VAL DI MELLO (Valmasino, Valtellina): a zonzo in fondovalle e su per il Qualido dietro ai passi perduti dei Melat, o della fuga nella realtà dell’Eden alpestre

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Premessa

Paradisi perdendi e ritrovandi. La Val di Mello (Valmasino, Alpi Retiche, provincia di Sondrio). Plaga di struggente, deliziosa bellezza montana, unica per peculiarità ambientali. Dal 2009 riserva naturale, di cui 516 ettari integrale. Un progetto d’interventi infrastrutturali poteva impattare fortemente sul già delicato e fragile equilibrio ecologico della valle. Una mozione popolare di appassionati, corroborata da comitati e movimenti di tutela appositamente sorti (con petizioni e raccolta firme) e da Mountain Wilderness Italia ONLUS ha ottenuto il risultato in pacifica mediazione con l’ERSAF Lombardia (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste,  promotore del progetto infrastrutturale) . Posto qui il link al documento che riporta la posizione sul tema di Mountain Wilderness, che ho sempre condiviso

la posizione di Mountain Wilderness Italia sul tema

vieppiù di seguito posto il link al documento restitutivo dell’esito, sempre a cura di Mountain Wilderness

Riserva naturale Val di Mello, quando la natura vince

Veniamo alla gita. Avevo in programma di compiere con tutta calma e lentopede il delizioso anello di fondovalle, con semmai digressioni alle varie cascate delle vallecole tributarie e lunghe soste benessere sui pratili. Inoltre m’intrigava un percorso “avventura” per tracce selvagge e non segnate diretto al curioso monumento di cultura materiale noto come stalla ovale del Qualido. Orbene, per cagioni che approfondirete non abbiamo rispettato il programma da progetto, sebbene il semplice viandare per le ottime piste del fondovalle e lungo le arcane tracce della Val Qualido, inserite in una plaga montana di squisita unica bellezza, Eden reale del mondo alpestre, abbia comunque ripagato la visita con profondo piacere.

La Val di Mello è una valletta del comprensorio montano di Valmasino, a sua volta tributaria della sondriasca Valtellina, nel cuore delle Alpi Retiche. Regno del granito plastico, la vallecola è percorsa da una buona mulattiera e chiusa al traffico veicolare. Deve il nome al paese di Mello, comune distante circa 20 chilometri e ubicato nei dintorni di Morbegno, quindi più a sud e nell’ampia solatia Valtellina. I “Melat” (ossia gli abitanti di Mello) in un passato assai remoto (in letteratura si parla anche d’un millennio) colonizzarono le plaghe paradisiache della valle che ne prende il nome per approvvigionarsi di pascoli e risorse a suon di fatica e ardui trasferimenti stagionali, ‘sicchè divenne lungo i secoli quest’angolo di paradiso alpestre una sorta di libera enclave. Ancora oggi si pregiano le opere di cultura materiale dei Melat nei pascoli pratili deliziosamente curati, nella rustica armonia delle contrade, negli splendidi camminamenti mulattieri che disciplinavano l’incedere degli armenti e lo agevolavano negl’impervi, improbabili accessi (se pensiamo alle vacche) ai pascoli acclivi dell’irte vallecole a lato. Sul finire dello scorso millennio la plaga è diventata celebre per una nicchia internazionale d’appassionati della montagna. Qui sono nati i movimenti iconoclastici e rivoluzionari dei sassisti e del gioco/’arrampicata, su impulso d’un drappello di giovani locali, che hanno scoperto l’endemiche  qualità straordinarie del granito.

 

 

N.B.: i tempi indicati si intendono al netto delle soste, e grossomodo corrispondenti a quelli di un camminatore medio, ovvero circa 1h per 300/350 mt. di dislivello in salita e per 500 mt. di dislivello in discesa, sempre grossomodo, ‘chè ognun* fa poi i conti coi propri.

  • CARTOGRAFIA: ho utilizzato la “Carta Escursionistica ERSAF -Regione Lombardia- “Valmasino”,  scala 1:25.000
  • Si accede alla Val di Mello dall’abitato di San Martino Valmasino.
  • indicazioni GoogleMaps per San Martino Valmasino
  • Colà giunti si lascia l’auto e si procede a pie’ prima lungo la carrabile poi per la mulattiera di fondovalle. E’ attivo un servizio di bus/navetta che ogni ora garantisce il breve trasferimento da San Martino all’imbocco pedestre della valle. A giugno 2019 il costo a corsa è di 2€ per adulti e 1 € per bambini 0-12.
  • orari partenze bus navetta Val di Mello
  •  SPAZI e TEMPI: L’anello di fondovalle nel suo sviluppo classico senza digressioni fino a contrada Rasica è un breve comodo percorso di bellezza stellare di due orate e mezza lentopede per poco più di  200 metri di dislivello in salita, parimenti nella discesa. Nondimeno l’amenità del paesaggio invita a piacevoli e prolungate soste che fanno certamente e piacevolmente lievitare i tempi.
  • Non sto qui a restituire dati sintetici e precisi sui percorsi fuori traccia che ho compiuto poichè incompiuti. Per arrivare alla Stalla Ovale del Qualido partendo da San Martino le note di cui disponevo indicano  circa 3 ore per 1100 metri di dislivello in salita (lo stesso in discesa) Io mi sono fermato poco sotto con tempi pertinenti.
  • PUNTI D’APPOGGIO : per quanto concerne l’anello di fondovalle, proprio lungo il cammino sono presenti diversi intriganti punti ristoro, perlopiù rifugi in guisa agrituristica; per praticità nomino quelli provvisti di sito web, per quanto ve ne siano altri che avrete il piacere d’adocchiare
  • Rifugio Luna Nascente
  • Rifugio Soleluna
  • Rifugio Rasega
  • I presidÎ dentrovalle sono giocoforza più costosi per complessità d’approvvigionamento, ‘sicchè noi abbiamo fatto notte fuordivalle, in località Filorera, a mezza pensione  presso l’eccellente e molto bello Centro Polifunzionale della Montagna
  • cartina topografica con tracciato del percorso escursionistico: in giallo ho tracciato il percorso dell’anello di fondovalle, in blu il sentiero dei Melat di Val Qualido P1120870 (2)
  • DIFFICOLTA’:
  • Anello di Fondovalle : T/E (turistica/escursionistica facile); gita facile, leggera per comode mulattiere e ottimi sentieri
  • Sentiero dei Melat di Val Qualido: E+/EE (per escursionisti, con lievi maggiorazioni di difficoltà o anche quindi per escursionisti esperti); non tanto per il relativamente breve tratto in modesta esposizione che supera una barriera rocciosa osteggiante l’accesso agli alpeggi acclivi della valletta, quanto per la forte, spicciativa pendenza che va superata di petto senza fronzoli e per la tipologia di traccia, talora precariamente segnalata (è un sentiero semiabbandonato e di rado calpestato); in qualche punto occorre interpretare il terreno e scegliere sul posto il percorso migliore e meglio pestato.
  • Caratteristiche: Lo ripetiamo, un Eden Alpestre, unico, endemico. Una rapsodia di rocce, acque, verzura. Pascoli pratili che restituiscono in bellezza l’amore con cui sono stati curati nei secoli, lo scorrere garrulo e placido a un tempo del torrente che sfoggia polle smeralde e trasparenze di bellezza indescrivibile; betulle, ontani e ciuffi di pecci e larici che arricchiscono il gusto del paesaggio in piano, e vieppiù s’abbarbicano ai lati artigliando di radice le venuste cenge che solcano la pazzesca turgida convessità dei graniti argentei, cui piace decollare in muraglie soleggiate e coni estroversi. Questa roccia è classificata con scientifica simpatia in Serizzo e Ghiandone. Dicevamo altresì paradiso apprezzato in tutto il mondo per l’arrampicata moderna e ludicheggiante, un vero e proprio “Yosemite alpino” per paesaggistica pertinente. Regno quindi anche dell’arcano Gigiàt ,  creatura della locale tradizione mitico/favolesca, un incrocio gigantico tra un camoscio e un caprone, da tipico bestiario alpestre. Le deliziose contrade che antropizzano con discrezione il fondovalle, gioelli di rustica edilizia, esempio della cultura materiale Melàt, pregevole altresì lungo l’irto tracciato che rimonta e smonta la Val Qualido. In quella venivano le mucche transumanti legate in cordata, di fatto, con ancoraggi confitti nella roccia. L’escursionismo tout court invero snobba la delizia da palato turistico del fondovalle, e storicamente le preferisce l’arditezza degli alti e selvaggi circhi pertinenti le convalli laterali, lungo i quali scorre il celebre, impegnativo Sentiero Roma . Se abbondano in fondovalle i ristori con possibilità di pernotto, solo un rifugio C.A.I. custodito e gestito è presente negli ambiti acclivi della valle lungo appunto il Roma, nondimeno vi sono ubicati tre bivacchi a servizio degli escursionisti.
  • La passeggiata di fondovalle qui presentata è pura poesia del vagolare in montagna. Breve, dolce, pregna di spunti deliziosi, paesaggistici et enogastronomici. Più avventurosamente volevo raggiungere la mitica Stalla Ovale del Qualido mediante un percorso ad anello, che prevedeva la salita per gli arcani sentieri del “Ciudi’” o della “Zoca de i foleg” (abbandonati e piuttosto esoterici) basandomi sulle poche indicazioni reperibili, e scendere per il più noto o almeno intellegibile sentiero della Val Qualido. Orbene, ci siamo persi nella ricerca delle tracce per la salita, ‘sicchè abbiamo ripiegato con la deliziosa passeggiata di fondovalle. L’indomani, con tempi strettissimi per impegni a Bologna, abbiamo preso in salita il sentiero di Val Qualido,  siamo arrivati son certo ben poco sotto l’Alpe omonima  che ospita la Stalla Ovale, poi l’esigua disponibilità di tempo ci ha fatto tornare indietro. Ma la faccenda è solo rimandata, magari nell’autunno, quando l’incantagione della Val di Mello dovrebbe tingersi di sfumature altrettanto  magiche. Vi racconto comunque in prosa e immagini di queste magnifiche passeggiate incomplete, anche solo per indurvi l’uzzolo di una visita.

 

 

Primi di giugno,  A.D. 2019

La giornata è favolosa. nella primavera che finalmente strizza l’occhio all’estate pigliamo  il percorso pedonale che mena verso l’imbocco della valle…P1120571 (2)

Il sentiero viene tosto fagocitato dalla verzura resa tracotante dalle recenti abbondanti piogge. La musica del torrente ‘sì come i profumi di bosco gaio e il buon sedime del calpestìo pizzicano i sensi di piacere…P1120573 (2)

Venti minuti scarsi di cammino umbrato e perveniamo al scenografico imbocco della valle incantata; passiamo la contrada di Ca’ de Rogni, che ospita l’osteria del Gatto Rosso e il campeggio, e accostiamo il vico periferico del medesimo borgo, che offre un primo sontuoso colpo d’occhio sui magici verdi e sul turgido pilastro noto come Precipizio degli Asteroidi ( nella toponomastica moderna del mondo climber)…P1120574 (2)

Il vigore pazzesco dell’obelisco e l’imprensilità delle sue placche meritano un colpo d’occhio di dettaglio (il primo di tanti a venire)…P1120578 (2)

Calpestiamo adesso l’ottimo piancito della mulattiera di fondovalle. Due minuti e un primo assaggio del crogiuolo d’acque smeralde, verdi e graniti polputi bacia i sensi alla francese; in quella occhieggia sontuoso e appiccato il Monte Disgrazia (3678 mt), ancora invellato di neve spessa e virginale; questa è solo una spicciativa degustazione della meraviglia di cui ci si nutrirà…P1120580 (2)

Il comodo tratturo sfila in dolcissima pendenza, lascia a manca la contrada Ca’ di Panscer, altresì fiabesca, e conduce a contemplare il magnifico laghetto turchino smeraldo generato da una slavina di circa dieci anni or sono rovinata dall’irto vallone del Qualido. La plaga è d’una venustà che lascia senza fiato nè parole per descriverla. In quella uno slackliner cerca il suo centro di gravità permanente prima di traversarla…dav

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Stupefatti dall’incantagione indugiamo barcòlli nel magnifico ambulacro, che ora smette i panni semicarrabili per indossare quelli della mulattiera sentierace. In breve giungiamo a contrada Ca’ di Carna, che riposa sulla sponda manca idrografica e la si raggiunge per ponte pittoresco…P1120714 (2)

Ignoriamo la deviazione e insistiamo sul percorso fondovalle in destra orografica, che regala perle in un munifico e magnifico crescendo…P1120813 (2)

In cuor mio applaudo, con fragoroso silenzio…P1120814 (2) 

Non è presto, e se vogliamo arrivare alla stalla ovale per la Zoca de i Foleg, considerando la difficoltà di beccare le tracce giuste e di mantenerne la reperibilità, tocca muoversi a individuare l’arcano imbocco. Giunti pochi passi dopo la contrada alla leggendaria polla nota come Bidet della Contessa (o ansa della tranquillità), a malincuore la trascuriamo (non preoccupatevi, poi ne seguirà un portfolio). Stando alle scarne indicazioni esoteriche reperite in letteratura e sul web, l’attacco del percorso della Zoca de i Foleg (comune al tracciato del Ciudi’ per quanto concerne l’imbocco) dovrebbe constare nel secondo sentierino a sinistra che diparte laddove il tratturo principale asseconda la polla del Bidet, appena dopo la piccola curva che affianca lo scoglio. Si dovrebbero contestualmente ignorare altre deboli tracce. Orbene, non essendoci alcuna indicazione in loco trattandosi d’un cammino arcano, imboccheremo questa…P1120587 (2)

Ma siccome l’attacco diparte a un dipresso del Bidet, e appena imboccatolo mi volto e mi stupisco, perchè non proporvi assaggio mordi e fuggi delle meraviglia idrominerale che andremo poi a gustarci; voilà le Bidet…P1120586 (2)

Dopo alcune strette serpentine lungo le quali si mantiene la traccia sufficientemente chiara, arrivano i primi ometti e le prime caotiche ramificazioni. Presto le scarse note a mia disposizione perderanno senso nel presente, e cercheremo di mantenere una destra un po’ aleatoria; mille ometti di varie foggia e dimensioni ci faranno imboccare le mille tracce che conducono agli appiccati attacchi delle vie d’arrampicata…P1120589 (2)

 

Presto il fitto della vegetazione si fa jungla, e fatichiamo a individuare gli ometti, ‘chè le tracce di pestato sono molto deboli e coperte di fogliame, e soprattutto divergono in tante ramificazioni. Stiamo annaspando da un po’, peraltro impennando scarso dislivello. Le mie note accennano a un guado del torrente Qualido, e direi che ci siamo; La stagione ubertosa d’acqua di scioglimento lo rende suggestivo e un pizzico avventuroso…

 

 

Oltre il guado insisteremo a seguire tracce molto labili e confuse, salendo a mezzacosta nella macchia fitta di pecci, faggi e betulle fino a lambire le placche rocciose dello “Scoglio delle Metamorfosi”…P1120597 (2) Quinci le tracce, sì come gli ometti, spariranno. Proveremo a insistere fino a sbucare sulla pancia d’una placca appiccata sul vuoto, donde una finestra tosto aperta in mezzo alle fronde offrirà un superbo colpo d’occhio sul Disgrazia…P1120599 (2)

Senza più alcun punto di riferimento ne’ tantomeno percorribilità in sicurezza, scegliamo di non incrodarci e facciamo retromarcia, faticando un poco a ricucire la via percorsa. Di ritorno al guado, pochi passi prima di approcciarlo notiamo una serie d’ometti (in andata non scorti) che s’inerpicano nell’impluvio d’un canalone, come  dalle note a mia disposizione. Proviamo a seguirli e ci conducono a un secondo, irto, suggestivo guado..P1120601 (2)

L’ambiente è selvaggio, appiccato, invitante, ma è già tardi e chissà dove portano…Pazienza, rimanderemo ad altra occasione, magari con qualcuno del posto. ‘Sicchè torniamo a valle, e ci godiamo l’incantagione del Bidet, non prima d’esserci pregiati d’un vertiginoso  colpo d’occhio a sudovest, verso la plastica verticacia di Cima del Cavalcorto (2765 mt)…P1120604 (2)

 

IL BIDET DELLA CONTESSA, un portfolio

Il cuore fluido dell’Eden alpestre, dove la natura s’è impegnata a dare il meglio di se’ in termini d’armonia e venustà. L’incantagione di una polla dalle sfumature cromatiche più eccitanti, benchè un poco intorbidite dal vigore dell’acqua di scioglimento (foto del telefono)..dav

Con la magia scenografica di quel masso erratico…dav

Il seguente è uno scatto della mia Lumix…P1120816 (2)

Dominano  il verde pratile arboreo che amoreggia col turchino e il bigio del granito in un triangolo di passione da volercisi perdere in tenera, armoniosa lussuria. L’acqua è profonda qualche metro, talora qualcuno vi si tuffa dallo scoglio (provvisto d’una corda pencolante per la quale ci si può issare in cima). Dicevamo la quiete caleidoscopica nella contingenza è un poco turbata dall’acque gagliarde di scioglimento (che tuttavia non fiaccano la trasparenza e la vibrazione cristallina). In altri momenti la portata è più tranquilla, docile, piana. Alcuni scatti (affrettati per via dello stupore) che feci un agosto dieci anni or sono lo testimoniano…P1010250 (2)

Un boccone alpestre di Sardegna tropicale…

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Controcampo del primo scatto della serie ove la Fra rinfresca i pie’. Il sasso piatto è il medesmo, colpo d’occhio a monte controcorrente…P1010251 (3)

…e in favore di corrente…P1010252 (3)

Niente male neppure gustarsela pochi passi avanti lungo il sentiero, voltandosi poi a tergo (sempre dieci anni or sono)…P1010253 (3)

Per chiudere il portfolio, uno sguardo panoramico dal sasso piatto sull’incanto della plaga…IMG_20190602_124206 (2)

…e una rispettiva, un po’ affrettata restituzione video per pungolare i sensi vieppiù…

 

 

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Bene. proseguiamo lungo la mulattiera di fondovalle, che solca magnifici ambiti pratili e apre sguardo e respiro sugli acclivi profili apicali che chiudono la valle, su cui vegliano polputi e ieratici  gli splendidi toraci granitici dei contrafforti; la dolcezza delle betulle confitte nei posti migliori…P1120606 (2)

..e via, verso contrada Cascina Piana, ‘sì come la viandanza…P1120610 (2)

Stesso viewpoint, agosto dieci anni or sono. Altre luci e suggestioni…P1010230 (2)

L’ubertoso petto dei contrafforti a manca (destra orografica)…P1120609 (2)

Dove qualche temerario climber fa il nido in movimento…P1120608 (2)

Cascina Piana (1092 mt). Vico delizioso. Un pugno di bicocche in granito e ardesia in plaga incantevole. Ospita lo storico rifugio Luna Nascente, un tempo assai rustico, oggidì coi crismi d’ultima generazione. Forse il villaggio ha un poco perso la saporosa vetustà naturale d’anni or sono, mantenendo tuttavia integra la cifra di squisita bellezza bucolica. Graziosi baitelli confitti nel più bel quadro, con a manca l’acclive Picco Luigi Amedeo…P1120612 (2)

sfacciate, tenere fioriture…P1120614 (2)

L’erratico sassone che offre sostegno agli stazzi e alle casupole…P1120613 (2)

…e un colpo d’occhio favolesco sulla contrada ripreso dal sommo della sassa (foto di dieci anni or sono, a questo giro non vi sono salito)…P1010273 (2)

..che invero oggidì non pare poi così diversa…P1120615 (2)

I granitici addominali dei versanti, e i coni belli e bizzarri…P1120617 (2)

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Quinci la scena scapiglia un poco d’armonico idillio e acquista in rustichezza; spintonano le conifere, s’inaspriscono i profili, s’arruffano i prati; rimane stupefacente la bellezza. Posto ancora foto d’un decennio fa poichè dimenticai di riprendere. Comunque, ora come allora…P1010266 (2)

La mulattiera si fa quindi sentiero che serpeggia rinserrato fra muretti a secco, poi accosta il torrente, che spumeggia mantenendo le acque limpide…P1120621 (2)

In dolce salita entra il bosco fresco umbrato di pecci, lo esce ed  in venti minuti perviene in località Rasica (e all’omonimo rifugio, visibile nello scatto, 1148 mt), dove l’impluvio spiana in lembi pratili e greti alluvionali; bellissimo…P1120632 (2)

In quella ci complimentiamo con la tenacia dei pecci acclivi che artigliano le aggettanti convessità dei pannettoni granitici, drenando chissà quale linfa…P1120633 (2)

Ci fermiamo al rifugio per una birra di gradazione tosta che, complice il caldo intenso, ci taglierà le gambe, ‘sicchè rimaniamo a lungo a chiacchierare scherzando col simpatico gestore. Arranchiamo poi con l’intento d’andare a visitare la cascata cosiddetta della Chiusa. Rasica è contrada graziosa, umbrata, e i Melat vi risiedono nella bella stagione…P1120636 (2)

In Rasica s’esaurisce la passeggiata di fondovalle; quinci la via impenna, poi decolla e il fondo si fa più scomodo e sconnesso, ‘sì come la segnaletica precaria, smettendo i panni della confortevole mulattiera. il tracciato s’inerpica con ripidezza per la costa boscosa, ‘chè deve superare diverse balze per raggiungere gli acclivi alpeggi di Casera Pioda, finanche il desolato alpestre circo del Cameraccio, che nelle plaghe più in quota ospita il tracciato del Sentiero Roma e il bivacco Kima. Poco oltre, a manca  una traccia disagevole rimonta la Val Torrone, per inerpicarvisi diretta agli omonimi alpeggi e l’irto bivacco Manzi, altresì posto lungo il Sentiero Roma. Insomma, qui a Rasica il flusso pedestre tranquillo fa inversione a e torna sui propri passi, semmai lungo la sponda opposta della valle, ‘chè in contrada un bel ponticello consente il passaggio. Barcollando un po’ breschi insistiamo verso la salita, senza troppa convinzione. Frattanto ci gustiamo l’ombra del villaggio…P1120642 (2)

Il sentiero passa in rassegna un bellissimo bosco di pecci…P1120646 (2)

Con brevi digressioni su tracce chiare si accosta il vicino torrente, in quella impreziosito da belle cascatelle…P1120648 (2)

Poi dicevamo il sentiero prima impenna poi decolla. Arriviamo annaspando sul ponticello donde diparte a manca il segnavia per la Val Torrone. Pochi passi oltre il varco, sulla destra, una traccia (allora poco evidente) cala nel boschetto per giungere alla cascata della chiusa. Per un malinteso con altri escursionisti siamo convinti si trovi più suso, ‘sicchè  proseguiremo ancora un poco per arrivare al cosiddetto belvedere, macinando rattamente quasi 300 metri di dislivello. Si è fatta una cert’ora. Rischiamo d’arrivare lunghi per la cena. Dietrofront. Tralascio anche la traccia  per la cascata della Chiusa, sarà per la prossima. Il poco sonno, i tanti chilometri, la giornata calda e soprattutto la birra sono fattori che c’inducono a rientrare. Godiamoci quindi l’amenità pratile di ritorno a Rasica, con bella vista sulla lontana costiera del Ligoncio…P1120650 (2)

 

IL SENTIERO DI SINISTRA ORO/IDROGRAFICA, o dell’incantagione.

Di nuovo in contrada varchiamo il ponticello che mena sull’altra sponda, ove sfila un sentiero parallelo a quello comune tanto frequentato. Eccoci di là, sponda manca oro/idrografica. Colpo d’occhio sull’impennata di valle, e sul Disgrazia in fumido decollo…P1120652 (2)

Un saluto anche al borghetto di Rasica e al Picco Luigi Amedeo, figli ora di splendida luce in chiaroscuro….P1120655 (2)

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la traccia, sempre buona et evidente, sfila pressochè accosta al torrente con dolce declivio, in un susseguirsi di scene d’armoniosa, succulenta naturalità fra bosco misto, praticelli e radure; non incontreremo nessuno salvo un’accolita di vacche sguazzanti nel rio…P1120659 (2)

Talora la pista si fa serpiginosa e dribbla le sasse decorate di tenero muschio, in un gaio trionfo verzicante d’acque, fronde, boscaglia…P1120662 (2)

….talvolta varca le ramificazioni ruscellanti su graziose passerelle a tronchi, nel barbaglio del lucore tardomeridiano..P1120663 (2)

..che a luce riavvampa laddove si esce il bosco e si vagola per dolci radure pratili…P1120664 (2)

…che non smettono però il piglio rorido d’amore col ruscello…P1120666 (2)

..e nello stupore delicato per tanta grazia naturale si pensa coi piedi…P1120670 (2)

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E’ anche bello volgere lo sguardo e pregiarsi dei chiaroscuri…P1120677 (2)

..per tornare a posarlo sullo smeraldo idrico e sulla tenerezza dei blocchi erratici…P1120682 (2)

..’sì come è bello mantenerlo innanzi verso il vespero abbruscato…P1120686 (2)

Un ultimo colpo d’occhio a tergo, per salutare la verticacia dei graniti e la magia naturale di queste plaghe nel lucore vespertino…sdr

…per stupefarsi pochi passi avanti ove il sentiero asseconda l’ansa placida d’uno smarrito ramo del torrente, che trasluce sfumature acquamarina nella più quieta trasparenza…P1120687 (2)

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Giunti all’altezza di Ca’ di Carna, per caso anzichè insistere sul sentiero di manca (che se non sbaglio procede  fino a San Martino, come da mappa) pigliamo la traccia che passa per la contrada e si riconnette alla mulattiera di fondovalle destra orografica varcando il ponticello. Quinci un ultimo colpo d’occhio verso la testata di valle…P1120690 (2)

…e all’acclive Martello del Qualido…P1120692 (2)

Acceleriamo il passo, ‘chè a Ca’ de Rogni riusciamo a pigliare l’ultimo pulmino per San Martino. Al Centro della Montagna sarà cena squisita di pizzoccheri e petto di pollo alla piastra. La gestrice, gentilissima, mi stamperà una relazione dettagliata sul sentiero Melat di Val Qualido per la Stalla Ovale, che studierò attentamente prima di coricarmi. Tre ore circa previste da San Martino. Domani ci proviamo, quantunque per questioni organizzative dobbiamo partire per Bologna all’ora di pranzo. Il riposo notturno sarà piacevolissimo.

 

SUI PASSI PERDUTI DEI MELAT.  L’ ARCANO SENTIERO DI VAL QUALIDO.

Risveglio. Colpo d’occhio albestre dal Centro della Montagna verso l’imbocco di Val di Mello e i Pizzi del Ferro…P1120696 (2)

Lasciamo l’auto al parcheggio gratuito, che alle 7.30 del mattino regala  posto in abbondanza. Imbocchiamo il sentiero pedestre per Val di Mello. Frescura e nessuno. In quella s’offre un Percipizio degli Asteroidi biscottato di primo sole…P1120697 (2)

Dettaglio sul ceffo ancor sonnolento…P1120700 (2)

Ca’ di Rogni e la bella cascata del Ferro, sonnolente altresì…P1120701 (2)

Verticacia soleggiata, tra Contea Hobbitville e Gran Burrone…P1120704 (2)

Cammino abbruscato sulla mulattiera di fondovalle; nessuno in giro, solo fringuelli, cincette bigie, nocciolaje, farfalle; un profumo di monti e il bordone tenue del torrente…P1120705 (2)

Incantagione mattutina alla pozza magica fra Ca’ di Panscer e Ca’ di Carna. Manca solo che una o più fate o elfe o ninfe ignude o quasi sguazzino a fare il bagno canticchiando, stando all’immaginario fantasy di cifra maschile; tralasciando il topos la plaga rapisce invero per la splendida naturalità; un piccolo prtfolio di scatti ripresi con fotocamera e telefono…dav

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Oltre l’incantesimo, superata una salitella, appena giunti all’altezza di contrada Ca’ di Carna qualche passo prima del ponticello che ne conduce, stacca a sinistra una traccia invero abbastanza chiara. Siamo a quota 1080 mt circa, non c’è alcuna segnalazione in loco ma il sentiero è ben visibile, e imboccatolo a pochi passi compaiono sbiaditi segnavia biancorossi. Ecco l’attacco…P1120712 (2)

I primi passi…P1120713 (2)

…e dai primi passi una retrospettiva verso l’imbocco, che guarda così in corrispondenza della struttura ricettiva di Ca’ di Carna…P1120714 (2)

la traccia  indugia nel bosco a betulle, in un primo tratto con ripidezza contenuta…P1120715 (2)

Poi s’impenna e serpiginosa rimonta la costa senza fronzoli…P1120716 (2)

Il percorso, benchè evidentemente poco calcato, si mantiene bastevolmente chiaro e individuabile; tocca badare agli smunti  segnavia biancorossi, che mantengono un andamento tendente a sinsistra, e ignorare le tracce che invitano a perseguire altre direzioni. S’aprono nella macchia talora finestre sulla costa della Merdarola, sulla verticacia del Qualido e sul fondovalle..P1120718 (2)

Guadagnamo quota rattamente e con fatica; laddove il fogliame secco ricopre il sedime d’un vello travisante, i segni conducono a perseguire zigzagando la rimonta…P1120720 (2)

A circa venti minuti dall’attacco compaiono le prime gradinature operate dai  Melat per facilitare il passaggio del bestiame corpacciuto nei punti critici…P1120724 (2)

Tratti ripidi, sentiero selvaggio, infrascato e travisato…P1120725 (2)

Perveniamo a una magnifica fascia boscosa di faggi secolari, dribblati dalla traccia in strette, ripide serpentine….P1120731 (2)

I segni quinci sono più netti e frequenti (retrospettiva)…P1120734 (2)

Uno sbalzo roccioso più irto viene superato tramite altra suggestiva scalinatura griffata Melat…P1120737 (2)

Rimontiamo poi con facilità una placca appoggiata cui segue ulteriore tratto gradinato. Un bel poggetto ombroso umbrato poco distante dal precipite impluvio del torrente ci farà tirare il fiato e pregiare l’incombente verticacia murale del Qualido, sotto la quale andremo a vagolare…P1120754 (2)

Quinci segue un tratto assai spettacolare. Tocca superare un’alta  placca verticace, robusto salto di roccia che sbarra l’accesso ai terrazzi apicali della vallecola. La traccia, ingegnosamente ricavata dai Melat assecondando e rinforzando con sasse le strette cenge inerbite naturali che segnano la placca, taglia serpiginosa il muro e vi s’abbarbica in qualche aereo tornante per superarlo. La rampa d’attacco…P1120755 (2)

Retrospettiva al primo tornante; s’infiamma frattanto la bastionata del Qualido…P1120757 (2)

Altra curva stretta; P1120759 (2)

la loppa indorata ancora adusta cela il sedime; occorre procedere con cautela pensando coi piedi poichè l’esposizione via via che si sale aumenta, benchè si mantenga invero modesta sulla scarpata sottostante. In alcuni punti però una caduta potrebbe avere conseguenze che di certo è meglio non sperimentare…P1120760 (2)

Si alternano repentini affacci verso la costiera d’Arcanzo…P1120762 (2)

…e verso il Martello del Qualido, la cui mole solare, invero quasi opprimente scherza in vertigine….

sdr

P1120764 (3)

l’arcano passaggio termina a sbalzo rimontato, con un rudimentale grazioso varco a cancelletto in legno. Per meglio apprezzare l’opera di cultura materiale Melat, posto un video sintetico del passaggio. Ricordiamo che lungo quest’ardito camminamento  passavano le vacche, e talora lungo la serpigine si possono individuare fori rettangolari nella roccia ove i mandriani conficcavano tronchi per sostenere parapetti di sicurezza…

 

Oltre il simpatico varco la via s’impenna nuovamente in mezzo a una pineta pendula..P1120768 (2)

quinci la traccia va in confusione; si tratta di mantenere la destra  imboccando un calpestio che appunto a destra rimonta la costa, ignorando le vaghe tracce che in falsopiano traversano in direzione del ripido impluvio del vicino torrente; un basso ometto era posto a segnalazione e invitava a imboccare la detta traccia verso destra…P1120770 (2)

Stesso angolo, ripreso appena oltrepassato (‘sicchè nello scatto sembra mandare a sinsistra, invece è a destra nel senso di marcia in salita) dopo che abbiamo rinforzato l’ometto e arieggiato un poco l’imbocco rendendolo più evidente…P1120787 (2)

Seguendo sul posto il calpestio più pronunciato si rimonta una folta costa erbosa serpeggiandone il pendio e ci si reinfila in bosco di pecci, ove torna qualche segno e la traccia più pronunciata…P1120773 (2)

Uscita la pineta calchiamo un magnifico ambulacro; la plaga sapora forte d’alpestre selvaggio, una radura pendula confitta d’erratiche ubertose sasse è vegliata dall’impressionante sollevamento del Martello di Qualido. E’ bellissimo…P1120774 (2)

La traccia si sposta ora a manca e salendo in breve mena verso il guado del torrente Qualido. Per via della stagione di scioglimento, vieppiù invigorita dalle recenti piogge, l’acqua è tanta e agitata. Uno spezzone di corda tirato tra le due sponde facilita il passaggio (invero pochi metri di guado propriamente detto) ma nella contingenza dovremmo immergere gli scarponi fin quasi al ginocchio, ‘chè a piedi nudi ci pare delicato e pericoloso per via della sdrucciolevolezza, e una caduta sarebbe meglio di no,  poichè il passaggio avviene su bordo un poco precipite a valle sulla verticale caschevole dell’impluvio, a mo’ di rovinone. L’immagine non restituisce a modo la situazione…P1120781 (2)

Orbene, con attenzione e determinazione il passaggio è certo fattibile, niente di che. Ma è tardi, dovremo camminare cogli scarponi zuppi, e anche se son certo che manchi meno di un’ora per l’Alpe Qualido e la stalla ovale ponderiamo di accontentarci. Rispetto agl’impegni presi dovremmo scapicollare, in salita e discesa, per giunta con gli scarponi bagnati. La Fra vota per la rinuncia, io tentenno poichè l’uzzolo è forte, ma non bastevolmente a convincerla varcando risoluto il guado e procedendo oltre, ‘sicchè decidiamo di rimandare all’evo autunnale (che dovrìa essere bellissimo nelle plaghe faggesche di Val di Mello) la visita alla stalla ovale. Pazienza. Volgiamo i nostri passi a valle; ma l’incanto di questo pulpito pratile…sdrOra che possiamo pigliarla con calma ci abbruschiamo un po’ sui graniti di questo magnifico terrazzo pensile, pregiando l’ortogonalità del Martello qualidense…dav

Varchiamo il cancelletto che introduce (ora in discesa) al camminamento Melat…P1120791 (2)

Calare (con la dovuta attenzione) per la serpigine delle cenge migliorate dei Melat è un piacere ambulatorio nettarino per gli appassionati del genere; penduli,  sospesi e abbarbicati al diagramma cartesiano fra la verticacia e la viandanza orizzontale…P1120792 (2)

P1120793 (2)

..dentro scene di grande, selvaggia bellezza alpestre…P1120794 (2)

..con la possente ordinata del Martello a vegliare con indefessa severità…sdr

La discesa scapicolla che ti fumano le suole, quantunque la ripidezza precipite venga smorzata dalla serpigine di traccia. In fondovalle ci ristoriamo un poco al bidet, catturiamo gli ultimi colpi d’occhio sull’incanto che stiamo per salutare…P1120813 (2)

l’enigmatico Cavalcorto; eppure una traccia ispida e urticante dovrebbe rimontarlo fino al sommo; chissà, un giorno…P1120819 (2)

Ciao laghetto innominato; sei così bello che ti chiamerei Lago Venusto…dav

Laggiù e lassù per le Cime di Merdarola un cumulo ramingo timbra la presenza sul manto niveo rifattosi una verginità di stagione…P1120823 (2)

Un saluto alla cascata del Ferro, arrivederci…P1120824 (2)

..sempre garrula e bellissima…P1120825 (2)

E un solatio arrivederci a Ca’ di Panscer strizzando l’occhio al fantaccino granitico del Precipizio…P1120827 (2)

del quale uno sguardo più fantasioso rivela un simpatico ceffo suino…P1120829 (2)

Orbene, è stato bellissimo vagolare a zonzo in fondovalle e sul Qualido dietro ai passi perduti dei Melat, ancorchè senza conseguire i piani previsti. Mi sa, cara Val di Mello, che ci rivederemo in autunno, poichè la Stalla Ovale del Qualido la vogliamo proprio visitare, salendo in quella per la Zoca de i Foleg  o per il sentiero del Ciudi’ (organizzandoci meglio soprattutto coi tempi). Pertanto arrivederci a presto, bella, sei sempre un piacere.

Yoyodel

 

 

 

2 pensieri su “VAL DI MELLO (Valmasino, Valtellina): a zonzo in fondovalle e su per il Qualido dietro ai passi perduti dei Melat, o della fuga nella realtà dell’Eden alpestre

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