CORSICA; GR20 Nord trekking, o del pensare coj piedi

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Forse il più celebre trekking d’Europa, sicuramente fra i più ambiti. Negli anni ottanta del secolo (e millennio) passato vibrava d’un’aura mitica, emblematica dell’avventurarsi nella wilderness più schietta; sedici tappe lunghe (200 km complessivi) e impegnative per tipologia di terreno, senza specifici punti d’appoggio e approvvigionamento che non fossero sperdute bergeries (fattorie). Una traversata in quota lungo la spina dorsale orografica e i rispettivi contrafforti della Corsica,  una cavalcata della diagonale nordest -sudovest o viceversa. Negli ultimi anni, complice il crescente interesse per  l’escursionismo, il percorso è stato maggiormente strutturato e dotato di presidi e rifugi, invero alquanto spartani. La sigla GR sta per Grande Randonnée (lunga camminata) mentre il 20 corrisponde al numero identificativo delle targhe automobilistiche immatricolate in Corsica fino al 1975, anno in cui venne tracciato il percorso. Il trek viene spesso inteso in due segmenti che lo dividono grossomodo a metà: il GR20 Nord, da Calenzana a Vizzavona (o viceversa), 9 tappe, e il GR20 Sud, da Vizzavona a Conca, 7 tappe. Molti randonneurs optano per una singola opzione, magari tenendo l’altra per l’anno successivo. Noi abbiamo scelto di percorrere il solo segmento Nord; Per questioni di voglia e disponibilità energetica complessiva abbiamo preferito sintonizzarci su fatiche corrispondenti a 10 giorni d’impegno escursionistico intenso. Per questioni logistiche abbiamo intrapreso il percorso in direzione sud-nord. Il GR20 vede una sempre maggiore frequentazione d’escursionisti. In agosto erano davvero tanti (perlopiù francesi, pochi italiani, qualche anglofono, altri teutonici e variamente europei). La faccenda toglie poesia, comporta un po’ di farragine presso i posti tappa ma nel contempo si pone come fattore di tranquillità e sicurezza.

SCHEDA

Abbiamo preso il traghetto Livorno-Bastia, con l’idea di fermarci colà e dintorni per qualche giorno di mare dopo il trek. da Bastia abbiamo raggiunto Vizzavona con il bel trenino; qui sotto il link al portale internet della rete ferroviaria corsa:

http://www.cf-corse.corsica/

Giunti a Vizzavona abbiamo dormito al bell’albergo presente in loco, di cui vi lascio il link al sito

Hotel Le Vizzavona

Per tutte le info più dettagliate vi lascio il link al portale ufficiale del GR20, in lingua francese con l’inglese disponibile

http://www.le-gr20.fr/

Sono presenti diversi blog e forum internet sull’oggetto GR20; ve ne indico un paio molto accurati

gr20corsica.wordpress.com (versione italiana)

corsica.forhikers.com

Vi sono molte agenzie d’escursionismo specializzate nell’accompagnamento del GR20; con semplici ricerche in internet se ne ottiene un ampio ventaglio d’offerte; altresì, sul portale web del Parc Naturel Règional de Corse è presente uno specifico elenco di operatori in tal senso accreditati. Vi lascio di seguito il rispettivo link diretto

http://www.pnr.corsica/les-professionnels/

SCHEDA GR20 NORD

  • DURATA: 10 giorni (di norma 9 tappe)
  • LUNGHEZZA/SVILUPPO: circa 85 km
  • DISLIVELLO MEDIO PER TAPPA:  circa 650 mt
  • QUOTA MASSIMA 2600 al Passo Eboulis  (2710 se quinci si vuol raggiungere il culmine di Monte Cinto, massima elevazione dell’isola, con breve impegnativa digressione)
  • QUOTA MINIMA 275mt  (Calenzana, punto d’arrivo/partenza)
  • SI DORME  PRESSO I RIFUGI E GLI SPECIFICI I POSTI TAPPA, ANCHE CON LA TENDA NELLE ATTIGUE AREE ATTREZZATE.  Si può utilizzare tenda propria pagando una gabella di 7€ a persona destinati al Parco, oppure sono disponibili tende preallestite afferenti ai rifugi al prezzo di 11 € ad personam. Pressochè a ogni posto tappa/rifugio sono presenti piccoli spacci ove si possono acquistare viveri frugali (pane, affettati, formaggi, biscotti). Il GR20 è costosetto. Un pernotto in dormitorio costa fra i 14 e i 18 €, un pasto (non eccelso ma abbondante) dai 15 ai 20 €, la colazione scarsa e beffarda fino a 10 €, per una spesa media giornaliera individuale di 40 variabili (a seconda che si pernotti con tenda o in dormitorio) a fronte di servizio rudemente spartano, precarie condizioni igieniche, possibilità di doccia perlopiù fredda e latrine alla turca malconce e insufficienti per il cospicuo carico d’utenza. Insomma, sistemazioni tappa per escursionisti non troppo esigenti. Alcune bergeries che s’incontrano lungo il percorso offrono servizio di vitto e alloggio, a integrazione del sistema rifugistico. l’attendamento esterno alle aree predisposte è vietato, ‘sì come in tutto il territorio del parco.
  • CARTOGRAFIA: ho utilizzato la carta KOMPASS Korsika Nord/Corse du Nord foglio 2250, declinato in tre carte, scala 1:50000 e la cartina allegata allo splendida contestuale monografia della prediletta rivista “MERIDIANI MONTAGNE”n.86 (che vi consiglio).  Ho visto molti randonneurs francesi disporre della topoguida dellaFFRP (Fèdération Française de Randonnée), acquistabile online, sul sito del GR e nelle grandi librerie tipo FNAC, sul territorio. Troverete stralci di mappa specifici per ogni tappa; in blu ho segnato punti di partenza e arrivo e le frecce direzionali. Nella mappa originale il percorso è indicato in giallo sovrapposto alla tratteggiatura rossa, e contrassegnato con la sigla GR20. L’ho mantenuto tale nei miei stralci, vi sarà molto chiaro. Posto qui sotto una mappa frugale della Corsica, su cui evidenzio sommariamente la diagonale del GR20; in blu ho sovratracciato il segmento Nord che abbiamo percorso. P1110029 (2)

 

  • DIFFICOLTA’ : EE (per escursionisti esperti) Si tratta di un trekking a lunga percorrenza impegnativo per tipologia di terreno e fatiche complessive. Quasi tutte le tappe presentano molti passaggi d’arrampicata su roccia, perlopiù semplici e non superiori al II grado, con esposizioni nulle o modeste, tuttavia talora delicati per l’ingombro e il peso dello zaino. Qualche passo più tecnico, qualche attrezzatura sommaria. Contestualmente l’andamento spesso verticale in salita e discesa in quadrumania correlato alla lunghezza e alla fatica richiede uno sforzo costante di concentrazione, fattore spesso logorante. Attenzione ambulatoria che va sempre mantenuta anche nei tratti di percorso semplici e pianeggianti, poichè il sedime è sconnesso vieppiù da sassi, radici e sbalzi, pena distorsioni e cadute rovinose. Queste peculiarità, sommate alla modesta capacità di buon ristoro dei posti tappa, determinano un grado di difficoltà impegnativo del GR. Per contro, il percorso è molto ben segnalato.

CARATTERISTICHE 

La Corsica è altresì nota come Île de Beauté, ossia isola della bellezza. E non si può dar torto a chi ha coniato quest’espressione. Un mare bellissimo ne bagna le sponde, che rattamente impennano per animare paesaggi di grande montagna. Fitte foreste d’alberatura mista ammantano poderosi pendii di nobile granito e serpentini rosseggianti. Spicca l’eleganza del Pino Larìcio, splendida conifera che ibrida il mediterraneo e l’alpestre, in foggia monumentale o teneramente giovane. Acrocori d’arcadia primordiale, altopiani pratili verzicanti di smeraldo, torrenti entusiasti che offrono tante polle d’incantagione ove tuffarsi volendo. Imponenti profili montuosi, cime slanciate in granitiche lame o tozzi tumidi panettoni. Un sistema orografico complesso e spettacolare, fatto di contrafforti, orridi mozzafiato e valloni aperti o precipiti. Laghi alpestri a guisa di gemme, circhi petrosi che d’alpestre offrono l’anima. Qualche rustica bergerie (fattoria) che talora punteggia d’antropico un ambito che a perdita d’occhio sapora di selvaggia naturalità. E questo avventuroso percorso ne cammina la plaga. Basti pensare che l’isola, invero di medie dimensioni, decolla fino ai 2710 metri del Monte Cinto, e schiera diverse cuspidi superiori ai metri 2500. E la magia del paesaggio sta proprio là, dove s’ibridano il marittimo e l’alpestre in un’estetica sorprendente. Venendo al cammino, il GR20 Nord è più lungo e impegnativo del fratello segmento sud, e a detta di molti più spettacolare. Dicevamo prevede passaggi tecnici e impegnativi, e tanti di quest’ultimi. Ma la peculiarità di spicco sta nella tipologia di terreno sempre piuttosto tormentato che accompagna il randonneur lungo il cammino, anche laddove parrebbe di poter tirare il fiato e allentare la tensione. No. Come accennato sopra, tocca sempre badare a dove si mettono i piedi. Il tracciato si sviluppa sempre su sedime trabocchetto; buche, sasse, ostacoli, saltini non danno tregua. Per questa ragione ho sottotitolato il racconto “o del Pensare coj Piedi”. Ogni posto tappa sembra l’infermeria d’un campo di battaglia. Randonneurs escoriati, caviglie gonfie, volti lacerati e tumefatti per cadute di faccia. Conseguenze sì della stanchezza, ma di quella fatica che spinge a distrarsi un attimo nel tratto di  cammino che sembra concedere un’ambulazione più rilassata, con l’uzzolo di distrarsi un attimo. Ponderando invece i passaggi più tecnici, si tratta perlopiù di brevi ma assai frequenti segmenti d’arrampicata lungo caminetti, fessure, paretine, cenge sconnesse, sbalzi. In esposizione modesta ma delicata contestualmente al peso e all’ingombro dello zaino e alla fatica che via via si accumula. E in salita come in discesa, attenzione. Sono presenti alcuni passaggi attrezzati con catene e corde che facilitano o proteggono la progressione, ma li ho trovati spesso (non sempre) scomodi. Le catene lasche ‘sì come le corde disagevolano invero l’incedere; almeno questa è stata la mia percezione.  Il famigerato Cirque de la Solitude, lo storico passaggio più impegnativo, avventuroso e spettacolare dell’intero GR è stato sostituito con un percorso parallelo più sicuro, nondimeno impegnativo. Nel giugno 2015 sette escursionisti persero la vita nell’attraversamento del Cirque de la Solitude. Un violento temporale causò smottamenti e frane fatali. Il passaggio fu pertanto chiuso di conseguenza e si provvide a tracciare un percorso alternativo, ora vigente. Dal giugno di quest’anno (2018) il transito per il Cirque de la Solitude non è più interdetto, ma le stesse autorità competenti ne sconsigliano la percorrenza, poichè sono state rimosse tutte le attrezzature precedentemente presenti, e il passaggio viene ora classificato come alpinistico, eventualmente da percorrere a proprio rischio e pericolo, e con proprio materiale tecnico d’alpinismo. A proposito di maltempo; non possiamo lamentarci di come ci è andata, poichè abbiamo preso poche gocce nel complesso dei dieci giorni. Tuttavia il temporale ci ha sempre soffiato sul collo e pungolato i calcagni. Su consiglio dei rifugisti, abbiamo sempre percorso i tratti più scoperti e impegnativi nella mattinata, alzandoci pertanto all’alba, poichè lo scorso agosto le nubi temporalesche di norma il mattino s’addensavano con l’intenzione di scaricare attorno all’ora di pranzo. Non è successo sempre, anzi, ma la minaccia era sempre concreta. Farsi sorprendere dalla tempesta sule creste o in mezzo alle pareti che si traversano è un’esperienza da immaginare solamente, data l’intensità dei fenomeni che abbiamo potuto poi verificare. Questione rifugi. Dicevamo spartani, sporchi e con dotazioni spesso insufficienti. Minaccia di cimici nei dormitori, e se ho ben capito, pure le pulci. Di norma pare siano però quotidianamente disinfestati. Un punto a favore delle strutture e della rispettive modalità di gestione sta nel fatto che si rende disponibile ai randonneurs autonomi e non ospiti del vitto e dell’alloggio l’utilizzo gratutito di fornelli e stoviglie. Ecco una faccenda che ha reso questo trekking impegnativo vieppiù. Partiamo dal mattino. Sveglia all’alba, smontare la tenda, sostenere l’impatto della latrina, recuperare la triste colazione nello scatolo col proprio nome, partire, scappare dal temporale (in particolare in occasione della pausa pasto frugale che pertanto durava 5 minuti), camminare con 13 chili di peso su terreno difficoltoso per 6-8 ore, arrivare al posto tappa, cercare il sedime per la tenda meno disagevole, montarla, reimpattare le latrine, fila per doccia fredda e sudicella, lavare i vestiti e asciugarli, cambiarsi, provar di riposare un poco in tenda con soundtrack di tuoni, prenotare la cena frugale, cenare, dormire alle 20.30 e daccapo, per dieci giorni. Ecco, un po’ un lavoro. Con scarse possibilità di ristorarsi a modo. Nei due posti tappa in cui abbiamo sfruttato l’albergo, quindi un letto, la doccia calda e un po’ di comfort, l’indomani siamo ripartiti di slancio. pertanto fatica, e affaticamento, che talora ti smonta la voglia di proseguire. Ma rimane un’esperienza di grandissima intensità escursionistica, che potrete chiamare la vostra piccola grande impresa. Se meditate di farlo in alta  stagione (luglio e agosto) e se intendete sfruttare il pernotto in dormitorio ‘sì come quello nella tenda predisposta, ponderate l’opportunità di prenotare; in tal senso consultate il sito del GR di cui vi ho lasciato il link all’inizio scheda. Lo faceste in giugno potreste trovare ancora parecchia neve in alto. L’acqua (di fonte o di rio) la si incontra spesso, ma non sempre, quantunque noi non abbiamo mai dovuto usare il filtro e sempre bastevole fu quella caricata ai rifugi o presso le bergeries e le fonti.

 

 

 

GIORNO PRIMO: da Vizzavona (900mt) al Refuge/Bergerie de l’Onda (1430 mt);

E

6.30 h

dislivelli: salita 1200 mt circa, discesa 650 mt. circa P1110040 (3)

Il viaggio sul trenino del Chemin de Fer da Bastia per Vizzavona già ci aveva anticipato alcuni bellissimi scenari ch’eravamo procinti a calcare. Vizzavona consta di edifici quattro, ossia la stazione, una brasserie, il rifugetto gite d’etape e l’albergo. Dimenticavo la minuscola bicocca lignea del pizzicagnolo. Aperitivo al rifugio. Ci colpisce tosto il claudicare dei tanti escursionisti, i calcagni gonfi et emaciati, abrasioni diffuse. E lo sguardo provato. La serata rosseggia e par buona, ‘sicchè siamo confidenti che il meteo possa esserlo altrettanto domani. Invece no. Ci svegliamo con strepiti di tuono, bagliori in cielo e cateratte mollate d’acqua. Per tutto il trek avremmo sempre fuggito il maltempo, che pareva provar gusto nel pedinarci e farci crucciare, benchè invero ci abbia poi risparmiato. Spiove, si parte con i 12 chili sulle spalle. Saliamo la carrabile che in due curve conduce all’innesto del GR20, evidenziato da segnaletica verticale. Noi pigliamo a destra, poichè del GR20 segmento Nord meniamo la direzione sud-nord…DSC00018 (2)

Il percorso è per ora lungamente una carrozzabile in piano e blanda salita che talvolta si fa mulattiera; non inganni la guisa del comodo sedime, ‘chè presto cambierà in durezza. Bello il bosco di faggi che la ospita, impreziosito di limpide polle torrentizie…DSC00025 (2)

I faggi cedono spazi alle prime pertiche di Pino Larìcio; il bosco è bello e profumato, siamo soli…DSC00028 (2)

Quando la selva si fa mista faggi e pini ci casca l’occhio a terra, poichè una bella Salamandra corpacciuta spare e appare tra le foglie…DSC00034 (2)

Poco dopo lasciamo sulla sinistra un gruppo di casopini attrezzati che se ben ricordo fungono da gite d’ètape ; nel bosco seguiamo i segni biancorossi che pigliano a rimontare sulla destra la costa boscosa, seguendo contromano il torrente. Ecco che il terreno assume la foggia tipica del GR, ossia il sentiero perde i suoi connotati per diventare una traccia scomoda che aggira massi erratici e/o li rimonta ospitata da un sedime nodoso di radici, scomodo, sconnesso, irregolare…DSC00037 (2)

In breve perveniamo alle Cascades des Anglaises, piccole cadute d’acqua con belle polle smeraldine; siamo in cammino da un’ora circa…P1100646 (2)

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L’ambiente sapora ora forte di montagna corsa; bastioni di granito sodo che ospitano grandi Pini Larìci e cespi di ginepro; frattanto spare il sole mentre il cielo si fa diafano e plumbeggia proprio laddove siamo diretti. Rimontiamo gli sbalzi granitici a scomodità, entriamo un boschetto di betulle poi ci troviamo a pestare un piccolo dosso roccioso che apre la valle più acclive. La plaga è selvaggia, molto bella e ben rappresenta la cifra estetica di questi ambienti; coste montuose di tumido granito verdastro e radi Pini Larìci confitti elegantemente; bellissimo…DSC00044 (2)

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Seguendo la chiara e abbondante segnaletica rossobianca calchiamo invero comodamente queste suggestive gibbe montonate, talora passando per boschetti di faggi e betulle, pregiandoci la ricca bellezza delle acque torrentizie…DSC00047 (2)

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la salita è ancora moderata, quantunque già gli zaini pesino di cattiveria. Rimontato il sedime roccioso torna la traccia fra i verdi a radi ciuffi di faggi e macchia ginepresca; frattanto il cielo minaccia e l’aria raffredda..DSC00049 (2)

Quinci tocca risalire nel grigio tutta la valle del torrente Agnone per varcarla proprio lassù, dove si colloca la Creta di Muratello con l’omonima Sella (2064 mt); andiamo bene…DSC00050 (3)

il cammino è ancora piuttosto comodo, benchè tocchi badare a dove poggiano i piedi per evitare inciampi e distorsioni moleste. I segni guidano lungo un sedime di sassi e ginepri nani e nodosi, malgrado il cielo dispettoso lo scenario è livido e bellissimo…DSC00055 (2)

Rimontiamo con fatica un poggetto…DSC00057 (2)

..che prelude a un dolce breve tratto in faggeta smarrita…DSC00058 (2)

..uscita la quale s’impenna la salita; tocca rimontare i vari sbalzi che terrazzano l’acclivio alla sommità dell’anfiteatro; il terreno si fa più faticoso e impegnativo: gradoni, saltini, ripide rampe inerbite.DSC00060 (2)

Lungamente, in affanno e silenzio; frattanto piove un poco, e copriamo lo zaino…DSC00073 (2)

Uno sguardo di spalle al bel vallone che stiamo salendo..DSC00069 (2)

La via piega verso destra (est), e sale  traversando per scomodi lastroni, tuttavia semplicemente…DSC00074 (2)

Ora sento il peso dello zaino e le quattro ore di marcia, ma tocca tener botta per meritare i 1200 metri acclivi di dislivello; ne mancheranno ancora duecento. Una mezzorata di ripida rimonta e la via scarta con decisione a manca (ovest) per traversare attenuando la pendenza. Su scomodo pietrame obliquo bisogna raggiungere la prima depressione di cresta visibile in foto a centrodestra…DSC00077 (2)

…difesa da una bastarda rampa di granito glabro liscio e assai ripida. Qui comincio a battere in testa, ma non sono il solo penitente a chinare il capo…DSC00078 (2)

Infine, dopo cinque ore di fatiche siamo alla Bocca di Muratello (2064 mt); 1200 metri di dislivello ascendente, il punto più acclive della tappa. Ho le fauci secche. Con orrore m’accorgo d’aver perduto un’asta telescopica dei bastoncini. Trasalgo, mi metto a santiare lungamente e sibilando borborigmi piglio la via a ritroso per cercarla, poichè pezzo indispensabile ai fini di un buon proseguimento. Per fortuna e gentilezza un pellegrino che sta ora giungendo in sella lungo la nostra direzione l’ha raccolta, e me la porge. Non ho molto in cambio da offrirgli se non un abbraccio e un pezzo di cioccolata. Quinci dobbiamo scendere il versante opposto, ma c’è una nebbia che non si vede nulla, ‘sicchè niente souvenir panorama. Seguiamo con attenzione i segni per fortuna evidenti e caliamo ripidamente. Dopo un paio di svolte serpiginose su fondo discreto siamo alle fastidiose roccette in traverso. La Fra, che teme la discesa, impreca senza perdere il sorriso. Occhio in questi tratti, vieppiù per via delle zavorre; è un attimo perdere la stabilità e farsi male…DSC00082 (2)

Traversiamo con ripidezza in ambiente brumoso e spettrale, percettibilmente affascinante…DSC00084 (2)

Su pista terrosa e sconnessa perveniamo a uno stretto intaglio che doppia un contrafforte…DSC00085 (2)

Dopodiche la via digrada con più moderazione verso destra (nord) e perveniamo a un poggiolo panoramico dove incrociamo un randonneur; il cielo è davvero brutto, m’ancor non piove…DSC00088 (2)

Nel mezzo a stupende plaghe sofferte di granito tumescente caliamo per un largo crestone pratile a ginepri…DSC00092 (2)Deambulo per stanchezza, non ho un buon controllo sui piedi ‘sicchè inciampo e rovino a terra in malaguisa, ruzzolando strattonato dallo zaino. Per fortuna niente di che, solo una chiappa dolente. La Fra preoccupata viene a sincerarsi che sia tutto a posto, poi mi rampogna di stare più attento. Pochi passi e incrociamo un gregge di simpatiche capre. La Fra inciampa e casca e ruzzola vieppiù, a una sgambata da un’ovino che la fissa perplesso. Tutto ok…DSC00097 (2)

L’ambiente è splendido ma non lo gustiamo appieno per via della stanchezza. Finalmente laggiù la Bergerie de l’Onda con il campo e le tende…DSC00098 (2)

Arriviamo scapicollando rallenty dopo 7 ore di cammino tosto. Prenotiamo la cena, montiamo sfiniti la tendina…P1100655 (2)

C’è parecchia gente; il sito è bello e suggestivo, un acrocoro pratile nel mezzo a torte di granito..DSC00099 (2)

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i servizi sono un po’ horror per via delle due turche in overload, ospitate in una stamberga di laterizio che comprende le due algide docce fredde. La bergerie vince in frugalità, un po’ ruderea  ma va bene, ‘sì come la famiglia che la conduce. Buona e abbondante la cena prestiva a base di saporoso minestrone, un polputo sformato tipo lasagnone verdureo, eccellenti formaggi e tocchi di salama squisita. Poi un dolce che non ricordo. Sono sfinito. Buonanotte.

 

GIORNO SECONDO: dal refuge de l’Onda (1430 mt) al Refuge de Petra Piana (1842 mt)

E

6 h circa

dislivelli: salita 900 mt, discesa 500 mt P1110031 (3)

Sonno sodo malgrado l’angusto vano della tenda mignon, che deve ospitare anche gli zainoni. Sveglia alle 6, ma già dalle 4.30 c’era fermento e smontaggio al campo. Capiremo poi perchè. Appena il tempo di smantellare e tuona forte, con scroscio temporalesco. Colazione frugale al rifugio. Imbronciati aspettiamo giusto che si faccia pioviggine e s’attenui il borborigmo del cielo. Poi mesti partiamo. Così…DSC00109 (2)

Scegliamo di seguire il percorso tradizionale, evitando la variante “alpina” che ci farebbe risparmiare tempo ma ci sconsiglia d’essere intrapresa per il meteo cattivo. Pigliamo la direzione GR20 Nord e lungamente perdiamo quota in bel bosco di faggi, sempre su fondo un po’ molesto badando a non scivolare per via del bagnato. Una mezzorata e spiove. Più giù la via si fa bella mulattiera in boscaglia mista che filtra un sole timido…DSC00112 (2)

A circa un’ora dalla partenza siamo nell’impluvio; il GR lascia la mulattiera per calare a sinistra su sentiero; siamo diretti al rifugio Petra Piana; seguire le indicazioni molto chiare…DSC00113 (2)

 

il sentiero varca il bellissimo Rio de Grottaccia su passerella. L’ambiente, premiato dal sole, è stupendamente corso…DSC00117 (2)

Saliamo dolcemente su buon sedime in bosco di giovani Pini Larìci…DSC00123 (2)

in breve perveniamo alla suggestiva Bergerie de Tolla, come altre complemento eventuale d’ospitalità lungo il GR20…DSC00125 (2) 

Quinci lungamente camminiamo in piano, soli, tra le pertiche frondose d’aitanti conifere…DSC00132 (2)

La valletta del Rio de Manganello che stiamo rimontando ora placidamente si fa bellissima; più avanti l’impluvio rumoreggia d’acque fresche; una traccia stacca dal sentiero a manca e in pochi passi mena in quest’incantagione naturale di polle sornione fra sode marmitte granitiche abbruscate dal sole…DSC00133 (2)

 

stupore di gemme smeraldine, malgrado il sole ora spento…

sdr

stuporissimo…

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plaga sublime, il genius loci dev’essere molto ispirato…sdr

Anche il paesaggio sonoro è musica deliziosa, la sosta rinfranca lo spirito in vista della vera salita, che taca ora, peraltro allietata d’altre polle psichedeliche malgrado il sole scomparso…DSC00141 (2)

Ora la salita spinge maggiormente, ancorchè senza disturbare. Una mezzorata e perveniamo a un ripiano che allarga la valle; il colpo d’occhio par d’essere in Val di Mello a fine settembre…DSC00148 (2)

Spingendo vieppiù perveniamo a una bella cascata…DSC00149 (2)

di cui guaderemo facilmente il sommo coricato; quinci la via piega con decisione a sinistra e traversa l’imbuto largo del vallone, su terreno discreto in ambiente aperto e magnifico…DSC00151 (2)

Salendo butto l’occhio al vallone rimontato; ambiente davvero peculiare…DSC00152 (3)

Tocca rimontare a fatica un pendio che deposita su di un poggiolo panoramico; in quella riposa il rudere della bergerie de Gialgo (1610 mt) e riposiamo anche noi con panino alla saporosa charcuterie. Quinci un’ultima rampa inerbita di massi granitici strappa gli ultimi 40 minuti di rosario e siamo al bel pianoro che ospita il refuge de Petra Piana (1842 mt). Siamo partici circa 6 ore fa. Provati dall’ultimo strappo montiamo il tendino dopo la ricerca di un sedime dignitoso fra i tanti occupati , ci laviamo un poco, laviamo grossomodo i panni e riposiamo i calli. Alle 18.30 consumiamo presso il rifugio una buona cena con zuppa di lenticchie preceduta dalla croccanzìa in lastre di pancetta rosolata. Formaggio squisito e pesche sciroppate. Plaga di grande suggestione…DSC00162 (2)

…da cui occhieggia pure il mare, che all’orizzonte si fonde col cielo puntato di bianco da un(‘astro)nave…DSC00161 (2)

A nanna, nel crepuscolo ceruleo…DSC00169 (2)

Bella tappa, ben sostenuta; non siamo così stanchi, eppure dormiremo le sode 9 ore, buonanotte

 

GIORNO TERZO; dal Refuge de Petra Piana (1842 mt) al Refuge de Manganu (1601 mt)

EE

7.30 h

dislivelli: salita 600 mt, discesa 850 mt P1110032 (2)

Bella giornata. Nel nostro senso di marcia sud-nord questa è la prima tappa classificata EE. La via chiara stacca dal campo e diparte fra i cespugli nei pressi d’un masso…DSC00177 (2)

Rimontiamo su buon terreno l’erta gineprosa verso ponente…DSC00178 (2)

..che in mezzora ci menerà sopra un magnifico poggio panoramico dal quale occhieggia il Mar Mediterraneo a ponente…DSC00182 (2)

…e una bella fuga di creste inerbite a sud…DSC00181 (2)

Quinci segue un bellissimo traverso che ascende con dolcezza verso Bocca Muzzella…DSC00184 (2)

…su sentiero che alterna terreno petroso non disagevole; il segmento sfila in ambiente superbo, che ricorda la dolce desolazione granitica dei Lagorai…DSC00187 (2)

Perveniamo così al primo tratto verticale del nostro GR20; un canalino di pochi metri a roccette sul I grado impone una facile rimonta in quadrumania…DSC00190 (2)

…e un successivo breve traverso ci deposita su Bocca Muzzella (2206 mt), donde si apre un bello scorcio sul tormentato sistema orografico che andiamo attraversando…DSC00195 (2)

Pieghiamo poi a manca su terreno pianeggiante…DSC00198 (2)

In quella si presenta una bella installazione d’ometti; incrociamo degli escursionisti che ci fanno il souvenir…DSC00202 (2)

Pochi passi e raggiungiamo una selletta; la via l’oltrepassa calando in un largo canale che inquadra una magnifica prospettiva di grande plaga montana, con la gemma blu del Lac de Meio protagonista…DSC00207 (2)

Qui s’apre il colpo d’occhio, ravviciniamo; Bellezza…DSC00208 (2)

La buona traccia continua il traverso in moderata salita, sempre con vedute spettacolari…DSC00212 (2)

Poi perviene a una vallecola d’incanto e la traversa; i graniti pigliano sfumature verzicanti ‘sì come l’erba…DSC00214 (2)

Un angolo di bellezza indescrivibile, da provare; ci mancava pure il rigagnolo…DSC00216 (2)

Il valloncello è difeso dalla selletta del Col de Rinoso (2170 mt), che offre scorci altrettanto suggestivi verso il monte Lombarduccio e il sottostante bluissimo Lac de Capitello…DSC00221 (2)

La via ora scende ripida e rapida su sentiero malconcio e piega a manca (sudovest) per traversare lungamente su terreno complesso e talora impegnativo; petraie di macigni granitici, sdruccioli delicati, qualche passo di semplice arrampicata…DSC00227 (2)

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Perveniamo quindi a Bocca Soglia (2052 mt), che intaglia una bella scena d’erbaroccia…DSC00231 (2)

Quinci seguiremo a destra lungamente la dorsale, in ambiente petroso, aperto, imponente. Prima su buon sentiero, mentre mettiamo a fuoco il segmento che ci spetta; dobbiamo varcare la nota Breccia di Capitello e rimontare lassù fino a Bocca le Porte…DSC00237 (2)

…con belle vedute sul bigiore di cielo e graniti…DSC00236 (2)

Poi la cresta s’affila in lame impraticabili, che la traccia lambisce ai calcagni su terreno più roccioso e complesso; tocca superare arrampicando in traverso una serie di spigoli; questo è il primo…DSC00240 (2)

I passaggi sono poco esposti, ma qualche tratto sul II grado impegna più severamente per via del peso che portiamo. Nei prossimi scatti una retrospettiva, che vede protagonisti due randonneurs appena incrociati…DSC00242 (2)

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Altri passaggini da non prender sottogamba e sottobraccio rendono il tratto delicato. Notiamo invero che più in basso scorre una traccia alternativa su buon sentiero che sembrerebbe aggirare le difficoltà, ma ne abbiamo mancato l’imbocco. Un ultimo ravanamento ci deposita in Breccia di Capitello, irto, angusto e aereo intaglio di cresta.  Lo sguardo sul prosieguo mi lascia un poco perplesso; la via prima segue una cengia sconnessa, non così esposta ma da tener le orecchie dritte, poi s’infila verticace in quel canale roccioso, nel mezzo del quale scorgo fermi e penduli due randonneurs, mumble mumble; però nel canale sono presenti catene…DSC00244 (2)

Mettiamo i bastoncini nello zaino e procediamo. Il tratto richiede sì attenzione, ma come spesso accade la prospettiva lo rende più pernicioso di quanto invero non sia; anche il canal-camino è bello ripido e liscio, ma la catena sostiene molto la progressione…DSC00248 (2)

Uscito il canale seguirà una lunga e faticosa salita su petraie, con tanto di peculiare passaggio in buco, (nello scatto una retrospettiva) altrimenti evitabile con faticosa arrampicata…DSC00252 (2)

Le fatiche non devono far dimenticare la bellezza della plaga…DSC00249 (2)

Però è inevitabile…DSC00253 (2)

passiamo su bei balconi pratili e un ultimo traverso che richiede la solita, opportuna attenzione ci mena finalmente sulla Bocca a le Porte (2225 mt) DSC00257 (2)

Siamo in marcia da circa 5 ore; il lungo tratto da Bocca Muzzella, nel complesso bello impegnativo, ci ha provati. Ora caliamo su pietrisco mobile con discreta ripidezza fino a un poggio pratile, dove ci concediamo una sosta per il pranzo, che sarà breve poichè il cielo rabbuia. Dobbiamo scendere questo vallone…DSC00265 (2)

 

Il terreno migliora, ma la stanchezza e il male ai pie’ imperniciano la cinetica e dobbiamo stare attenti a non cascare. La valletta in fondo si chiude in una strozza che la traccia evita scartando a destra (nordovest) in costa, ‘sicchè caliamo verso un vallone più aperto e capiente, il cui sedime in piano è occupato da un acrocoro verzicante d’acque…DSC00266 (2)

…raggiunto il quale si distende un poco l’andatura, e gli occhi si rinfrancano di bucolica bellezza…DSC00270 (2)

Ma il ristoro è di breve durata, poichè tocca smontare una fascia rocciosa ripida e impegnativa in queste condizioni di stanchezza; la Fra stempera lo stress con qualche risatina, ma non ne può più al par mio…DSC00272 (2)

Altre scomode rampe in bosco rado ci depositano infine sullo sbalzo che ospita il Refuge de Manganu (1601 mt). Mi par di metterci una vita costellata d’imprecazioni. Ma il sito è ameno e simpatici bovini dividono il prato con i randonneurs..DSC00274 (2)

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Poichè domani ci tocca un tappone di 8 ore preferiamo evitare lo sbattimento smontatenda ‘sicchè domandiamo se c’è posto disponibile nel dormitorio del rifugio, pronti a sfidare l’eventuale pernice delle pulci; questi pare messo meglio, moderno, con bagni in secco e doccia calda! Ok, c’è posto, e non ci speravamo. Doccia, cena e pernotto. Poche parole, siamo lisi e domani, per quanto ci spetti un cammino placido, va sostenuto per le previste 8 ore; vieppiù, percorrendolo noi da sud a nord pone dislivelli acclivi maggiori, e le ore potrebbero diventare 9-10. Buonanotte.

 

GIORNO QUARTO; dal Refuge de Manganu (1601 mt) a Castel Vergio (1404 mt); 

E

6 h

DISLIVELLI: salita 350 mt, discesa 450 mt  Si tratta della tappa che abbiamo spezzato, poichè per arrivare da Castel Vergio al Refuge Ciottulu di i Mori occorrevano ulteriori 3.30 ore, tutte di salita. Abbiamo poi cucito in una le due successive. P1110033 (3)

Sveglia alle 5.30, buio, colazione e partenza alle 6.30. Imbocchiamo sempre la direzione nord del GR; siamo soli a percorrere il buon sentiero che in lieve discesa mena verso l’acrocoro del Pianu di Campotile…DSC00287 (2)

..che una volta in breve raggiunto ci regala scene d’arcadia e d’aurora..DSC00289 (2)

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Rimontiamo una gobba e siamo alla bella bergerie de Vaccaghia; un sguardo indietro verso il cammino percorso, in luce tenera e tiepida…DSC00296 (2)

Quinci la via imbocca verso manca la valletta del torrente Tavignano, e la risale con dolcezza fino all’ingresso d’un giardino fatato, laddove un leccio tarchiato fa sentinella..DSC00300 (2)

Entriamo e stupefatti ci lasciamo trasportare nell’incantagione; altri lecci naneschi confitti nel sedime di praticelli che paiono curati all’inglese, col sentierino che ne lambisce i contorni…DSC00306 (2)

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Il torrente scorre placido poco distante, regalando un delizioso sonoro al paesaggio. Una mezzoretta di questa dolce viandanza e la pista sale un poco fino a raggiungere una zona pratile di verde fantastico, poco distante dalla bergerie des Inzecche…DSC00318 (2)

Senza raggiungere la fattoria manteniamo la pista GR, che piega in piano verso manca e si stende su soffici tappeti….DSC00319 (2)

Lungamente in piano vagoliamo comodi per questo magnifico ambulacro a moquette…DSC00329 (2)

…dove terra e cielo s’affrontano in un match amichevole ma vibrante; occhieggiano pure le prime limpide pozzineDSC00332 (2)

..che poi s’allungano a farsi meandri del rio…

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…il quale confluisce nello splendido Lac de Nino; siamo in una magna miniatura d’arcadia saporosa…DSC00336 (2)

Uno sguardo addietro…DSC00340 (2)

La pista, ora buon tratturo, segue la riva destra (nord) del lago, al cui colmo piega a manca (ovest); occhio ai segni, peraltro evidenti, poichè la via porterebbe a insistere verso una sella vicina. Pieghiamo quindi a sinistra e rimontiamo con fatica un pendio che mena su di un poggio panoramico, dal quale gustiamo la bella vista sullo specchio d’acqua…DSC00343 (2)

Il pulpito difende l’accesso a Bocca à Reta (1883 mt), valico dal quale divalleremo il versante; lo raggiungiamo in dolce salita. Segue ora un lungo e a tratti monotono traverso discendente, talora per fastidiosi tornanti che tagliamo senza tema. Ho male a un calcagno poichè ieri ho sfiorato una distorsione. Claudico dolorante, sono stanco e nervoso, temo la lunghezza della tappa in queste condizioni. Poi la viandanza calca una selvaggia dorsale spettinata…DSC00351 (2)

…e perveniamo a un bellissimo pulpito panoramico, detto “U Tritore”, dove languono due poveri  faggi che accusano le indefesse torture del vento…DSC00355 (2)

Il sito è aspro e magnifico, e ripaga la stanchezza…DSC00354 (2)

Quinci scapicolliamo lungamente fino al Col de St. Pierre (1452). Stanchi caliamo verso nord per serpentine, ignoriamo l’intersezione col sentiero “Ronde de Valdu Nellu” e pieghiamo ancora a sinistra per un lungo traverso pianeggiante in bel bosco di pini larìci…DSC00357 (2)

Siamo in cammino da oltre 5 ore, con passo incerto, lento e vulnerato. Sappiamo essere il presidio di Castel Vergio poco distante  e meditiamo di spezzare la tappa colà fermandoci. Ancora un’orata deambulatoria e posiamo i piedi sulla strada asfaltata che che raggiunge la località. Sei ore di cammino precario possono bastare oggi, poichè quinci ne occorrono ulteriori tre e mezza di forte salita per arrivare al Rfuge Ciottulu di i Mori. Trascuriamo la gite d’étape , lo spiazzo per le tende e strisciamo diretti all’efficiente Hotel che porta il nome della località. Piglieremo una camera. Pranzeremo, faremo doccia calda e riposeremo un poco il pomeriggio, per cenare poi e dormire sodo. Poichè abbiamo spezzato una tappa, il progetto è quello di cucire in una le due successive. Ce la possiamo fare. Buonanotte.

 

GIORNO QUINTO; da Castel Vergio (1404 mt) al Refuge Tighiettu(1683 mt)

E+

8 h circa

DISLIVELLI: salita 900 mt circa, discesa 600 mt circa  La presente tappa consta invece della quinta e sesta cucite assieme P1110035 (3) 

Decisamente rinfrancati partiamo con la giusta carica, il mio calcagno messo meglio e un bel sole stimolante. Dall’albergo risaliamo brevemente l’asfalto fino all’ingresso del GR nel bosco, sulla destra, ben segnalato…DSC00361 (2)

Lungamente si procede in bell’ambiente alberato e invero in discesa, il che ci perplime per i tocchi di salita da aggiungere a fine tappa…DSC00365 (2)

Dopo circa un’ora su buon sedime la via traversa in piano tra splendidi esemplari di pino larìcio, le cui fronde inquadrano una bella cascata…DSC00378 (2)

Sbuchiamo presso la deliziosa bergerie de Radule, che abbruscata di sole si sdraia su bel sedime terrazzato; davvero carino il sito per il ristoro dei randonneursDSC00381 (2)

..’sì come la stamberga della fattoria… 

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superiamo il presidio e ci gustiamo l’ambiente di grande suggestione…DSC00385 (2)

…che si fa bello vieppiù mentre avviciniamo la passerella sulla Cascade de Radule…DSC00389 (2)

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Dalla passerella si risale il vallonetto a manca (nordovest) su terreno discreto; il paesaggio esprime qui la massima venustà dell’Île debeautè; graniti assolati confitti di radi maestosi pini larìci e chiazze di ginepro tarchiato, un torrente che limpido scapicolla nell’impluvio; grande montagna, Grande Bellezza per uno squisito sincretismo di mediterraneo e alpestre…DSC00398 (2)

e un che di porfirico a rosseggiare di roccia; stupendo…DSC00400 (2)

torna saporoso il piacere di vagolare in queste plaghe; anche il colpo d’occhio alle spalle incanta d’un’armonia da miniatura zen…DSC00401 (2)

Rimontata la gola perveniamo all’imbocco d’un valloncello pendulo; in quella ci accoglie una pozza favolesca generata dal tranquillo distendersi del rio…DSC00404 (2)

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L’amenità del sito è di fine qualità. Sapora d’alpestre granitico e porfirico. Il paesaggio sonoro è soffice, fresco. L’uzzolo di fare un bagnetto morde, ma tocca rimandare. Sostiamo però a detergere le fatiche. Piccolo contributo video

Risaliamo poi la bellissima valle con dolcezza su buona traccia…DSC00407 (2)

L’ambito ha un forte carattere alpino; par d’esere sui Lagorai. La brughiera è dolce, imponenti e colorite le cime sullo sfondo. Magnifico…DSC00409 (2)

Il cammino procede con grande piacevolezza. tenui e lividi acquerello si fanno i cromi, mentre occhieggiano le sagome rocciute di Capu Tafunatu e Paglia Orba; il torrente ‘sì come la solitudine fanno poesia raminga…DSC00411 (2)

Dopo circa due ore e mezza di cammino, nel mezzo al vallone i segni biancorossi del GR mandano a sinistra con una freccia pittata su di un masso e invitano a risalire la china per raggiungere la dorsale in alto e quinci a calcarne il sommo in cresta fino al Refuge Ciottulu di i Mori, ora visibile  al colmo del vallone. Una traccia non segnata ma evidente prosegue diritto nell’impluvio per poi risalire la costa opposta, in direzione della Bocca di Poggiale, ossia l’intaglio che dovremo varcare. Scegliamo determinati d’insistere per questa via, certi che tagli a farci risparmiare tempo e spazio. Forse il tracciato convenzionale del GR s’allunga per favorire la degustazione di altri e maggiori panorami. Nel prossimo scatto una rappresentazione indicativa dello snodo…DSC00412 (2)

Scegliamo l’opzione più rapida scartando così la visita al rifugio. Troviamo un guado agevole e seguiamo le numerose tracce che rimontano la costa manca idrografica. Doppiamo un morbido contrafforte e ci spingiamo più a destra (est). Fatichiamo sulla china…DSC00413 (2)

A circa 3 ore dalla partenza siamo alla Bocca di Poggiale (1962 mt), valico del giorno, dove confluiamo di nuovo nel GR20 segnato. Abbiamo fame, ma un sùbito brontolio del cielo ci scoraggia e invita a proseguire rattamente, ‘chè il cielo è plumbeo e gravido. La traccia segnata ora si butta a traversare ripida il versante sinistro orografico del valletto di Rio Poggiale, per calare su traccia scomoda lungo laste inclinate di serpentino, cengette, canalini rotti che richiedono attenzione e mani sulla roccia  benchè la tappa sia siglata in E (per escursionisti). ..DSC00419 (2)Anche uno sbalzo dritto sul II grado superiore fa riflettere (foto scattata appena disceso)…DSC00424 (2)

Lungamente scapicolliamo per fuggire il temporale che brontola. Perdiamo 600 metri di quota e finalmente (dopo oltre un’ora di calata impegnativa) ci troviamo nel bosco, stremati dall’appetito. Al riparo di pini larìci addentiamo il delizioso porcello corso in guisa insaccata…DSC00426 (2)

La pausa sarà breve, ‘chè ci attendono altri 400 metri acclivi. Riprendiamo la marcia ora pianeggiante  in magnifico bosco di pini larìci, con bellissimi scorci rallegrati da un timido ritorno di sole..DSC00428 (2)

Doppiamo il contrafforte per inoltrarci a manca nel vallon di Stramaccione…DSC00432 (2)

Quinci lungamente in saliscendi vagoliamo su buon sedime nella foresta con begli scorci retrospettivi sulla guglia rosseggiante della Paglia Orba, con borborigmi di tuono a far colonna sonora; non vi direste su un’isola in mezzo al Tirreno…DSC00434 (2)

…e altrettante belle verzicanti prospettive…DSC00435 (2)

Oltre un’orata dopo la pausa siamo in vista della bellissima bergerie de Vallone (1423 mt), ottimamente attrezzata, posta in plaga incantevole d’acque, graniti verdosi e cespi di ginepro…DSC00436 (2)

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La tentazione di fermarsi è ben più forte dell’uzzolo di continuare per il Refuge de Tighjettu, che ci aspetta 260 metri più in alto, mentre il cielo tuona e mette una cera cianotica, ma la tappona critica dell’indomani sarebbe tremenda oltremodo, ‘sicchè ci facciamo coraggio e trasciniamo i calcagni per l’ultima rampa di sofferenza…DSC00443 (3)

Il temporale ci starà a ruota per tutta la salita, e proprio quando troviamo riparo al rifugio scaturirà in burrasca violenta, mentre inossidabili e noncuranti diversi randonneurs  monteranno i loro tendini nell’apposite anguste piazzole. ecco lo sghembo e appollajato refuge Tighiettu …sdr

…e L’accoglienza di Charlie, il gestore del rifugio, sarà deliziosa. Un simpatico allevatore, buon tabagista che favella e intende bene l’italiano. Gusteremo le carni prelibate di Oscar, un suo fido maiale passato a guisa diversa, in foggia d’insaccati e salsa per ottimi spaghetti piccantini. Dopo cena il buon Charlie passerà tutti i randonneurs per uno spruzzino nebulizzatore colmo di grappa egregia. Ti chiede d’aprir le fauci e ti spara in gola il getto d’acquavite finchè ne hai. Buon sottofondo musicale, allegra compagnia d’escursionisti contenti d’esser costì al riparo. Spiovuta la tempesta, esco a pigliar due foto vespertine. Domani dovremo risalire tutto il Vallon de Crucetta, per di là…DSC00448 (2)

Il rifugio è situato in loco pazzesco per carattere aspro e selvaggio. Un pulpito pendulo su di un turbine fermo di graniti verdaci e serpentini corallo, pochi gagliardi pini larìci e cime dal piglio alpino. Qui conosceremo meglio i pochi compari di marcia rimasti con noi, ‘chè molti altri li abbiamo persi per strada. Diverse comitive, gruppi, coppie e singoli che facevano il medesimo nostro percorso e puntualmente ritrovavamo ai posti tappa non li vediamo più, e non poco per volta. Capita che molti rinuncino. Al caldo del Tighjettu, dopo i gargarismi di grappa familiarizziamo quindi con un gruppo composto da due coppie di francesi di mezz’età, una giovane coppia pure francese e un babbo tedesco che porta seco il figliolo diciassettenne. Quinci puntualmente ci ritroveremo lungo la via, fino alla fine. Esco di nuovo a godermi la tenerezza del crepuscolo, mentre il possente Capu Falu (2540 mt) arrossisce per il mio sguardo concupiscente…DSC00449 (2)

Passeremo la notte al caldo del dormitorio. Domani ci spetta la tappa più impegnativa dell’intero GR20; 8 ore, 1000 metri in salita e oltre 1200 in discesa, tratti d’arrampicata, petraie, catene, terreno ostico e costantemente scoperto. Si tratta del segmento alternativo al famigerato Cirque de la Solitude, di questi più sicuro, nondimeno impegnativo. Speriamo nel meteo. Ammetto di temere molto il maltempo in una situazione escursionistica tale. Buonanotte.

 

GIORNO SESTO; dal refuge Tighjettu 81683 mt) a Haut-Asco (1422 mt)

EE

7.30 h

DISLIVELLI: salita 1000 mt, discesa 1250 mt P1110036 (2)

 

Poche parole, poichè a scriverne mi viene il fiato corto. Sveglia alle 5.30 per beccare il meteo buono, generalmente favorevole in mattutino, e previsto cattivo in tarda mane. Poco dopo le 6 siamo in cammino. Tocca rimontare tutto il vallone per fasce rocciose terrazzate naturalmente. Diversi passi di faticosa ma facile arrampicata perlopiù non esposti;  nei canalini più in alto talora non banali per via di peso e ingombro dello zaino. Dobbiamo valicare  al colmo la Bocca Crucetta Suttara. Fin lì saranno 800 metri acclivi e ne spettano altri 200 per arrivare al valico di Eboulis e quinci finalmente divallare. Andiamo…DSC00451 (3)

Faticosi sbalzi di granito…DSC00452 (2)DSC00453 (2)

A ogni “terrazzo” conquistiamo tiriamo il fiato e si gusta un poco l’aurora…DSC00455 (2)

Poi ancora su, fatica…DSC00457 (2)

…e quadrumania…DSC00459 (2)

Altro terrazzo, altro regalo; vagoliamo un poco in piano in questo ruffo cianotico bellissimo catino…DSC00461 (2)

Alle nostre spalle la Paglia Orba sbadiglia; buogiorno…DSC00462 (2)

Quinci la via piega verso destra e andiamo a risalire un rossastro canale petroso. In quella un paio di restringimenti impegnano sul II grado in pochi passi, in esposizione  assai modesta ma bastevole per far casino qualora si perdessero appigli e appoggi, vieppiù per la zavorra che ci portiamo in spalla…DSC00463 (2)

Uscito il canale segue la tediosa rimonta di livide ghiaie; lunga e su friabile sedime. Lassù dobbiamo arrivare, e quinci e colà risalire ancora… DSC00464 (2)

Dopo due ore e mezza di soda fatica siamo alla Bocca Crucetta Suttara (2470 mt). Di là ci spetta una breve scabrosa calata per largo caminetto rotto e un lungo traverso ascendente che pare delicato. La Fra è sgomenta e teme il prosieguo. La raggiungo che piange d’inquietudine, consolata da tre pastori locali che le raccontano d’aver perso trenta pecore per via della burrasca d’ieri, e la faccenda la induce a ridimensionare il suo cruccio. La plaga è aspra e selvaggia, aggressiva nella sua schietta petrosità, bellissima…DSC00465 (2)

…e sentiamo lancinante l’urlo minerale che decolla perentorio dal mare stracciando l’aria in spruzzi…DSC00466 (2)

Questa invece è la corta brusca discesa che ci spetta; ci caliamo con calma, aiuto la Fra che un poco stenta; come detto in altre fole, ella in salita s’incamoscia e in discesa s’infagiana…DSC00467 (2)

Seguirà un lungo traverso ascendente a manca (nord). Non difficile, ma presenta passaggi delicati per l’esiguità del sedime e la rispettiva scomoda inclinazione, che rovina tosto nel dirupo sottostante; si offre tuttavia uno scorcio seducente verso il Lac du Cinto e il corrusco anfiteatro che lo custodisce, fortemente saporoso d’alpestre…DSC00469 (2)

Lungamente tagliamo la parete appoggiata; questi è un colpo d’occhio retrospettivo del traverso, con il tracciato grossomodo indicativo..DSC00470 (2)…e perveniamo in cresta, sassosa e larga. la seguiamo faticosamente fino alla Bocca d’Eboulis (2600 mt), punto più acclive dell’intero GR20. Quinci sarebbero soli tre quarti d’ora di ravanata per salire  (e altrettanti per calarne) in vetta al Monte Cinto (2710 mt), massimo sollevamento dell’isola di Corsica. Ma il meteo volge al plumbeo ‘sì come la nebbia che sale in spire, abbiamo ancora tanto da calare su terreno infido e una lunga, estenuante  discesa fino ad Asco. La Fra non è proprio serena. Andiamo. Dopo un paio di tornanti ghiaiosi la traccia scapicolla precipitosamente per una parete rotta e   dirupata, seguendone i punti deboli serpiginosa. Cenge brecciose, sbalzi e canalini da calcare e calare con la dovuta concentrazione…DSC00480 (2)

Alcuni passaggi delicati presentano un’esposizione non diretta ma molesta. Altri sono serviti di catene lasche a rendere più agevole e protetta la progressione…DSC00479 (2)

Nel prossimo scatto evidenzio indicativamente la traccia che smonta la parete screziata. Quelli che incrociamo a rimontarla paiono stremati zombies preoccupati. Il tratto è altresì delicato per la presenza caotica di segni recenti e più antichi; il tracciato è pertanto poco lineare, spesso contraddittorio, e talora risulta più efficace scegliere sul posto i passaggi migliori interpretando il terreno. Tuttavia ne saltiamo fuori abbastanza in fretta. Lasciati alle spalle i passi più scabrosi procediamo più agevolmente in petraia, mentre occhieggia la neve residua; la nebbia scura travisa il Cinto che rista sulle nostre cape…DSC00484 (2)

L’ambiente, così aspro e severo invero rammenta i ghiaioni centralpini, mentre fa la sua comparsa un laghetto prigioniero di roccia…DSC00486 (2)

In ambiente grandioso e cianotico caliamo comodi lungo una scarpata diretti a buttarci nel vallone che scivola in basso. Ci appare chiaro lo sviluppo della pista, che sembra quinci finalmente su buon sedime..DSC00490 (2)

Luce spettrale; un bagliore infiamma Pungolo…Orchetti! DSC00492 (2)

Mentre caliamo uno starnuto di sole rende meno greve l’atmosfera, poichè stiamo fuggendo il temporale che alle calcagna incalza…DSC00493 (2)

la via traversa rapida la displuviale del versante su terreno discreto. Le maggiori difficoltà sono alle spalle, ma la concentrazione deve rimanere a livello, ‘chè alcune interruzioni di sentiero presentano passaggi che la stanchezza e il peso rendono più delicati, e comincia una gag tale per cui una volta superati non sai mai cosa ti spetta…DSC00494 (2)

Doppiato il contrafforte presso uno stretto intaglio, i segni guidano a srampicare una fastidioso teoria di roccette che richiedono la massima attenzione; stiamo calando per una parete sì appoggiata e articolata, ma pur sempre di ripida roccia si tratta. Perveniamo a un pulpito più comodo, sostenuto però da un notevole salto di roccia di una ventina di metri, che va discalato. La via lo  approccia prima dentro una fessura servita di catena, (invero piuttosto scomoda per come posizionata) cui fa seguito una cengia rocciosa, esposta ma larga e anch’essa protetta con catena lasca…DSC00495 (2)

Laddove la cengia s’esaurisce discaliamo con attenzione ma facilmente gli ultimi metri di parete, ricca questa di gradoni, sponde, appoggi. Qui uno scatto retrospettivo che coglie pure la giovane coppia d’escursionisti procinti alla smonta…DSC00497 (2)

Alla base del salto mi piglio un istante per catturare in foto la severa grandiosità della plaga in cui ci troviamo raminghi. Siamo calati dal vallone roccioso a manca della foto; quello a destra ospita il drammatico dismesso  tracciato del Cirque de la Solitude…DSC00498 (3)

Quinci la via calerà con fare tranquillo nel vallone…DSC00499 (2)

Nondimeno troveremo sul cammino un altro passaggio più impegnativo; un ripido canalino a budello servito nell’imbuto verticale da una (scomoda) catena…DSC00500 (2)

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Segue un comodo tratto in piano e si presenta ulteriore passaggio catenato, tale per via del bagnato che lucida i graniti (retrospettiva)…DSC00503 (2)

La via poi varca il corso d’acqua su passerella e accosta il torrente in magnifico ambulacro di pini larìci, acque, rocce. Colpo d’occhio dal ponticello sul severo anfiteatro in cui testè vagolammo; ho tracciato in giallo grossomodo; la visione prospettica schiaccia le verticali, ‘sicchè la ripida discesa pare in piano; il puntinato sottende alla pista qui non visibile, coperta dal pilastro roccioso. Finalmente occhieggia pure il Monte Cinto. Il vallone di destra è quello del Cirque de la Solitude, ove  passava la vecchia via dismessa…DSC00506 (3)

Stancamente ci trasciniamo verso la meta; proviamo a mangiare in mezzo al torrente sedendo sulle pietre, ma il temporale incalza col tuono, niente. Scapicolliamo l’ultima mezzorata fino all’albergo di Haut Asco, sfiniti, senza manco dare un’occhiata al campo tende e al rifugio/gite d’étape. Doccia calda, riposino, cena, nanna soda. Domani sarà più breve, dài, quantunque si tratti di una tappa EE. Intanto abbiamo archiviato il tappone critico. E siamo a meno tre.

 

GIORNO SETTIMO; da Ascu Stagnu (1422 mt) al refuge de Carrozzu (1270 mt)

5 h

EE

DISLIVELLI: salita 650 mt, discesa 800 mt P1110037 (3)P1110037 (3)

 

Il seguito del GR20 direzione Nord lo s’imbocca dietro all’edificio della gite d’étape. La giornata si presenta bella. Ora, dobbiamo salire proprio lassù; la Bocca di Stagnu (2010 mt) rista 600 metri più in alto di qui.  Si tratta della sella in centro foto. Lo scurore ispido dei larìci e il corallo d’aurora dei graniti fanno questi monti bellissimi..DSC00508 (2)

Dall’albergo su carrabile raggiungiamo il rifugio, accosto al quale parte il sentiero che s’infila nel bosco a destra..DSC00510 (2)

La via piglia di petto la scarpata, con una traccia senza fronzoli che tosto decolla e si mantiene impennata. Talora tiriamo il fiato e ci gustiamo visioni dorate sul Cinto e il vallone calato ieri…dav

L’ambiente è delizioso, d’ombra e sassi e pini abbruscati; la bellezza travisa la fatica bestia…DSC00513 (2)

Quaranta minuti di borborigmi a rosario e usciamo il bosco. Si sbuca sull’orlo d’un ripido valloncello che andrà giocoforza rimontato. Ma il GR non tradisce la vocazione complicace; orbene i segni guidano a tagliare il versante mancino per una cengia ascendente, invero facile, che presenta qualche balzo da superare con l’ausilio delle mani; terreno complesso, ambiente selvaggio…DSC00515 (2)

La cengia s’esaurisce in una strozza della valletta e quinci la via deve superare ripidi sbalzi e paretine di I grado, facili ma faticosi…DSC00516 (2)

..seguiti da scomodi traversi; la Fra già non ne puote più…DSC00517 (2)

Oltre la strozza è una conca pendula che fa tirare il fiato. Bisogna però superare l’ampia fascia rocciosa che difende il valico; questa grossomodo è la via…DSC00518 (2)

Pochi tornanti più dolci su buon sedime poi s’attacca la bastionata per un canalino che parte appoggiato poi s’impenna; 7/8 metri complessivi naturali con passi di II, su ottima roccia porosa e discretamente appigliata; faticoso e abbastanza delicato per via di pesi e ingombri…dav

Poi la via si appoggia e rimonta le gibbe granitiche serpeggiandole, talora superandole direttamente; più volte ci aiuteremo con le mani per qualche facile passo di I grado non esposto. Finalmente dopo due ore di fatiche siamo a Bocca Stagnu. Godiamoci il panorama alle spalle e pregiamoci dell’impegnativa calata di ieri, anche solo per farci un’idea della complessità e della lunghezza di viandanza…DSC00525 (2)

Divalliamo pochi metri e in luogo di calare nel vallone traversiamo a destra (nord) su terreno inizialmente buono. Poi il GR non si smentisce, e presenta tosto qualche salto di roccia da scalare facilmente, ma con attenzione…DSC00532 (2)

…oltre il quale s’inclina il traverso e il sedime si fa roccioso, e le condizioni richiedono di non banalizzare l’incedere. Tocca poi zigzagare un canale terroso, visibile sullo sfondo del prossimo scatto…DSC00533 (2)

Il canale s’esaurisce ai pie’ di una paretina che difende Bocca di a Muvrella. .Appoggiata ed elementare nella parte inziale, più ripida nel muretto finale, che presenta un corto passaggio sul II; esposizione sempre blanda…DSC00534 (2)

Dall’intaglio si scende in un canale dal sedime instabile inizialmente molto ripido (attenzione). Poi la pendenza s’attenua e la traccia ripiglia la guisa di sentieraccio. Caliamo a serpentine in un pianoro cespuglioso che ospita l’invaso lacustre di lac de la Muvrella. Rimontiamo una gobba e scendiamo su fondo terropetroso nell’imbuto acclive del vallone di Spasimata, tenendo prima la destra orografica. Ci spostiamo sulla fascia rocciosa, che dobbiamo smontare talora calcando comodi cengioni rocciosi…DSC00542 (2)

Lungamente si cala, e la vista s’approfonda verso la gola di Spasimata, ove siamo diretti, e il mare…DSC00547 (2)

Smontata la fascia rocciosa ci spostiamo con buon sentiero sull’altro versante; lungamente traversiamo prima in dolce salita poi cominciamo a calare nell’inghiottitoio della gola, sempre su fondo discreto. Pestiamo una comoda cengia. Si cala nella strozza per il versante sinistro orografico, su terreno roccioso. Una prima catena lasca protegge la smonta di gobbe granitiche…DSC00552 (2)

La catena seguita a proteggere un bel cengione; l’ambiente urla di gioia selvaggia…DSC00556 (2)

Il tratto è comunque breve; retrospettiva…DSC00559 (2)

Alla cengia segue un tratto di buon sentiero che mena verso un’altra corta cengia, pianeggiante; in quella un passaggio esposto a doppiare un macigno…DSC00564 (2)

Vista dalla cengia verso il basso; una polla saporosa di mare…DSC00565 (2)

All’uscita della cengia ci troviamo a calcare un ballatoio di granito abbruscato e talora bagnato da rivoli, nel mezzo a pareti precipiti e macchie verzicanti; una plaga di bellezza struggente, selvatica, fatta di grandi montagne…DSC00568 (2)

Quinci prende il via il segmento più spettacolare della tappa, la calata nella Gola di Spasimata. Par d’essere in Val di Mello, o sui graniti alpestri di Cima d’Asta e Adamello, con la peculiarità degli endemismi (pino larìcio) e un soffio di mediterraneo insulare. Mille rivoli calano in guisa di cascatelle dai tumidi versanti granitici…DSC00567 (2)

Dapprima varcheremo il torrente spiccando fra le sponde rocciose, con qualche passo d’elementare arrampicata, in uno scenario favolesco… DSC00572 (2)

Lungamente caleremo per splendide comode cenge rocciose, talora protette con tratti di corda, per una discesa entusiasmante sospesa nel fianco orografico manco della montagna. Spettacolare. Un ballatoio a picco sul torrente che delizia in frescura e incantevoli polle. Vi propongo una fotosequenza del segmento in questione; le prime corde…DSC00573 (2)

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Poi catene lasche; la gola è sempre più bella e selvaggia…

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Poi un colpo d’occhio retrospettivo sulle laste appena oltrepassate, all’incrocio con due escursionisti toscani a passeggio in giornata…DSC00579 (2)

Eccoci alla celebre passerella pendula di Spasimata…DSC00582 (2)

Vi propongo una breve sintesi video del tratto di calata nella gola appena effettuato, per una restituzione più dinamica della venustà del percorso e della preziosa peculiarità ambientale…

Caliamo sulle sponde granitiche del rio sottoponte per mangiare. Pestiamo l’alveo stupendo del torrente, e non resisto alla bellezza della plaga, ‘sicchè prima del panino fo un bagnetto nell’acqua gelida. Questa è l’incantagione…dav

DSC00584 (2)

..e questo il mio bagnetto nella magica polla; sono particolarmente orgoglioso dello stile di tuffo…

per meglio restituire la magia del luogo posto altro videino circolare…

Dopo la sosta traversiamo in passerella; pendula, traballina, emozionante…dav

Oltre la passerella segue un breve tratto nel bosco; alcuni passaggi su  lastroni inclinati  sono serviti da catene lasche per mitigare l’espozione sul salto sottostante, peraltro assai moderata e indiretta. Siamo al refuge de Carrozzu, posto presso un ripiano sassoso che dirada un bel bosco di pini e betulle. Caliamo la tendina sul sedime petroso…DSC00597 (2)

la Fra riposa un poco e s’assopisce; ha bagnato i pie’ a Spasimata dopo il panino ‘sicchè indigerisce a nausea tediosa; io mi godo stancamente la bellezza della plaga…DSC00589 (2)

..che lemme volge al meriggio pastello, sempre con sfumature zen…DSC00595 (2)

 

…fino alla tenerezza del crepuscolo…DSC00598 (2)

Gran bella tappa quella odierna. Domani sarà più impegnativo, per tipologia di terreno e dislivelli. Comincio a essere stanco forte, quantunque la caviglia vulnerata regga. ‘Notte.

 

GIORNO OTTAVO; dal refuge de Carrozzu (1270 mt) al refuge de l’Ortu di u Piobbu (1620 mt)

7.30 h

EE

DISLIVELLI: 950 mt salita, 800 mt discesa P1110038 (3)

 

Dicevo sono stanco, ‘sicchè ho voglia di conseguire la tappa e archiviarne il racconto. Sarò davvero breve. Lunga e un po’ monotona salita del vallone prima per bosco misto su fondo discreto. Incrociamo un giovane muflone ma non riesco a fotografarlo. Dopo la rimonta boscosa il percorso s’impenna…DSC00604 (2)

..e comincia il fastidioso tema di roccette stancanti alternate a sentiero che faticosamente conduce a Bocca innominata (1865 mt); bel colpo d’occhio sul vallone testè risalito…DSC00608 (2)

…e sul versante di fronte; quinci è apprezzabile parte del complesso, articolato e tortuoso percorso che ci attende, tracciato indicativamente…DSC00607 (2)

Dalla Bocca rimontiamo a destra (est) lo spallone di Punta Ghialla per verdi, roccette e canalini…DSC00612 (2)

Senza raggiungere la sommità traversiamo poi a manca su sentiero, talora interrotto da passaggi su roccia, fessure, caminetti, non difficili ma faticosi…DSC00617 (2)

La discesa di questa fessura richiede cautela, poichè pericolosamente accosta al baratro; il terreno si fa via via più impegnativo, talvolta delicato; qui una retrospettiva della fessura appena smontata. Passaggi non difficili, ma richiedono sicurezza e piede fermo..DSC00621 (2)

Qui una retrospettiva; si noti l’arditezza del percorso lungo cenge (poco esposte) e ravanamenti su roccia; la parte puntinata si riferisce al tratto non visibile oltre la cresta…DSC00625 (2)

Proseguiamo in traverso su cenge poco esposte, e sbuchiamo in creta presso un intaglio; da qui si fa la via più difficoltosa, poichè monta e smonta quinci e colà  repentinamente la cresta stessa evitandone il filo, con passi di I+ taluni dei quali brigosi per via d’ingombri e pesi…DSC00628 (2)

Perveniamo a un intaglio di cresta; ora ci caliamo lungo il versante opposto per un canalino; qui uno scatto che riprende i randonneurs provenienti dl senso opposto cimenti a salirlo..DSC00629 (2)

Traverseremo lungamente in piena  parete dirupata per cenge, camini e canalini, con percorso impegnativo, complesso e suggestivo, d’affrontare con cautela e determinazione…DSC00631 (2)

per dare un’idea indicativa della tortuosità di percorso riposto uno scatto precedente su cui ho tracciato la via…DSC00629 (3)

Le difficoltà termineranno presso una selletta panoramica da cui possiamo apprezzare la teoria di monti e la nostra odierna viandanza…DSC00634 (3)

Seguiranno una faticosa rimonta su petraia e un lungo traverso pianeggiante, il tutto però su buon terreno; doppiamo un contrafforte e siamo in vista di Bocca Pisciacchia…DSC00640 (2)

Luogo assai suggestivo…DSC00642 (2)

…emblematico del piglio brusco di questo GR20, e del fiero cipiglio dei monti che l’ospitano…DSC00644 (2)

In forcella mangeremo rapidamente un panino, provati dal segmento testè percorso. La traccia scapicolla quinci nel vallone, su fastidiosa teoria di scomode petraie a grossi macigni da smontare con attenzione. Anche quando compaiono gli arboscelli non si placa il cammino nella costa dirupata. Incattivito e logoro non prendo foto. A un tratto la via piuttosto che calare nell’impluvio traversa a destra sui calcagni di belle placche granitiche…DSC00645 (2)

Poi serpiginosa calerà nell’alveo del torrente, lo varcherà per salire ai ruderi della bergerie La Mandriaccia, soffocati di verzura…DSC00646 (2)

Colà tocca rimontare stancamente l’ennesimo sperone, al sommo del quale siamo in vista del refuge Ortu di U Piobbu, ultimo presidio del nostro trek…DSC00648 (2)

..al quale perveniamo strisciando con un comodo traverso su buon sentiero in mezzo al bosco di betulle. La plaga, quantunque montana risente della maggior prossimità col mare; tira una brezza dolce e salata, molto piacevole. Cavalli bradi curiosano mentre montiamo sfiniti la tenda sul sedime terroso di piazzole abbruscate di sole…DSC00649 (2)

Vi mostro l’efficienti e pulite box toilette a secco in dotazione al rifugio…DSC00650 (2)

Tappa tosta quella odierna. Non ne possiamo quasi più. Eppure l’uzzolo d’essere così vicini alla conclusione ci spinge a brindare con i nostri residui compari di percorso gridando “c’est fini!” quantunque manchi l’ultima, impegnativa tappa con 1350 mtetri di calata scassaginocchia e terreno infido. Chiacchieriamo amabilmente con due italiani che incrociamo sulle panche del rifugio. Un reggiano che si fa in solitaria il GR e ha testè concluso la prima tappa in senso tradizionale nord-sud, e un piemontese che pure solitario vacanzeggia in vespa tra costa marina e puntate sui monti. Trepidanti per la fatica conclusiva ci corichiamo dopo un pasto discreto al rifugio, non fosse per due fiorentine di buon prosciutto che manco io son riuscito a ruminare. ‘Notte.

 

GIORNO NONO (e ultimo) dal refuge de l’Ortu di U Piobbu (1620 mt) a Calenzana (275 mt)

6h

EE

DISLIVELLI: salita 100 mt, discesa 1350 mt P1110039 (3)

 

Partiamo con un mezzo sorriso sapendo che abbiamo appena un centinaio di metri acclivi e oltre 1300 in discesa per completare il trek. Il sentiero parte bene, in piano, poi assai presto tocca ovviamente ravanare per canalini e roccette..DSC00655 (2)

..anche se invero brevemente, poichè segue un lungo traverso su buon terreno pianeggiante con larìci solinghi e belle vedute….DSC00660 (2)

DSC00666 (2)

Dopo circa un’ora siamo in vista di Bocca a u Bassigguellu, valico da cui s’offrono bei colpi d’occhio sul Mar Ligure e la baia del L’Île Rousse…DSC00670 (2)

Quinci tocca sostenere un lungo e impegnativo traverso in seno alla dirupata parete orientale del Capu Ghiovu, con passaggi talora arditi su cenge, sbalzi e camini; l’esposizione non è diretta , rimane modesta ma il terreno è delicato e richiede la dovuta  concentrazione…DSC00671 (2)

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Incontriamo uno spezzone di catena che agevola il superamento di uno spigolo altrimenti un po’ scabroso…DSC00673 (2)

Il traverso discendente che segue presenta qualche passaggio un po’ delicato da sostenere ancora in quadrumania; l’ambito è sempre piuttosto verticale, ‘si come irta la calata.. DSC00675 (2)

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Un tratto più comodo in falsopiano ci recapita presso Bocca U Saltu, snodo definitivo delle complessità e arioso balcone panoramico sulle piane adiacenti prospicenti lo mare…DSC00678 (2)

DSC00679 (2)

Quinci la via è una lunga e invero non precipitosa  calata su buon sentiero verso la brezza del mare, prima per serpentine su declivi pratili, poi nel mezzo a bei boschi di giovani pini larìci…DSC00685 (2)

Via via che si perde quota cambia la vegetazione ‘sì come il paesaggio; un bel traverso in falsopiano in mezzo a bassi arboscelli e cespi che ora saporano di macchia mediterranea…DSC00688 (2)

…con soperchio di more succulente…DSC00690 (2)

incontriamo pure curiose sculture naturali di roccia tafonata…DSC00692 (2)

 

Siamo stanchi e procediamo con lentezza; la via rimonta in costa un poggio e perviene a una sella panoramica. da cui occhieggia in basso il borgo di Calenzana, la nostra sospirata meta conclusiva del trek…DSC00694 (2)

Un senso di rilascio e flettono un poco le ginocchia mentre una prolungata esalazione trasforma il fiato in un simpatico fischio. Malgrado la stanchezza trapela allegrezza per l’imminente conclusione dell’impresa. Sostiamo per pranzare a cacio e pane, ma il tuono pare non gradire ‘sicchè al solito mangeremo in fretta e furia. Scapicolliamo lungo la china su buon sentiero, superiamo un bel campo di verzura mediterranea…DSC00695 (2)

Ora solo un modesto colle ci separa dall’arrivo…DSC00698 (2)

Scendo gli ultimi tornanti in guisa tragicomica; rischio di cascare a ogni passo, deambulando sfinito, coi pie’ vunerati e doloranti. Arrivo al sospirato cancelletto che dimostro circa novant’anni, almeno per quel che riguarda l’incedere. Vi risparmio un videino che mi ha fatto la Fra. Varco il cancello e soddisfatto lo fotografo in retrospettiva…DSC00699 (2)

Calchiamo zoppicando gli assolati vicoli di Calenzana. Non ci posso credere, è finita.  Restiamo in silenzio a sentire l’emozione dal gusto più contemplativo che affiora ed esala quando conchiudi una qualsivoglia impresa impegnativa cui tieni. Puzzo forte di fatica e ancora non esulto, ‘chè il bisogno di cavar gli scarponi, fare una doccia e dormire in un letto travisano la poesia. Ci trasciniamo verso l’unico alberghetto del vico e colà procediamo al riposo. L’indomani andremo a far qualche giorno di mare, con trasporto intermodale autostop per Calvi e quinci a Bastia in pullmann. Cammineremo poco, ascolteremo le ginocchia scrocchiare sulla spiaggia. Ci faremo abbruscare dal sole e dal vento, supini. Questo GR20 Nord è stato intenso di molto, sotto tutti gli aspetti. Chiudo la cronaca con un selfie video che ho fatto alla magnifica spiaggia di Lotu. Intono improvvisandolo in  modalità diplofonica ‘sicchè in solo una Pagghjella corsa, tipico canto armonico eseguito da tre tenores. Lo canto per esorcizzare la fatica e  per  celebrare  la corrusca, selvaggia e splendida naturalità dell’Île de Beauté. Un saluto (d)alla Corsica 

Yoyodel

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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