicato; particolare cautela in caso di pioggia e ghiacciature

Caratteristiche: Siamo nell’ampia plaga di Val Talagona, sinistra Piave per quanto ancora in ambito cadorino. Nello specifico del giro, oltre Forcella Spe sgambiamo un poco in territorio furlano. Queste Dolomiti d’Oltrepiave, all’ombra e dirimpettaie dei blasonati colossi calcarei di destra Piave (Pelmo, Antelao, Marmarole), e qui a ridosso del Parco Nazionale Dolomiti Friulane, conservano uno status d’integrità ambientale pazzesco. E malgrado la quota modesta delle vette, offrono scenari di croda stupefacenti per bellezza, impreziositi da fitte foreste miste d’aceri, faggi e coniferi, esaltate dalla psichedelia dell’autunno e popolate da una movida di Cervi allora tutti presi e compresi nelle faccende amorose, in una sagra del barrito da mettere di buonumore. Il giro qui proposto indugia tra gli Spalti di Toro, lieta schiera di Crode sublimi e picciole con il piglio da giganti. Esse culminano in Cima degli Elmi, nostra meta da progetto iniziale poi tralasciata per non bastevole disponibilità di tempo. Annoverano celebrità rocciose frequentate d’alpinisti dediti al classico; probabilmente Cima Cadin di Toro e Campanile Toro dicono più di qualcosa a qualcuno e più.  La gita qui tralascia la consorella schiera di Crode afferente ai Monfalconi, ardite strutture montane che ospitano il celebre Campanile di Val Montanaia, onirico sollevamento roccioso di splendido e improbabile slancio isolato. Il maestoso Cridola, invece, benchè discosto vieppiù, sfoggia il proprio maniero calcareo sontuosamente. Ma un’escursione a venire senz’altro visiterà le plaghe in questione, perlopiù in territorio furlano. Tornando al giro in oggetto di report, questi si snoda prima per bellissime foreste decidue, via via miste a pecci e larici, poi arrivano gli acrocori e i mughi, ove il sentiero talora si fa deliziosamente barancioso. Si calcano alvei secchi, si affiancano ruscelli dal piglio vigoroso addolcito da tappeti di muschio fiabesco. Si pestano i calacagni ghiaiosi di magnifiche crode, ci delizia il paesaggio culturale di Casera Vedorcia, splendido alpeggio al centro d’un quadro di bellezza naturale impareggiabile. Si calca il soffice vello di Pra di Toro e colà si gustano l’ospitalità e la saporosa cucina proposta dall’eccelente Rifugio Padova. Ci toccherà inoltre visitare il Rifugio Tita Barba, ligneo e posto in luogo incantevole, trovato chiuso per stagione. Si può talora ciacolare con i simpatici Narli, frattanto contemplando panorami d’ampiezza grandiosa. Insomma, una lunga passeggiata nell’incantagione favolesca di Val Talagona. L’acqua è presente presso i rifugi (quando aperti) e comunque le malghe di Casera Vedorcia sono vissute e frequentate dai locali; per il resto dell’escursione la si trova di rio nel Fosso degli Elmi, non so se anche altrove in evo  più adeguato e generoso. Data la lunghezza del giro, vi capitasse di compierlo fuor di stagione, a scanso d’equivoci fatene opportuna scorta.

 

PRIMI D’OTTOBRE, ANNO 2017 D.C

Da Bologna per Domegge di Cadore sono le tre ore d’auto, senza traffico, ‘sicchè perveniamo al ridente borgo per le 9 mattutino. Tocca poi rimontare su stradello complicato la splendida Val Talagona, appena 7 chilometri per il Rifugio Padova, faccenda che comporta ulteriore mezzorata di guida richiedente attenzione, poichè il sedime stradale si presenta gibboso e stretto, vieppiù senza parapetto, talvolta esposto su ripide scarpate boschive. Arriviamo al delizioso pascolo acclive di Pra di Toro, che ospita il bellissimo Rifugio Padova. Mostriamo intanto questo cartello, che renderà più chiare un po’ di cose a venire (cliccate sulla foto per ingrandire)…P1080207 (2)Il nostro cammino quinci parte alle 9.30, e colà imbocchiamo il segnavia 352 diretti a Forcella Spè/bivacco Gervasutti. Cielo Freddo, limpido e assolato…P1080206 (2) Il comodo sentiero, ammorbidito da uno spesso vello di foglie faggiasche rimonta la costa boschiva, mentre spiritosi occhieggiano i primi Narli…P1080059 (2)..e i loro cagnoli lupestri…P1080060 (2)Il bosco crepitante di rossi e giallore c’inghiotte, mentre la via dolcemente ne compenetra l’incantagione…P1080062 (2)Larici, aceri e faggi fanno schermaglie di tinte calde, mentre i pecci dal piglio sempreverde attenuano un poco l’arsura cromatica…P1080064 (2)

 

P1080066 (2)La via rimonta la spalla vespertina del Marmolat, detta localmente Col, e ne perviene al sommo; in quella salutano garruli altri Narli ridanciani…P1080069 (2)La bella radura di Col, ove luce ombra e colori celiano con gaiezza pungolati da brezza di cielo…P1080071 (2)…e i Narli hanno casa…P1080074 (2)…con i funghi nel prato accosto, tanti. Qualche folletto birichino ha ceduto all’uzzolo di stupefarsi addentando una bella Muscaria…P1080075 (2)Insistiamo sul 352, che infila il bosco a ponente in discesa; i circa ducento metri acclivi meritati dopo una scarsa mezzora d’acclivio vanno quinci a disperdersi calando verso l’impluvio del Ru de La Val…P1080079 (2)…cui si perviene in circa 20 minuti di bella discesa nel bosco misto, talvolta incrociando ruscellamenti ora vizzi, che in stagione di rigoglio immagino lucenti e fatati. Eccoci al ponte ligneo di Val…P1080081 (2)..che varca il solo rio un filo polputo d’acqua…P1080082 (2)Quinci piega il sentiero un poco a destra salendo, e in breve siamo alla radura toponomastica incrocio di segnavia; insistiamo sul 352 a manca…P1080083 (2)..non prima d’esserci gustati l’incanto policromo di questo luogo, che ospita una bicocca in legno…P1080085 (2)Il sentiero sale piacevolmente nella foresta e fiancheggia le sponde al Ru de Val, che quivi scorre lieto in mezzo a roridi manti muschiosi…P1080088 (2)…e limpide polle per la sete di Narli e Fate…P1080087 (2)

P1080091 (2)Questo è l’incanto di Fosso degli Elmi; sono convinto che a tarda primavera le Fate vengano a fare il bagno ‘sì come i Narli a sbirciarne la gnuda grazia nascosti tra i cespi. Ora pure le Crode veraci degli Spalti occhieggiano tra le fronde, ancorchè travisate dal barbaglio dei riflessi solari; …P1080086 (2)Finora la nostra solitudine ha avuto compagnia fra bisbiglio di effimeri  Narli e cicaleccio di cince bigie; ora l’incantagione par sortilegio, ‘chè inoltrandoci nella foresta udiamo un rugghio ferino sinistro e vicino, seguito  tosto da un altro. Cervi con il blues d’amore? mmmmh, il bramito è più sibilante, meno feroce. Questo è un bercio belluino. E si avvicina. Vieppiù lo stormir di frasche e arboscelli spezzati ci spaurisce un poco. Orsi? Ma no, benchè l’areale del plantigrado sia vasto, non sono stati segnalati passaggi di recente in queste plaghe, nondimeno la bestia non dovrebbe approcciare l’uomo in guisa d’agguato, ‘sicchè procediamo tranquilli lungo il sentiero che ora più ripido e serpiginoso rimonta la china silvestre. Mentre saliamo altri ruggiti più lontani rispondono, regalandoci la tranquillità del constar di cervi amorati. La traccia segnata piglia ora di petto il pendio su buon sedime nell’effluvio saporoso di bosco…P1080093 (2)ed esce infine allo scoperto, nell’alveo secco di un torrente; occhieggia d’improvviso Cima Cadin degli Elmi (2424 mt), la nostra meta, qui abbruscata controsole. Par così remota…P1080096 (2)Mentre l’accosta Cima Cadin di Vedorcia, bellissima, gode di tenue luce riflessa…P1080097 (2) Camminiamo da circa due ore, lentopede con diverse soste; ulteriormente ci fermiamo un poco a gustare il panorama, ora spalancato a nord su Montanel 2461 mt(a sx) e Cridola 2581mt (a dx); il cielo è d’un turchino delizioso…P1080098 (2)Retrospettiva verso ponente; l’uscita del sentiero nell’impluvio secco, un ometto di pietra e le Marmarole sullo sfondo…P1080101 (2)Le fiamme dei larici scaldano un quadro che già profonde tepore…P1080100 (2)La traccia rimonta ora un poco sdrucciola il canale mantenendosi nel greto sassoso, mentre la plaga e il sole regalano magie…P1080103 (2) Saliamo ancora tra le grave del Fosso all’ombra della Cima, la cui croda s’imporpora ora di lucore…P1080105 (2)…altri dieci minuti, quand’ove l’alveo si sdraia in bel pianoro alluvionale punzecchiato da larici abbruscati…P1080115 (2)…da cui la vista ora piena di sole regala barbagli caleidoscopici verso Cima degli Elmi; ch’io abbia ruminato Erba Talagona inconsapevolmente?…P1080120 (2)

P1080118 (2)..e grandi scene di Croda con Cima Vedorcia protagonista…P1080117 (2)Quinci la segnaletica va un po’ in confusione benchè la traccia sia evidente, intuitiva verso la già visibile Forcella Spe; seguiamo il suggerimento di un paletto biancorosso che lascia il greto e ci mena a sinistra verso la costa del ghiaione basale di Cima degli Elmi; potrebbe pure trattarsi della deviazione per la debole traccia che s’insinua nella gola profonda di Forcella Maria rimontandola fino al sommo…P1080119 (2)Ma ora non si può sbagliare, poichè diversi evidenti cammini calcati conducono dritti a Forcella Spe, invero poco distante ormai; frattanto assaporiamo squisito gusto di croda…P1080122 (2)

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P1080124 (2)La traccia che abbiamo imboccato insiste ora nuovamente nel solco adusto del fosso, talora indicata da ometti; la Forcella è vicina, stupenda la plaga…P1080127 (2)Lo strappo finale si fa più duro e serpiginoso; fo una pausa, mi volto e mi pregio lo Zorro delle Dolomiti che lascia il suo tag soperchio nel cielo sopra il Cridola…P1080128 (3)Ancora quindici minuti di rampa un poco sdrucciola e siamo a Forcella Spe; tre ore scarse di cammino lentopede ci hanno condotto quivi…P1080133 (2)Di là sale alto e selvaggio l’urlo vegetominerale delle Dolomiti di Sinstra Piave, con accento furlano…P1080135 (3)Raffiche d’algida bora ci molestano il ceffo; è tardi, se vogliamo salire Cima degli Elmi dobbiamo affrettarci, ‘sicchè risoluti pigliamo il seguito del 352 diretto al bivacco Gervasutti ma la solerzia deve fare i conti con la traccia cattiva, declive, scivolosa; il terreno franoso e friabile soffre le intemperie, il sedime ambulatorio dilava quanto la costa sbrisolona che lo ospita; tocca procedere con attenzione…P1080137 (3) Talora la traccia spare mangiata dalla frana sonnecchiante; non vi sono passaggi con esposizione diretta, ma certo è meglio non sperimentare le scarpate sottostanti; lo scatto seguente, rubato al ritorno, vuole essere indicativo del terreno un poco scabroso…P1080157 (2)Un quarto d’ora di saliscendi e sbuchiamo presso un poggiolo che smorza il contrafforte, dal quale s’offre un bel colpo d’occhio sulla complessa plaga orografica  delle Dolomiti furlane; la posizione del sottostante bivacco Gervasutti è magnifica, nel cuore selvaggio della scena…P1080139 (3)Rattamente caliamo all’acrocoro per traccia ripida; il bivacco soffre un poco di manutenzione o scarso utilizzo, ‘che fatichiamo ad aprire la porta, intralciata da ciuffi tosti di gramigna…P1080143 (2)Per quanto riguarda l’interni, ho visto di peggio e di meglio; dimenticai di buttar l’occhio ai quaderni sul tavolaccio…P1080146 (2)L’adusto rivestimento zincato soffre d’alopecia, qualche acciacco d’età e ammaccature da intemperie, ancoraggi posteriori laschi e saltati, eppure questo riparo suscita tenerezza e rispetto, poichè severo e grandioso è l’ambito in cui esso  rista fieramente quale tempio e dimora del Genius Loci di queste plaghe selvagge, solitarie…P1080140 (3)Tardeggia, ma dobbiamo mangiare un boccone. Buttiamo l’occhio sulla via di salita a Cima degli Elmi; essa diparte per tracce alle spalle del bivacco, s’infila nel canalone di destra (ve ne sono due) – segnalata da sporadici ometti – al sommo del quale, stando alla letteratura, si pone Forcella Santa Maria; quinci dovrebbe essere di rosso bollata e rimontare la rampa roccioghiaiosa fino in cima, tramite sentierino serpiginoso e passaggi su roccette. Dice un’ora e mezza. Ebbene, si pone una scelta: o saliamo epperò dormiamo al bivacco, senza sacco a pelo con acqua poca e debole cena di un panino rimasto, oppure rinunciamo alla vetta e con piacevole calmezza facciamo l’anello previsto senza correre, nondimeno col saporoso desco e il pernotto già prenotati al Rifugio Padova. Poichè volessimo far tutto dovremmo correre assai, stancarci oltremodo, rischiare di rimanere incrodati ben che vada scapicollando, e vagolare notturni per il bosco. A malincuore ma tosto sereni rinunciamo alla vetta, solo rimandata; però c’incamminiamo un poco lungo la traccia, fino al punto in cui occhieggiano i primi ometti, così, per accertarci del percorso in funzione di una prossima volta. Ci gustiamo intanto le merlature sottane del Campanile Toro, scottate da un cielo magnifico…P1080149 (2)Dopo la pausa rimontiamo verso Forcella Spe, donde ricaleremo nel Fosso degli Elmi e quinci piglieremo il segnavia 350 lungo la Costa Vedorcia per l’omonima Casera passando prima per il Rifugio Tita Barba. La china  ghiaiosa mette fatica, e arranchiamo un poco nell’incongruo binario di scie chimiche…P1080151 (2)Talora però gustando le crode gourmet; questi è il Campanile Toro in letto di mughi…P1080155 (2)Raggiunta nuovamente Forcella Spe a ritroso percorriamo il canale di ghiaie…P1080158 (2)Dall’alto è ben visibile il sentiero che imboccheremo, il 350 diretto a Costa Vedorcia, verso sinistra…P1080159 (2)..mentre gli UFO, in guisa di nube lenticolare, sono procinti all’atterraggio sul Crodon di Scodavacca…dav

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P1080163 (2)Giunti Sul piancito ghiaioso a fine canale un segnavia ci esorta ad insistere…P1080165 (2)Pochi passi e perveniamo al crocevia, non scorto in fase di salita; imboccheremo il 350 direzione Tita Barba; poichè proveniamo discendenti da Forcella Spe lo prenderemo a manca; chi provenisse dal Rifugio Padova/Fosso degli Elmi e volesse compiere l’anello senza passare a Forcella Spe, qui lo troverebbe da pigliare verso destra…P1080166 (2)Quinci diparte un delizioso traverso in falsopiano lungo la Costa Vedorcia, in plaghe di grande pregio ambientale; innanzi la via dolcemente respira nel bosco misto e profumato…P1080168 (2)Talora ci voltiamo a tergo per gustare le vampe di larici che cuociono le crode; questi è il Cridola…P1080173 (2)…Ciam Vedorcia (a sx) e Cima degli Elmi…P1080171 (2)

Lungo l’ottima sede ambulatoria occhieggiano pure cembri e baranci, e l’aria fresca s’incensa di balsami sempreverdi…P1080175 (2)

Dopo circa 20 minuti di cammino sollazzevole perveniamo a un poggiolo raggiungibile in pochi passi dal sentiero, sul quale riposa un baitello incantevole posto in posizione superlativa; questi è il tavolaccio per una colazione in cinemascope sulla lieta schiera delle Marmarole (foto dal cellulare)…IMG_20171020_141001 (2)

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Colpo d’occhio posteriore (foto dal cellulare)

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Qui sul retro della bicocca; siamo al centro dell’empireo squisito di boschi e crode (foto dal cellulare)..IMG_20171007_145731 (2)

Acero vermiglio e Cima degli Elmi, due grandi protagonisti…P1080181 (2)

Ancora in piena sbornia di sensi ripigliamo il cammino lungo il sentiero 350 che mantiene un altissimo indice di gradevolezza, fra larici biscottati e tenaci sempreverdi…P1080185 (2)

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Talora le fronde si discostano a mo’ di sipario, regalando scorci bellissimi sulla plaga di Talagona. In breve perveniamo alla mulattiera che diretta scende a Malga Vedorcia, ma insistiamo in favore del nostro segnavia, che più a sinistra sale un poco e si mantiene in bosco…P1080188 (2)

Venti minuti di acclive dolce cammino e meritiamo un poggio presidiato da un’altra baita commovente, a uso malga…P1080190 (2)

Poggio da cui occhieggia la fiabesca radura che ospita il Rifugio Tita Barba, con il più accosto delizioso stambugio a far gli onori di casa…P1080192 (2)

Primo piano del rifugio di legno buono, chiuso di stagione..P1080193 (2)

A un dipresso dello steccato la segnaletica verticale del 350 ci guida verso destra…P1080194 (2)

…lungo una mulattiera che declive serpeggia verso i pascoli sottostanti di Vedorcia, al sommo dei quali s’incrociano sentieri; insistiamo a calare verso destra…P1080195 (2)

Pochi passi e pestiamo il soffice sedime prativo di una plaga d’Alpe tra le più belle in cui mi sia capitato di viandare; picchiettata di affettuosi casopini dei Fratelli Grimm in soggiorno cadorino…P1080196 (2)

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..e accarezzata da uno struggente lucore autunnale…dav

Pochi passi oltre la doratura dei larici e il Trompe l’oeil, e vagoliamo figure animate in un quadro naturale della meglio scuola bucolica; possiamo quivi sentire il respiro tenue del paesaggio culturale, la voluttà delle crode baciate dal sole, la letizia dei prati dal fuoco soffice del medesmo coccolati…IMG_20171022_133238 (3)

Persi nell’incantagione perdiamo pure i segni, ‘chè una simpatica signora sull’uscio del suo baitello ci ragguaglia sulla giusta via; si tratta di scendere verso l’ampia malga con stalla che dà il nome all’acrocoro, riprendendo la fuga di paletti pittati a rossobianco; essi riportano lungo la mulattiera principe e successivamente traversano il prato per infilarsi nel bosco a margine sottano dell’alpeggio. Ora è tardi, rischiamo di vagolare nel buio se non affrettiamo il passo verso il Rifugio Padova, ‘sicchè non prendo più foto e un poco scapicolliamo lungo il sentiero, che si butta in calata senza fronzoli e ripidamente, quantunque su buon terreno e sempre chiaro. Questa bretella di raccordo sentieristico ci deposita presso il prato con baito di Valle, ossia in corrispondenza del crocevia di sentieri da cui transitammo in mattinata; pigliamo quinci a ritroso il 352, varchiamo il ponte sul Ru de La Val e rimontiamo fino al pianoro di Col, casa dei Narli. Da lì caliamo rapidamente al Rifugio Padova. Nel segmento dal ponte sul Ru de La Val al Rifugio Padova sarà tutto un barrire di cervi con il blues. Circa un’ora e mezza di cammino un poco affrettato da Malga Vedorcia al Rifugio Padova, così non ci colse il buiore. Mi commuove il tenue lucore pastellato del Pra di Toro quando vi sbuchiamo…P1080199 (2)

…e l’accogliente focolare del rifugio al crepuscolo…P1080200 (2)

Siamo stanchi dopo un cammino di 7 ore, non così duro ma di lungo sviluppo, cui vanno sommati sonno scarso e lungo viaggio automobilistico. Sarà una piacevole serata di squisito desco a base di genuina gastronomia montanara, cordialità della brigata famigliare di gestione atmosfera conviviale con gli avventori. E notte soda.

 

L’INDOMANI

Sbrandiamo con calma. Ottima colazione. Bella mattinata. Poichè intendiamo essere a Bologna poc’oltre ora di pranzo rinunciamo a imprese domenicali d’escursionismo avventuroso, ‘sicchè mi tengo la voglia di sorprendere il Campanile di Val Montanaia da Forcella Segnata per altra occasione; l’anello del Campanile dal Rifugio Padova per le Forcelle Segnata e Montanaia è roba tosta, da 6/7 ore, che presuppone determinazione, freschezza di risorse, tempo disponibile. Sarà quindi per un’altra volta. Decidiamo però di consumare le tre orate di comporto allungandoci lentopede nel Cadin di Toro, lungo il sentiero 357 che diparte dal rifugio; il  segmento che pesteremo in modalità a/r corrisponde al primo tratto dell’anello poc’anzi mentovato. Questa è una galleria d’impressioni fotografiche della passeggiata, ma prima vo a far due chiacchiere coi Narli giocondi, che hanno giusto arieggiato la capanna riservata a orsi e bambini…P1080203 (2)

Un bel ceppo a postazione idonea per l’ozio scientifico…P1080204 (2)

Altre Opere di artisti ospiti della manifestazione “Scolpendo”… P1080205 (2)

Imbocchiamo il sentiero 357; occhieggia tosto una bella Muscaria, buon viatico per Folletti, Puffi e Narli qualora s’incorresse in penuria d’Erba Talagona…P1080211 (2)

Il cammino si snoda prima comodo e via via più ripido in bosco bellissimo; testimoniano per la sua pregevolezza gli scorci mattutini di lucore umbrato pastello sul Cridola…P1080213 (2)

Che quinci si erge a poderoso maniero…

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..e le betulle ossequiano rosseggiando nel giallore dei confratelli ontani..P1080216 (2)

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Un’oretta di cammino lentopede dal rifugio e siamo alla deviazione per Forcella segnata…P1080217 (2)

Qualche passo in quella direzione per gustare il sontuoso vacume ritagliato dalle magnifiche crode facenti capo agli Spalti di Toro…P1080221 (2)

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L’acredolce solitudine della plaga è saporosa; in tal senso quest’acclive Val Cadin ha tanto da donare. A sinistra (nordest) occhieggia l’arcuata struttura d’un Porton; presumo però non si tratti del celebre Porton di Monfalcon ma di altra faccenda non mentovata sulle carte; sto ancora cercando spunti e documentazione; intanto godiamocela…P1080227 (2)

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Anche d’angolazioni differenti…

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Scendiamo che sale il sole, in un tripudio di colori, odori e forme; ecco laggiù TrasPiave le Marmarole…P1080239 (2)

..un’Amanita Muscaria polputa e giovane…P1080244 (2)

Il magnifico alpeggio di Pra di Toro secondo la Caran d’Ache..P1080245 (2)

..e il medesimo, con il bellissimo Rifugio Padova che occhieggia pedeprato; spicca il giallore plastico dell’elisoccorso che frattanto ha posato il mezzo; sembrava però tutto tranquillo, speriamo…P1080247 (2)

Un saluto ravvicinato al fosco Antelao…P1080248 (2)

Siamo all’auto. Facciamo ritorno a casa con il terz’occhio colmo d’impressioni delicate, vigorose, bellissime. Questi Spalti di Toro meritano senz’altro visite d’approfondimento. Un dì saliremo a Cima degli Elmi, e l’uzzolo selvatico e forte di compiere l’anello del Campanile di Val Montanaia per Forcella Segnata merita soddisfazione, ‘sicchè arrivederci, splendide plaghe montane.

YOYODEL

 

 

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