TRANSLAGORAI 2010, o del pieno di vuoto

 

 

 

 

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Una giogaia di porfido inerbito che crinaleggia per settanta chilometri, a dividere la Valsugana e la Val Vanoi dalla Val di Fiemme, eppoi la Val Travignolo dalla Val Cismon, snodandosi per intero in ambito trentino. La Catena dei Lagorai è un robusto sollevamento roccioso polputo di pascoli e ammantato di foreste conifere, il cui legno di pregio ha dato il suono a Stradivari. Travisa e a un tempo disvela i blasonati Monti Pallidi, poiché quale baluardo si schiera parallelo a Latemar e Dolomiti fassane verso nord, e perpendicola sulle Pale di San Martino a levante.  Tra le sue plaghe selvagge scoppia di salute la wilderness, al punto che persino l’effimera Lince vi ha fatto ritorno. Una montagna che direste femmina; gli acrocori alpestri ‘sì come i circhi petrosi più acclivi ospitano soavi laghetti, mentre vivaci ruscelli ne striano i glauchi versanti. La solitudine spesso è l’unica compagnia che incontra chi ne raminga i sentieri, benchè un tempo cruento di guerra vide i suoi crinali pullulare di milizie impegnate a non morire nel belligerarsi, trincerate in pertugi e stamberghe che hanno arruffato la crina d’opifici guerreschi, connessi da gomitoli stesi di filo spinato. E quelli che furono camminamenti di guerra sono il sedime d’una bella sentieristica che ne consente l’esplorazione.

Un lunga escursione a tappe ne cavalca i profili, talora dribblandone serpiginosa i contrafforti. E’ nota come Translagorai. All’epoca questa suggestiva Alta Via veniva percorsa da appena una cinquantina d’escursionisti all’annoVe la racconto per come l’ho percorsa nel lontano 2010; ora e prima che  la minaccia concreta d’un progetto d’infrastrutturazione turistica fortemente impattante metta a rischio l’inestimabile patrimonio naturale (e culturale) dell’intera area. 

Esiste un movimento culturale che “dal basso” del vasto bacino d’amanti della natura e dell’ escursionismo si oppone civilmente al progetto di “riqualificazione” (che porta il nome di “Translagorai”) istruito dalla Provincia Autonoma di Trento. Diverse anime di questo movimento di opposizione sono confluite nel gruppo Facebook “Giù le mani dal Lagorai!” , al quale sono iscritto, e del quale vi lascio qui il link

https://www.facebook.com/groups/giuelemanidallagorai/

Dal medesimo gruppo di Facebook, lascio qui il link diretto al documento che argomenta approfonditamente la posizione contraria degli afferenti

https://docs.google.com/document/d/1UdqsJsfalh-eh5qL-ku0hreTOzNycsECgvzVc_2Ty8w/edit#

Qui di seguito invece il link diretto alla presentazione del progetto della Provincia Autonoma di Trento

Progetto Translagorai PAT

Infine posto qui il link al documento che riporta la posizione sul tema di Mountain Wilderness Italia, con cui mi trovo spesso in sintonia sui temi della tutela ambientale in Terre Alte

La posizione di Mountain Wilderness Italia sul tema

 

ORBENE, SOTTOLINEO CHE IL PRESENTE REPORT E IL RELATIVO RACCONTO FANNO RIFERIMENTO ALL’AVVENTURA COMPIUTA NEL LONTANO 2010, PERTANTO NON ESCLUDO CHE AL GIORNO D’OGGI VI SIANO VARIAZIONI DI PERCORSO, SEGNALETICA E RISPETTIVA NUMERAZIONE DIFFERENTI, ULTERIORI E RESTAURATI  PUNTI D’APPOGGIO. L’INTENTO DI QUESTO FOTOROMANZO FATTO COI PIEDI E’ QUELLO DI RICORDARE E RESTITUIRE IL SAPOROSO MILIEU ESCURSIONISTICO DELLA TRANSLAGORAI D’ANTAN, ORA CHE LA PREZIOSA WILDERNESS DELL’AREA RISCHIA DI ESSERE VULNERATA, SE NON IRRIMEDIABILMENTE COMPROMESSA. PER APPROFONDIMENTI  E INFORMAZIONI FRESCHE, AGGIORNATE E PUNTUALI SULLA TRAVERSATA INVITO A CONSULTARE L’AMPIA E VARIA LETTERATURA DISPONIBILE SUL WEB E/O CONTESTUALMENTE LA BIBLIOGRAFIA CONTEMPORANEA.

 

SCHEDA (della nostra) TRANSLAGORAI DA PASSO MANGHEN A PASSO ROLLE 2010, fatta con calma

  • DURATA: 6 tappe (5 pernottamenti), per circa 6 giorni di cammino complessivi
  • LUNGHEZZA/SVILUPPO: 45 km circa
  • DISLIVELLI: salita 3700 mt circa, discesa 2700 mt circa
  • DISLIVELLO MEDIO PER TAPPA:  620 mt salita, 450 mt discesa
  • QUOTA MASSIMA 2600 mt alla forcella innominata sotto Cima Cece (2754 se si intende raggiungere il culmine di Cima di Cece, massima elevazione della giogaia, con breve digressione per antica traccia militare)
  • QUOTA MINIMA 1594 mt (Rifugio Cauriol)
  • I NOSTRI PERNOTTAMENTI: tappa 1 tenda a Lago Stellune; tappa 2 bivacco Nada Teatin;, tappa 3 Rifugio Baita Cauriol,; tappa 4 bivacco Paolo e Nicola (noi dormimmo a Malga Valmaggiore per imprevisti, come vedrete nel racconto); tappa 5 bivacco Aldo Moro
  • PUNTI D’APPOGGIO LUNGO L’ALTA VIA: baito Stellune (posto invero non proprio accosto all’omonimo Lago, bensì lungo il sentiero 318 a valle, per il quale tocca perdere oltre 100 mt di dislivello dallo specchio d’acqua. All’epoca era poco più d’uno stazzo a bicocca che poteva offrire riparo d’emergenza); bivacco Teatin, Rifugio Baita Cauriol (gestito, a circa metà trelkking)), bivacco Paolo e Nicola, bivacco Aldo Moro, Rifugio Alpino Laghi di Colbricon (gestito, a pochi passi dalla conclusione dell’Alta Via). Per informazioni più recenti e attendibili sullo stato dell’arte in termini di punti d’appoggio nei Lagorai vi segnalo (e posto) questo link interessante, curato e messo a disposizione dal sito/forum d’escursionismo AVVENTUROSAMENTE ; qui di seguito il link Lagorai, mappa online di tutti i bivacchi (2017)
  • CARTOGRAFIA: ho utilizzato la Carta Topografica per Escursionisti TABACCO, foglio 014 “Val di Fiemme, Lagorai, Latemar”, scala 1:25000, e la cartina allegata allo splendida contestuale monografia della prediletta rivista “MERIDIANI MONTAGNE”n.41 (che vi consiglio). Qui sotto uno stralcio dal foglio 12 del vecchio Atlante Stradale d’Italia del Touring Club Italiano, scala 1:225000, per una macrovisione allargata dell’ambito; in viola ho tracciato indicativamente il percorso della traversata, da notare la significativa povertà di elementi grafici afferenti alla  catena dei Lagorai, indice di forte densità wilderness dell’area dav

 

  • DIFFICOLTA’ : EE (per escursionisti esperti) Si tratta di un trekking a lunga percorrenza impegnativo non tanto per la tipologia di terreno, quanto per il carattere selvaggio, remoto, aspro e solitario delle plaghe che attraversa, con scarsi e precari punti d’appoggio, lunghe vie di fuga, talora (allora) segnaletica debole o precaria, percorso molto “scoperto” su teorie di crinali senza soluzione di continuità, con scarse e rade possibilità di riparo in caso di maltempo. Per quanto concerne le difficoltà tecniche l’ambito rimane medio escursionistico, poichè talora  pone il terreno qualche attenzione in più per via di sedimi sassosi, qualche passo d’arrampicata elementare su roccette che di norma non va oltre il I grado, sbalzi e canalini che richiedono talora l’uso delle mani, per quanto pressochè mai in esposizione. Sono presenti tratti attrezzati con fune che facilitano la rimonta di qualche canalino più dritto e proteggono in guisa mancorrente il passaggio su cenge un poco esposte (per quanto sempre comode su buon sedime), in particolare il segmento che seca in traverso il Monte Formentone, affacciato in buona esposizione sulla Busa del Castel, vedi tratto iniziale di tappa 3 nel racconto. Trovammo inoltre infissa una scaletta verticale di 6/7 per superare uno sbalzo (nel nostro caso discendente) ultima tappa verso Forcella Colbricon. Orbene, sulla base della Scala delle difficoltà escursionistiche del Club Alpino Italiano , in merito al grado d’impegno posto dalla tipologia di terreno, classificherei la difficoltà in E+, ossia per Escursionisti, con difficoltà lievemente maggiorate dovute perlopiù all’ingombro e al peso dello zaino, che rendono più delicati i passaggi esposti o verticali. Contestualmente, chi avesse poca esperienza, competenza o confidenza con questo tipo di terreno e volesse pertanto superare i passaggi con maggior serenità e sicurezza, può dotarsi dei dispositivi di assicurazione (ad esempio il kit da ferrata). Dicevo, ho classificato complessivamente il percorso con la sigla EE (per Escursionisti Esperti) soprattutto per il carattere selvaggio dell’ambiente che si attraversa. Quindi è bene “pensare coi piedi”, avere sempre consapevolezza dell’incedere (un piccolo incidente, una distorsione potrebbero avere conseguenze concretamente problematiche in questa wilderness così remota dai presidii gestiti. E’ opportuno disporre di un buon senso dell’orientamento, talvolta saper interpretare il terreno quindi il percorso migliore qualora si perdano le tracce, contestualmente saper leggere con efficacia una mappa escursionistica/topografica, potendola correlare alla morfologia del terreno che rappresenta (magari in assenza di gps). Fanno gioco altresì un buon intuito rispetto ai possibili capricci del meteo e una certa presenza di spirito in risposta ad eventuali beffardi imprevisti (trovarsi con poca acqua e senza apparenti vicine possibilità di rifornimento, smarrire la via sul tardi, essere colti dal temporale scoperti in cresta). Niente di che, normali contingenze dell’escursionismo in ambiente inospitale, ma contestualmente in traversata per diversi giorni tocca in pratica contare solo su se’ stessi. Quindi, per concludere, un poco di spirito d’avventura è  requisito fondamentale per gustarsela appieno in luogo di brontolare o non veder l’ora che finisca, ecco.

 

CARATTERISTICHE 

Allora, consultando per caso e piacevolmente l’atlante stradale del Touring, e trovandomi alle pagine del Trentino, mi colpì molto il vacume di segni che circondava questa lunga dorsale montuosa indicata come Catena dei Lagorai. Un’area franca di strie rosse o gialle, finanche le bianco tratteggiate, a indicare povertà di strade; scevra di puntinismi a densità concentrata, che significa pochi o nulli centri abitati. Persino uno scippo d’elementi toponomastici, rispetto alle aree accoste. Provate da voi; procuratevi un atlante stradale qualsiasi, cercate nell’indice la voce “Lagorai”, spesso dotata dell’apposizione “Catena dei” e recatevi alle coordinate indicate. Noterete che attorno alla scabra plaga in questione v’è densità di segni grafici, un brulichio di strade, località, villaggi e cittadine, impianti a fune. Sono le Dolomiti di Fassa e di Fiemme, le Pale di San Martino, il Catinaccio, il Latemar. Ambiti ove il turismo è gestito e accolto su scala industriale. E anche più sotto, quantunque meno fitto, l’ambito della Valsugana e dell’Altipiano dei Sette Comuni è striato di rosse arterie stradali e picchiettato di contrade. I Lagorai no. Una fuga di pascoli e rocce che si distende a perdita d’occhio, fasciata dai fianchi ai calcagni dal verdescuro di foreste fitte da imbarazzare. la Translagorai è quindi un’Alta Via di più giorni che attraversa l’intero sviluppo della giogaia. Le quote si mantengono invero modeste (la vetta più alta, Cima di Cece, misura 2754 metri), la teoria di cime che sollevano i crinali si mantiene fra i 2300 e i 2600 metri e svettano di poco rispetto ai varchi e alle forcelle che le intercalano. Remoto, lontano però dai fondovalle si sviluppa il sedime del trekking, pertanto raggiungibile con lunghi accessi di ore, le medesime che occorrono in guisa di via di fuga/abbandono. All’epoca la segnaletica del percorso versava talora in cattive condizioni, e ci è capitato più volte di smarrire i segni, ‘sicchè di consumare tempo a interpretare la meglio via sul terreno e a ritrovare le indicazioni. E’ presente un solo punto d’appoggio gestito intermedio allo sviluppo del percorso, il citato Rifugio Cauriol, uno all’estremità orientale (il Rifugio Colbricon), a pochi passi dalla conclusione (o inizio, a seconda della direzione che si vuole intraprendere), e un presidio turistico al Passo Manghen, punto di partenza ( o pedissequamente di conclusione) dell’alta via. Nondimeno vi sono rustici, modesti  epperò suggestivi ricoveri (il riparo nada Teatin, il bivacco Aldo Moro) e un bellissimo, efficiente bivacco in legno (il Paolo e Nicola), posti negli snodi nevralgici e strategici in funzione dell’organizzazione a tappe di questa  Transalgorai. Dico “questa” per via di un’altra versione più lunga dell’alta via, che prevede comunque Passo Rolle come punto d’arrivo ma diparte dallo Chalet Panarotta presso l’omonima località, territorio di Pergine Valsugana, e consta di almeno una tappa (o due) in più. Le plaghe montane attraversate dal trekking sono bellissime, solitarie, selvagge, un patrimonio inestimabile per gli amanti dell’escursionismo, ma le ho già prosaicamente descritte in captatio. Numerose, agre e suggestive le testimonianze della Grande Guerra che s’incontrano lungo il cammino. Trattandosi d’un’avventura di più giorni, in considerazione della penuria di punti d’appoggio in quota (almeno allora), conviene munirsi di fornellino e vettovaglie per 5/6 giorni (Noi prendemmo minestre e pastasciutte “tecniche” disidratate e minestrucole in busta; ovviamente nel caso provvedere a dotarsi di gavetta, cucchiaio, forchetta e coltellino da campo). Poi a metà percorso la tappa al Rifugio Cauriol può far ponderare pesi e scorte differenti. Acqua se ne trova, ma di rado abbondante (ruscelli, piccole fonti, stillicidi rupestri, in casi estremi laghetti e pozze) ‘sicchè noi usammo il comodo filtro Catadyn, ottimo per la filtrazione in outdoor, e in un caso fu prezioso, chè dovemmo procurarci acqua da una pozzanghera. Ricordarsi con rigore del necessario approvvigionamento d’acqua, chè tocca disporne anche per la cottura dei pasti e pel caffè mattutino; pertanto il consiglio è di sfruttare tutte le occasioni di rifornimento. Per la nanna, usammo sacco a pelo moderato e modulo. Prendemmo e impiegammo per scelta estetica anche la tenda (leggera), sai mai. Ah, i capi antipioggia; tornarono buoni (ponchos, marsupÎ) . Peso complessivo dello zaino: 12/13 kg, che pochi non sono da reggere a lungo in quotidiano; è consigliabile ridurre il fardello al minimo indispensabile con assennata ponderazione. Il percorso si presta comunque a gestione e interpretazioni delle tempistiche differenti, a seconda del proprio passo e grado di allenamento, ‘sì come a varianti e digressioni alle cime che si sollevano dal crinale con conseguenti ricadute sullo spazio/tempo lineare convenzionale della traversata. Noi da Passo Manghen a Passo Rolle abbiamo impiegato 6 giorni e 5 notti, divisi pertanto in 6 tappe complessive, scegliendo però di prenderla comoda, dividendo in due tappe la seconda prevista per via della stanchezza e dell’ora tarda. Altri imprevisti che troverete descritti nel racconto ci hanno indotto a modificare il percorso della nostra prevista quarta tappa, mettendoci vieppiù in crisi e costringendoci ad appesantire la successiva in termini di fatica, sviluppo e dislivello. A proposito, partendo da Passo Manghen anzichè da Panarotta i dislivelli complessivi si riducono parecchio poichè si parte già dai duemila metri di quota.

 

TRANSLAGORAI 010, O DEL PIENO DI VUOTO; UN FOTOROMANZO FATTO COI PIEDI

 

GIORNO PRIMO: da Passo Manghen (2047 mt) a Lago delle Stellune (2041 mt)

difficoltà: E (escursionistica)

dislivelli: salita 600 mt circa, discesa 400 mt circa

tempi: 6 ore, comprensive delle soste e della salita al Monte Ziolera (con discesa “allungata”; escludendo lo Ziolera o salendolo e calandolo più linearmente in traversata si potrebbe risparmiare direi un’oretta) dav

 

Dopo le tre orate e mezza d’auto da Bologna lasciamo il mezzo in località Molina di Fiemme, parcheggiato in uno spiazzo posto all’imbocco della provinciale che risale la Val Cadino fino a Passo Manghen. L’idea è quella di raggiungere il Passo (punto di partenza della versione più corta e forse comune della Translagorai)  tramite autostop. L’orario di mezza mattina è buono per il passaggio veicoli, che invero pochi non tardano a sfrecciare lungo strada ignorando il nostro pollice ritto, forse per via dei voluminosi zaini con modulo arruotato che ci zavorrano le spalle. Dopo diversi nulla di fatto un’auto accosta per caricarci. Si tratta d’una coppia di anziani siciliani dolci come cannoli, che durante il tragitto ci raccontano delle loro passioni camperistiche e del loro amore per la montagna. Con fare squisitamente gentile ci lasciano al Passo. Carichiamo i fardelli sulle spalle e tosto pigliamo il segnavia 322, diretti alla Forcella del Frate. A Passo Manghen c’è gente, e pure traffico; presto la presenza antropica e i suoi segni saranno solo un ricordo. Colpo d’occhio aperto sull’ambito verso ponente; plaga verzicante in tutte le tonalità, qualche vacca, piccole gande, radi massi erratici e creste di porfido e granito vestite da girocolli di fitte peccete; già mi piace un sacco…translagoraj 2010 286 (2)

…’sì come lo sguardo a sud, che indugia sul glabro valloncello che siamo procinti a rimontare fino all’evidente Forcella del Frate; mi piglia l’uzzolo pungente di viandare, la giornata è limpida e luminosa..partiamo, che abbia inizio quest’avventurosa Translagorai…translagoraj 2010 287 (2)

…benedetta dal sorriso della mia fresca fidanzata, che invero accusa la zavorra…translagoraj 2010 288 (2)La traccia sale su buon sentiero a pendenza moderata; prima traversa in costa il vallonetto poi lo rimonta in pochi tornanti fino in Forcella. C’è silenzio, siamo soli, è bellissimo. In mezzora siamo all’intaglio di Forcella del Frate (2228 mt); mi volto a tergo per gustarmi la verzura brillante e il primo segmento di trekking; là è Passo Manghen…translagoraj 2010 289 (2)

In quella capita il primo dolce battibecco di fidanzatini (già dopo appena mezzora di trekking? andiamo bene); io voglio salire l’accosto Monte Ziolera per la comoda cresta su cui sfila il buon sentiero, la Fra un poco esitante con dolcezza m’argomenta la sua perplessità poichè il percorso ortodosso non prevede la rimonta della cima, ‘chè gli zaini sono pesanti e son sempre ducecinquantametri; io ciarlo che oltre la cima ci sarà senz’altro una buona traccia segnata di discesa e cosa vuoi che siano manco trecento metri…insomma, si persuade e m’accontenta ‘sicchè saliamo. Fatichiamo per buoni 40 minuti. in vetta molti escursionisti, ‘chè lo Ziolera è piuttosto vicino a Passo Manghen   per brevi comode scampagnate, pertanto porta d’ingresso dei silenzi e delle solitudini del Lagorai m’ancora al di qua del vacume. Bello il colpo d’occhio circolare; a sud la costa Ziolera che digrada poi s’impenna verso il Monte Valpiana; più lontane le giogaie granitiche di Cima d’Asta. Verdi e porfidi padroni della situazione, molto bello…translagoraj 2010 292 (2)

A nord la Busa Grana e le lontane Dolomiti di Fiemme…translagoraj 2010 293 (2)

Sempre verso nord, al piano di sotto, lo specchio adombrato del Lago delle Buse…translagoraj 2010 296 (2)

Mangiamo rattamente  l’unico panino previsto per l’intero trekking. Poi tocca riconnettersi al percorso. Vado a ponderare lo sviluppo della cresta est del monte che dovremmo calare per giungere a Forcella Ziolera, intaglio di passaggio del trekking. Scorgo deboli tracce che si perdono fra le zolle e precipitano per una costa molto ripida che pare a sua volta esaurirsi presso un salto di roccia di cui non si vede il fondo. Orbene, con la passione profusa e accumulata negli anni si trattasse di ora mi calerei senz’indugio, anzi con stimolo curioso e determinazione. Allora, ancora legato a modalità di attinenza ai segnavia, vieppiù frenato dal timore d’incrodare la mia fresca compagna e me stesso, scelsi di fare il percorso a ritroso, in chiave certezza di cammino. La Fra non ebbe da eccepire e solo mi punse con un ghigno dolcemente beffardo. Non sono più tornato colà, ma pare anche da letteratura che la discesa sia ripida ma non difficile, per ghiaie instabili e zolle d’erba, un filo esposta nel tratto iniziale; comunque intuitiva, a prescindere dalla debolezza contingente delle tracce. Di nuovo a Forcella del Frate pigliamo a manca il segnavia 322 che traversa in falsopiano e comodamente verso est l’intera costa del monte Ziolera. In breve perveniamo all’omonima Forcella; presidiata da cippo coronato di spine; i primi segni toccanti della Grande Guerra. In basso il Lago delle Buse, assai vicino…translagoraj 2010 298 (2)

In quella comiciò la segnaletica a languire. La nostra idea di partenza era d’insistere per quanto possibile sui crinali, ‘sicchè invece di calare per Lago delle Buse indugiammo sulla buona traccia, ancorchè allora sprovvista di segnavia evidente, che si manteneva in quota e sfilava sotto le giogaie del Montalon (doveva tratarsi del 322b). Torno a usare il tempo presente. Il tratto che segue ci trasporta nel denso silenzio dei Lagorai; la pista su buon sedime sfila in falsopiano solcando verdi bellissimi a lambire crestine porfiriche…translagoraj 2010 303 (2)

Un colpo d’occhio retrospettivo, verso lo Ziolera…translagoraj 2010 302 (2)

l’ambulacro è selvaggio, piena la solitudine. Solo l’eco dei nostri passi, benchè smuto nel  calcare soffici lembi pratili. Poi la traccia si fa più impervia quando avvicina la Forcella della Pala del Becco, e taglia fra le zolle l’erta scarpata di loppa che casca in versante Valsugana. Frattanto scorgiamo laggiù, nell’ombra appena sottosole il Lago di Montalon, che dovremo raggiungere…translagoraj 2010 304 (2)

Sentiamo scampanare nell’aria, con l’effetto psichedelico dell’eco. Incrociamo un gruppo di capre…translagoraj 2010 305 (2) 

Con uno strappo perveniamo a Forcella Pala del Becco (2248 mt); siamo in marcia da quasi tre ore e mezza (molte soste comprese), sentiamo le spalle cigolare, ‘sicchè decidiamo di calare in versante Fiemme  per riconneterci al 322 anzichè insistere sul 322 bis diretto al Lago di Montalon. Così facendo dovremmo risparmiare divalli e rimonte di dislivello. La traccia cala per canalino erboso e in breve ci troviamo di nuovo in versante Fiemme, sull’orlo d’un’alpe bellissima per poche sasse e rade conifere…translagoraj 2010 307 (3)

…deliziata da pozze con soffici eriofori…translagoraj 2010 308

Mood del momento, ancorchè in piano…translagoraj 2010 309 (2)

La luce crea contrasti suggestivi ch’esaltano i verdi più sfaccettati; qui un colpo d’occhio retrospettivo, verso Cima Todesca..translagoraj 2010 310 (2)

Risaliamo un poco e siamo infine a Forcella Montalon (2133 mt); appena sotto, in versante Sugana, occhieggia l’omonimo lago…translagoraj 2010 316 (2)

..mentre in versante Fiemme la pista sfila ora su splendido ambulacro a balcone prospiciente il sottano Pian della Maddalena. Vacche simpatiche, plaga d’anguane pigre, sole diafano eppur tenue lucore pastello..translagoraj 2010 319 (2)

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la traccia ora lambisce l’orlo che s’apre sull’acrocoro della Maddalena; incantagione verde…translagoraj 2010 323 (2)

Sentiamo Salvanel che fischia con allegrezza. Un un poco ci scherzerà e un po’ ci farà coraggio sull’eco dei nostri passi e dei miei sacramenti mentre rimontiamo l’ultimo segmento di tappa; un traverso ascendente che pare infinito e invero è non lo è, su traccia sempre discreta, talora scomodata da grossi massi porfirici. Fanno capolino i baranci, da queste parti piuttosto rari, e gli ontani. Ci alziamo appena di quota. La terra e le zolle cedono il posto al macereto di pietra. Un’ora di forte stanchezza prossima allo scoramento, e mentre pure ci vengono dubbi topografici per via dell’orientamento bullizzato dalla fatica, traversando su petraia occhieggia finalmente a manca in basso il Lago delle Stellune, la nostra conclusione di tappa. La visione della plaga ristora tosto per bellezza lo sfiancamento…translagoraj 2010 324 (2)

Con largo giro a scendere su buona traccia che taglia il pratile siamo al Lago delle Stellune, il nostro primo posto tappa…translagoraj 2010 325 (2)

Luogo incantevole, silenzioso, colmo di verde. Due soli avventori provvisti di tenda come noi si ristorano sulle sponde. Respiriamo la calma recondita della plaga…translagoraj 2010 330 (2)

Montiamo la tenda; che placido uzzolo d’avventura giovanile…translagoraj 2010 333 (2)

Un rio scorre a un dipresso; ci raffreschiamo e facciamo riserva d’acqua mediata dal filtro depuratore; bizzarra la scena, con la Fra che pare procinta a spararsi una dose di crack mediante avveniristica strumentazione di consumo…translagoraj 2010 337 (2)

Cala il sole, monta il freddo. Appicciamo il fornellino, scaldiamo la zuppa assecchita di manzo, che brodusa parrà poi succulenta…translagoraj 2010 349 (2)

Stanchezza ed euforia. Dopo cena piglierò uno scatto a trattenere la doratura del vespro…translagoraj 2010 350 (2)

S’alza poi un vento bullo e freddo, così algido che c’impedirà di romanticheggiare a guardar le stelle. Aspirina e nanna soda, altrochè sesso vigoroso dell’amore incipiente. Siamo di legno, stanchi e felici. Buonanotte, domani è lunga e faticosa.

 

GIORNO SECONDO; dal Lago delle Stellune (2041 mt) al ricovero Nada Teatin presso l’intaglio del Frate (2312 mt)

difficoltà: EE (escursionisti esperti)

dislivelli : diversi saliscendi : salita 700 mt circa, discesa 300 mt circa

tempi: 6.30 ore circa di cammino, soste escluse ‘sì come i tempi di smarrimento e ritrovamento della traccia dav

 

Risveglio nel tepore, malgrado lo spesso strato di rugiada che zavorra la tenda. Siamo soli ora, e in questo luogo prezioso. I verdi celebrano l’aria dell’Alpe, ‘sì come i larici e l’erbaroccia. Sento Salvanel che gaiamente fischietta, molto accosto al nostro stupore…translagoraj 2010 365 (3)

La giornata è favolosa, lo specchio d’acqua fa il suo lavoro…translagoraj 2010 358 (2)

Colazione coccolata dal tepore delle sasse…translagoraj 2010 366 (2)

il mattino ha l’oro in bocca…translagoraj 2010 370 (2)

La prendiamo comoda, fin troppo. Però aspettiamo che la tenda rorida della rugiada notturna s’asciughi decentemente, e si fanno quasi le 10. Impacchettiamo le nostre masserizie, rifiuti compresi e ci carichiamo tutto in spalla. Pigliamo il segnavia 321 che diparte proprio dal poggiolo sull’acrocoro, diretti a Forcella di Val Moena, accosta e ben visibile sul contrafforte che ci sovrasta verso nord…translagoraj 2010 373 (2)

Con discreta pendenza la buona traccia rimonta la costa; un ultimo sguardo a tergo verso la bucolica depandance di Salvanel; ora che ci siamo allontanati son certo che le Anguane andranno a fare il bagno…translagoraj 2010 376 (2)

Mezzora e siamo in Forcella. Di là s’allunga la Val Moena, sontuosa di pascoli e foreste. Siamo soli in questa repubblica verzicante…translagoraj 2010 380 (2)

Quinci la via procede in piano verso nordest doppiando subito uno sprone; in quella il percorso prende il nome di Sentiero Don Martino Delugan, in memoria del sacerdote e guida alpina di Tesero grande conoscitore di queste plaghe…translagoraj 2010 382 (2)

all’imbocco del sentiero campeggia questa segnaletica verticale…translagoraj 2010 383 (2)

La via traversa su larga e comoda cengia il contrafforte di Cima delle Stellune, con belle viste aperte su Val Moena…translagoraj 2010 384 (2)

Il cavo mancorrente protegge i passaggi più disagevoli, laddove anche l’esposizione, quantunque sempre modesta, aumenta un poco…translagoraj 2010 385 (2)

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l’ambito è molto suggestivo, mentre al piano di sotto una bella camoscia occhieggia fra i verdi (qui zoomata un poco)translagoraj 2010 390 (2)

..e qui no…translagoraj 2010 392 (2)

Doppiato un altro sprone il sentiero sfila privo di difficoltà verso la ben visibile Forcella di Busa della Neve. Qualche tratto su macereto stabile s’avvicenda a comoda traccia su buon sedime; i verdi ora s’alternano a petraie porfiriche in piena solitudine; l’ambito è molto pittoresco…translagoraj 2010 393 (2)

A circa un’ora e mezza dalla partenza perveniamo alla  Forcella (2367 mt). Di là s’apre la vista sul cadino sottostante e verso le creste granitiche del Vanoi. Ben visibile un camminamento di guerra schermato di muri a secco…translagoraj 2010 396 (2)

..e proprio in forcella un’acre  matassa di filo spinato…translagoraj 2010 397 (2)

Il 321 procede verso nord traversando la costa, poi la rimonta fin quasi in cresta; pochi passi e la traccia presenta qualche fune che agevola un facile passaggio su cengia…translagoraj 2010 405 (2)

…retrospettiva…translagoraj 2010 408 (2)

Torniamo poi a traversare lungamente fino a Forcella Buse dell’Oro (2460 mt), dove la Fra appronta il pranzo a base di cremosa e dignitosa zuppa di non ricordo cosa…translagoraj 2010 409 (2)

Una solitudine densa, colma di vuoto porfirico, il primo di tanti. la plaga quasi mette il solletico quanto è selvatica, occhieggiano di sotto gli acclivi Laghetti di Lagorai mentre innanzi possiamo intuire ed apprezzare il cammino a venire, che s’infilerà su per quel canalino innominato…translagoraj 2010 413 (2)

Il frastuono del silenzio; solo gl’invisibili sghignazzi delle Anguane giù al laghetto, e le garrule amichevoli pernacchie di Salvanel qui al passo…translagoraj 2010 416 (2)

Ripartiamo. Dopo un largo traverso mezzacostiero e un po’ calante perveniamo all’importante snodo di Forcella Lagorai (2372); verso sud irrompe il Zimon (Cima d’Asta) invero poco lontano…translagoraj 2010 419 (2)

Insistiamo quinci sul 321 che mena sottocrinale in versante Fiemme traversando un macereto di purpurei lisci ciottoli chiazzati di ocra licheni, ben camminabili; si tratta del segmento tracciato in giallo in uno scatto precedente. E’ chiaro che toccherà infilarsi su pel canalino, con tanto peso sulle spalle, e col sacchetto della monnezza pencolo allo zaino….translagoraj 2010 421 (2)

Il passaggo è sì ritto, ma inerbito e ricco d’appigli e appoggi naturali, vieppiù attrezzato con funi e staffe, facile…translagoraj 2010 423 (2)

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Al sommo di là ci si sbatte in ceffo la desolata magnifica lunarità porfirica dei Lastè delle Sute in tutta la loro distesa…translagoraj 2010 426 (2)

…con visioni lontane sulle Dolomiti calcaree…translagoraj 2010 427 (2)

Colpo d’occhio retrospettivo sul canalino testè rimontato e verso il laghetto di Lagorai…translagoraj 2010 428 (2)

Dopo un traverso per le laste che scippa la favella seguiremo grossomodo l’andamento del crinale su buona traccia fra resti di baraccamenti, postazioni belliche e muretti a secco; colpo d’occhio in versante Fiemme verso il laghetto Pieroni…translagoraj 2010 430 (2)

Rimonteremo e caleremo con qualche passo un po’ sgarrupato il il Cimon di Lasteolo (retrospettiva appena smontato)…translagoraj 2010 435 (2)

la piena solitudine ‘sì come i vivi defunti segni della guerra…translagoraj 2010 434 (2)

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…inflatano la plaga di livida malinconia. Sfileremo sul crinale in silenzio tra chiaroscuri e grandi panorami…translagoraj 2010 002 (2)

Poi allora andò la traccia in confusione per la calata di una scarpata; la smarrimmo e la ritrovammo perdendo un sacco di tempo. Arriviamo sotto Cima Litegosa (2548 mt), placcata di porfidi turgidi e convessi,  il cui sommo sarebbe assai accosto, ma le quasi sette ore di viandanza e la stanchezza ce ne fecero apprezzare il castello di vetta da sotto..translagoraj 2010 007 (3)

Bastevole fu anche la goduria per questo affondo panoramico sulla spina dorsale della giogaia; il silenzio delle urla di pietra, il pieno di vuoto agitato dai chiaroscuri…translagoraj 2010 009 (3)

Utilizzo lo stesso scatto per evidenziare il tracciato a venire; per ora tarda e stanchezza decidemmo di pernottare al bivacco/riparo Nada Teatin piuttosto che allungarci al Rifugio Cauriol. La foto evidenzia parte del cammino previsto per l’indomani, verso Passo Sadole e il Rifugio Cauriol….translagoraj 2010 009 (3)

Arriveremo arrancando in discesa a Forcella Litegosa (2261 mt); quinci seguiamo le indicazioni per il bivacco Nada Teatin, che la stanchezza mi fa immaginare a un dipresso. Invece tocca rimontare una china per guadagnare altri 70 metri di dislivello, che parranno interminabili. Pegiunta le tracce si fanno labili. Piccola discussione con la Fra. “Piantiamo la tenda in questo spiazzo, non ne posso più” No, dài vedrai che tra pochi passi arriviamo”. Siamo senz’acqua, ho sentito in fondo alla scarpata un debolissimo scorrìo che per adesso trascuriamo, vogliamo prima arrivare. Finalmente dovremmo esserci, ‘chè le tracce svaporano. Ma dov’è ? Secondo voi? translagoraj 2010 012 (2)

Oddio eccolo! Una copertura d’assi d legno ortogonali alla parete rocciosa funge da divisorio fra esterno e riparo…translagoraj 2010 011 (2)

Il ricovero è un’angusta e suggestiva spelonca, una nicchia in guisa d’antro forse di pertinenza bellica; due assi come giaciglio e un A4 di romantica finestrella rubata al sodo della parete; riparo singolare, frugale remoto, appartato selvaggio, bellissimo! translagoraj 2010 015 (3)

il bivacco è intitolato a un’appassionata frequentatrice di questi monti. Location incredibile, esco a far due passi e prendo nota: siamo al pulpito del Frate; quinci (domani) il sentiero 321 (l’ultimo tratto del segmento intitolato a Don Martino Delugan) sfilerà in cengia alto sulla Busa del Castel. Decidiamo per domani di contrarre la tappa scorciandola al Rifugio Cauriol e colà rifocillarci, docciare e riposarci a modo per un buon recupero, siamo molto stanchi…translagoraj 2010 014 (2)

Ora che abbiam trovato il riparo tocca però calare a cercare l’acqua che prima udivo stillare in basso. Ci trasciniamo per la china, la cerchiamo, la troviamo. Uno stillicidio minimale, che pazienti accogliamo a riempire le borracce. La breve risalita sarà tremenda e interminabile per l’accumulo di stanchezza. Al bivacco franerò sulla asse di branda e per mezz’ora non uscirò favella, certo d’aver febbre contingente a 39. Prepariamo la cena sulla soglia. Il sole sbadiglia e abbrusca i porfidi a  tinte calde.  L’amenità selvaggia della plaga e il lucore vespertino rendono il momento pregno di religiosa quiete naturale…translagoraj 2010 024 (2)

..mentre mi gusto un pieno controsole verso ponente…translagoraj 2010 026 (2)

…e verso la Litegosa testè discesa, avvolta ora in fumide spire…translagoraj 2010 027 (2)

E’ quasi pronto. Tutto s’irradia di  balsamica luce fulva….translagoraj 2010 029 (3)

Sarà una cena senza parole, alla Montalbano. Persi e centrati nel pieno di vuoto in questo Lagorai, a ruminare piacevolmente la delizia della wilderness. Ci prepariamo per la notte…translagoraj 2010 032

…che ci regalerà sodezza di sonno e un incantesimo; il cuore di tenebra pulserà d’alabastro luminoso, ‘chè la luna forse piena o comunque ubertosa decise di strizzarci l’occhio attraverso la romantica finestrella, svegliandoci appena prima con un fremito e un sussurro. Grande Bellezza. 

 

GIORNO TERZO: dal ricovero Nada Teatin (2312 mt) al Rifugio Cauriol (1594 mt)

tempi: 3 ore circa. Con molta calma, lentopede, comprensive delle soste.

dislivelli: salita 100 mt circa, discesa 700 mt circa.

difficoltà: EE (escursionisti esperti) tappa 3 (2)

 

Buondì…translagoraj 2010 038 (3)

…e sospesi sopra il soffice pelago di nubi che opprime il fondovalle sentiamo il nitrito di cavalli selvaggi poco lontani. Incantagione. Rapida colazione e lasciamo a malincuore questa plaga magica. Carichiamo i fardelli e giriamo l’angolo. Colpo d’occhio sul primo segmento di cengia che andremo a calpestare, uno stretto ballatoio pendulo sulla Busa del Castel abbruscata di sole…translagoraj 2010 049 (2)

Il primo tratto non è attrezzato; rimane di facile percorrenza ma richiede la dovuta attenzione: per quanto l’esposizione non sia propriamente strapiombante una scivolata potrebbe avere conseguenze drammatiche. Buono il sedime, stretto ma chiaro tra le zolle e in falsopiano…translagoraj 2010 050 (2)

Compare il cavo mancorrente; mi fermo e mi giro a gustarmi una retrospettiva che inquadra la finestrella del riparo Teatin. Da quell’A4 di luce rubato alla roccia occhieggiò a notte la luna…translagoraj 2010 051 (2)

S’inerbì tosto il passaggio, che i ciuffi densi travisavano il sedime. Si doppia uno spigolo, s’oltrepassano canalini e rientranze. Le funi però proteggevano il cammino laddove si faceva più angusto ed esposto. Una tettoia mi costrinse a un passo del gatto, motivo per cui questa foto pare da ruotare; la presi in chinino sui calcagni e col ciuffo sulle ventitrè…translagoraj 2010 053 (2)

Il bellissimo cammino asseconda i contrafforti con anse, rientranze e buoni affacci penduli sulla Busa del Castel…translagoraj 2010 054 (2)

la simpatica cengia dopo una ventina di minuti s’esaurisce nel macereto acclive della Busa. Quinci andremo a traversare fino a quel bell’intaglio innominato, mentre il sole profila l’ombra del Cauriol…translagoraj 2010 057 (2)

In dolce declivio traversiamo su buona traccia, guastando la pace di una fitta comunità di marmotte del cui vicario dovremo sentire la rampogna; frattanto sono due giorni pieni che non incontriamo esseri umani…translagoraj 2010 074 (2)

L’ambito è soleggiato, bellissimo. Per guantare l’intaglio tocca sostenere uno strappo brusco ma breve. La traccia pigli il pendio di petto, ma lo sforzo è lenito dalla visione piena del Zimon (Cima d’Asta)…translagoraj 2010 075 (2)

Mi fermo un istante per una retrospettiva; nello scatto seguente ho tracciato la parte conclusiva del percorso d’ieri e quella iniziale dell’odierno; una scusa per pregiare l’azzurro immacolato  del cielo…translagoraj 2010 079 (2)

Eccoci sull’intaglio; di là bel colpo d’occhio sulla sottostante Val di Sadole; come potete osservare posando lo sguardo in alto a sinistra dello scatto seguente, anzichè scendere il sentiero si mantiene traversando a manca in costa con lieve salita…translagoraj 2010 084 (2)

..laddove occhieggiano bizzarri fantaccini porfirici…translagoraj 2010 087 (2)

Rattamente perveniamo a ulteriore sella, donde caleremo in valle su buona traccia che strisciando un poco graffia i verdi acidi pratili…translagoraj 2010 090 (2)

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Venti minuti di sollazzevole discesa e siamo a Passo Sadole (2066 mt), largo e arioso valico d’erba e sasse, comodo varco tra i bacini di Fiemme e Vanoi; il Cardinal nell’ombra ci saluta…translagoraj 2010 095 (2)

In quella sosteremo una mezzorata, ratificando la scelta di far comoda tappa giornaliera al rifugio Cauriol, che ci aspetta poco lontano per un pieno descanso. Quinci al rifugio sarà una squisita oretta di passeggiata placida, che gusteremo scegliendo il lentopede spinto; prima per simpatica boscaglia mista…translagoraj 2010 098 (2)

..poi per verdi scarmigliati e armenti di vacche…translagoraj 2010 100 (2)

…quindi per fiabesche plaghe pratili tosate con cura e con amore, ora pettinate da splendidi cavalli bradi…translagoraj 2010 101 (5)

In un lucore antemeridiano che a un tratto sapora d’arcadica, bucolica poesia…translagoraj 2010 102 (3)

Si tratta del pittoresco acrocoro noto come Pian della Maddalena; stupendo…translagoraj 2010 105 (4)

  Eccoci al bel Rifugio Cauriol (1594 mt), posto in posizione incantevole a un dipresso del garrulo Rio Sadole e ai margini dell’alpeggio…translagoraj 2010 108 (2)

Via gli scarponi, scattano subito due biondissime birre giganti. Poi scegliamo di pranzare. Ottima cucina, saporosa, genuina, gestore molto simpatico e amabile. Dopo due giorni all’insegna della frugalità rasente gli stenti vo un po’ di crapula e bagordi…translagoraj 2010 111 (2)

Due chiacchiere con un gruppo di ragazzi (pure loro esausti e laceri di vesciche) che stanno facendo la Translagorai in senso opposto al nostro. Passeremo il pomeriggio ad aspettar la cena sonnecchiando fra le vacche in mezzo ai prati. Doccia (wow!) e cena; stavolta la polenta la prendo coi finferli. Il rifugio all’epoca ospitava un piccolo raccolto museo della guerra, con vari reperti interessanti. Domani ci spetta una bella camminata per valloni, laghi e crinali, fino al bivacco Paolo e Nicola. Buonanotte, dormiremo nei comodi lettucci del rifugio. Oggi è stata corta e rilassante, per scelta.

 

GIORNO QUARTO:  Da programma e tradizione la tappa doveva connettere il Rifugio Cauriol e il Bivacco Paolo e Nicola a Forcella Valmaggiore. Fattori che spiegheremo nel racconto ci hanno indotto a modificare profondamente il percorso, peraltro perdendone contestualmente il bandolo. Insomma, dopo varie vicissitudini siamo giunti a Malga Valmaggiore e colà ci siamo fermati per la notte, a un’ora e mezza e cinquecento metri più a valle del bivacco. Nello stralcio di mappa troverete in viola il percorso convenzionale dell’alta via, con posto tappa previsto il bivacco Paolo e Nicola, in giallo -con diversi punti interrogativi a significare lo smarrimento – un tracciato del tutto indicativo e non so quanto attendibile del nostro serpiginoso vagolare per mulattiere e tracce nel bosco fino a Malga Valmaggiore tappa 4 (2) 

Ha fatto tempesta tutta notte, quantunque non abbia percepito nulla per la sodezza del sonno. Al mattino non piove a valle, ma i rilievi sono ancora fagocitati da spessi nembi gravidi e agitati, proprio sulle creste che oggi dovremo andare a percorrere. Facciamo colazione e decidiamo d’aspettare un miglioramento delle condizioni. Niente. La burrasca ha pure fustigato la foresta, spezzando rami, piegando alberi e provocando piccole slavine lungo i fossi acclivi. Dopo due ore non cambia la situazione; a valle non piove ma tira aria fredda e sgarbata, lassù in quota dove saremmo diretti è ancora tutto avvolto in bambagia minacciosa. Vista l’ora tarda e il rischio di perdere il passo-tempo, decidiamo di partire, optando però per una possibile variante bassa, che cerchiamo di farci spiegare dal rifugista. A malincuore tralasciamo il percorso convenzionale, che qui forse consta in una delle più amene tappe poichè crinaleggia e saliscende sfiorando le sponde di due laghi celebri per la loro venustà: il Lago delle Trote e il Lago Brutto (a dispetto del nome). Tuttavia proprio perchè trattasi di percorso molto scoperto per crinali, macereti e pendii, non gradiamo la prospettiva di trovarci senza possibilità di riparo colà in mezzo al temporale, che ora sta riprendendo in alto a rombare i motori. Peccato. Il piano B quindi consta nel calare per mulattiere lungo Val Sadole, e prima di sbucare in aperta Val di Fiemme deviare a destra (est) sempre per mulattiere, superare il contrafforte di Corona delle Pozze e rimontare sempre a destra (stavolta bruscamente, a sud) la Valmaggiore fino all’omonima malga e quinci salire con impennata finale al Bivacco Paolo e Nicola. Il problema è che queste mulattiere sono sprovviste di segnavia e non presentano indicazioni di sorta. Comunque l’andamento di massima è chiaro, non dovremmo avere problemi.

Partiamo. Purtroppo non so che fine abbiano fatto le foto di quella giornata. Caliamo per carrareccia lungo Val Sadole con un po’ di pioviggine, in mezzo a una stupenda foresta di pecci secolari. Lungamente scendiamo, e badando alle indicazioni del rifugista al primo bivio pigliamo a destra. Come raccontatoci, traversiamo in costa sempre su bella mulattiera. Non c’è nessuno, sbucano vampe di sole. Poi nella memoria confusa ricordo una sorta di trivio, presso il quale incontriamo un poliziotto dell’unità cinofila che sgamba il cagnolo. Gli chiediamo per Malga Valmaggiore. Ci indica un imbocco e ci dice di insistere per di lì, anche quando il tratturo sembra interrompersi. Assecondiamo. Cominciamo a salire. La foresta è monumentale, bellissima. la mulattiera si fa serpiginosa fra pecci spettacolari e giganteschi. Siamo nel cuore della Foresta curata dalla Magnifica Comunità di Fiemme, ambito silvestre i cui leggendari esemplari di legno pregiato vengono da secoli impiegati per la fabbricazione liutaria dei violini Stradivari. Foresta torturata dalla violenza dell’uragano Vaia del 2018. Ancora piena solitudine, lampi di di sole caldo, profumo intenso di balsamo conifero. Sento uno strepito nella boscaglia a margine del sedime. Occhieggia repentino il culone di una bella cerva che rattamente se la dà a zampe. Passa il tempo, tanto. Il tratturo s’esaurisce nella selva. Andiamo oltre, cercando una possibile continuazione malcucita, ‘sì come ci aveva indicato il poiziotto. Indugiamo in tutte le direzioni, niente. Cominciamo a sentirci smarriti. Invero sbuchiamo su un altro tratturo che tende a salire. Lungamente lo seguiamo, poi anch’esso si perde nella selva, esaurendosi. M’inginocchio perplesso e contrariato. Giriamo quinci e colà per un bel po’ cercando connessioni. Niente. Torniamo sui nostri passi, reimbocchiamo l’ultimo segmento a ritroso, e questi cala verso Fiemme, vediamo se riconduce a qualche crocicchio. Scendiamo vieppiù. Ho smarrito pure il senso del tempo. Caliamo e caliamo, al punto che cominciamo a udire non lontani i rumori del fondovalle Fiemme. Ci siamo spinti troppo in basso. Inoltre, senza altimetro  mancano ulteriori, importanti riferimenti.  Siamo persi. colto da uno scoramento mi lascio cadere pesantemente di chiappe a terra, e il movimento mi procura uno strappo deciso ai pantaloni, che si scuciscono malamente per tutto il corso dal perineo al pube, con digressione alla coscia manca. Andiamo bene. Ci ridiamo su. Nello sconforto decidiamo di calare in Val di Fiemme, cercare un campeggio e buttare in vacca la Translagorai, semmai tentando l’indomani la sola salita a Cima Cece e ritorno. Ma no, ho un colpo di reni, un moto di caparbietà. Caspita, qui vicino c’è una strada, ne sento i rumori e qualche motore di veicolo, intuitivamente ti dico che si tratta della carrabile di Valmaggiore, perciò nel caso siamo sì lontani dalla meta ma non perduti, basta risalire. Esorto la Fra, andiamo a vedere. Certo, i 13 chili di zaino, la stanchezza e lo scoramento complessivo renderanno la salita ardua e interminabile. Peraltro sono già le 15. In breve arriviamo al nastro d’asfalto. Non siamo certi che si tratti della carrabile per Malga Valmaggiore, ma ne confido. La pigliamo a destra (sud), ovviamente nel senso della salita. Camminiamo rapidi, rapidissimi, senza certezza ma col cuore aperto.  Passa un’auto! La fermo col pollice ritto. Chiedo ai due ragazzi dell’equipaggio (fra l’altro una coppia di Bologna) se per caso siano diretti a Malga Valmaggiore. “Sì”. Eureka! Ci siamo, E’ LA STRADA GIUSTA!. Ci chiedono se vogliamo un passaggio, mancherà poco più d’un chilometro. Scambio di sguardi con la Fra. Forse questo strappo ci consente di guadagnare tempo e spazio per tentare ancora di salire al bivacco Paolo e Nicola. “puzziamo forte e siamo sudatissimi, siete sicuri della gentile offerta? “Certo”. Ne approfittiamo. Pochi minuti di stradina stretta in salita e siamo a Malga Valmaggiore. Ringraziamo. l’alpeggio è bucolico, pratile, molto bello. Sono le 16, lampi di sole ma nuvole minacciose…translagoraj 2010 127 (2)

Ora dovremmo infilarci lassù per quella valle, e in due orate (ponderando la stanchezza) pervenire al bivacco Paolo e Nicola. Frattanto comincia a tuonare fragorosamente….translagoraj 2010 128

Decidiamo di aspettare ancora un poco, e semmai pianteremo la tenda a mezza via nel bosco. Comincia a piovere. Mi sento la febbre. Non c’è in loco un rifugio, un riparo gestito, e e la locale bottega sta per chiudere. Ci ripariamo sotto le volte di una cappelletta votiva. Nel soperchio di stanchezza e confusione farnetichiamo per un momento di passare la notte lì sotto, ma tosto rinsaviamo che sarebbe oltremodo irriguardoso. Non ci sfagiola l’idea d’inzupparci camminando ne’ tantomeno quella di pigliar tempesta la notte in tenda in mezzo alla foresta, ‘sicchè meditiamo di trovare una sistemazione qui all’alpeggio. Smette di piovere ma insiste a tuonare, cielo nerastro poco promettente per la notte. Postulati sull’opportunità o meno, due allevatori ci fanno capire un po’ spiaciuti che la comunità locale non gradisce attendamenti a vista (peraltro sappiamo essere vietato dalle norme vigenti) e ci suggeriscono di salire un po’ nel bosco. Febbricitante, reagisco mediante smorfia involontaria. Ho male alle ossa, tosse e freddo. Chiedo loro se fosse possibile infilarsi furtivamente senza dar nell’occhio dentro lo speco della loro legnaia, e colà tirar su la tenda o sdraiare i sacchi a pelo. Con imbarazzo e tono dispiaciuto il malgaro ci risponde che sarebbe meglio di no, per le stesse ragioni di decoro sottoscritto avverso al bivacco, ‘chè potrebbe crearsi uno scomodo precedente da gestire poi con la comunità. S’intenerisce quindi il malgaro ponderando la mia cagionevolezza e l’ampio squarcio nelle braghe che rivela le mutande rosse.  “quando fa buio e qui in malga resteremo solo noi, posso offrirvi una stanzuccia d’emergenza nella nostra baita essenziale, ma badate, è precaria, sporca. Se vi va bene…A patto che domattina molto presto sgombriate alla chetichella prima che arrivi su in malga qualcuno, non visti” . Accettiamo di buon grado, e sarò infinitamente grato all’allevatore. Frattanto ceniamo con fornello e zuppe al riparo della sporgenza di tetto d’un casopino chiuso. Il cielo sembra assestato, ma ormai la decisione è presa. Ci ristoriamo un poco con la pace della plaga. Colpo d’occhio zoomato sul Latemar che occhieggia il ceffo meridionale oltre Fiemme…translagoraj 2010 135 (2)

Salutiamo i due somarelli…translagoraj 2010 136 (2)

Crepuscolo, fa quasi buio. Il malgaro ci fa un cenno, entriamo. Tremulo e tossicchiante salgo una scala lignea malconcia eppure solida; la stanza si trova al ballatoio del piano superiore. ecco il nostro giaciglio, spartano invero salvifico…translagoraj 2010 146 (2)

Dormirò benissimo, e recupererò tutte le forze. la nostra Translagorai ha subito uno spintone, domani tocca ricucire lo strappo e recuperare il tempo e lo spazio perduti oggi.. Anzichè i circa 800 metri di dislivello previsti (comprensivi dei saliscendi)  dovremo sotenerne 1300 per arrivare al bivacco Aldo Moro, prossimo posto tappa. E aggiungere due orate di cammino. Ma ce la possiamo fare.

GIORNO QUINTO: da Malga Valmaggiore (1620 mt) al bivacco Aldo Moro (2565 mt) presso la Forcella di Bragarolo

tempi: 7.30 ore di cammino, soste escluse

dislivelli: salita 1300 mt circa, discesa direi 150 

difficoltà: EE (escursionisti esperti) dav

Ottima dormita, rigenerante. Ringraziamo vivamente i malgari. Come d’accordo, alle 6.30 siamo già fuori alla chetichella. Ecco la malga che ci ha ospitato translagoraj 2010 148 (2)

Imbocchiamo la mulattiera con segnavia 335, che presto si traduce in sentiero e costeggia le acque del rio in folta verzura…translagoraj 2010 150 (2)

La giornata sembra splendida. La via s’alza nel bosco dolcemente, e presto incontriamo vacche silvestri ancora intorpidite…translagoraj 2010 153 (2)

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Dopo un’oretta di buon cammino spedito usciamo il bosco e calpestiamo un suggestivo acrocoro ancora umbrato, che ospita la bucolica pozza del Laghetto Gasperina; è chiaro l’impluvio che dobbiamo risalire per arrivare a in Forcella Valmaggiore, ben visibile nello scatto; Udiamo il nitrito di cavalli selvaggi, che vediamo assembrati poco distante. la scena sapora d’alpestre selvaggio…translagoraj 2010 155 (2)

Oltre il pianoro la via impenna su buona traccia per verdi e macereti. Di lena rimontiamo la vallecola e arriviamo a Forcella Valmaggiore (2180 mt). Due orette dalla partenza. Il valico è aperto e arioso; quinci un colpo d’occhio retrospettivo verso la Valamggiore, il laghetto Gasperina e le dolomiche Pale di San Martino (a destra) e il Latemar (in centro)…translagoraj 2010 157 (2)

Dimenticai di riprendere l’ampio panorama verso il Vanoi, di là. Ecco il simpatico ed efficiente bivacco Paolo e Nicola, molto ben tenuto e profumato di legna; delizioso. Dovevamo dormire qui, pazienza, intanto mettiamo su un caffè…translagoraj 2010 160 (2)

Interni…

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Orbene la memoria s’inceppa, anche quella fotografica, poichè lo scatto successivo nella timeline, sempre ripreso a Forcella Valmaggiore, riporta a oltre un’ora dopo, e non ricordavo una sosta ‘sì lunga. Ah, sì, colazione abbondante, prolungata e relax. Poi compare lo scatto verso il Vanoi, sempre ripreso dalla Forcella, con evidente incremento di nuvolosità e decremento di luce. Un timelapse obliato dalla memoria…translagoraj 2010 162 (2)

Pazienza. Da Forcella Valmaggiore pigliammo a manca (est) il segnavia 349 diretti a Forcella di Cece; il bivacco Aldo Moro, il nostro previsto posto tappa è dato a 4 ore; però…translagoraj 2010 164 (2)

Risaliamo fra costa e crinale la giogaja di Cima Cece e satelliti, su traccia buona e talora petrosa. Presto calchiamo il concavo d’un anfiteatro porfirico reso lugubre ed emaciato da un lucore scippato del sole…translagoraj 2010 165 (2)

pestiamo placche di neve residua…translagoraj 2010 166 (2)

..e tosto sfiliamo sotto l’aguzzo Dente di Cece, in una plaga ora saporosa d’inferno. La piena solitudine ‘sì come il cielo gravido d’ansia temporalesca mettono quasi paura. Il Dente par petrificare il tormento d’uno spirito inquieto, eppure è bellissimo…translagoraj 2010 169 (4)

Sono crucciato dalla tempesta, che pare imminente. Nulle o scarse possibilità di riparo. Stiamo vagolando per un macereto alpestre dimenticato dal Tutto. Un’ improvvisa falla di sereno fra i nembi cerei allevia l’ambascia; le tracce fra erba, sasse e zolle terrose salgono con insistenza e mandano verso quell’angusta forcellina lassù…translagoraj 2010 171 (2)

..che andrà meritata per questa strozza cianotica, un canalino terropetroso ripido e malfermo…translagoraj 2010 172 (2)

..al sommo del quale offre l’intaglio un colpo d’occhio sul traverso pusterno che ci condurrà ad una successiva forcella innominata; qui l’ambito è assai somigliante al mondo di contrafforti granitici del GR20 corso…translagoraj 2010 173 (2)

…mentre quinci e colà spare il sole e riappare pugnace in singulti lottando all’arma bianca con la tempesta minacciosa, un agone intenso che sconvolge di barbagli le plaghe circostanti…translagoraj 2010 174 (2)

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Raggiungiamo la forcella. Qui diparte a destra (sudest) la traccia militare che conduce a Cima di Cece, il tetto dei Lagorai, lungo il costolone crestato del contrafforte nordovest. Siamo stanchi, il tempo è incerto, abbiamo ancora tanto cammino al bivacco Aldo Moro, ‘sicchè a malincuore rinunciamo e andiamo oltre. un comodo traverso ci condurrà a Forcella Cece (2393 mt), visibile nel prossimo scatto; di lì per comoda cengia faremo lo zoccolo a Cima di Valbona..translagoraj 2010 176 (2)

…e in seguito rimonteremo uno stretto  canalino roccioso assai ripido…translagoraj 2010 177 (2)

..per traversare di nuovo sottocresta con bello scorcio su laghetto parzialmente ghiacciato in versante Fiemme…translagoraj 2010 178 (2)

La solitudine è imbarazzante ‘sì come la suggestiva desolazione. Lungamente in falsopiano traverseremo alle falde di Cima Valon, poi tocca rimontare a fatica i contrafforti del Coston di Slavaci. Ricompare la neve, e qualche infisso…translagoraj 2010 183 (2)

…che facilita il superamento di ripide placche porfiriche, altrimenti faticose benchè facili nel complesso; si prosegue su comoda cengia…translagoraj 2010 187 (2)

Il Coston di Slavaci è un deserto porfirico inclinato; a questo punto del cammino e con tale lucore cianotico l’attraversamento della plaga pare infinito, una penitenza…translagoraj 2010 189 (2)

Uno sguardo un po’ tetro a ritroso…translagoraj 2010 190 (2)

…e verso Fiemme; il buio pare incipiente, ma sono appena le 15.30….translagoraj 2010 191 (2)

Una teoria incessante di saliscendi, sbalzi, smonte e rimonte di piccoli contrafforti da superare tramite cengette con qualche facile passaggio su roccia, però assai faticoso nella contingenza…translagoraj 2010 193 (2)

…poi finalmente occhieggia lo zinco rutilante del bivacco, che pare ormai vicino; forza!…translagoraj 2010 194 (2)

…e invece la teoria di cui sopra non s’esaurisce, anzi; più ci s’accosta al riparo vieppiù esso pare allontanarsi. Rinfrancano però i drammatici scorci sulle Pale di San Martino, di cifra turneriana…translagoraj 2010 196 (2)

…e i colpi d’occhio su Paneveggio e l’omonimo lago, supino diversi piani sotto…translagoraj 2010 197 (2)

…zoomiamo…translagoraj 2010 198 (2)

…ma dobbiamo ancora superare questi sodi frantumi di porfido per arrivare al nostro riparo…translagoraj 2010 200 (2)

sbalzi che ostano un passaggio sereno per via delle vallecole da montare e smontare, salto per salto…translagoraj 2010 201 (2)

..talora con facili eppur faticosi passi su roccette…translagoraj 2010 204 (2)

Dài, quinci resta un breve segmento in falsopiano, picchiettato da toppe di licheni verzicanti…translagoraj 2010 205 (2)

Eccoci al bivacco Aldo Moro (2565 mt), ubicato in posizione panoramica presso la Forcella di Bragarolo. Quasi 9 ore di cammino (soste ed emorragie di tempo comprese), e 1300 metri di dislivello positivo. Siamo esausti. Al tempo Il riparo, per quanto prezioso e simpatico, era piuttosto malconcio. Qualche utente aveva sarcasticamente inciso la parola “ebola” non ricordo se in fiancata o sul frontespizio. Orbene, in effetti le condizioni igieniche parevano un poco precarie, un tantino untuose, in particolare le coperte. Per quanto noi godemmo alquanto del presidio…translagoraj 2010 207 (2)

E poco dopo apparecchiammo felici per la cena…translagoraj 2010 210 (2)

…che consumiamo all’esterno, in un giardino di porfido…OLYMPUS DIGITAL CAMERA

il bivacco offre riparo in una landa di lugubre bellezza,  forse resa tale dal tetro lucore della contingenza, nonchè dalla parossistica solitudine di porfido. Non bastasse, incolse la nebbia in guisa di nubi basse…translagoraj 2010 211 (2)

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Presto avremo compagnia. Un branco di raminghe capre a sonagli scapicolla verso il bivacco. Gli ovini ci accerchiano questuando sale…translagoraj 2010 219 (2)

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..’sicchè il capron Alfa capobranco tiene d’occhio la situazione, s’accomoda e con cipiglio a un tempo sereno e severo, ci guata in tralice…translagoraj 2010 227 (2)

Cala frattanto il crepuscolo sul lago di Paneveggio…translagoraj 2010 234 (2)

In questo ritratto fortunatamente sfocato  vi mostro la condizione contingente dei miei cenci…OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Consumiamo la nostra zuppetta, ristoriamo gli arti e gestiamo la puzza che irradiamo. Due chiacchiere con le capre, e col genius loci che occhieggia burlone in guisa d’ovino fantasma lungo la cresta soprastante smangiata dalla bruma. Verso le nove ci ritiriamo…translagoraj 2010 239 (2)

Sarà una nottata di sonno sodo e proficuo, chè domani ci spetta una lunga calata a Passo Rolle come ultima tappa. Dovremo peraltro sveltire il passo, chè al Rolle ci toccherà pigliare il bus di linea lungamente, arrivare all’auto e scendere a Bologna quattroruote, il tutto possibilmente in giornata. Buonanotte dal centro fisico del vuoto.

 

GIORNO SESTO

dal bivacco Aldo Moro (2565 mt) a Passo Rolle (all’omonima Malga) 1980 mt

tempi: 4 h circa di cammino, soste escluse

dislivelli: salita 100 mt circa, discesa 650 mt circa

difficoltà: EE (escursionisti esperti) dav

 

Poche, pochissime foto dell’ultima tappa. Nebbia scura costante ‘sì come il freddo. abbiamo sempre vagato dentro le nuvole. Sveglia alle 6, rapida colazione e via, badando con acuta attenzione ai segni. Salutiamo il riparo…translagoraj 2010 241 (2)

Lungamente sfileremo per terreno ostico e accidentato sotto le Cime di Bragarolo…translagoraj 2010 245 (2)

…Talora con lugubri scorci sul Paneveggio…translagoraj 2010 246 (2)

Poi arrancheremo sulla giogaia delle Cime di Ceremana, sempre dentro la bruma, scapicollandoci su terreno che ricordo un poco disagevole. Ci fermeremo a fare acqua da una minuscola pozza, in pratica prosciugandola col filtrino. Dopo circa un’ora e mezza di cammino, presso Forcella Ceremana s’alza un momento la nebbia, e scorgiamo resti di baraccamenti e galleriole militari…translagoraj 2010 247 (2)

Poco più innanzi, si discosta la via dal crinale e piglia a calare verso nord su gibbe montonate di granito più rotonduso. In quella, per discendere uno sbalzo strapiombante, trovammo questa scala matallica, infissa verticale per circa 6/7 metri…translagoraj 2010 248 (2)

Oltre, la plaga selvaggia petrosa smette i panni negletti dell’agra solitudine, e mentre i primi verdi strappano lembi al porfido, all’orizzonte verso i Colbricon occhieggiano in gruppo caracollante quattro camosci, che non ci aspetteranno. S’apre frattanto un poco il cielo…translagoraj 2010 249 (2)

Caliamo per vallette di rocce inerbite…translagoraj 2010 252 (2)

Siamo ormai all’ampia sella di Forcella Colbricon (2428 mt), con il Colbricon Piccolo a piantone; salgono dal basso nembi carichi d’acqua…translagoraj 2010 253 (2)

 Dovremo calare nel vallone; laggiù è la meta conclusiva di Passo Rolle…translagoraj 2010 254 (2)

Orbene, quinci a poco fino al Passo sarà una penosa scapicollata sotto una pioggia torrenziale; salutiamo l’ultimo camoscio guardingo, il solo incontro con esseri animati degli ultimi due giorni…translagoraj 2010 255 (3)

…e dallo spalto indugiamo verso la cateratta…translagoraj 2010 257 (2)

La traccia era discreta, la segnaletica bastevole per orientarsi nella doccia brumosa, tuttavia fu la calata disagevole con tratti scivolosi e ne fummo zuppi. Oltre un’ora dopo perveniamo fradici a Passo Colbricon…translagoraj 2010 259 (2)

..e di lì in pochi minuti all’omonimo rifugio presso i rispettivi laghetti, fagocitati dalle nubi piovuse di brutto. Siamo in cammino da quasi quattro scomode ore, l’ultim’abbondante sotto un’acqua torrenziale. Ci fermiamo, mangiamo una zuppa al coperto, la Fra con tenerezza mi ricuce i pantaloni. Abbozziamo un cambio d’abiti fradici. Un’ultima mezzorata sotto l’acqua e siamo a Malga Rolle. Fine della Translagorai. Sei giorni e cinque notti di viandanza selvaggia. Il prossimo bus  passerà fra un’ora e mezza, segmento temporale che passeremo ancora nella pioggia fitta protetti dall’angusta pensilina di questo baitello, poichè non trovammo altri ripari, e invero non ne cercammo ne’ ci recammo al vicino Passo; eravamo sfiniti e mal disposti a mettere altre distanze sotto i piedi…translagoraj 2010 262 (2)

Se ben ricordo a Ortisei cambiammo linea, ‘sicchè l’intermodalità del viaggio comprensivo di connessione fino a Molina di Fiemme e quinci la passeggiata fino all’auto comportarono due ore. Eccoci alla vecchia Peugeot; ora la Translagorai può dirsi affatto conchiusa …OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Non vi dico i miasmi in automobile durante il viaggio di ritorno a Bologna.

Bilancio squisito. Il mio primo “grande” Trekking. Un’esperienza che stimola competenza e meraviglia. Plaghe selvagge, soperchie di wilderness, intensa naturalità. La solitudine che impari a gustare (‘sì come i rari incontri), l’imprevisto da sostenere, l’orientamento d’affinare. La tenacia quando il percorso lineare sembra irrimediabilmente perso. L’accettazione di un “piano B” eterodosso per una tappa, e la ricucitura con asola per non perdere il filo della via orodossa. Dormire come un sasso in angoli custoditi da uno stiloso Genius Loci, in rustici bivacchi e ripari da fola alpestre, ‘sì come attendati sulle sponde di un lago incantato in cui sguazzano le Anguane. Camminare giorni interi con la sola simpatica e burlona compagnia di Salvanel nell’eco porfirico, e di cervi, marmotte e camosci nella foresta, tra l’erba e le sasse. E, nel breve lasso d’ogni giorno per giorno, il romanzo d’appendice dell’amore incipiente fra me e mia moglie Sparley, ch’eravamo assieme flirtanti da pochi mesi, lasso di tempo in cui scoprimmo l’interesse (non ancora passione) reciproco per l’escursionismo. E fu lei a nominare la Transalgorai, chiacchierando fra il più e il meno anche di monti e passeggiate che stimolino curiosità.

“Francesca, ti ci porto. La prossima estate facciamo la Translagorai, ti va?”

Lei trasale, mi guarda e sorride a fior di labbra. Siamo insieme da pochissimo, non sappiamo che piega potrà pigliare la relazione, è sicuramente un azzardo metterla in gioco in tal modo; l’intimità di un trekking a lunga percorrenza, la solitudine, la puzza, le fatiche, il carattere impegnativo dell’itinerario, l’ambito selvaggio, remoto e povero di punti d’appoggio, la foggia meno sexy che si possa adottare. Se il feeling scarseggia poche sono le vie di fuga, e lontano le ore di cammino il primo basico presidio di civiltà.

“Ci sto”.

 

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