APPENNINO Reggiano; Monte Prado ad anello per l’Abetina Reale e la cresta del Cipolla, o del Green Power.

SCHEDA ESCURSIONE 

N.B.: i tempi indicati si intendono al netto delle soste, e grossomodo corrispondenti a quelli di un camminatore medio, ovvero circa 1h per 300/350 mt. di dislivello in salita e per 500 mt. di dislivello in discesa, sempre grossomodo, ‘chè ognun* fa poi i conti coi propri.

  • CARTOGRAFIA: ho utilizzato la “Carta Escursionistica “Alto Appennino Reggiano”, foglio 03; Regione Emilia Romagna-Club Alpino Italiano, edizione 2006
  • L’escursione diparte e si conclude in località CASE CIVAGO, contrada poco distante dalla’omonima frazione, in alta Valle del Dolo, nel comprensorio di terre alte dell’Appennino reggiano, specificatamente nel territorio comunale di VILLA MINOZZO. Di seguito le indicazioni Google Maps per Case Civago
  • https://www.google.it/maps/search/case+civago,+RE/@44.253681,10.4645193,15z/data=!3m1!4b1
  •  SPAZI e TEMPI : Case Civago 1050 mt-sentiero 605-sentiero 605A-Rifugio San Leonardo 1250 mt (0.30 h); sentiero 605A-sentiero 605-Rifugio Segheria 1450 mt (0.45 h); sentiero 605-Passo di Lama Lite 1781 mt ( 0.45 h); traccia debole a sinistra (sud) pochi metri prima del valico-cresta N del Monte Cipolla-Monte Cipolla 1971 mt (0.20 h); cresta N del Monte Prado-cima di Monte Prado 2054 mt (0.30 h); a destra (nordovest) sentiero 00-Sella di Monte Prado 1920 mt- a destra (nord) sentiero 631-Lago di Bargetana 1777 mt (0.45 h); sentiero 631-Passo di Lama Lite 1781 (0.20 h; ancora sentiero 631- Case del Dolo 1260 mt ( 1.30 h circa); sentiero 605-Case Civago 1050 mt (0.30 circa)
  • TOTALE TEMPI: 6 ore circa
  • DISLIVELLI: salita 1000 mt circa, discesa 1000 mt circa  
  • PUNTI D’APPOGGIO: Rifugio San Leonardo al Dolo (http://www.rifugiosanleonardo.it/); Rifugio Segheria dell’Abetina Reale (http://www.parks.it/rif/segheria.abetina.reale/); Rifugio Cesare Battisti (http://www.rifugio-battisti.it/)
  • DIFFICOLTA’: EE (per escursionisti esperti) il tratto non segnato che decorre lungo la cresta N del Monte Cipolla, ne calca la vetta e si allunga fino al culmine del Monte Prado. Presenta passi esposti su cengia e nel ripido pendio apicale del Cipolla, che richiedono piede fermo e assenza di vertigini. La cresta N del Monte Prado oppone un’articolata paretina da rimontare con liberi passi di I e uno di II. La sommità del Prado è comunque raggiungibile per comodo sentiero segnato passando per l’omonima Sella dal Lago di Bargetana, per comodo sentiero segnato, con un segmento andata e ritorno. Pertanto il percorso fuori traccia permette sì di compiere un anello effettivo, ma può ritenersi opzionale qualora si preferisse non avventurarsi e mantenere una modalità escursionistica più soft . In questo caso, la gita rimane piuttosto lunga ma è classificabile tranquillamente in E (per escursionisti), chè si svolge su ottimi sentieri. Per approfondimenti sulla classificazione delle difficoltà escursionistiche, invito a consultare la SCALA DELLE DIFFICOLTA’ ESCURSIONISTICHE DEL CLUB ALPINO ITALIANO , cui faccio riferimento.
  • Cartina topografica con tracciato in giallo del percorso:

Caratteristiche: GREEN POWER! Questo è il pacifico grido di guerra che vien da berciare quando si cammina in questi luoghi. L’Alta Montagna reggiana offre sempre l’Appennino nella sua foggia più succulenta: splendide faggete, laghetti acclivi, vaccinieti e acrocori fioriti, fughe di crinali e ardite creste d’erbaroccia spazzati dal vento. Non fanno eccezione le plaghe interessate da questa gita, anzi, vieppiù. Qui si passeggia nell’incantagione dell’Abetina Reale, una delle poche sopravissute foreste naturali di conifere dell’Appennino Settentrionale, che resistono quali popolazioni autoctone relitte degli evi a clima più freddo. E il fusto protagonista è il raro, pregiato Abete Bianco, in sontuosi esemplari di stazza secolare. Già dal XV secolo l’area boscata è stata oggetto di sfruttamento del legname, e il bellissimo Rifugio Segheria ne fa testimonianza, ora aggiornata all’uso diporto come confortevole rifugio escursionistico. Anche il delizioso Rifugio San Leonardo invita alla sosta e stimola parecchio la dimensione estetica del trovarsi a vagolare in queste plaghe, chè l’accosto corso d’Acqua del Dolo, qui un rio placido e garrulo a un tempo, regala splendide polle acquamarina e simpatiche cascatelle. Ma non sono da meno gli acrocori più acclivi, guarniti di vaccinieti e mirtillaie, che ospitano il Lago della Bargetana, in cui si specchiano vezzosi i monti Cusna e Prado, culmini dell’Appennino reggiano. La gita qui presentata consente di gustare appieno queste portate, con un passeggio forse un po’ lungo ma di grande piacevolezza escursionistica, perlopiù su ottimi sentieri da cucire ad anello. Se poi vogliamo aggiungere un pizzico d’avventura saporosa, cavalchiamo fuoritraccia l’accattivante cresta che disegna e unisce i profili dei Monti Cipolla Prado, colmando ambo le cime, con la dovuta attenzione per via di qualche passo impegnativo e delicato su cenge esposte e ripide paretine. Sennò possiamo serenamente rinunciare all’anello più ampio e farci bastare il Lago della Bargetana, ‘sì come quinci possiamo raggiungere il culmine del Prado su comodo sentiero segnato e colà tornare allo specchio d’acqua per lo stesso segmento. Insomma, è una gita di soddisfazione e piacevolezza, assai cangiante nel suo sviluppo per varietà d’ambienti e ampie vedute. La progressione diparte dall’ombrosa faggeta, penetra l’abetaia monumentale laddove il torrente Dolo scorre limpido, sbuca in ambiente aperto e panoramico al Passo di Lama Lite, cavalca la cresta d’erbaroccia o più tranquillamente perviene al lago (cui comunque si giungerà rimontando la cresta e le vette del Cipolla e del Prado). La calata decorre per un diverso segmento sentieristico, integralmente all’ombra dei faggi. Altro pregio avvalorante: l’aera è franca d’impianti o altre diavolerie infrastrutturali deturpanti. Il tutto in una dimensione verzicante di grande intensità. Il salubre verde che si respira è un balsamo per i sensi stressati dal quotidiano un filo distopico di questo evo. E dopo questa gita la dimensione esperienziale della fotosintesi clorofilliana potrete raccontarla in prima persona.

Fine Agosto, A.D. 2020

Lasciata la vettura nella piazzola di sosta adiacente alla rotabile, c’incamminiamo per quest’ultima, che porta il segnavia 605

La rotabile si fa tosto bella mulattiera gibbosa e aumenta la pendenza, sfilando in un bellissimo bosco di faggi…

A venti minuti di cammino dalla partenza perveniamo a un bivio; ignoriamo la deviazione a destra per Ponte Rio Lama/Case del Dolo/Lama Lite, segnavia 631 (da cui caleremo al ritorno per chiudere l’anello) e insistiamo sul 605

Cinque minuti e tralasciamo il 605 per il 605A, che diparte leggermente a manca, corta bretella che consente di visitare il bellissimo rifugio San Leonardo…

Distante appena 5 minuti, posto in una verde radura incantevole, protetta dalla densità della foresta; un gioiello pratile presidiato dal suggestivo riparo…

Oltre lo spiazzo attrezzato il 605A riprende il bosco, per varcare tosto a manca le acque turchine del torrente Dolo, che qui ancora gattona, tramite un simpatico ponticello tibetano…

…oltre il quale il muschio in copiose porzioni guarnisce il sottobosco e le sasse, mentre i faggi cedono spazio a vigorosi abeti bianchi; entriamo l’Abetina Reale…

Segue ora un tratto assai suggestivo; il sentiero sfila in dolce saliscendi nell’ombra, accosto al placido scorrimento del Dolo, che talora intercala con deliziose polle acquamarina precedute da cascatelle, alcune un poco gradonate d’artificio, altre naturali…

Dieci minuti e perveniamo a un ponte di legno, per guadagnare nuovamente la sponda manca oroidrografica, lungo la quale il sentiero 605 scorre parallelo al nostro, e nel quale infine confluiamo…

Nell’incantagione verzicante dell’Abetina, tra fusti secolari del pregiato aghifoglia, faggi slanciati e drappi di muschio, l’ottimo sentiero rimonta ora serpiginoso una rampa…

perviene a uno spiazzo più rado…

…attraversa una raccolta spianata erbosa e perviene al pregevole contesto pratile che ospita il Rifugio Segheria; plaga davvero molto bella e suggestiva, che sonnecchia ai pie’ degli sproni d’erbaroccia del Sassofratto; merita una sosta, peccato dimenticai di fotografare. Ore 1.20 circa di piacevolissimo cammino dalla partenza. In quella è confitto un palo di segnaletica che disciplina un trivio; insistiamo sul 605, in direzione Rifugio Battisti, Rifugio Bargetana, Sella di Monte Prado…

…e gli abeti bianchi, qui affatto di casa, ingentiliscono il già elegante passeggio…

…che in breve, laddove i faggi tornano a spintonare fra le conifere, si fa suggestiva promenade sull’acciottolato di una viabilità certamente antica; si tratta infatti della remota via medievale Romea per le Forbici, il cui arcaico sedime corrisponde in gran parte al nostro sentiero 605 in questo versante…

In modesta pendenza il sedime torna sentiero, e prima sbuca poi s’imbuca in un ampio radore invaso di bassa vegetazione presa da gigantismo, in un giallore di corolle che gioca di contrasti con la verzura e il cielo, mentre occhieggiano gli sproni del Prado e il cono inerbito del Monte Cipolla; un assaggio visivo del segmento che andremo a calcare…

Oltre la spianata la pista torna più chiara nel bosco e rimonta una rampa impennandosi un poco. Usciamo quindi all’aperto, saliamo una ripida serpentina e tagliamo il fianco erboso nordest del Monte Cipolla, con un allungo che ci mena all’ampia sella prativa del Passo di Lama Lite 1781 mt, in ambiente ora molto aperto e panoramico. (ore 2 dalla partenza; quinci, lungo il sentiero 615, è raggiungibile in pochi minuti il rifugio Cesare Battisti). A manca s’alza invitante la cresta nord del Cipolla, la cui risalita, quantunque non corrispondente ad itinerario segnalato, appare facilmente intuibile…

Pochi passi prima del valico, nel nostro senso di marcia, sulla sinistra un’incerta traccia non segnata né segnalata s’infila nel vaccinieto, che tosto si fa copiosa mirtillaia e veste la falda basale della crina…

Seguiamo la debole traccia, che sempre debolmente va per montare sul filo, che dopo un preludio in moderata pendenza, s’impenna con ambizioni di decollo…

Quando aggancia il filo la via si fa un poco aerea, e laddove oppone uno sbalzo roccioso scarta a destra lungo un’esile cengetta su fondo discreto…

La cengia doppia un piccolo sprone e si fa più esposta, richiede pertanto la dovuta attenzione nell’incedere zolloso; fermiamoci dunque un istante se vogliamo gustare il Green Power della visuale, con il Cusna, sommo culmine della provincia reggiana, che occhieggia a destra…

La traccia ora si fa ripida e serpiginosa, doppia un piccolo sprone e ne rimonta il sommo, tratto per cui possono venire in aiuto le mani; qui una retrospettiva del passaggio con escursionista in rimonta cerchiato di rosso…

Il tratto aereo termina con un breve segmento di cresta che monta sulla piatta cima del Cipolla, 1971 mt. ( una ventina di minuti dall’attacco, 2 ore e mezza totali parziali). Dalla sommità risulta evidente l’allungo di cresta da cavalcare per la vetta del Monte Prado; il filo inerbito è interrotto da una scarpata rocciosa che vista da qui può dare filo da torcere; ma intanto godiamoci questo cielo e la plaga verzicante…

Ora impreziosita dal sottano Lago di Bargetana, che occhieggia sulla destra, invero quinci raggiungibile per traccia non segnata ma evidente lungo il declivio a vaccinieto e mirtilli, dovesse bastare qui la fatica…

Proseguiamo. L’ambiente di grande pregio, selvaggio e solitario, invita a pensare coi piedi; è bellissimo…

In breve siamo allo zoccolo roccioso, una paretina inerbita di una decina di metri, non così appoggiata; labili tracce di passaggio invitano ad affrontarla direttamente, prima con saltini di I grado per terreno frammisto a roccia, scaglie e zolle…

Superato un primo risalto la scarpata oppone un angusto camino-fessura, il cui superamento comporta di scegliere appoggi e appigli con calma; qui la Fra in ponderazione…

In quella una stretta fessura strozza il passaggio, che può essere superato con un corto ma un po’ atletico passo sul II grado, oltre il quale si rimonta più facilmente il canalino terroso che s’esaurisce di nuovo in cresta. Nel prossimo scatto la Fra cimenta nel passo di II, ripresa dall’alto…

Coraggio, il peggio è passato. Occhieggia lo specchio lacustre di Bargetana…

Gli ultimi metri più appoggiati nel canalino. Lo sviluppo chiuso all’interno del canale di questo tratto vderticale attenua l’esposizione; tuttavia il superamento complessivo dell’ostacolo roccioso richiede calma e attenzione. Così come le orecchie van tenute dritte per il susseguente breve segmento di cresta affilata; niente di che, sono pochi passi esposti su terreno facile in falsopiano, ma con qualche gobba, radici e sbalzelli petrosi; solo ribadisco l’importanza di mantenere la giusta attenzione, chè magari dopo la faticosa rimonta della paretina può sopraggiungere un calo di tensione. Pestiamo in breve due gobbe e infine meritiamo la cima di Monte Prado, 2054 mt, seconda elevazione del reggiano (e culmine più acclive dell’intera Toscana, chè siamo sul crinale appennininco di confine). Ampio e istruttivo panorama sul sistema orografico, a sud le Apuane in decollo, ovunque una gloria di verdi con lo specchio sdraiato del Lago di Bargetana. Mezz’ora dalla vetta del Cipolla, tre ore totali parziali.

La sosta panino sul culmine sarà piacevole. In cima rileviamo il sentiero 00 di crina, che seguiremo a destra (nordovest) calando verso Sella di Monte Prado (invero tenendoci per tracce parallele sul crinale un po’ sassoso, chè il sentiero dopo un breve tratto sommitale taglia e traversa poco più in basso in versante toscano. Godibile passeggio di crina, con bei colpi d’occhio sullo specchio di Bargetana fra luci e ombre…

Assecondando la crina pieghiamo leggermente verso nordovest, in ambiente aperto e bellissimo; ben visibile l’ampio valico terroprativo di Sella di Monte Prado…

Rileviamo il passo, quotato 1920 mt. Quinci piglieremo il 631, che divalla verso nord, di nuovo in territorio emiliano…

…e regala una suggestiva calata verso il Lago di Bargetana; prima su larga mulattiera…

…poi a solcare in piano vaccinieto e mirtillaie, con erubescenti sfumature, in una plaga di respiro caledone…

Perveniamo al lago (1777 mt) che riposa e rispecchia in amena posizione, proprio sotto la cresta Cipolla-Prado che abbiamo testè cavalcato; 4 ore scarse totali parziali di cammino…

Insistiamo quinci sul segnavia 631, che in venti minuti fra sentiero e mulattiera perviene al Passo di Lama Lite, punto di snodo del nostro simpatico anello; un saluto pastello al poderoso sprone del Prado…

In luogo di calare a ritroso per il già rimontato sentiero 615, seguiamo lo sviluppo del nostro 631, che d’acchito pare scenderne parallelamente…

per discostarsi a manca dopo qualche passo…

..e procedere placidamente fra erba e mirtilli che coprono terreni scagliosi...

Presto entriamo nella boscaglia di faggio, in moderata discesa…

…al Passo Diacciarini curveremo leggermente a sinistra…

Il sedime è sempre ottimo, e cala dolcemente in pregevole ambiente boschivo…

Laddove incrociamo altre tracce, mulattiere o la via paia ramificarsi, ,soccorre la segnaletica ineccepibile…

‘Sicchè basta seguire pedissequamente il segnavia 631 direzione Case Civago (dove abbiamo parcheggiato l’auto) mentre il sentiero cala piacevolmente in faggeta…

…o comunque badare alle indicazioni direzionali biancorosse in caso di pluralità di tracce…

A un tratto, dopo una calata più brusca il nostro sentiero parrà esaurirsi ortogonale dentro un altro; purtroppo non ho documentazione fotografica. Non scoraggiamoci; vedremo una segnalazione verticale che a destra mena per il rifugio Segheria, e non troveremo alcuna indicazione in loco per la prosecuzione il 631. Intuitivamente caleremo a sinistra, varcheremo un ruscellamento e in breve occhieggerà il segnavia 631 di nuovo. Presto perveniamo all’area parcheggio del Rio Lama ( un’ora scarsa dal passo di Lama Lite, 5 ore totali parziali); il 631 traversa la sede stradale e si ributta nel bosco…

Bussa un poco la stanchezza, mentre il sentiero sostiene qualche saliscendi prima di calare deciso nella bellssima faggeta, che presenta ora notevoli esemplari; perveniamo alla radura inclinata di Case del Dolo, invero due ruderi guarniti di famelica vegetazione, e pieghiamo decisi a destra fra erbame robusto e spettinato (segnaletica verticale presente in loco)…

per confluire prestamente nel segnavia 605 del mattino, e chiudere l’anello. Un’ultima scarsa mezzorata di servizio a ritroso sul 605, gustando le tonalità dei verdi che giocano di luce e lucore…

…e dopo 6 ore di cammino al netto delle soste concludiamo la nostra gita. Scoprire di volta in volta l’acclarata bellezza dell’Appennino reggiano è sempre un’esperienza estetica saporosa, piacevole, per un escursionismo di grande soddisfazione. Queste plaghe traspirano Green Power, franche d’artifici (non vi sono impianti a fune, piloni o altre diavolerie deturpanti per il paesaggio). Le infrastrutture presenti non vulnerano l’integrità dell’ambiente, anzi, vi sono inserite con rispettosa e secolare pertinenza. Meritano senz’altro una visita.

Alla prossima

Yoyodel

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