DOLOMITI ampezzane; sentiero e ferrate dei Canyons e delle Cascate di Fanes, o della solidità dell’acqua nella fluidità della roccia

PREMESSA

L’itinerario qui presentato ricalca buona parte del complesso e articolato sistema sentieristico dei Canyons e delle Cascate, afferente al bacino idrogeologico delle valli di Fanes e Travenanzes, che qui confluiscono in una bolgia di forre rocciose e cateratte. L’esplorazione completa della rete sentieristica in oggetto comporta una gita di una giornata intera. Qui presento la parte relativa al bacino di Fanes, in una sequenza di segmenti cuciti che consente di gustare la spettacolarità degli ambiti in modalità giro ad anello, che tuttavia tralascia un breve spezzone del sentiero dei canyons sicuramente suggestivo, sopra, dietro e attorno alle “Cascate Basse” di Fanes; spezzone che potrebbe essere colmato compiendo il ristretto anello composto dalla giunzione delle ferrate “Barbara” e “Dalaiti” e dal tratto di sentiero che le cuce. Il giro che ho composto e che qui presento prevede la calata di accesso alle ferrate, la ferrata Dalaiti, la ferrata della Cengia Mattia (alle più acclivi cascate dello Sbarco de Fanes) e sulla via del ritorno la discesa di una porzione della ferrata Barbara. Non preoccupatevi, proseguendo nella lettura vi sarà tutto più chiaro. Per un quadro d’insieme più articolato e un approfondimento molto ben presentato del contesto e degli itinerari, invito a consultare il sito del Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo, e nello specifico il documento divulgativo sulla plaga in oggetto, ossia questo https://www.dolomitiparco.com/Materiali/Testi/Libretto_Canyon_Cascate.pdf

Suggerimento bibliografico:

Un’ulteriore possibilità di approfondimento, parimenti all’opportunità di curiosare fra eccellenti relazioni di escursionismo divulgativo per tutta l’area dell’ampezzano, ce la fornisce in bello e puntuale stile l’autore Fabio Cammelli, appassionato divulgatore di cultura escursionistica, nel suo splendido volumeGUIDA ALLE VIE FERRATE E AI PERCORSI IN CENGIA DI CORTINA E DINTORNI”, 2014, Casa Editrice Panorama, Trento

SCHEDA ESCURSIONE 

N.B.: i tempi indicati si intendono al netto delle soste, e grossomodo corrispondenti a quelli di un camminatore medio, ovvero circa 1h per 300/350 mt. di dislivello in salita e per 500 mt. di dislivello in discesa, sempre grossomodo, ‘chè ognun* fa poi i conti coi propri.

  • CARTOGRAFIA: ho utilizzato la “Carta Topografica per Escursionisti TABACCO, foglio 03, “Cortina d’Ampezzo e Dolomiti Ampezzane” scala 1:25.000
  • L’escursione diparte e si conchiude in località “Tornichè di Podestagno“, contrada Sant’Uberto, lungo la ss 51 dAlemagna, fra Cortina e Dobbiaco (a pochi chilometri dal centro del noto capoluogo ampezzano), proprio in corrispondenza del secco tornante che inaugura la rimonta della Val Felizon, laddove diparte la rotabile per Malga Ra Stua; è presente una vasta area parcheggio pochi metri lungo detta rotabile e una piazzola più esigua presso l’ansa del tornante, in corrispondenza del varco d’accesso al Parco Naturale Regionale Dolomiti d’Ampezzo. Di seguito il link Google Maps con le indicazioni stradali
  • https://www.google.com/maps/search/s.+uberto/@46.6101173,12.0361271,12z
  • L’escursione può invero partire più a valle, in località Ria de Fiames, trailhead (punto d’inizio) del sentiero 10, segnavia cardinale di riferimento del percorso, che nell’itinerario qui presentato (complessivamente più breve) viene raggiunto tramite una bretella di collegamento.
  •  SPAZI e TEMPI : Tornichè di Podestagno (Sant’Uberto) 1425 mt- a destra segnavia per “Pian de Loa/cascate di Fanes”-Pian de Loa 1360 mt ( 0.20 h); a destra segnavia per “cascate di Fanes, belvedere/sentiero dei canyons e delle cascate” – belvedere (0.20 h); a sinistra per il canalino di calata- alveo Ru de Fanes-a sinistra ponticello-ferrata Dalaiti-piazzola di snodo poco a monte di Ponte Outo 1467 mt (0.45 h); a destra (verso monte) sentiero 10-Sbarco de Fanes 1746 mt (0.45 h); a destra segnavia “sentiero attrezzato alla cascata”-Cengia Mattia-ferratina-sentiero lungo il rio-ponticello-innesto a monte sentiero 10 (0.20 h); verso monte sentiero 10-Lago de Fanes 1834 mt (0.20 h); a ritroso sul sentiero 20-Sbarco de Fanes-segnavia ( ora a sinistra)”sentiero attrezzato alla cascata”- pochi passi e imboccare traccia a destra che divalla a destra (0.15 h)-sentiero dei canyons e delle cascate-Bus de l’Orso 1587 mt-piazzola di snodo poco a monte di Ponte Outo 1467 mt (0.50 h); a sinistra (verso valle ) segnavia 10-Ponte Outo- Pontes de Pian de Loa 1346 mt (0.30 h); a sinistra segnavia per “St. Uberto/S.S. 51/Malga Ra Stua-Tornichè di Podestagno 1425 mt ( 0.15 h)
  • TOTALE TEMPI: 4/5 ore, a seconda del passo
  • DISLIVELLI: salita 650 mt circa, discesa 700 mt circa; il percorso è connotato da parecchi saliscendi.  
  • PUNTI D’APPOGGIO: nessuno, strettamente all’ambito di svolgimento dell’itinerario; tuttavia il punto più remoto della gita qui suggerita, il Lago de Fanes (peraltro meta superflua in caso si ritenesse bastevole il contesto delle cascate, ancor più accosto al punto di partenza) dista due orate lentopede dall’auto (meno in discesa) su ottima mulattiera. Più a monte il segnavia 10 termina presso il presidio/rifugio di Malga Fanes Grande, e quinci con il sentiero 11 ai rifugi Fanes e Lavarella, ma questi punti d’appoggio (in plaghe assai suggestive) potrebbero afferire ad altra escursione, chè le distanze grossomodo raddoppiano rispetto all’ambito anulare dei canyons e delle cascate.
  • DIFFICOLTA’: EEA (per escursionisti esperti, con attrezzature). Si tratta di facili e brevi percorsi ferrati, che nondimeno richiedono il giusto rispetto e la dovuta attenzione (vedi il successivo paragrafo “Caratteristiche). Il sentiero dei canyons, sulla base della SCALA DELLE DIFFICOLTA’ ESCURSIONISTICHE DEL CLUB ALPINO ITALIANO cui faccio riferimento, può essere classificato come E (per escursionisti); richiede comunque piede fermo per qualche passo in modesta esposizione (sempre su buon terreno, o comunque agevolato con artifici) e per alcuni tratti un poco irti et aerei.
  • Cartina topografica con tracciato in giallo del percorso: (invero poco chiaro e me ne scuso)

Caratteristiche: Il Regno incantato dei Fanes, qui nelle contrade levantine di accesso agli acrocori più acclivi, ‘sicchè lungo la verdeggiante Val di Fanes, crogiolo di forre e foreste, scabri spacchi di roccia erosi a fondo dalla spumeggiante, indefessa esuberanza del Ru de Fanes, che nella plaga, insieme al Ru de Travenanzes cui si mischia sotto al Ponte Outo, dà forma e vita a un mondo bellissimo di cascate, cateratte, rapide. La singolarità dell’itinerario qui presentato sta proprio nelle tipologie di percorso e ambiente attraversati. Il cosiddetto “Sentiero dei Canyons e delle Cascate”, in questa guisa comprensivo dei segmenti attrezzati consistenti nelle ferrate “Dalaiti”, “Barbara” e “Cengia Mattia allo Sbarco de Fanes”, consente un’articolata e approfondita esplorazione dell’ambito, portando l’escursionista a gustarne appieno le caratteristiche di forte, splendida naturalità, pur con l’artificio di qualche attrezzatura, in questo caso secondo me veniale, anzi; proprio gl’infissi consentono con una certa discrezione di gustare appieno la dimensione estetica di camminare “dietro” le cascate, fra il salto d’acqua e la parete che le ospita, ‘sì come di accedervi e procedere per comode, spettacolari cenge che sfilano a metà parete, a picco sugli orridi selvaggi che cascano sull’alveo sconvolto dalla bolgia dei torrenti. Di norma sono avverso alla ferraglia che addomestica la naturalità degli ambienti di croda, ma in questo caso devo ammettere di aver trovato l’intervento abbastanza felpato, ben fatto e teso a promuovere certa bellezza con un minimo di selezione, pregio ambientale altrimenti non fruibile con mezzi escursionistici. La vista sulle grandi crode circostanti è qui un poco ridotta, poichè l’itinerario si snoda tra gole e foreste, tuttavia proprio questa caratteristica lo rende avvincente, data la spettacolarità naturale che si tocca con mano. Le tre brevi ferrate ivi comprese sono considerate facili in letteratura, adatte per chi voglia prendere dimestichezza con i percorsi attrezzati, e la valutazione mi trova concorde; ne presentano diversi aspetti salienti, tra cui assaggi della dimensione verticale per sbalzi e brevi paretine, qualche passo un po’ atletico e strapiombante a doppiare spigoli e allunghi su cenge in buona esposizione ma sempre piuttosto comode; nell’insieme un contesto di progressione ottimamente attrezzato, eccetto per qualche facile passo non protetto che richiede pertanto la dovuta attenzione. Vieppiù, lo sviluppo mediamente breve dei segmenti attrezzati può favorire gli aspetti adrenalici e parimenti contenere gli elementi di stress.

Agosto i primi,  A.D. 2020

Quest’anno, per motivi etici e pratici rinunciamo al Globetrotting e ai viaggi in plaghe lontane, ‘sicchè passeremo una settimana fra le Dolomiti, con base presso l’incantevole Lago di Dobbiaco, e con l’intento di vagolare fra le crode sontuose del comprensorio. Arriviamo in un pomeriggio di bel tempo, ma il meteo dei giorni a venire pare avverso, e ne abbiamo conferma l’indomani, chè tocca ripiegare su un primo giro breve, da consumarsi, in base alle diverse concordi fonti di previsione meteorologica, in una finestra franca di pioggia fra la tarda mattinata e il pomeriggio. Così optiamo per visitare le forre del Ru de Fanes, rese accessibili da un singolare tracciato escursionistico provvisto di simpatiche ferrate. Nel bigiore nuvoloso della mattinata incipiente, dopo un’oretta di pioggia prestiva, ci rechiamo al famoso Turnichè di Sant’Uberto/Podestagno, ossia l’ansa del tornante in cui la SS 51 d’Alemagna piega con decisione verso est; in quella diparte la rotabile per Malga Ra Stua e trova spazio una piazzola adibita a parcheggio, punto di accesso al Parco Naturale Dolomiti d’Ampezzo e Trailhead della nostra escursione. Decidiamo di allungare un poco il giro in guisa d’anello, ‘sicchè imbocchiamo verso destra la mulattiera ghiaiosa per Pian de Loa, che comunque conduce alle cascate di Fanes come da segnaletica verticale sul posto…

La via cala per tornanti, nel bosco d’altissimi fusti a peccio, e offre begli scorci sulla profondità e sull’ampiezza dei bacini di Fanes e Travenanzes, quinci confluenti e colà separati dai bastioni della Croda del Valon Bianco…

Malgrado la luce lattea invero poco estetizzante, l’ambito è bellissimo, e particolarmente gradevole quando la via si sdraia nell’acrocoro di Pian de Loa, dopo in quarto d’ora di cammino declive…

In quella torna confitta la segnaletica verticale; teniamo la destra per Val di Fanes/Val Travenanzes…

Pochi passi e perveniamo a ulteriore snodo; quinci terremo sempre a destra, chè occhieggia la prima vera indicazione per il sentiero dei canyons e delle cascate, ancorchè sprovvisto di segnavia…

La mulattiera sale con dolcezza nel bosco, e rimonta le pendici del Taburlo… 

Poi cambia il sedime, che rimane tuttavia di buon sentiero, e aumenta la pendenza. A una mezzorata dall’imbocco s’esaurisce la traccia presso un pulpito panoramico, un belvedere pendulo e aereo che consente di apprezzare la profonda vastità dell’ambito e la vigorosa verticacia dell’orrido di Fanes, precipite la sontuosa cascata…

…Quinci occhieggiano sull’opposto versante le due belle cenge attrezzate che ospitano il tracciato della ferrata “Dalaiti” (quella sottana) e della ferrata “Barbara” (la soprana) e che costituiscono l’anellino attrezzato di esplorazione della cascata inferiore di Fanes; ho segnato in giallo i segmenti parzialmente evidenti nello scatto, e cerchiato un escursionista cimento nella “Barbara”…

Pochi passi prima del belvedere cala a sinistra un’evidente traccia (nessuna indicazione in loco) che si butta senza fronzoli nell’impluvio di un angusto canalino precipite; benchè invogli poco, la via è agevolata da comode gradinature a pali di legno che sostengono la friabilità del terreno e spezzano la ripidezza rendendo la calata invero meno scabrosa di quanto appaia; orbene, se vogliamo andare a gustare la cateratta dobbiamo scendere…

Con attenzione ci caliamo nel budello; i salti e gli sbalzi più ostici sono resi facilmente praticabili; prevedono tuttavia qualche sgambata…

Il tratto chiuso nel canale è piuttosto breve; uscita la strozza il sentiero taglia serpiginoso la costa molto ripida, comunque su buon terreno, doppia uno sprone e s’affaccia verso la cascata, mantenendosi alto sul rio nel poggiarsi al pendio friabile che vi casca…

Quinci dipartono gl’infissi, che proteggono (nei punti più delicati) il cammino lungo una cengia brecciosa che s’invola verso la cateratta; non ho avuto modo di fotografare il tratto in questione ‘sicchè ne propongo una retrospettiva, o meglio il colpo d’occhio dal versante opposto, risalito dopo l’accesso alla cascata; il turbinìo pulviscolare dell’acqua ha decisamente fatto rorida la fotocamera (come potete vedere), quantunque protetta; nel ricerchio due escursionisti cimenti nel passaggio…

In breve si perviene a un ponticello sferzato dall’acqua di riverbero dell’accosta cascata. Quinci due opzioni: a destra prima del varco si risale un canale friabile che sfila accanto alla cateratta, la rimonta in parallelo e perviene a un salto d’acqua superiore; lo supera in cengia attrezzata che decorre a tergo del getto d’acqua e continua nel segmento attrezzato della ferrata “Barbara”, risalendo la costa per concludersi presso uno spiazzo con panchine di legno; la seconda possibilità è quella di varcare il ponticello, tenere a sinistra dove attacca la ferrata “Dalaiti” che risale i contrafforti della costa precipite per terminare al medesimo spiazzo succitato, laddove si congiunge col segmento soprano della “Barbara”. Noi sul momento optiamo per la seconda, anche per sgombrare il campo dagli schiaffi roridi della cascata. Passiamo pertanto il ponte e subito si presentano gl’infissi della Dalaiti, considerata la più impegnativa delle ferratine afferenti alle cascate di Fanes, quantunque classificate complessivamente di facile percorrenza. Le attrezzature tosto conducono a superare un corto ma ripido e frontale gradone, vieppiù bagnato quindi da approcciare con la dovuta attenzione…

..oltre il quale la via sfila a manca lungo una rampa cengiosa, servita di fune mancorrente, che risale la costa dirupata; qui uno scatto indicativo ripreso al di qua del ponte, chè prima di attaccare i ferri sono tornato sui miei passi per meglio documentare…

Lungo detta rampa l’esposizione è ancora modesta, e mitigata ulteriormente dal corrimano…

Presso il primo giro di contrafforte occhieggia la targa…

..e il terreno si fa un pelo più complesso; lo sprone visibile nel prossimo scatto..

..viene doppiato con passi anche atletici, in buona esposizione, con l’aiuto di qualche fittone e il cavo ottimamente posizionato; tocca poi calare di pochi metri verticali sulla cengia sottostante; qui una retrospettiva del passaggio, appena superato…

…e qui un colpo d’occhio ancora retrospettivo, ripreso dal susseguente “passaggio chiave” di cui tra poco; nel ricerchio un gruppo d’escursionisti

… L’ambiente di grande suggestione rende la progressione entusiasmante; si procede penduli alla parete sul baratro che affonda nel canyon, con un delizioso paesaggio sonoro d’impetuosi fragori torrentizi in salute vigorosa. Smontato lo sprone si procede su comoda cengia protetta; pochi passi e perveniamo al secondo “passaggio chiave” succitato: la cengia s’inclina per esaurirsi alla base d’un salto verticale di 4 metri circa, strapiombante a manca verso la forra e colà bello esposto; il cavo ben teso ne facilita la rimonta, peraltro ricca di appigli e appoggi naturali; giusto l’attacco richiede un approccio un poco atletico…

Oltre l’ostacolo il percorso sfila in leggero saliscendi lungo una cengia che s’allunga verso un intaglio fra la dorsale del contrafforte e uno spuntone roccioso; l’intensità dei verdi solletica di piacevolezza…

La cengia si restringe presso uno spigolo ulteriore, che tuttavia si supera più facilmente rispetto al precedente; in quella è presente un piccolo spacco da varcare…

Bellissimo il colpo d’occhio a strapiombo sulla forra sottostante, giunglata di verdi e solcata nell’impluvio dalle acque ora limacciose del Ru de Fanes; qui risentono dell’immissario Ru Travenanzes, che incide l’omonima valle, le cui falde di roccia terrosa talora purpurea ne tinteggiano il corso…

Quinci la cengia si svasa un poco e s’inclina, accentuando l’esposizione prima mitigata da baranci e prominenti ciuffi di verdi; le ottime attrezzature consentono comunque di transitare agevolmente…

..anche là ove uno spigolo di roccia un poco aggettante impone movimenti meno naturali…

Girato l’angolo il sentiero su cengia impenna un poco ma decresce via via l’esposizione, peraltro sempre mitigata e protetta dalla ferraglia. Si gira un rotondo contrafforte, cessano le attrezzature e il cammino in pochi passi perviene allo spiazzo con tavoli e panchine di legno, dicevamo punto di giunzione con la ferrata “Barbara”. Aggiungo un breve spezzone video che documenta qualche bel passaggio della Dalaiti; riprese frontali effettuate con la telecamerina pseudo Gopro

Dalla calata d’accesso del canalino a quivi, lungo la ferrata Dalaiti abbiamo impiegato circa tre quarti d’ora, con comodo. Per completare l’anellino delle cascate basse di Fanes toccherebbe calarvisi fino al ponte da basso, ma l’idea di dover poi risalire per la Dalaiti testè percorsa e ritrovarci qui, o rimontare l’angusto canalino d’accesso alle ferrate per ritrovarci a un punto di partenza non ci convince, preferiamo mantenere una guisa ad anello “senz’asola” e proseguire sulla mulattiera segnavia 10 per accedere alla cascata superiore, detta “Sbarco de Fanes”. ‘Sicchè procediamo in questo senso, tralasciando altresì la scorciatoia da cui diparte il “sentiero dei canyons”, che terremo per il ritorno. La bella mulattiera indugia nel bosco a tornanti di pendenza moderata, con qualche strappo..

Ignoriamo le deviazioni a manca per la traccia d’accesso alla forra del Ru Travenanzes, parzialmente attrezzata e facente parte del complesso contesto sentieristico dei canyons Fanes-Travenanzes; faremmo troppo tardi rispetto alla clemenza concessa dal meteo (le previsioni si riveleranno azzeccatissime). Dopo circa 40 minuti di comodo cammino perveniamo alla traccia segnalata per lo Sbarco del Fanes, che imbocchiamo a destra (nel nostro senso di marcia; la foto ritrae il cartello dopo il suo superamento, ‘sicchè retrospettivamente manda a sinistra)…

Il sentiero cala strettino nel bosco, aggira una gobba e in breve perviene al cospetto della splendida cascata, restringendosi a mo’ di cengia in modesta esposizione. Troviamo la targa della ferratina, che protegge il percorso lungo la “Cengia Mattia” (foto presa in prestito da repertorio di gita invernale, chè dimenticai ora di scattare)…

le attrezzature guidano la calata lungo la cengia, che in pochi metri s’infila magnificamente nell’umido corridoio tra roccia e cateratta, soverchia d’un tetto di croda…

La cengia Mattia scorre quindi breve a tergo dei precipiti drappi barocchi della cascata, marmo liquido, polputo e vigoroso, in un delizioso, gagliardo stepitio; il passaggio è rorido, ‘sì come l’aria fra roccia e acqua. Pochi passi nell’incantagione del corridoio e la cengia, provvista di corrimano, è interrotta da uno sbalzo roccioso che viene superato con l’ausilio di qualche staffa…

…oltre il quale riprende lo sviluppo sotto un tetto più basso; è tutto bellissimo…

Tocca proporre un brevissimo documento video per meglio restituire la singolarità dell’ambito…

..e qui una retrospettiva del passaggio, che mi ritrae nel cimento…

Qui uno scatto retrospettivo del passaggio, oltre il tetto/spigolo..

Superata la cateratta la cengia prosegue protetta e in modesta esposizione per pochi passi e si fa sentierino; in quella le attrezzature invitano a risalire a sinistra una paretina di pochi metri, dritta, con qualche appiglio e appoggio invero bagnati (cautela) che invitano a fare trazione sul cavo;

L’ultimo passo prima del pulpito che la sovrasta è un poco strapiombante…

Oltre lo sbalzo terminano gl’infissi e la via procede per simpatico sentierino lungo la sponda manca oroidrografica dell’impluvio Fanes, a monte della cascata testè rimontata, e deliziosamente accosta all’acque garrule del torrente…

…che due minuti dopo viene varcato su comoda passerella…

‘Sicchè la pista rientra il bellissimo bosco e in breve si ricongiunge al segnavia 10 diretto in alta Val di Fanes, e più in là verso il medesmo rifugio attraverso il Passo di Limo. L’anellino completo per la visita dello Sbarco di Fanes, comprensivo della ferratina di Cengia Mattia, porta via una mezzorata scarsa, e fatto con calma. Abbiamo fame, e voglia di ristoro in plaghe amene, così decidiamo d’insistere sul 10 fino al Lago di Fanes, quinci raggiungibile in venti scarsi minuti di comodo cammino mulattiero. Eccolo; una polla verzicante in ambiente di grande suggestione; peccato per la luce poco scenografica, chè il sito è impreziosito dalle turrite quinte rocciose del Col Becchei e da una bella profondità di campo verso il lontano Cristallo. Tutta la Val di Fanes respira rorida e fatata di acque; e pare ancora segretamente abitata dal popolo leggendario cui deve il nome; ottimo lavoro di cura del Genius loci, ‘chè ti aspetti di veder frullare Dolasilla o sorprenderla sguazzare nelle polle…

Tempo di tornare da basso. Calando a ritroso lungo la mulattiera 10 torniamo alla deviazione per lo Sbarco, la imbocchiamo e in breve pigliamo una traccia evidente ma non segnata che cala verso destra. Su buon terreno questa scende serpiginosa verso il torrente, che viene raggiunto in breve a valle della splendida cascata, quinci apprezzabile nell’intero sviluppo a salti; è possibile inoltre adocchiare il percorso della Cengia Mattia, col passaggio a tergo della cateratta, la seguente paretina e il tracciato a monte lungo il torrente…

Quinci la traccia si manterrà costantemente a un dipresso del Ru de Fanes, godendone gli spruzzi e il fragore, con la plusvalenza del bellissimo bosco di larici, pecci e baranci pregno d’umidore. Talvolta le piste andranno in confusione, ma si tratta di corte deviazioni per colpi d’occhio e approcci più rasententi la vigorìa dell’acqua…

Il sentiero, magnifico nel suo sviluppo, asseconda la corsa del torrente, calando con dolcezza la pendenza e talora strappando quando l’acqua scapicolla in sbalzi e cascate…

con andamento sempre vivace, lieto e spumeggiante; dopo una ventina di minuti dallo stacco perviene a questi ulteriori sontuosi cascami d’acqua…

Poco a valle dei quali esalta il Ru de Fanes tutta la sua vigorosa e mobile solidità, in uno scivolo d’esuberanza impressionante…

Siamo in località “Bus de l’Orso” (1587 mt, tabella); trascuriamo l’indicazione “scorciatoia per la Val di Fanes”, divalliamo sempre su buona traccia per pochi metri e varchiamo la bolgia torrentizia su ponticello in legno, a calcare l’opposta sponda agganciando il versante orografico sinistro. Ci alziamo brevemente per buon pestato su terreno un poco esposto sul dirupo che rovina nell’alveo e doppiamo un poco pronunciato crinale boschivo, oltre il quale la pista procede in falsopiano pochi passi…

…per scapicollare tosto lungo la costa molto ripida, buttandovisi apparentemente senza fronzoli, invero attraverso un serpiginoso tracciato che asseconda contrafforti del soprastante Taè, costeggiandone le rupi talora madide di stillicidio; il percorso molto appiccato è scalinato e messo in sicurezza con tronchi di legno…

Peccato la bruttezza della foto non valorizzi l’ambito, chè il tratto è molto selvaggio, suggestivo. Pochi minuti di ripida calata e perveniamo a uno sdrucciolo declive che viene superato tramite comoda scala metallica di 15 gradini. In quella occhieggia un’altra vigorosa cascata che si fa in due…

La plaga è ispida e selvaggia, di grande bellezza; ci troviamo su di una selletta brecciosa che guarda le cascate a destra e un irto spacco di roccia rossastra che a manca ci sovrasta. Oltre il sentierino divalla un poco e varca nuovamente lo spumeggiante aggressivo Ru de Fanes lungo un ponticello, a portarsi sull’opposto versante. Pochi passi e perveniamo allo spiazzo strategico e cardinale da cui dipartono gli snodi sentieristici dell’ambito cascate, ossia quello su cui s’esaurisce la salita della ferrata Dalaiti e da cui scende la ferrata Barbara. Fin qui un’oretta scarsa dal trailhead del sentiero dei Canyons in località Sbarco de Fanes. Per completezza mi calo lungo il sentierino della “Barbara”; quasi subito il corrimano protegge una cengia con tratti di buona esposizione, il cui orlo breccioso è sostenuto in qualche punto da tronchi paralleli…

Una retrospettiva dei primi passi…

La cengia cala dolcemente, doppia uno spigoletto e asseconda la parete, pendula sulla forra in ambiente suggestivo; scorre parallela e al piano di sopra rispetto alla consorella che ospita la ferrata Dalaiti…

Poi s’allunga comodamente verso la già visibile cascata, i cui borborigmi si fanno sentire decisi…

..e in due svolte la raggiunge. Non procedo oltre (chè la via si muove a tergo della cateratta, analogamente al percorso della cengia Mattia dietro la cascata dello Sbarco de Fanes), ma l’accesso è rorido, apparentemente molto scivoloso e porterebbe giocoforza sul fondo del salto d’acqua, laddove toccherebbe rifare la Dalaiti o risalire il ripido canalino d’accesso alle ferrate delle cascate, già smontato stamane. Inoltre il meteo pare volgere al brutto, ‘sicchè torno sui miei passi. Allo spiazzo di snodo imbocchiamo a sinistra la comoda mulattiera 10 che adduce al Ponte Outo (impressionanti colpi d’occhio sull’ambito delle forre di Fanes e Travenanzes), acclive, pendulo sugli orridi. Quinci la mulattiera divalla dolcemente verso il Pian de Loa, cui si perviene in una mezzorata lentopede in mezzo al bellissimo bosco. Ignoriamo a manca la deviazione per il “sentiero dei canyons e delle cascate”, imboccata stamane, e chiudiamo così l’anello. In luogo di indugiare a sinistra lungo l’acrocoro del Pian de Loa teniamo la destra sempre sulla mulattiera, ora fattasi rotabile, in direzione Fiames; varchiamo un ponte sul Ru de Fanes, poc’oltre il quale, in località Pontes de Pian de Loa (1346 mt; tabella) troveremo la deviazione segnalata per il “Tornichè” di Sant’Uberto sulla SS 51 e Malga Ra Stua. Lasciamo quindi a destra la carrozzabile per Fiames e a manca imbocchiamo il detto sentierino, che approccia il ripido terrapieno boscoso a comodi scalini di legno…

Tocca rimontare un ccentinaio di metri per arrivare all’auto, ma su ottimo pestato in bell’ambiente boschivo.

Gita molto interessante, gustosa, in plaghe naturali di singolare, selvaggia bellezza. L’ampiezza dei panorami può risultare ridotta per lo sviluppo in forre e foreste dell’itinerario, nondimeno proprio l’incedere sospesi lungo visceri dei canyons, con bei vuoti d’aria e sempre in compagnia del garrulo, vigoroso slancio spumeggiante delle acque, offre una dimensione estetica di prim’ordine, che consente di percepire la qualità fluida della roccia e quella solida dell’elemento idrico, in un contesto naturale incantevole, seppur non pristino poichè provvisto d’artifici. Il contesto dolomitico si fa qui sentire diversamente bello, e sempre magnifico. Insomma, una gita di ripiego che ha serbato deliziose sorprese, e un gran bel carattere.

Alla prossima,

Yoyodel

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