PRESENTAZIONE

Buondì, buonasera……

Mi chiamo Valerio Canè , sono un musicaro di pianura e sto a Bologna, ecco che mi son presentato.

Fin da impùbero ho amato gli ambienti naturali, con predilezione spiccata per la Montagna. I miei solevano per ferie pigliare in affitto un casopino in Valtellina, sulle Alpi Lombarde. Il babbo mi portava seco per funghi, e spesso s’andava in compagnìa per rifugi. Dal fondo tranquillo dei comodi sentieri d’accesso mi pigliava di guardare le vette circostanti e immaginarne la conquista attraverso i passaggi che a vista pareano affrontabili, ovvero i cosiddetti “punti deboli” della montagna. Immaginavo, mediante bizzarre visualizzazioni “creative”, di  serpeggiare tra le pieghe delle pareti, dribblandone i muri, ‘sicchè in adolescenza, con l’accompagnamento di locali collaudati montagnari, consumai un pajo d’esperienze di facile alpinismo, conquistando due vette lungo appunto la relativa “via normale”. Trattandosi d’Alpi Centrali, e di cime sopra i tremila, il classico percorso si snodava su ghiacciajo non troppo problematico e cresta finale.

Poi sono arrivati gli ormoni, e l’uzzolo ha cambiato l’oggetto del desiderio. Ho piegato con cura la passione pei monti e l’ho messa a stagionare.

Da ragazzaccio, lo spirito del Buon Selvaccio e ‘l bisogno d’avventura m’han portato a far dei trekking in modalità rockettara, di male in arnese con sodali in arnese di peggio.

Da ragazzone qual sono da lustri conobbi la Fra, e mi scappò d’invitarla per un’escursione sui nostri Bolognesi Appennini. Ella non solo aderì, ma rilanciò che sognava da sempre di fare la “Translagorai”, un mitica traversata escursionistica della Catena dei Lagorai, montagne di porfido che giganteggiano in Trentino a guardia delle Dolomiti. Il dado è tratto, il danno è fatto. Dopo decenni di malcelato sopore ho potuto e dovuto risvegliare la manìa per la consultazione compulsiva e immaginante delle cartine topografico-escursionistiche, sulle quali mi capitava per gioco di perder l’impronte digitali e le diottrìe del terz’occhio, senza muover le chiappe per mancanza d’occasioni.

Così l’uzzolo del vagar per monti da scoprire ha trovato l’adulta occasione d’esprimersi. Abbiam fatto la Translagorai, e d’allora (un lustro fa), quando abbiamo un weekend libero da impegni o dall’ozio meticoloso facciamo le centinaja di kilometri su quattroruote per farne altrettante su quattro zampe (siam sempre poco allenati) ad esplorare i monti nostri e altruj, ma non solo i monti.

L’ispirazione parte sempre dalla consultazione di guide cartacee o/e digitali escursionistiche specializzate, che cupidamente consumo d’occhiate nel tempo libero.

Così posso pascolare con gusto il mio bisogno di camminare in ambiente naturale, alla scoperta di luoghi d’incantagione raggiungibili solo pensando coi piedi, e poterlo fare è di per sé un dono prezioso.

E come da giovanetto gioco a intraprendere i percorsi più logici e semplici per guardar negli occhi tesori paesaggistici difesi da accessi impervi, che richiedono appunto di mettere in gioco la fatica e un pizzico d’avventura per essere gustati appieno.

E come da preadolescente gioco a salir le cime che sognavo di calcare, vette la cui “conquista” prevede le stesse attitudini senza peraltro richiedere specifiche competenze alpinistiche (anche le Ferrate, con l’attrezzatura adeguata e l’esperienza che può essere gradualmente incrementata rimangono nell’ambito escursionistico), se non la serenità d’esser capaci di rinunciare quando i fattori di rischio battono in bilancia quelli di sicurezza. E in cuor proprio questa consapevolezza dev’esser sempre pulsante. In mancanza di competenze alpinistiche è meglio non avventurarsi in percorsi per i quali ci si domanda senza risposta come eventualmente tornare indietro; meglio non sfidarsi ad avere una corda senza saperla usare a norma di sicurezza e a regola d’arte; meglio non sfidare previsioni meteo avverse in quota. In montagna pensare coi piedi va di pari passo al camminare con la testa, e allora l’avventura comeunque donerà sempre piacere intenso.

In questo blog troverete la restituzione in prosa ed immagini delle mie scarpinate, comunque provvista d’informazioni e temi tecnici. Ci saranno un sacco e una sporta di Dolomiti, le mie montagne favorite, ma non solo. C’è tanto ambiente naturale, spesso quello ben consevato e/o integro/ integrato, anche di plaghe remote oltre i confini nazionali e continentali. Troverete in maggioranza percorsi ad anello, semmai con la digressione a una cima contestuale, poichè adoro, quando mi è possibile, compensare la verticacia dei monti con l’orizzontalità tematica di un percorso che inizia e si conclude nel medesmo punto scoprendone le virtù ad ogni affaccio senz’andirivieni. Questa modalità ben si sposa inoltre col poco tempo a disposizione fratto il molto spazio che si vuol curiosare; trovo bellissimo dividere in due giornate di cammino un’escursione, magari con pernotto intermedio in rifugio o in bivacco; ci consente di passare un intero weekend a fare il pieno di bellezza e salubrità. La maggior parte dell’escursioni narrate non sono proprio per famiglie, ma ne troverete anche di fatte contestualmente su misura.

Quello di raccontare le scarpinate è un bisogno tutto mio, innocuo e innocente. L’attuale universo comunicativo mi consente di farlo anche mi trovassi a rispondere a domande che nessuno mi ha mai posto (negli ultimi due periodi un “mio” e quattro “mi”, andiamo bene……). Il contenitore non ha quindi una finalità specifica e non si rivolge a un target; amici m’han suggerito d’aprirlo e io li ho compiaciuti, compiacendomene. Ecco, semmai a loro va una dedica, e a coloro che si son fermati al rifugio a mangiar la polenta ( condizione comunque bastevole per un bonus di gioia) e per diverse ragioni non sono andati oltre, pur con l’uzzolo di andarci; a quell* che per gli stessi o diversi motivi non hanno girato l’angolo, sono curios* e non hanno più trovato/cercato l’occasione per farlo.

Grazie per l’attenzione,

Yoyodel (Valerio Canè)