DOLOMITI zoldane/cadorine: giro del Pelmo, o del gioco della sedia

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Premessa

Questo è un sontuoso anello escursionistico. Nell’idioma dialettale bellunese Il Pelmo è detto Caregon del Padreterno,  Dove caregon sta per “seggiolone” nel senso figurato della grossa sedia, della poltrona. E in effetti troneggia stupendo e solingo in centro al Cadore, offrendo il ceffo meridionale allo zoldano. 3168 metri di quota polputa di crode, un maniero poderoso dal cipiglio fiero, severo e tuttavia solare, poichè offre poco le grazie d’ubertosa femminilità ai mantelli dell’ombra. Mi ha sempre affascinato la foggia bellissima di questa croda, sempre solo ammirata e mai accostata. Ci siamo tolti pertanto l’uzzolo di conoscerla più avvicino. La cosiddetta Transpelmo offre l’opportunità di compierne il periplo escursionistico alle falde, lungo i fianchi e le anche, con un anello di crca 6 ore. L’abbiamo compiuto in giornata partendo presto da Bologna e tornandovi, quindi con sonno scarso e col pensiero scomodo del rientro contingente. Eppperò ne valse la pena, ‘chè la delizia in cambio è saporosa e di grande soddisfazione.

SCHEDA ESCURSIONE 

N.B.: i tempi indicati si intendono al netto delle soste, e grossomodo corrispondenti a quelli di un camminatore medio, ovvero circa 1h per 300/350 mt. di dislivello in salita e per 500 mt. di dislivello in discesa, sempre grossomodo, ‘chè ognun* fa poi i conti coi propri.

  • CARTOGRAFIA: ho utilizzato la “Carta Escursioni TABACCO, foglio 025 “BDOLOMITI DI ZOLDO, CADORINE E AGORDINE” scala 1:25.000
  • Il giro parte e si conchiude al PASSO STAULANZA , valico stradale che connette l’alta  Valle di Zoldo alla Val Fiorentina, ambedue limitrofe all’ampio comprensorio dolomitico del Cadore bellunese. Il Passo si pone sulla displuviale fra le due convalli, lungo la SS 251 detta della Val di Zoldo e della Val Cellina

INDICAZIONI GOOGLE MAPS PER IL PASSO STAULANZA

  •  SPAZI e TEMPI: Passo Staulanza 1766 mt – a destra sentiero 472 – Passo di Rutorto 1931 mt -a sinistra breve tratto sentiero 471 – Rifugio Venezia 1946 mt ( 2.20 h circa); a sinistra sentiero 480 -Forcella Val d’Arcia 2476 mt ( 1.30 h circa); a sinistra traccia non numerata lungo il ghiaione-(più in basso sarà nuovamente contrassegnata dal 480, benchè da cartografia risulterebbe parte del 472 circolare) – Passo Staulanza 1766 mt ( 1.45 h circa)
  • TOTALE TEMPI  5.30/6 h
  • DISLIVELLI: salita 700 mt circa ; discesa 700 mt circa 
  • PUNTI D’APPOGGIO:  RIFUGIO VENEZIA ALBAMARIA DE LUCA  
  • RIFUGIO PASSO STAULANZA , presso l’omonimo valico stradale, posto alla partenza/arrivo dell’escursione
  • cartina topografica con tracciato del percorso escursionistico: in giallo ho evidenziato il nostro anello, che aderisce quasi completamente alla TransPelmo già ben evidente nello stralcio dell’originale con i segnavia 472 e 480 in rosso, salvo che per il primo tratto di calata da Forcella Val d’Arcia, per il quale abbiamo seguito la buona traccia non numerata che sfila sotto le pareti e che pertanto nello stralcio indicativo si discosta da quella con segnavia P1120271 (2)
  • DIFFICOLTA’: in letteratura viene spesso classificato  EEA (per escursionisti esperti, con attrezzature), per via dei brevi (facili) tratti attrezzati che presenta; talora gli si attribuisce un EE (per escursionisti esperti), e più raramente gli viene assegnato un (per escursionisti). Orbene, che confusione. stando alla mia esperienza lo considererei un EE moderato, poichè presenta sì qualche fune perlopiù mancorrente, ma l’esposizione è sempre modesta, il terreno mai davvero complicato e un solo assai corto salto di roccia è comunque servito da infissi. Per chiarezza, faccio riferimento all’ottima SCALA DELLE DIFFICOLTA’ ESCURSIONISTICHE DEL CLUB ALPINO ITALIANO . Può impegnare semmai lo sviluppo piuttosto lungo dell’intera escursione, quantunque ben distribuito in dislivelli complessivi. Personalmente la considero un’ottima escursione di upgrade da E a EE; l’escursionista desideroso di implementare l’esperienza può confrontarsi con ambienti più severi, approcciare qualche attrezzatura che protegge esposizioni modeste e agevola il calpestio di terreni più complicati e infidi del buon sedime di sentiero (bancate ghiaiose inclinate, larghe cenge sassose, pendii talvolta ripidi di ghiaie un poco franose da salire e scendere). Peraltro gran parte della gita si svolge lungo facili e ottimi sentieri ben tenuti fra bosco e alpeggi.

Caratteristiche: Splendido anellone attorno al colosso. Poichè dicevamo lo si conosce più localmente come “Caregon del Padreterno” (ove rammento caregon sta per trono, poltrona, grossa seggiola), con il Pelmo in questo giro si fa il gioco della sedia, come da titolo. La musica è sempre bella e coinvolgente, una sinfonia declinata in dinamiche a marcetta, allegri ma non troppo, polke, walzer e larghi sontuosi che quale paesaggio sonoro vario e imprevedibile accompagnano scene di grande Alpe dolomitica; i sentieri d’ottimo calpestio corteggiano il titano solleticandogli le falde, attraversando in sequenza odorose peccete, fitti baranceti, alpeggi deliziosi, pulpiti pratili e acrocori aperti su scorci d’empireo dolomitico sontuoso, dove l’orizzonte di volta in volta viene scarmigliato dalle schiere delle crode ampezzane, cadorine, zoldane. E quando la musica si ferma tocca stupirsi e indugiare sul particolare; l’orrido imbuto della Fessura, il ceffo del Pelmo cangiante ‘sì come quello dell’alfiere Pelmetto, lo zoccolo roccioso della Dambra, l’Alpe incantata di Rutorto. Poi si gusta la saporosa severità della croda sul sentiero Flaibani, che lascia i rassicuranti alpeggi ove riposa il Rifugio Venezia per penetrare serpiginoso i selvaggi visceri petracei del monte, con passaggi accattivanti eppure facilitati da infissi laddove il terreno si fa un pelo più scabroso. La risalita poi del ripido canalone che adduce a Forcella Val d’Arcia per ghiaie friabili e la spicciativa calata dalla medesima per i macereti petrosi dell’omonimo vallone garantiscono sudore e quel tantino d’arduità per  soddisfare l’uzzolo dell’escursionista moderato che voglia un poco “alzare l’asticella” e cimentarsi  in itinerari di maggior impegno, per quanto concerne il tipo di terreno e lo sviluppo in lunghezza e dislivello. Orbene, un magnifico itinerario che consente di assaporare con gusto e varietà tutti o quasi gli elementi di spicco delle plaghe dolomitiche.

 

 

Primi di luglio, A.D. 2018

lasciata l’auto al Passo Staulanza adocchiamo la segnaletica verticale che c’invita a connetterci con l’anello del Pelmo, altresì detto “TransPelmo” tramite segmento d’accesso, pertanto seguiamo per il Rifugio Venezia…P1100453 (2)

Pochi passi e confluiamo nell’anello propriamente detto; scegliamo d’intraprenderlo in senso antiorario ‘sicchè pigliamo il 472 verso destra, ossia per il Rifugio Venezia, dicevamo…P1100455 (2)

L’ottimo sentiero si discosta rattamente dal strada trafficata e penetra un bel bosco di  pecci. Profumo conifero, peccato per la luce piuttosto lattea per via d’un sole fiacco e diafano, timido in foschia densa…P1100457 (2)

…che osteggia pure il controluce, ‘sicche il Pelmetto che ci sovrasta si concede solo in stencil…P1100460 (2)

La via sfila in dolce falsopiano e non lascia il bosco; dopo una ventina di minuti s’apre la vista sul versante zoldano del Civetta, invero penalizzato da luce mediocre, ma sempre suggestivo…P1100463 (2)

..ci consola tuttavia l’effluvio di bosco buono…P1100467 (2)

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Dopo una quarantina di minuti camminati a blandissima e piacevole salita perveniamo in località Pala de le Dee, ove stacca la traccia segnata per le celebri orme dei dinosauri. La trascuriamo, peccato, ma non possiamo concederci troppe digressioni poichè tocca far non troppo tardi a Bologna. Insistiamo sul 472 per il Rifugio Venezia…P1100474 (2)

L’ottima pista sfila ora ordinata fra le aiuole naturali di baranci, accorsi a tener compagnia ai più aitanti fratelli coniferi. Frattanto s’apre la vista verso le schiere zoldane che sfilano dagli Spiz di Mezzodì (a destra nello scatto) al roccioso bavero dei Tamer (a manca)…P1100486 (2)

..indugiamo sul buon sedime della pista, che ora taglia uno schietto e denso baranceto mentre alle spalle occhieggiano possenti e remoti la Marmolada col sombrero e il Sella…P1100497 (3)

La regina delle Dolomiti, quantunque sbiadita da un lucore pastellato, merita una zoomata sul ceffo severo della parete meridionale…P1100499 (2)

Anche il Pelmetto e il fratellone incombenti a manca mostrano  ora in chiaro i poderosi bastioni e sfoggiano le accattivanti cenge che li cerchiano…P1100488 (2)

P1100490 (2)

Il sentiero rimonta sempre dolcemente la costa pettinata d’ispidi mughi…P1100493 (2)

mentre possiamo pregiarci dell’irta Fessura, l’orrido canale che separa il Caregon dal fratellino…P1100494 (2)

…a ben guardare il budello strizza i visceri…P1100495 (2)

Più indugiamo sulla via vieppiù il colosso cambia foggia, frattanto il cielo finalmente si fa più ceruleo decidendosi a risolvere l’ambascia del velato…P1100506 (2)

A un’ora e mezzo dalla partenza perveniamo all’acrocoro dei “Làch” P1100503 (3)

…magnifica miniatura d’alpe rorida di torbiere verzicanti; un raccolto pascolo di riposante dolcezza, che offre sullo  sfondo i profili delgli Sfornioi di Bosconero, del Sassolungo di Cibiana e del più remoto svettante cono del Duranno…P1100504 (3)

..paradiso pratile vegliato alle spalle da Caregon del Padreterno…P1100508 (2)

Quinci s’accentua la curva dell’anello escursionistico che al colosso gira intorno. Insistiamo sul 472 che pesta con discrezione la prateria pendula e vira verso nord, laddove occhieggiano l’Antelao a manca e il pulpito del Penna sulla destra; la solitudine contingente rende ancor più saporoso il quadro…P1100509 (3)

Il sentiero traversa ora la falda sudorientale del Pelmo, entra il bosco e lo esce offrendo scorci sulle forme cangianti degli speroni…P1100512 (2)

..e in breve sfila sotto il singolare zoccolo pendulo della Dambra…P1100513 (2)

..che invero a guisa di lampione spento veglia sulla promenade…P1100518 (2)

..ancora la Dambra, quinci oltrepassata…P1100522 (2)

Orbene ci si para innanzi lo scenario fiabesco dei pascoli di Rutorto, con lo sfondo isoscele dell’Antelao (a destra) e delle Marmarole (a manca)…P1100523 (2)

La pista su buon sedime traversa ora e sempre con dolcezza un largo canalone  avvallato, prima di risarire in blanda pendenza la rampa di baranci che adduce al Passo di Rutorto (1931 mt), larga sella ben visibile sullo spiano dei verdi…P1100524 (2)

…ove infine perveniamo dopo circa due ore e venti di cammino assai comodo e distensivo dalla partenza; sul passo i bastioni e i pinnacoli del Caregon lo travisano alquanto rispetto alla foggia che lo ha reso celebre…P1100528 (2)

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la plaga, malgrado l’ormai proverbiale luce sciocca di giornata, sapora di splendore bucolico, e ospita lo svacco di simpatiche vacche…P1100530 (2)

Un colpo d’occhio di spalle, al verzicante zoldano con gli Spiz di Mezzodì, e il Tamer – San Sebastiano…P1100531 (2)

..e uno innanzi, verso il pulpito che ospita il Rifugio Venzia, qui messo in quadro da Sorapiss e Cima Bastioni,  poggiato al centro d’un magnifco spettacolo dolomitico…P1100535 (2)

…protetto alle spalle da una spalliera svettante del Caregon…P1100537 (2)

Fin qui e ora comoda e piacevole passeggiata. Quinci e ora però diparte il celebre Sentiero Flaibani, ospitato nel primo segmento del segnavia 480, e consistente nel tratto più faticoso e impegnativo dell’escursione.Lo pigliamo a manca dietro al rifugio, seguendo altresì per “Rifugio Fiume” e “Pelmo via normale”. Nello scatto pare doversi andare a destra poichè lo fotografai appena oltrepassato…P1100538 (2)

La via, ora su pestato più breccioso, scarta tosto il piano e impenna lungo i ghiaioni basali e radamente confitti d’arboscelli del Pelmo, verso nord accentuando quivi la curvatura dell’anello. Siamo soli, improvvisamente…P1100541 (2)

Possiamo gustare uno scorcio sontuoso verso Antelao, Marmarole e Sorapiss con Croda Marcora luogotenente; in basso il verde pube del Cadore con San Vito e la valle del Boite…P1100542 (2)

A tergo, il docile mondo alpestre di Rutorto, presidiato dal Rifugio Venezia…P1100543 (2)

Tagliamo il macereto traversando su buona traccia; l’ambito si fa selvatico e crodaceo vieppiù…P1100545 (2)

Adocchiamo a manca un figuro che ravana in discesa sulla paretina che osta l’accesso alla mitica Cengia di Ball; questa è la traccia della via normale al Pelmo…P1100546 (2)

zoomiamo…P1100547 (2)mentre saliamo buttiamo l’occhio sull’intrigante cengia, quinci ben visibile. La via normale al Caregon è salita alpinistica; un sogno, ma non ho bastevole competenza per affrontarla senza perito accompagnatore…P1100548 (2)

Frattanto scompaiono i verdi per far posto a una plaga integrale di croda; selvaggia, severa. La pista si fa più friabile e faticosa…P1100549 (2)

..e traversa la costa su brecciame un poco instabile, smangiato dall’erosione. I bolli rossi aiutano a individuare il passo più agevole. L’ambulacro si snoda nei visceri dolomici del Caregon…P1100550 (2)

…poi reimpenna su miglior sedime…P1100551 (2)

Traversiamo nuovamente più appoggiati, in vista di un’irta sella pendula che dovremo varcare; la passeggiata di croda è ora spettacolare, aperta sul corridoio vallivo del Boite mentre occhieggia pure il Cristallo remoto…P1100556 (2)

Via via che accostiamo la forcella essa ci pare meno cattiva da raggiungere; spesso la prospettiva frontale inganna sulla reale pendenza degli acclivi. Frattanto si profila un gruppo d’escursionisti proprio sull’intaglio…P1100559 (2)

Sdrucciola un poco il fondo a pietrisco, quantunque la traccia sembra rimontare serpiginosa il pendio in comodità…P1100560 (2)

Invero brevemente in due strappi perveniamo al sommo; giro le spalle e mi gusto lo spaccato zoldano che s’offre a sud, febbrile di forti contrasti ottici e cromatici; occhieggiano pure alla manca estrema il Bosconero e il Toanella…P1100562 (2)

…nonchè ora gli Sfornioi pizzuti e la prua vigorosa del Sassolungo di Cibiana…P1100563 (2)

Perdonate la veniale compulsa; voglio annettere al quadro i bastioni del Pelmo incombenti a destra, e rendere visibile laggiù il Rifugio Venezia, da cui proveniamo…P1100563 (2)

Se al di qua lo scenario è grandioso e stupendamente convulso, di là è un titanico frantume minerale. Con vista sull’assolata Cima di Val d’Arcia, la via procede su comodo cengione breccioso che seca senz’indugio la pancia calcarea del Caregon. L’ambito è severo, selvaggio, bellissimo…P1100565 (2)

Doppiato uno sprone, la traccia indugia buona fra le rocce e presenta un breve tratto in modesta esposizione…P1100568 (2)

…poi asseconda fedele contrafforti minori e offre il primo tratto attrezzato con fune; uno sbalzo a canalino dal piglio verticale di pochi metri, di facile superamento…P1100572 (2)

Fosse naturale direi non andrebbe oltre il I grado d’impegno; le funi annullano le difficoltà di rimonta, e invitano a una comoda trazione…P1100574 (2)

Oltre lo sbalzo gl’infissi seguitano a proteggere una cengia sfarinata e declive in blanda esposizione, che presenta un solo passo meno agevole per un restringimento del sedime, altresì obliquo e cementato, quantunque assicurato dalla fune…P1100576 (2)

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Varcato il seguente canale la traccia s’impenna lungo una rampa-cengia più faticosa…P1100578 (2)

 …che rimonta uno sbalzo al sommo del quale tiro il fiato e mi volto a guardare il passaggio attrezzato testè superato, che da qui appare più scabroso di quanto invero non sia…P1100579 (2)

…e lo chiarisce meglio l’escursionista che abbiamo appena incrociato, ora cimento nel passaggio…

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..pare incrodato, ma tranquilli, non lo è…P1100582 (2)

Questo sentiero Flaibani è davvero suggestivo; con relativa facilità ti conduce nella sconvoltura viscerale di pietra del Pelmo, saporosa di grande croda selvaggia, e il gusto lo si sente appieno, al punto da percepirne pure l’odore talcato minerale. Un ululato di pietra ma non disperato, quasi un borborigmo diaframmatico, un mantra. Ora la rampa impenna vieppiù, un passo suso e due giù per via del fondo sgretolo che domanda fatica…P1100585 (2)

…segue un traverso ascendente faticoso, poi si rimonta un conoide che ospita qualche verde ricomparso. La traccia taglia il pendio zigzagando serrata, ma è fatica, ‘chè manco scatto una foto. Tiro il fiato e volgo ancora lo sguardo alle spalle, la bellezza di questo percorso è magnetica; nel prossimo scatto il tracciato con cerchiati tre escursionisti cimenti nel passaggio attrezzato…P1100588 (2)

…zoomiamoli…P1100590 (2)

Ultima rampa ghiaiosa e finalmente perveniamo a Forcella Val d’Arcia (2476 mt), dopo un’ora e mezza di salita da Rifugio Venezia. Di là (con vista sulla remota Marmolada) si distende il vasto macereto di Val d’Arcia, che ospita i residui dell’omonimo antico nevaio, relitto di un più antico ghiacciaio…P1100593 (2)

…di qua non sono ancora stanco dell’ameno versante zoldano, laddove occhieggia ora pure lontano l’Oltrepiave con il polputo cono del Duranno…P1100592 (2)

Mangiamo rattamente il panino in forcella poichè s’addensano cumulnembi minacciosi che spengono la luce; epperò il lucore che ne risulta esalta i contrasti delle crete coi pilastri…P1100595 (2)

‘Sicchè ci caliamo ruminanti nel vant della Val d’Arcia, pigliando la traccia evidente ma non contrassegnata che cala mantenendosi accosta alle pareti di sinistra, e ignorando quella che divalla destra verso il Rifugio Città di Fiume, corrispondente al segnavia 480. La traccia che solca l’ampio macereto è dignitosa, talora sdrucciolevole,  nella prima parte invero poco ripida…P1100597 (2)

Sfiliamo veloci ai pie’ di poderosi pilastri maculati d’ocra; l’atmosfera bigia rende un poco lugubre la plaga che tuttavia è bellissima per selvatica severità…P1100601 (2)

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Più avanti la pendenza si fa più spicciativa e precipitosa, pestiamo lembi di neve cruscosa e tiriamo un poco il freno; calando verso un pianoro le tracce di pestato si ramificano a delta più caoticamente; la direzione rimane tuttavia inequivocabile poichè si tratta di calare senz’indugio verso l’impluvio del vallone; occhieggiano frattanto i verdi pratili dei Mondeval che avampostano gli altari dolomici dei Lastoi de Formin e le più remote schiere merlate di Croda da Lago…P1100606 (2)

..il cui cipiglio tormentato e romantico merita un colpo del terz’occhio, proprio mentre s’eleva la mole materna della Tofana di Rozes, abbruscata da uno starnuto di sole…P1100608 (3)

In quella un’evidente  barriera di sassi mette ordine alle tracce, sconsigliando transennandolo  il passaggio verso dritto e guidando a curvare la discesa più a destra…P1100610 (2)

Insistiamo sul pianoro tra i macereti; bello è il colpo d’occhio alle spalle sul ghiaione calato dalla Forcella Val d’Arcia, ora più assolata…P1100613 (2)

Oltre il pianoro torniamo a scendere verso l’impluvio, laddove il pietrisco del sedime ispessisce. Quinci è logica e inequivocabile la direzione  a prescinder dalle tracce plurali; occhieggia in fondo al vallone il nastro d’asfalto a un dipresso di Passo Staulanza, la nostra meta di chiusura dell’anello…P1100615 (2)

..mentre scippa lo sguardo ancora verso nordovest la placida verzura dei Mondeval, malgrado lo spento lucore…P1100617 (2)

Abbiamo nella contingenza quattro compagni di calata, ossia una coppia con due cagnoli simpatici, uno dei quali accusa stanchezza e disagio pertanto viene imbracciato dalla mamma. Molto dolce e spaurito (preso dal canile, vulnerato da un vissuto di percosse e maltrattamenti); non ricordo il nome…P1100619 (2)

Frattanto ci pregiamo di splendide fioriture del tenace Papavero alpino, che sembra drenare l’umido dalle sasse per sopravvivere…P1100621 (2)

…e c’impressiona la strozza della Fessura, stavolta mirata da settentrione verso sud; il colpo d’occhio è peraltro indicativo dell’ampiezza d’anello escursionistico…P1100625 (2)

Il pestato torna ora più comodo e in sede, ‘sì come torna la segnaletica numerata; siamo quindi sulla pista giusta…P1100627 (2)

..e con simpatia ce lo conferma la scritta sul monolite pochi passi avanti…P1100628 (2)

In dolce discesa perveniamo allo sbocco del vant, laddove tornano i verdi più densamente, in quella rappresentati dagli scuri baranci; il sentiero asseconda l’appoggiato contrafforte e piega con decisione a manca, verso i pulpiti boscati del Passo Staulanza…P1100629 (2)

La pista s’allunga ora in piano e offre scorci riposanti sul presepe naturale della Val Fiorentina…P1100631 (2)

..che tra le quinte sfoggia una sontuosa Cima d’Ambrizzola; in quella luogotenente di Croda da Lago, quinci travisata…P1100632 (2)

Ancora un quarto d’ora di piacevole cammino in falsopianoquinci  tra i boschi e siamo a Passo Staulanza. Chiusura dell’anello, fine del giro. Stanchi, risentiamo certo della levataccia, infatti abbiamo frenato un poco nella calata da Forcella Val d’Arcia allo Staulanza, segmento che ci ha preso due ore anzichè le prevista 1.30 netta. Un doppio sguardo e un saluto al Caregon del Padreterno, il colosso calcareo cui abbiamo lietamente girato intorno; adesso il cielo è turchino……P1100635 (2)

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Siamo soddisfatti. Peccato solo che adesso ci spettano le orate fitte d’auto per tornare a Bologna in serata. Insomma una gita stupenda, un poco penalizzata dalla luce ingrata e soprattutto dalla modalità  mordi e fuggi/sfuriata in giornata da Bologna, il cui pensiero erode un filo d’entusiasmo e relax. Eppure splendido è corteggiare questo titano, solleticandogli i fianchi generosi di verdi e pietra spettacolari, con la delizia di scenari meravigliosi e tormentati di bellezza alpestre. E malgrado l’ambascia della fretta, ci rimane forte in bocca il sapore delle Dolomiti, declinato in tutte le sfumature peculiari, con il retrogusto piacevolmente piccante della selvaggia eppure accessibile passeggiata di croda. 

Alla prossima

Yoyodel

 

 

 

 

 

3 pensieri su “DOLOMITI zoldane/cadorine: giro del Pelmo, o del gioco della sedia

  1. Ho cancellato e riscritto più volte questo commento, perché nessun complimento mi sembrava “abbastanza” per descrivere l’esaustività del tuo resoconto e la bellezza delle immagini che hai scelto per accompagnarlo. Un avvincente viaggio in prosa che ho letto tutto d’un fiato 🙂

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  2. Buondì Giorgia, grazie per il bellissimo complimento! Le tue parole mi gratificano particolarmente poichè rappresentano proprio la cifra estetetica (ed etica) che umilmente intendo trasmettere con i miei ” fotoromanzi fatti coi piedi”. Se gradisci lo stile pertanto t’invito (senz’impegno) a curiosare fra le altre “incursioni escursionistiche in prosa ed immagini” presenti in questo contenitore; per ognuna di esse la modalità di racconto è sempre la stessa, stesso lo stupore per la sempre diversa bellezza delle plaghe in cui amo vagolare. Ti ringrazio ancora per l’apprezzamento, buone escursioni!
    Valerio

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  3. In realtà ho già curiosato nel blog, ma avendo percorso la scorsa estate una parte dell’anello del Pelmo, leggere il tuo resoconto mi ha portato indietro nel tempo e ho deciso di lasciarti un mio pensiero proprio qui sotto. Buone escursioni a te, continuerò a seguirti con molto piacere! 🙂

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